Orizzontintorno Carlo Paschetto
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04 Il profumo che scende dai boschi
OTT Diario
Ieri, attorno all'ora di pranzo, per la prima volta ho evidentemente superato una soglia di allarme e mi sono spaventato. Proprio in quel momento una collega è entrata nel mio ufficio. Le ho chiesto se poteva tornare più tardi perché avevo bisogno di rimanere un attimo solo. Mi ha guardato, mi ha chiesto se mi sentivo bene. Ci ho pensato un attimo e ho risposto di no. Cinque minuti dopo è tornata con una bottiglietta d'acqua ed è rimasta sulla porta ad accertarsi che non avessi problemi.
Sono rimasto lì un po', seduto alla mia scrivania. Ho respirato con calma. Ho chiuso un attimo gli occhi. Mi sono accertato di essere lucido e orientato. Poi sono uscito e mi sono preso un paio d'ore per me stesso.

Era una giornata di sole bella e calda. Davanti a un'insalata, a un tavolo di una trattoria dell'Ortica, per un attimo ho considerato davvero l'idea di non rientrare più. Mai più intendo. Mai più ovunque, proprio, non varcare mai più alcun cancello di ingresso.
Ho guardato davanti a me e ho provato a dare a questa idea una forma reale, tangibile. Poi ho preso il caffè e mi sono avviato ad affrontare la fila di riunioni pomeridiane che avevo in agenda.

Ieri sera sono uscito di corsa, come di consueto, tiratissimo coi tempi. Ho fatto il solito slalom nel perenne imbottigliamento della tangenziale est, ho preso Carola al volo a pianoforte spaccando il minuto, poi Leonardo, sono riuscito a metterli in tavola alle venti precise. Abbiamo guardato un film insieme, li ho messi a letto e poi mi sono rimesso sul divano a rispondere alla pila di email che mi erano rimaste indietro nel pomeriggio.
Ho finito attorno all'una di notte. Stamattina alle otto e trenta ero in ufficio.

Domani ho un aereo alle sei del mattino a Malpensa, fatti due conti significa alzarsi al massimo, correndo, alle tre del mattino. Non ho ancora preparato nulla per partire e devo star via una settimana negli Stati Uniti, dividendomi fra il caldo afoso del Texas e l'autunno già inoltrato dell'Ohio. Due abbigliamenti diversi per pochi giorni, da infilare al solito nell'unico trolley a mano col quale viaggio. Se voglio provare a trovare il tempo per correre una sera, significa almeno tre paia di scarpe.
Mentalmente passo la lista delle cose che non devo dimenticarmi: il secondo telefono, il passaporto, i caricabatterie americani, il Mophie, le pillole e le ricette in inglese. Che giacca porto? Non posso partire con due, una invernale ed una estiva, non ho abbastanza spazio. E poi parto di sabato, non ho voglia di viaggiare in abito da lavoro. Come diavolo faccio a portarmi tutto quello che mi serve rinunciando a una valigia vera?
Ogni volta la stessa storia, gli stessi riti, la stessa stanchezza, gli stessi automatismi. Se almeno avessi il tempo di fare un momento mente locale.

Do un'occhiata all'agenda di oggi per capire che margini ho. Non ne ho, perlomeno fino alle 17. Annullo il meeting successivo, così cerco di essere a casa almeno per le 18, il tempo di far su 'sto benedetto trolley, farmi una doccia veloce, mangiare un'insalata e buttarmi subito a letto cercando di dormire qualche ora. Per un attimo avevo quasi pensato di andare anche a correre, ché poi non andrò chissà per quanto, ma alla fine anche vaffanculo, no. Amen.
Scorro il calendario, tutta l'agenda delle prossime sei-sette settimane è un disastro.

Rimango in ascolto per capire se è mi è rimasto addosso qualcosa del segnale di avvertimento di ieri. Tutto tace, a parte una sensazione spiacevolissima, una sorta di livido al centro esatto di me stesso. Quella è rimasta forte e chiara.
Ho superato la soglia di tolleranza.
Era già capitato in realtà tre anni fa, con tutto quello che ne è conseguito dopo.
Questa volta la spia è su luce fissa e il motore ha picchiato in testa. Se n'è andata la riserva.
Mi manca una mano da prendere e da cui farmi portare.
Mi manca tantissimo.

Quindi, Parigi, Houston, Cleveleland, New York, Milano, Londra, Birmingham, Milano. Poi avrei dovuto ripartire, ma a quanto pare no.
È sbagliato, ma sai che c'è: meglio. Ho voglia di starmene a casa sul divano, spegnere tutto, passare un weekend coi ragazzi, pieno, a far cose con loro.
Devo decidermi a mettere i nuovi vasi da fiori almeno sul balcone di sala. Alla terrazza penseremo più avanti.
Devo decidermi per un'altra vita, la mia vita.

Mi viene in mente, non so perché, il profumo dei boschi sotto il Pizzo Gallino, dove da ragazzo andavo con mio padre a raccogliere funghi in questa stagione. All'improvviso è come se quell'odore mi penetrasse intensamente le narici, senza ragione alcuna, mi passasse sottopelle.
Ce l'ho qui. Non l'ho mai ricordato prima ed ora è qui. Lo avverto distintamente, è come se fossi esattamente lì. La mia gioventù mi travolge senza preavviso e un perché, e una malinconia infinita si impadronisce di me.

Aggiorno la mappa dei viaggi per lavoro di quest'anno.
Mi aggiungo alla call conference con Cleveland e Pittsburgh.
Tengo d'occhio l'orologio.
Magari esco per le 16 e vado a preparare il trolley.

OCTPartenze
TAG: vita, lavoro
22.04 del 04 Ottobre 2019 | Commenti (0) 
   
02 La tempesta perfetta
OTT Diario, Prima pagina
Lorenzo ha colpito le Azzorre e nel perimetro della mia esistenza l'evento ha una sua logica ineccepibile, al di là di un coinvolgimento emotivo imperscrutabile.
TAG: Azzorre
22.26 del 02 Ottobre 2019 | Commenti (0) 
   
01 Ottobre
OTT Diario
Cose di inizio ottobre.

Ho staccato un cinquantasetteezerosette. Non vedevo un tempo così da una vita, ma secondo me il Garmin ha battuto qualche chilometro un po' troppo corto. Comunque, anche se non un cinquantasette, sarebbe stato al massimo un cinquantotto o un cinquantanove scarso. Quindi bene.
D'altra parte sabato riparto e starò in giro un po', poi ritornerò, poi ripartirò di nuovo. In mezzo altri impegni a riempire qualunque spazio fra un viaggio e l'altro. Ho giusto fatto in tempo a rientrare su tempi dignitosi e in un peso accettabile, e già devo mollare per intere settimane, chissà per quanto.
Così non andrò mai da nessuna parte, non c'è nulla da fare.

Dopo dieci anni mi sono cancellato dall'unico angolo privato che conservavo in rete e ho lasciato la mia comunità di riferimento. Nonostante per varie ragioni meditassi da tempo il distacco, non è stato facile e ho abbandonato per altri motivi. Mi sento come se avessi preso un lungo pezzo di vita e tutte le relazioni sociali connesse, e avessi spazzato via tutto in un attimo.
La mia storia di questi ultimi dieci anni, giorno dopo giorno, è stata legata a doppio filo a quel cassetto chiuso a chiave di me stesso, dove scrivevo qualunque cosa, trascorrevo talvolta ore a leggere e dialogare di cazzate con una ristrettissima cerchia di amici più o meno immaginari, a condividere frammenti di vita quotidiana. Cose di me che non sono altrove, stupidate, depressione, sarcasmo, disillusioni, rapporti coi figli, idee politiche, goliardate, codici per iniziati incomprensibili agli estranei.
Per una sorta di magia, o per una via imperscrutabile del fato, fin quasi dall'inizio ho condiviso quel pezzo di strada con qualcuno che lì ho incontrato e con cui ho in seguito diviso tutto il resto, o almeno ho creduto di, non accorgendomi che invece no, o almeno non come era nella mia testa e nel mio cuore.
L'invece no alla fine ha mandato tutto in pezzi.
Non aveva più senso rimanere da solo su quell'isola, non avrei potuto. Sono salpato e l'ho abbandonata, dopo aver bruciato tutto quel che avevo costruito per la mia sopravvivenza e le mie cose, per non lasciare traccia alcuna del mio passaggio.
È stato un distacco doloroso, anche quello. Ma forse era davvero l'ora.
Adesso non ho più un luogo mio, salvo questo, che in realtà è una stanza chiusa senza finestre.
Fuori, solo mare aperto. Sono senza approdo, senza bussola e senza riferimenti a cui chiedere, con cui orientarmi.

Riparto, sabato prima dell'alba. Torno a Houston, poi di nuovo a Cleveland. Rientro e riparto ancora, Londra, poi Birmingham o giù di lì. Rientro e riparto ancora, un po' più in là.

Questi giorni mi trovo spesso a pensare che all'improvviso non ho più progetti. Ne avevo parecchi, ma erano disegni condivisi.
Non ho progetti da solo. Prima o poi magari mi ci aggrapperò in qualche modo come a un salvagente. Del resto ho sempre fatto così, è la mia arma di difesa.
Navigo in mare aperto e non c'è vento.
Magari qualche corrente mi porterà altrove.

AddioFF
10.47 del 01 Ottobre 2019 | Commenti (7) 
   


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