Orizzontintorno Carlo Paschetto
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18 Un anno
AGO Running, Salute, Diario
Ieri ho compiuto un anno da quando mi sono rimesso le scarpette e sono tornato in strada, e già questo è un traguardo di cui essere contento perché, onestamente, non avrei scommesso un euro che questo nuovo tentativo di riprendere a correre dopo sette anni sarebbe andato più in là di qualche settimana.
Invece questa volta ho tenuto duro, tutto sommato senza nemmeno troppi alti e bassi. Con l'arrivo dell'autunno ho ripreso il lavoro e ho portato le scarpette con me anche in trasferta, anzi ho approfittato delle mie serate solitarie a San Martino per darci sempre più dentro e un po' alla volta limare i tempi, allungare i percorsi, riavvicinarmi alle prestazioni di un tempo.
Non mi sono fermato nemmeno quando il freddo ha iniziato a farsi davvero sentire: ho rispolverato l'abbigliamento invernale rimasto chiuso negli armadi per anni e ho continuato, con la pioggia e con la neve, sotto zero e la sera tardi, iniziando a correre spesso anche in salita.
Ho scollinato l'inverno e a maggio ho passato anche la visita sportiva.

Per fermarmi, quasi, c'è voluto il ritorno delle fibrillazioni, improvvise e inattese, solo pochi giorni dopo aver ottenuto la certificazione. In realtà, pur con qualche timore, sono riuscito a non smettere lo stesso: il cardiologo mi ha raddoppiato i betabloccanti, ho studiato la situazione per qualche settimana, ho più o meno individuato la causa dei problemi e con molte cautele ho continuato.
Certo ho diminuito le occasioni, un po' per il caldo, che quest'estate ho patito parecchio, un po' per paura, un po' per frustrazione: negli ultimi due mesi sono andato solo una o due volte a settimana, spesso interrompendo per il manifestarsi delle fibrillazioni, e le prestazioni si sono drasticamente abbassate di colpo, complice anche la doppia dose di betabloccanti.
Un po' alla volta ho iniziato a fare sempre più fatica a completare i miei dieci chilometri standard e anche i tempi sono tornati sopra l'ora. A un certo punto, qualche settimana fa, avevo perso quasi dieci minuti rispetto a soli due mesi fa, addirittura fino a un minuto e mezzo al chilometro. Praticamente non riuscivo più a completare un percorso, anzi, spesso mi fermavo dopo quattro o cinque chilometri.

Nelle ultime due settimane, con un po' più di tranquillità interiore, grazie anche a temperature leggermente più moderate e non avendo altro da fare, ho ripreso ad andare con regolarità e finalmente sono tornati anche i risultati.
Dopo più di due mesi, questa settimana ho finalmente infilato di nuovo un paio di uscite consecutive di dieci chilometri sotto il limite dei sessanta minuti, oggi fermando il cronometro di poco sopra i cinquantotto. Ci voleva per festeggiare questo anniversario con un po' di ottimismo e continuare a guardare in avanti.

I numeri delle statistiche mi dicono che in questi dodici mesi ho totalizzato oltre 1.100km, circa la metà di quelli che correvo dieci anni fa nello stesso intervallo di tempo, uscendo 115 volte, ovvero quasi una ogni tre giorni: un altro indicatore di perseveranza del quale posso andare fiero. Non ho mollato mai.
Ho perso quasi venti chili e a parte la schiena, che per la verità non si è praticamente più davvero ripresa, tutto il resto sembra funzionare bene: compreso il cuore, tutto sommato, perché è evidente che le fibrillazioni hanno origine da problemi non strutturali, diciamo così.
Comunque in autunno dovrò tornare dal cardiologo e se ne riparlerà.
A malincuore ho invece purtroppo abbandonato pilates, dopo tre anni: non potevo più permettermelo economicamente e d'altra parte riuscire ogni settimana a infilare due o tre uscite di corsa e la lezione di pilates era sempre più difficile. Però mi dispiace, anche perché in questi anni mi aveva fatto davvero bene alla schiena.

Alla fine, almeno per ora, ho messo da parte qualunque ambizione di tornare a fare dell'agonismo, o di rispolverare qualche sfida lasciata nel cassetto. Se ancora a maggio mi trastullavo con un po' di idee in tal senso, il rimanifestarsi delle fibrillazioni mi ha tagliato le gambe definitivamente, almeno sul medio termine. Va già bene riuscire a conservare la motivazione per non smettere e mantenere la forma ritrovata.
Magari più avanti se ne riparlerà, forse, ma dovessi proprio dire ho la sensazione che difficilmente nel mio futuro ci saranno altre maratone, o anche solo mezze distanze, men che meno obiettivi più ambiziosi. Problemi di cuore a parte, la verità è che se mi volto indietro a guardare questi mesi mi rendo conto non ne ho: più tempo e più testa di quel che ho investito in questo ritorno in strada non riesco a trovare.

Però sono tornato in montagna con fiato da vendere, ho alle spalle una stagione sciistica come non mi godevo da anni, ho portato i ragazzi in Grigna e se mi mantengo posso sperare di fare altre cose più impegnative con loro, come tutto sommato ho sempre sognato.
Sono anche tornato a farmi lunghe nuotate al mare, ho perso tre taglie (e ho dovuto rifarmi di nuovo tutto il guardaroba) e posso mangiare un po' quel che voglio senza troppi sensi di colpa.
E infine ho una scorta di pantoprazolo nell'armadietto della farmacia che sta lì a prender polvere da un anno e che ormai è prossima alla scadenza.

Tutte ottime ragioni per comprare un nuovo paio di scarpette alla fine dell'estate, tenendo un occhio al cuore ché non faccia troppi capricci.

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TAG: running, salute, corsa, cuore
22.23 del 18 Agosto 2018 | Commenti (0) 
 
15 Il Ponte ed io
AGO Amarcord, Prima pagina
Sono a nato a Genova Sampierdarena, la mia famiglia è di Genova, ho sempre considerato Genova la mia seconda città, per quanto i miei si siano trasferiti a Milano quando avevo solo due anni. Ma da bambino ho passato settimane, d'estate, a casa dei nonni a Rivarolo e ho frequentato Genova ancora per tutta l'adolescenza, durante il servizio militare e poi ancora a lungo per ragioni personali, almeno fino a una ventina d'anni fa.

Oggi Google mi ricorda com'era il panorama dalla casa dei miei nonni materni (i nonni paterni abitavano un po' più in basso, proprio a due passi da via Walter Fillak).
A parte averlo attraversato mille volte, la mia Genova è sempre stata quella del ponte ben più di quanto lo siano state la Foce o Boccadasse, e in via Fillak è transitato un pezzo importante della mia vita.

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ll ponte Morandi sul Polcevera, visto da Rivarolo
TAG: ponte Morandi, polcevera, genova
19.42 del 15 Agosto 2018 | Commenti (0) 
 
13 Intanto fuori fa temporale
AGO Diario
A occhio, a quest'ora avremmo dovuto lasciare Fermo (67) in direzione di Ascoli Piceno (68), dopo aver trascorso la scorsa notte a Macerata (66). Almeno, così avevamo organizzato le prenotazioni negli hotel.
Poi, dopo un paio di notti ad Ascoli per poter mettere piede anche a Teramo (69), un giro ad anello attraverso i Sibillini e le zone terremotate, una sosta a Norcia e quindi altre due notti a l'Aquila (70). Da lì, Campo Imperatore, la salita al rifugio Duca degli Abruzzi, poi Pescara (71) e Chieti (72). Quindi la sfida a dimostrare che il Molise esiste: una notte a Termoli, poi Campobasso (73) e Isernia (74). Rientro probabilmente toccando Frosinone (75) e Latina (76).
Questo il programma di massima per queste due settimane, una bella botta al Centodieci. Me lo appunto qui per la prossima volta.

Non siamo partiti. Come già accaduto un anno fa quando eravamo in prossimità di un giro analogo in Sardegna, purtroppo abbiamo dovuto rinunciare all'ultimo momento, solo trentasei ore prima di metterci in macchina.
E così questa estate scivola via nel nulla, quasi interamente trascorsa a casa, con l'esclusione di tre rapide puntate nel buon retiro dell'Elba nei weekend di luglio per portare i ragazzi e andare poi a riprenderli. Erano due anni peraltro che non ci tornavo, ché l'estate scorsa avevamo saltato anche il consueto appuntamento stagionale con Tara.
Ogni volta che salgo sul traghetto e attraverso il braccio di mare in direzione di Rio riesco almeno a lasciare tutto il resto in continente, anche se solo per poche ore.
Ora nulla, casa, nessun programma, cerco di andare un po' a correre al parco tenendo a bada le fibrillazioni.

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In realtà, in questa estate che va a chiudersi rapidamente lasciando dietro un vuoto a perdere che proprio non ci voleva, qualcosa è successo.
Settembre porterà l'inizio di una nuova vita: ormai non le conto più, forse la mia sesta o settima esistenza. Come un felino rinasco ogni volta e più passano gli anni, più devo ricordarmi che il conto sale e il bonus tende a zero.

La penna è quella di papà. Ci sono voluti quasi quattro anni per tirarla fuori di nuovo. Per fortuna avevo una cartuccia di ricambio.

FirmaDeNora
TAG: Elba, lavoro
16.15 del 13 Agosto 2018 | Commenti (0) 
 
11 Seychelles 2003
AGO Lavori in corso
A ritroso nel tempo, è il turno delle foto del viaggio alle Seychelles del 2003. Da qui in avanti (indietro), gli originali sono tutti su pellicola e il recupero delle fotografie parte dalla digitalizzazione massiva del mio archivio di diapositive che commissionai sette anni fa.
Per contenere i costi dell'operazione e ridurre i tempi di lavorazione (ci volle comunque quasi un anno per completare la digitalizzazione), scelsi di far scannerizzare le diapositive a media risoluzione, circa 1600x1000 pixel, che all'epoca sembrava già una buona qualità. Oggi sul monitor 2500x1600 del mio MacBook Pro le immagini appaiono già come dei francobolli.

Di far nuovamente ridigitalizzare in alta definizione l'intero l'archivio direi che non se ne parla proprio, sia per una questione - tuttora - di costi, sia perché non troverò più la voglia di metterci le mani una seconda volta, dopo questo lavoro di selezione, recupero e classificazione che mi sta portando via mesi.
Purtroppo col passare degli anni le foto originali si stanno rapidamente deteriorando e già la digitalizzazione di qualche anno fa ha messo in evidenza il cattivo stato di conservazione delle diapositive, nonostante siano tutte riposte al buio nei loro classificatori. Anche se le sottoponessi a una nuova scansione in alta definizione, dovrei poi comunque affrontare da capo lo stesso processo di restauro a cui sto lavorando a questo giro, perché nessun automatismo è in grado di ridare alle vecchie diapositive la luce e il contrasto originali, né ripulirle da polvere, macchie, graffi.

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Seychelles, 2003

A proposito del recupero e della digitalizzazione delle vecchie diapositive, qua sotto ho messo a confronto il lavoro di questi anni.
La prima immagine è il risultato della scansione a risoluzione 535x350 che feci io circa quindici anni fa per la prima versione di questo sito web. All'epoca era una qualità già buona per il display delle foto su internet, oggi è inguardabile. La maggior parte delle vecchie foto conservate in questo sito vennero acquisite in modo analogo e sono dunque ancora oggi visibili qua dentro a questa risoluzione: questa foto nella fattispecie è in questa pagina, insieme alle altre immagini di Mahè.
La seconda immagine arriva dalla digitalizzazione massiva del mio archivio fatta fare sette anni, a risoluzione 1605x1071. È il frutto di un processo di scansione automatica fatta con un uno scanner per diapositive Nikon per caricatori lineari. La qualità della diapositiva originale si è già deteriorata parecchio: la foto è scura e i colori sono parecchio ingialliti. Lo scanner Nikon non corregge colori e contrasti, semplicemente acquisisce la diapositiva così com'è.
La terza foto è la versione restaurata oggi della precedente, ripulita grazie a Lightroom e Photoshop.

Praticamente tutte le foto dal 2003 a ritroso, comprese le oltre settemila diapositive di Asia Overland che ho restaurato lo scorso anno, sono state passate una ad una attraverso operazioni analoghe di recupero a partire dalla digitalizzazione del 2011.

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Recupero delle vecchie diapositive: confronto fra 2003, 2011 e 2018
TAG: Seychelles
17.46 del 11 Agosto 2018 | Commenti (0) 
 


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