Orizzontintorno Carlo Paschetto
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28 Settantacinque [Expo2015 /reloaded]
SET Fotoblog, Segnalazioni, Diario
E così un paio di sabati fa siamo tornati all'Expo, questa volta coi ragazzi e con l'obiettivo dichiarato di darci dentro con la collezione dei timbri sullo speciale passaporto. Siamo stati bravini: fra mezzogiorno e le dieci di sera siamo riusciti a riempire il libretto con ben settantacinque timbri, ma avremmo potuto puntare a quota cento se non fossimo stati boicottati dalla chiusura anticipata del "cluster Pacifico", gli stand dei cui Paesi ci hanno chiuso in faccia alle ventuno (e grazie al Brunei invece, che ci ha permesso di entrare dopo la serrata) e da quelli che non avevano il timbrino (almeno quattro accidenti a loro, Madagascar su tutti, non sappiamo nemmeno se uno, due o tre) (era una battuta per solutori abili e genitori).

Expo21

E niente: a me l'Expo, che devo dirvi, piace nonostante le code sempre più assurde che in questo inizio di autunno iniziano a registrarsi per cui, mentre noi ce andavamo più o meno tranquillamente a zonzo per i capannoni quasi disertati dei Paesi minori, pare che sotto al Decumano si affollassero trecentomila persone e l'attesa in coda per visitare il padiglione del Giappone fosse arrivata addirittura a sette ore.
Ora, qualcuno deve spiegarmi la follia di 'sta cosa: perché accidenti mai uno dovrebbe spararsi sette ore di coda per entrare dentro a un container di metallo e vedere un'installazione, per quanto straordinaria possa essere? Sette ore, peraltro, sotto il sole, al caldo, incanalati senza possibilità di ristoro a meno di mangiare panini in piedi.
Non che agli altri stand andasse meglio: davanti ai più gettonati le code medie stavano comunque attorno alle due ore, il che magari potrebbe anche non essere strano se parlassimo della Corea del Nord, la cui esposizione veniva invece abbastanza ignorata, e invece a quanto pare la gente sembrava piuttosto attratta dall'Austria, dalla Svizzera e dalla Francia, così per prendere a caso.
Come a dire, mi sparo due ore di coda per vedere le bancarelle di un Paese che da Milano è alle medesime due ore di macchina di distanza. Voi siete pazzi.

E sì, la Corea del Nord ha invero un proprio padiglione, che è un'esperienza, quella sì, altro che le file infinite per salire sul percorso reticolato del Brasile. Ma anche la Somalia è presente. E l'Afghanistan. E Timor Est. Tutti inesorabilmente vuoti, persino in un sabato con trecentomila presenze.
Dunque la gente preferisce fare sette ore di coda davanti allo stand del Giappone, o almeno un paio per gustare gli assaggini gratuiti di emmenthal svizzero, come potrebbe d'altra parte fare in un qualunque sabato con una gita di un'ora a Lugano, invece di mettere il naso nel padiglione del Paese più devastato dalla guerra e fallito del pianeta, interrogandosi peraltro su come possa aver messo in piedi uno stand, quali finanziamenti e aiuti abbiano reso possibile la partecipazione, e cosa mai possa offrire al visitatore dell'Expo.
Io, la gente, non la capirò mai.

Così, insieme ai ragazzi, abbiamo lasciato le code ai trecentomila di cui sopra, trascorrendo la nostra giornata a collezionare timbri di posti improbabili e approfittandone per fare una grande lezione di geografia mondiale, ché del 90% dei Paesi i cui padiglioni abbiamo visitato i due eredi non avevano quasi mai sentito parlare, o perlomeno non avevano idea di dove si trovassero.
Detto che l'Africa e il Medio Oriente vincono a mani basse la classifica delle vetrine più folcloristiche e vivaci, si notano altresì alcuni grandi assenti nell'elenco dei Paesi espositori: Australia, Nuova Zelanda, India e Canada, tanto per citare i primi che mi vengono in mente. Chissà perché non hanno partecipato. L'India soprattutto è un'assenza significativa in una manifestazione planetaria che ha come temi il cibo e l'alimentazione.

Alla fine, l'unico padiglione importante la cui coda abbiamo affrontato (più che altro perché l'avevamo sottovalutata), e che a quanto pare rientra fra i dieci più belli dell'Expo, è stato quella della Corea del Sud, che in effetti merita la visita (ma non due ore di coda: per fortuna ce la siamo cavati con trenta minuti).

Un capitolo a parte andrebbe poi riservato alla disastrosa organizzazione totalmente incapace di assorbire l'afflusso di persone alle ore dei pasti, nonostante la miriade di punti di ristoro.
Se le code ai padiglioni erano improponibili, quelle per pranzo si sono presto trasformate in trappole mortali, con attese di ore per riuscire a prendere anche solo un panino, a prezzi peraltro fuori di testa. Alle quattro del pomeriggio c'era ancora gente in fila da ore a bar e ristoranti dove pochissimo personale, probabilmente un terzo del necessario, si sbatteva poco o nulla per cercare di servire nel più breve tempo possibile la folla assurda.
In mezzo a gente inferocita per la fame, la sete, il caldo e la stanchezza, intrappolata in code completamente immobili formate da centinaia di persone spesso in attesa davanti a una sola cassa servita da un annoiato e lento giovane-contratto-a-termine, abbiamo assistito a qualche scena che gridava vendetta a pensare ai giovani disoccupati e precari che si lamentano, poi, che la crisi, la pensione, le mansioni non adatte, il job act, la Fornero e anche sticazzi.

Insomma, portatevi dei panini e delle bottigliette d'acqua.
Qui la galleria fotografica completa.

Expo14
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Expo17
Expo18
Expo19
Expo20
Expo 2015, Milano
TAG: expo, expo2015
07.40 del 28 Settembre 2015 | Commenti (0) 
 
27 Domeniche d'autunno
SET Masterchef
Cosa mi abbia preso, lipperlì, davanti alle ceste del supermercato, a me, che a mala pena sforno pizze e il salame di cioccolata, io non lo so. Sarà stata la nostalgia di quando da ragazzino andavo per funghi con mio padre, su per i boschi di Andalo; sarà che a me i funghi piacciono; sarà che avevano l'aria di qualcosa di fresco e buono, non so.

C'è che non ho la minima idea di cosa farne e invece di passare la domenica sdivanato davanti alle MotoGP, come era nei programmi, son finito a pulire funghi per due ore, con almeno quattro post indietro da scrivere invece di questo, ma vabbè.

Per fortuna ci sono YouTube e internet. Per ora son stati preparati, tagliati e finiti nel congelatore. Poi si vedrà.

Funghi
TAG: funghi, cucina
22.35 del 27 Settembre 2015 | Commenti (0) 
 
27 As ice goes bye
SET Alta quota, Amarcord
Ho iniziato ad avventurarmici le prime volte all'inizio degli anni '80, quando con gli amici salivamo da Courmayeur per fare la classica traversata del Monte Bianco. Proprio recentemente hanno fra l'altro inaugurato la nuova funivia panoramica per Punta Helbronner e non sono certo che sia una notizia che mi ha fatto piacere, come del resto quando anni fa smantellarono quella per Punta Indren per costruire il nuovo impianto per il Passo dei Salati. Sono pezzi del mio passato che se ne vanno inesorabilmente.

Negli anni ottanta, scendendo dalla Vallée Blanche, si arrivava senza problemi fino a Chamonix anche agli inizi di maggio. Ho percorso quel ghiacciaio innumerevoli volte, l'ultima è stata nel 2009 e ancora a fine marzo si arrivava giù, anche se ormai non lo faceva già più quasi nessuno e usavano tutti la nuova funivia.
Negli anni novanta quel versante del Monte Bianco è stato uno dei miei terreni di gioco preferiti: indimenticabile la salita al Mont Blanc du Tacul del '94, e una giornata passata a giocare a frisbee in mezzo ai grandi crepacci alla confluenza fra la Mer de Glace e la Vallée, ai piedi del Col du Midi.
Negli ultimi due anni avevo iniziato a pensare di portare Leonardo a fare la traversata classica, che ormai è tranquillamente alla sua portata, e del resto la prima volta l'ho fatta anche io più o meno alla sua età. Nel 2012 ero stato coi ragazzi su all'Aiguille du Midi per mostrare loro l'attacco della via ed era stata una giornata entusiasmante.
Ma poi ho visto questo.

Non so, non so se potete capire l'impressione che mi fa vedere questo filmato e pensare che dove oggi sono posizionati i cartelli con le quote del ghiacciaio, lungo quelle scale di cemento, ancora solo dieci anni fa scendevo in sci.

A volte metto insieme cose come questa, la costruzione di El Chalten in Patagonia, la ferrovia del Tibet, l'attrezzatura stagionale del Khumbu, e penso che davvero il tempo mi stia scivolando via di dosso sempre più rapidamente e che sto invecchiando.
E no, non è affatto una bella sensazione.

TAG: monte bianco, mer de glace, vallee blanche, ghiacciai
12.42 del 27 Settembre 2015 | Commenti (0) 
 
17 17 settembre
SET Diario, Amarcord
Buon compleanno papà.

Fiore
TAG: papà
18.23 del 17 Settembre 2015  
 
13 Undici
SET Diario
Ieri pomeriggio, erano circa le diciassette, ho messo una firma importante su un foglio. Una firma che ha richiesto che prendessi un po' di coraggio. Una firma che ormai da qualche mese avevo deciso di arrivare a mettere, per arrivare alla quale negli ultimi tempi mi ero dato piuttosto da fare con speranze alterne, non sempre del tutto convinto di quel che stavo facendo, e che credevo non sarebbe forse mai più accaduto che avessi la possibilità di arrivare nuovamente a mettere.
È stata la terza volta nella mia vita che ho messo una firma analoga e ogni volta è stato - inevitabilmente direi - un momento di svolta significativo: la prima ormai ventidue anni fa, la seconda undici. Sembra quasi che i cicli della mia vita siano di undici anni.

È una firma che, in qualche modo, significherà (speriamo, perché la firma in sé non è sufficiente, è solo un primo passo) ricominciarla da capo, per l'ennesima volta, una nuova vita. A cinquant'anni suonati. Considerando che ne ho già in mente un'altra a sessanta (sessantuno?), potrei quasi dire che è solo un'altra boa fra le tante di un'esistenza zingara per definizione.
Comunque, intanto, vediamo se questa svolta si concretizza del tutto.

È anche una firma che, ci fosse stato ancora papà, non sarebbe stata possibile. E che purtroppo è stata possibile solo perché lui non c'è più. Ieri, prima di firmare, sono passato a trovarlo per dirglielo.
Chissà cosa ne avrebbe pensato lui, se avrebbe pensato che ho fatto bene o meno. Io credo di sì, anzi, ne sono certo.
E poi penso anche che è stata una firma possibile non solo perché non c'è più papà, ma per tutto quello che è successo da inizio anno in avanti, che non era affatto previsto e che, visto da un'angolazione diversa, era apparso come una sciagura. Solo un anno fa a quest'ora ero lontanissimo dal pensare che oggi, ieri, avrei messo una firma del genere. Anzi, i miei progetti erano orientati completamente altrove. Poi, improvvisamente, a fine febbraio mi sono trovato nella condizione di poterci mio malgrado pensare davvero per la prima volta, in mezzo a tutto quel che mi stava accadendo e, ancor più strano, proprio per quello.
E così ho rimesso in pista questo progetto, che avevo ormai accantonato da anni e che pensavo non avrei più potuto realizzare.

Saranno - speriamo, ché appunto mancano ancora alcuni dettagli per poter dire che è proprio fatta - un autunno e un inverno molto impegnativi e frenetici.
E intanto, contemporaneamente, c'è da cercare di fissare altri due punti importanti della mia vita.

Sì, saranno mesi molto difficili e faticosi.
Fra quattro giorni sarebbe stato il tuo compleanno.
TAG: vita
13.39 del 13 Settembre 2015 | Commenti (0) 
 


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