Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


24 6
NOV Diario
Son tempi strani, pa'. Mi capita ogni tanto di pensare a che ne diresti tu, cosa faresti, come la prenderesti.
Son venuto a trovarti poco quest'anno, quasi nulla, lo so. Ho idea di non essere passato più di due volte dallo scorso Natale, forse tre. Una prima di partire per le vacanze, quest'estate, dopo il lockdown di primavera, e una quando son tornato.
Volevo venire per il tuo compleanno, ma ho rimandato in continuazione, preso dal mio solito nulla. Son stato a Genova dai nonni, con la mamma e mi ero ripromesso di passare poi da te attorno a inizio novembre, e invece niente.
Poi ancora clausura, di nuovo.

Così non vengo a trovarti da tempo e non parlo più nemmeno con te, ché anche l'ultima volta son passato di fretta, giusto al volo per lasciarti la solita piantina.
Passano gli anni, passano le cose, passa sempre tutto, più o meno.

Chissà se poi ti è capitato di far quella cosa là che ti avevo chiesto. Direi di no.
Direi che era stupido chiedertelo e che in realtà non c'è nulla, in effetti, a parte nella mia testa.
Prometto di passare, appena ci liberano.
Comunque, se ti capita, tu diglielo accidenti. Per favore.
E ricordati di darmi un'occhiata ogni tanto, che ne ho sempre bisogno.
TAG: papà
23.37 del 24 Novembre 2020 | Commenti (0) 
   
23 Che cosa strana e magica
NOV Masterchef
Non ricordo dove, alcuni mesi fa avevo letto qualcosa a proposito del fatto che il pane del fornaio è senza dubbio mille volte migliore di quello che chiunque di noi possa fare in casa, e che tutta questa retorica sulla quarantena e la riscoperta del fare il pane in casa è una enorme sciocchezza.
Il senso era che la nostra civiltà si è evoluta proprio perché ci siamo specializzati e paghiamo altri per far quello per cui sono più competenti di noi, ciascuno per la propria parte. Ci siamo divisi apposta i compiti per garantire e migliorare la sopravvivenza del gruppo.

Anni fa detestavo cucinare. Sono trent'anni da che sono uscito di casa e per anni, nelle case in cui ho vissuto, ho avuto bellissime cucine immacolate che arredavo con cura esclusivamente come oggetto di contemplazione. Mi piacciono le cucine, mi piace che siano belle e funzionali, mi è sempre piaciuto avere delle belle cucine in casa, ma nei miei anni di vita da single "cucinare" significava mangiare i würstel crudi direttamente dalla confezione, con le dita, per non sporcare le posate e non accendere il fornello.
Da sposato, come molti mariti, mi sono in seguito dedicato al campionato delle lavastoviglie, di cui sono cintura nera quinto dan, ma di nuovo, per anni, non mi sono mai sognato di avvicinarmi al piano cottura, nemmeno per scaldare il latte ai figli piccoli, ché per quello c'era un comodo scalda biberon elettrico.

Poi, quasi undici anni fa, mi sono ritrovato di nuovo da solo, ma questa volta con due figli che nel frattempo crescevano e a settimane alterne si aspettavano che il loro padre, giustamente, si occupasse della loro sopravvivenza.
Nutrirli a würstel crudi in effetti mi è sembrata da subito una soluzione poco praticabile.
È così che ho iniziato, piano piano, ad avvicinarmi alla cucina. Tipo scaldare il latte col pentolino, per intenderci, e rovesciare un barattolo di sugo pronto dentro la pentola della pasta.

La prima cosa che abbia davvero "cucinato" (...) in vita mia, darei quasi per certo, fu ormai molti anni fa il leggendario salame al cioccolato della Bat, ma questa possono capirla solo in pochi. Conservo ancora la foto della ricetta scritta a mano sul foglio a quadretti, all'epoca pubblicata in un posto che oggi non esiste più, ma che noi che c'eravamo sappiamo.
La storia dice che il salame al cioccolato della Bat mi venne perfettamente ed è da allora che i figli hanno iniziato a guardare al loro padre con occhi diversi.

Con gli anni mi sono applicato e sono migliorato. Mi sono inizialmente specializzato in pizze e poi via via allargato a molte altre cose, anche complicate. Oggi ho una bellissima cucina a isola di cui sono parecchio orgoglioso e vado assai fiero della mia New York cheesecake, delle mie crêpes, della mia fügassa genovese, perfetta, e del mio pesto fatto col mortaio e il basilico del mercato orientale.
Per altre cose ho ampissimi spazi di miglioramento, tipo le crostate, ma ci lavoro.
La cucina è diventata un po' il mio spazio zen del weekend, complice mia figlia che nel frattempo si è fatta grande, è decisamente più brillante del padre e collabora attivamente.
Poi certo, la quarantena ci ha messo del suo. Ma in cucina, ormai, ci stavo già da tempo. Negli ultimi mesi ho solo avuto molte più occasioni per misurarmi.

Senza nessuna particolare ragione, non avevo mai fatto il pane.
Sono un gran consumatore di pane, a me il pane piace tutto. Potrei vivere solo di pane e poche altre cose. Sono uno di quelli che al ristorante, se gli mettono davanti il cestino del pane, lo svuota a tempo zero e quando glielo rimettono davanti lo risvuota di nuovo, finché dopo un'ora non arrivano col primo piatto e a quel punto ho già mangiato per almeno seimila calorie.
Per questa ragione non compro mai pane. In casa mia non lo troverete praticamente mai, al massimo i cracker.
Perché col pane mi faccio davvero del male e il pane, di massima, sono carboidrati e zuccheri a palla. Se mi porto a casa un chilo di pane, finisco un chilo di pane mentre sistemo il resto della spesa.
Capite bene che.
C'è gente che ha problemi con la cocaina o con l'alcol, io ce l'ho col pane.

E niente, domenica scorsa mi annoiavo, ero da solo, senza i ragazzi, e non sapevo che fare. Così, per ingannare il tempo mi sono messo a fare il pane.
Che alla fine è facile fare il pane. Bastano farina, acqua, sale, malto, lievito - ce l'ho, io, il lievito, che credete: ho fatto scorta per i prossimi due anni di quarantena e lo spaccio a prezzi da capogiro durante i lockdown.
E mentre era lì, il mio pane, che lievitava, pensavo questa cosa.
Pensavo che cosa strana e magica che è, fare il pane.
È una specie di cosa primordiale. Di focalizzazione sull'essenza delle cose. Di pace con se stessi.

Bill Bryson ha scritto qualcosa di molto interessante e bello sul pane nel suo "Breve storia della vita privata", qualcosa che ha a che fare col fatto che tutti diamo per scontato il pane, ma nessuno pensa al grande mistero che si cela dietro la sua scoperta. Cioè, non è una cosa affatto semplice da spiegare, né da immaginare: com'è che l'uomo a un certo punto ha capito che quella roba lì, il grano, poteva macinarlo, trasformarlo in farina, e che la farina poteva combinarla col sale e con l'acqua, e poi scoprire il lievito, e poi cuocere tutto, e per quanto tempo cuocerlo, e in che modo, eccetera?
Che cosa strana e magica che è, il pane.

Comunque non è venuto male il mio primo pane, ma certo, il pane del fornaio è mille volte meglio.
Finirà questa cazzo di quarantena.
Oh se finirà.

Pane
TAG: cucina, quarantena, lockdown
11.35 del 23 Novembre 2020 | Commenti (0) 
   
21 La Luna minerale
NOV Fotografia
La Luna minerale è una fotografia del nostro satellite elaborata per mettere in risalto la riflettanza della superficie in funzione dei diversi minerali prevalenti che la compongono.

Anche se la Luna normalmente ci appare grigia, ogni minerale ha una sua caratteristica firma spettrale, ovvero riflette in modo differente la radiazione solare nelle diverse lunghezze d'onda. Il sensore della macchina fotografica rileva la radiazione nello spettro della luce visibile e registra le informazioni relative alle lunghezze d'onda del rosso, del verde e del blu.
Con una particolare tecnica di post-produzione applicata ai file in formato raw, è possibile mettere in risalto le differenze di riflettanza registrate dal sensore, saturando opportunamente i canali RGB ed elaborando in modo separato il canale della luminanza per esaltare le ombre, i rilievi e i dettagli della superficie.

E insomma, in attesa di usare il nuovo Sigma da 600mm con un bel cielo limpido invernale e la Luna quasi piena, faccio prove con qualche foto scattata negli ultimi mesi. In giro si possono trovare elaborazioni straordinarie (peraltro ottenute spesso con ben altra attrezzatura rispetto alla mia), ma un po' alla volta imparo e mi aspetto ottimi risultati.

LunaMinerale01

LunaMinerale04
TAG: astrofotografia, luna
16.13 del 21 Novembre 2020 | Commenti (0) 
   
16 The Lockdown Project
NOV Diario, Fotoblog
Come quando è un lunedì sera di lockdown e ho appena accompagnato i ragazzi a casa della mamma dopo una decina di giorni trascorsi insieme, e sono al supermercato, ché ho il frigo vuoto e bisogna che compri qualcosa per me, per i prossimi giorni.
Le corsie sono quasi deserte, per fortuna, e mi aggiro da solo con la mia mascherina, distratto e con poca voglia, nelle cuffiette un album di John Mayer, mentre cerco di far mente locale su quel di cui potrei aver bisogno, che poi son sempre le solite cose di quando sono a casa da solo, roba veloce, qualcosa da microondare al volo, un po’ di verdura, frutta, yoghurt.

E all’improvviso mi viene da piangere.
Così, lì in mezzo a quella corsia vuota del supermercato.
Mi affretto ad uscire.

Ché è lunedì sera, sono di nuovo da solo dopo dieci giorni e arrivo a casa coi miei sacchi della spesa, una lavatrice e una lavastoviglie da svuotare, qualche email di lavoro a cui rispondere.
Le camere dei ragazzi sono spente e vuote, le hanno lasciate perfettamente in ordine.
Mi mancano già da morire, anche se fra una settimana saranno di nuovo qui.
Mi mancano sempre di più. Più passano gli anni, più crescono, più facciamo cose insieme e più non ne facciamo affrontando questo tempo assurdo chiusi insieme in casa, più mi mancano.
Più li vedo diventare grandi, più ridiamo insieme, più parliamo, più si chiudono nelle loro stanze per ore a combattere con la loro adolescenza, più quando non ci sono mi mancano.
Più li vedo crescere e so che si allontaneranno, più mi mancano e sto male.
Più se ne andranno, più rimarrò solo.
Più questa casa è vuota, più sono solo.

Così questi giorni ho iniziato un progetto fotografico su questo lockdown, con la loro complicità. Come un maldestro tentativo di fermare il tempo in qualche modo. Di catturare la loro anima e tenerla con me. Di entrare dentro di loro e far entrare loro dentro di me.
Accettano e partecipano volentieri, e mi metto a girare per casa con la macchina fotografica, scatto letteralmente migliaia di foto a caso, poi passo ore a sfogliarle, le guardiamo e le commentiamo insieme, ne scegliamo alcune.
Ridiamo.

Così è lunedì sera, arrivo a casa, metto via la spesa, svuoto la lavatrice e la lavastoviglie, metto ancora su quell’album di John Mayer e mi metto sul divano a riguardare le foto che abbiamo scattato questi giorni.
Piango di nuovo. Mi mancano da morire.

C’è una sola persona al mondo a cui vorrei dirlo.
E non posso.
Mi manca da morire anche lei.

Lockdown100
TAG: figli, vita
19.55 del 16 Novembre 2020 | Commenti (2) 
   
06 Novembre, intanto
NOV Fotoblog, Diario
Ho fatto altri acquisti, e ancora sto studiando ed esplorando internet per completare la mia wishlist. Prima o poi ne scrivo, appena mi vien voglia di farlo. Per il momento mi appunto cose.
Nel frattempo lavoro a un progetto e ogni tanto la notte esco in terrazza a far prove.
Miglioro.

Lockdown01
Lockdown02
Lockdown03
Lockdown04
Lockdown05
Lockdown06
Lockdown07
TAG: fotografia, astrofotografia
23.35 del 06 Novembre 2020 | Commenti (0) 
   


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2020 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo