Orizzontintorno Carlo Paschetto
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30 È stato un anno straordinario
DIC Diario
Gli scorsi giorni sui social network se ne è parlato molto, così ho visto anche io il video su YouTube di Dario Bressanini (che non conoscevo) (prendete coraggio e guardatelo fino in fondo). E ho pensato che il mio è stato un anno straordinario.
Mentre il Covid mi ha rivoluzionato la vita costringendomi a terra, a lasciare l’auto in garage per mesi e a mettermi la mascherina anche per portar giù la spazzatura, c’è gente che quest’anno, indossando la stessa mascherina e facendo mille attenzioni al distanziamento sociale come me, si è presa un tumore, un infarto, si è rotta una gamba, ha avuto un incidente stradale.
Direte voi, come sempre. Certo, come sempre. Ma di norma sempre è quando mandi avanti la tua vita normale fino a un attimo prima preoccupandoti del mutuo, non quando passi le giornate a difenderti dalla pandemia del secolo e ti svegli ogni mattina pensando “belìn, che assurdo anno di merda”.
Sempre è quando finisci in ospedale e non devi augurarti che in ospedale ci sia posto e che i medici non abbiamo bisogno della stessa rianimazione che serve a te.
Sempre è un’altra cosa. Così, secondo me, se ti becchi un tumore nel 2020, o un infarto, o ti rompi una gamba, non è come può purtroppo sempre accadere.
È che la sfiga ha preso la mira molto bene.

Io ho avuto un anno straordinario. Ho iniziato il 2020 sulle nevi delle Alpi a cavallo fra Svizzera e Francia, insieme ai figli, quindi (anche) quest’anno a sciare ci sono andato e ho fatto in tempo a timbrare la stagione prima che chiudesse tutto.
Io 1 - Duemilaventi 0.
Poi sono volato in Oriente e ho sciato anche in Giappone, e ho trascorso un meraviglioso weekend in uno chalet di Nagano, ospite della mia azienda, e da Tokyo sono quindi andato a sudare all’equatore, nell’umidità insopportabile di Singapore, e ho preso un aperitivo sulla terrazza del Marina Bay Sands davanti a uno dei panorami più esclusivi del mondo con un tramonto magnifico.
Ho camminato infine sul lungomare di Doha, in Qatar, e anche nel 2020 ho così messo a segno almeno un Paese nuovo per la mia collezione.
Io 2 - Duemilaventi 0.

In tutto l’anno, non mi sono mai ammalato. Sì, per carità, ho avuto i soliti problemi col mal di schiena e per la verità anche una colica renale molto dolorosa, ma risolta assai rapidamente. A voler cercare il pelo nell'uovo sono pure dovuto tornare dal dentista dopo otto anni.
Ma a novembre, grazie all'azienda per cui lavoro, sono riuscito a vaccinarmi contro l’influenza. Nel 2020, nella Lombardia di Fontana e Gallera. Un po’ come vincere a poker.
Non si è nemmeno ammalato nessuno nella mia famiglia, nonostante abbiamo temuto per Carola, e invece tampone negativo, sia lei che io. Leonardo non si è preso nemmeno un mal di testa.
Il Covid ha colpito vicino, ma non vicinissimo. Qualche conoscente, uno solo finito intubato all’ospedale. È riuscito per fortuna a scamparla, dopo un mese. Per il resto nessuno a meno di due gradi di separazione.
È vero che non frequento molta gente, anzi, e che conduco una vita piuttosto ritirata, ma ad oggi abbiamo avuto oltre due milioni di contagiati in questo Paese, e decine di migliaia di vittime, e se non siamo stati coinvolti in prima persona, chi più chi meno, ormai perlomeno conosciamo tutti qualcuno che.
Nel mio perimetro familiare e nella mia prima cerchia di amicizie e frequentazioni, nessuno (che io sappia).
Io 3 - Duemilaventi 0.

Ad agosto avevo il contratto in scadenza. Me lo hanno rinnovato a marzo, “per sicurezza”, in anticipo di cinque mesi, e me lo hanno anche prolungato per tre anni, “perché in questa situazione è bene innanzitutto dare alla gente delle certezze”. Così mi hanno detto.
In giro non conto le persone, soprattutto coetanei, che hanno problemi seri, o han perso il lavoro, o dovuto sospendere l’attività. Io non ho smesso di lavorare un giorno e anzi, abbiamo portato a termine i progetti internazionali di mia responsabilità nonostante non abbiamo più potuto viaggiare e siamo stati costretti, nello spazio di pochi giorni, a inventarci un nuovo modo di lavorare a quei progetti, organizzando e gestendo tutto da casa, a cavallo di quindici fusi orari e tre continenti, con decine e decine di persone coinvolte ai quattro angoli del Globo.
Ci hanno premiato, intervistato, invitato un po’ ovunque a raccontare la nostra esperienza (inesorabilmente in videoconferenza).
A livello personale è stato uno degli anni migliori della mia vita professionale.
Io 4 - Duemilaventi 0.

La scorsa estate sono stato a camminare sul Monviso, sull’Appennino e un po’ in giro per l’Italia. Ho messo a segno sei nuove tappe del Progetto Centodieci, ho visto luoghi bellissimi e ho viaggiato coi figli anche senza poter prendere aerei. Non era affatto scontato quest’anno, anzi.
Abbiamo vissuto anche qualche piccola avventura, fatto bagni nel Tirreno e in Adriatico, siamo usciti a cena, abbiamo incontrato amici, ci siamo divertiti. Anche se indossavamo le mascherine e ci tenevamo a distanza precauzionale da tutti.
Poteva essere un’estate disastrosa, per mille motivi per quanto mi riguarda, non solo per il Covid. È stata una bella estate che ricorderemo tutti e tre con piacere, con due momenti straordinari: una giornata meravigliosa, da soli, sui pendii innevati sotto al Quintino Sella, e una indimenticabile notte in rifugio nel Parco Nazionale d'Abruzzo, a fotografare una stellata infinita.
Io 5 - Duemilaventi 0.

Questi mesi, inizialmente un po’ per caso, tutto sommato nell’anno meno indicato e apparentemente senza alcuna logica, ho rinnovato quasi completamente la mia attrezzatura fotografica, della quale negli ultimi anni avevo persino pensato di disfarmi, e ho fatto un bel salto di qualità.
Ho investito in ottiche semiprofessionali e in accessori vari, spendendo anche un piccolo capitale (quello peraltro che era previsto per le vacanze estive di lungo raggio). Mi sono inventato una nuova passione e mi sono dato all’astrofotografia. Ho iniziato a studiare, mi sono iscritto a gruppi di discussione, ho imparato molte cose e ho tirato fuori anche qualche risultato interessante.
Sono riuscito a fotografare la cometa, il transito solare della ISS e la congiunzione Giove-Saturno, nonostante l’astrofotografia, come l’alpinismo, dipenda un po’ (anche) dai capricci del meteo. Forse per questo mi ha preso così tanto.
Ho in programma qualche altro investimento per il prossimo anno e mi sto preparando per nuovi esperimenti. Ho trovato qualcosa di completamente nuovo in cui buttarmi a capofitto, e poi, prima o poi, tornerò anche a viaggiare e a poter usare nel contesto a me più familiare la nuova attrezzatura fotografica e tutta l’esperienza che sto accumulando nell’usarla. Non vedo l’ora.
Intanto termino il 2020 regalandomi un grande e bellissimo quadro realizzato con i migliori scatti di quest’anno. Erano quasi vent’anni che non scattavo delle fotografie così belle da aver voglia di spendere dei soldi per farle stampare professionalmente, incorniciare e appendermele in casa.
Io 6 - Duemilaventi 0.

Ho letto diversi libri, qualcuno molto bello, qualcun altro abbastanza noioso. Leggere libri è sempre un successo e peraltro ne ho letti comunque sempre troppo pochi se penso al tempo infinito che quest’anno, rispetto agli anni scorsi, avrei avuto a disposizione per leggere.
Ho ascoltato e scoperto moltissima nuova musica. È stato un anno con tanta musica in casa, quasi in continuazione. Non mi capitava da quando ero ragazzo. Ero ormai abituato da anni ad ascoltarla solo in macchina, o in aereo, comunque in movimento, quasi mai a casa.
È che in realtà ho sempre vissuto pochissimo le mie case.
Quest’anno l’ho vissuta per dieci mesi senza soluzione di continuità. Adesso in casa ho spesso musica, ovunque nelle stanze. Ogni tanto mi fa piangere, ogni tanto mi rilassa, ogni tanto mi dà la carica. Mi fa comunque sempre compagnia. E mi piace, mi aiuta, mi fa sembrare le cose diverse.
Dei cento brani che secondo Apple Music hanno costituito la colonna sonora del mio 2020 almeno ottanta nel 2019 non li conoscevo e non li avrei mai scoperti altrimenti.
Io 7 - Duemilaventi 0.

Quest’anno, come abbiamo fatto in molti, ho cucinato tantissimo. Solo che io, un tempo, detestavo cucinare. Ne ho già scritto qua dentro.
Ho imparato tante cose, ho speso un sacco di soldi in attrezzi da cucina e ingredienti. Ho scoperto che mi piace cucinare. Mi appassiona, mi impegna.
Ho chiuso l'anno sfornando un paio di panettoni e un pandoro, una sfida non facile che dodici mesi fa non mi avrebbe di certo nemmeno sfiorato. È stata tipo la mia maratona del 2020.
Potrebbe fare io 8 - Duemilaventi 0, non fosse che 'sta cosa del cucinare, più che altro sfornare, qualche controindicazione con sé se l'è ahimè portata dietro.
Lipperlì, a primavera e dopo l’estate, l’ennesimo tentativo di riprendere a correre stava iniziando a dare qualche risultato, persino vicino ai vecchi tempi, e ad aiutarmi a perdere da capo un po' di chili importanti. Alla fine però ho nuovamente smesso del tutto e niente, ho ripreso peso alla velocità della luce, anche più di prima, complici la valanga di dolci e carboidrati che ho infornato, qualche bottiglia di troppo di quelle buone e naturalmente il lockdown.
Vabbè, diciamo che non è proprio un 8-0, ma comunque.
A un certo punto, amen. Fra pochi giorni ne faccio cinquantasei, c’è molta gente che alla mia età è messa assai peggio e alla fine è ora di riconoscere che non ne ho più voglia, non sono più motivato, non me ne frega (quasi) più nulla. Non ho più le energie di dieci e nemmeno di cinque anni fa.
Mangio, sto a casa, faccio fotografie. Posso anche smettere di menarmela perché non vado più a correre e accettarmi così.
Ecco, dovrei magari cercare in ogni caso di alzare il culo e fare un po’ di movimento in più, questo sì, ché comunque cuore e schiena ne han sempre bisogno.

E già, il cuore. Quest’anno si è fatto sentire più spesso, soprattutto durante i giorni di trekking in Abruzzo, ma adesso ho imparato ad ascoltarlo, so che non è l'affaticamento e conosco la diagnosi.
Crisi vere, come tre anni fa, non ne ho più avute. In tempi di Covid, anche questo non è male. Se non sono state le mie ricette a segnare l'8-0, è andato comunque in gol il mio cuore.

Non sono solo. Vale due punti.
Finisce dieci a zero per me.
Nel 2021 si riparte da zero a zero, e io giocherò di nuovo la mia partita, come sempre.

Post scriptum
Per infinite ragioni, in parte già accennate in passato, alcune delle quali di natura prettamente tecnologica, ma anche altre e più profonde necessità personali, è probabile (sebbene non ancora certissimo, diciamo: è innanzitutto una questione di coraggio), che questo sia l’ultimo post di questo blog e la fine di Orizzontintorno dopo diciassette anni.
D'altra parte, al di là del blog, il resto del sito è morto e abbandonato ormai da tempo.

È stato questo un anno di svolta per tante cose.
In questo spazio virtuale c’è un pezzo lungo e importante della mia vita. Orizzontintorno è in piedi dal 2003, ma alcuni contenuti arrivano addirittura dal sito personale che lo aveva preceduto, datato 1998.
Fanno ventidue anni. Anni di cambiamenti spesso radicali, storie condivise, avventure, ricordi meravigliosi e altri orribili.
Soprattutto, qua dentro c’è troppo di un passato che non voglio più ricordare e di un futuro che non mi perdonerò mai di essermi lasciato sfuggire, finché mi porterò appresso le rovine. È ora di disfarmene.
Io non sono più né quello di diciassette anni fa, né quello di dieci, né quello di un anno fa. Ho un’età, alla mia età, in cui alleggerirsi diventa obbligatorio, perché non ci sono più né le forze, né il tempo, per piangersi addosso, e le cose belle ci seguono a prescindere, da tutto: dalle fotografie, dalle mappe con i nostri percorsi passati, dalle parole che abbiamo scritto, dagli amori andati irrimediabilmente perduti, da tutto quel che accade. Persino dalle pandemie.

Due anni fa, nel post di fine anno, scrivevo “il tempo buono va vissuto. Va capito subito e vissuto.”
Io non ne sono stato capace.
Nel 2019 non ho scritto un post di fine anno, perché ho perso l’anno intero e i sette precedenti insieme in un colpo solo, e nessuno me li ridarà più.
Le cose belle ci seguono a prescindere, a meno che non le buttiamo per stupidità.

Il duemilaventi non l’ho perso. L’ho vissuto tutto e me lo porterò nel mio futuro, cercando di fottere il Covid (e non solo) anche nel 2021.
Nel caso, mi trovate comunque altrove. Se sapete come e dove significa che siete i benvenuti.

(Poi magari invece tornerò qui, ma ora come ora non credo)

Click.

QUadro2020
Il mio 2020
Saturno01
Saturno, lavorando alle foto della congiunzione con Giove
TAG: vita
11.29 del 30 Dicembre 2020 | Commenti (4) 
   
29 La prima neve in questa casa
DIC Diario, Masterchef
Quattro giorni e due notti di lavoro, oltre 1,5kg di rarissima farina W400, 16 uova, 400g di burro, 380g di zucchero, 4 arance, 2 limoni, 4 baccelli di vaniglia, 150g di arancia candita, 70g di cedro, 330g di uvetta, 18g di lievito, 4 cucchiai di rum, 100g di miele, 25g di sale, zucchero vanigliato in abbondanza.
Se conto anche la spesa per gli attrezzi (pirottini, stampo di alluminio, termometro alimentare, spillone per panettoni, ecc.), suppergiù il prezzo al dettaglio si aggira attorno ai trecento euro al chilo.

Mi sentirei di dire che non riuscirò a farne un business e per la verità non li ho ancora assaggiati, ma da un punto di vista prettamente estetico posso ritenermi assai soddisfatto. Considerato il lavoro e il tempo che mi ha portato via, non credo peraltro che ci sarà una seconda volta, a meno che non sprofondi nella depressione.
Però sono molto orgoglioso di me.

Natale01
Natale02
Natale03
Natale04

Nel frattempo, dopo qualche anno, ne è venuta di nuovo parecchia, venticinque centimetri misurati sulla terrazza di camera.
È la prima neve da quando abito qui.
Mi mancherà da morire non poter partire per la montagna a Capodanno coi ragazzi, come abbiamo sempre fatto.

Natale05
Natale06
TAG: panettone, pandoro, cucina, casa
17.13 del 29 Dicembre 2020 | Commenti (2) 
   
26 Tre canzoni e una colonna sonora (anzi, due)
DIC Viaggi fra le note
Qualche anno fa avevo scritto un lunghissimo post su alcune canzoni legate ai miei ricordi in giro per il mondo. È uno dei miei preferiti, di tanto in tanto mi capita di pensare che dovrei riprenderlo e aggiornarlo.

Oggi stavo buttando giù qualcosa che, molto a làtere, ha anche a fare con la musica e mi sono interrotto perché la mia playlist random stava passando Daughters, di John Mayer. È un periodo che l’algoritmo di Apple Music me la propone spesso.
Ogni volta che ascolto Daughters penso inesorabilmente a mia figlia e mi viene da piangere, senza una ragione particolare, così, per commozione e amore suppongo. Forse perché tempo fa mi è capitato di ascoltarla in un momento per lei particolarmente difficile, in cui aveva bisogno di aiuto e non sapevo che fare. Mi veniva solo da abbracciarla e trattenerla a me in silenzio, e quei giorni alla fine avevo sempre Daughters che mi girava in testa.
Da allora mi è rimasta addosso. È un po’ come quando tutto un insieme di melodia e parole si appiccica a un’immagine e non te la levi più dalla testa, così come mi accade con quelle canzoni in viaggio di cui raccontavo. D'altra parte immagino che ascoltando Daughters accada la stessa cosa a qualche milionata di persone che hanno una figlia.
E vabbè, niente, Daughters è ormai la canzone di mia figlia. Se la ascolto penso a lei, quando sono con lei ho in testa questa canzone.

Non ricordo se Carola fosse già nata, Leonardo era sicuramente molto piccolo, direi tre anni al massimo. Ero a casa da solo con lui un giorno, stavamo giocando insieme e la radio passò Learning to fly di Tom Petty.
Ho trascorso molti mesi con Leonardo quando era piccolo, “grazie” ad alcuni lunghi periodi di disoccupazione. Ricordo che quella mattina eravamo vicino alla scala che portava in mansarda. Gli presi le mani e iniziammo a ballare insieme sulle note di Tom Petty. Rideva tantissimo, era proprio felice.
Fra pochi giorni Leonardo compirà diciassette anni. È alto come me e ha un sorriso meraviglioso. È un periodo che abbiamo un rapporto bellissimo e ieri sera mi ha detto che è felice. Vedo che lo è, come quella mattina di molti anni fa mentre ballavamo insieme tenendoci le mani.
Ho scoperto di recente che Learning to fly è nella playlist delle sue canzoni preferite e mi sono commosso. Immagino sia una specie di reminiscenza dell’infanzia che gli è rimasta, o chissà che. A me piace pensare che lo sia, anche se non credo che lui ricordi l’episodio.
Così, da anni, Learning to fly è la canzone di mio figlio e sono certo che in qualche modo abbia un significato particolare anche per lui.

Scopro poi per combinazione, mentre scrivo questo post e googlo alcuni link da inserire, che John Mayer ha fatto una bellissima cover live di Free fallin' di Tom Petty e all'improvviso mi sembra un inequivocabile segno dell'universo che lega fratello e sorella al loro papà.

L’ultima sera che ho visto mio padre vivo dormiva ormai già da un paio di giorni senza essersi più svegliato. Sapevo che era ormai una questione di giorni, forse di ore. Rimasi con lui un po’ a parlargli per l’ultima volta, anche se non poteva sentirmi, e poi me ne tornai a casa.
Scrissi un post per lui quella sera, ascoltando a rotazione Father, son di Peter Gabriel, una canzone che da sempre mi faceva venire in mente noi due.
Quando uscì Father, son, anni prima, lessi un’intervista con Peter Gabriel che raccontava le circostanze in cui l’aveva scritta e del rapporto con suo padre. Mi aveva colpito parecchio e, come accade spesso con le canzoni che ci appartengono, mi sono sempre immedesimato in quella storia.
La sera in cui lo salutai passai la notte a piangere ascoltando Peter Gabriel.
Father, son è la canzone di mio padre. L'ho riascoltata questa sera per la prima volta dopo sei anni. Non ci ero più riuscito dal 24 novembre 2014.
Sono riuscito a sorridere, anche se qualcosa è rimasto fermo in gola.

Qualcosa in gola si ferma sempre quando ascolto Time, di Hans Zimmer. Non so perché la associo come la associo.
Inception è uno dei film che amo di più in assoluto. Penso di averlo visto almeno dieci volte, potrei rivederlo cento, ogni volta mi regala emozioni nuove e sicuramente buona parte di quelle emozioni mi arrivano dalla colonna sonora di Hans Zimmer e dal finale sulle note di Time.
La cosa più strana e significativa allo stesso tempo è che faccio la stessa identica associazione con il tema principale di Interstellar e il suo finale.
Uguale. Le stesse immagini, gli stessi brividi, le stesse sensazioni.
Certo, facile: stesso regista, stesso compositore, stesso filo conduttore. Non è quello.
Inception e Interstellar non c'entrano apparentemente nulla qui dentro. Ma io so che sì.
Mesi fa ho vagato per casa una notte intera, come un fantasma, ascoltando a rotazione Time senza soluzione di continuità, senza riuscire a spegnere la musica una volta per tutte, fino all'alba.
Certe associazioni mentali non sai perché ti rimangono dentro.

Ho rivisto Inception e Interstellar in tempi recenti.
Tenet non è all'altezza, ma lo rivedrò la prossima settimana e sono certo che mi piacerà di più della prima volta.
Lo scrivo solo perché è l'unica conclusione a questo post che in questo istante mi sembra abbia un senso.
Il resto rimane con me.
TAG: figli, papà, musica
01.41 del 26 Dicembre 2020 | Commenti (0) 
   
04 Nel buio all'improvviso
DIC Diario, Amarcord
4 dicembre 2011.

Lilith
10.42 del 04 Dicembre 2020  
   


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