Orizzontintorno Carlo Paschetto
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25 Farsi un regalo. Anzi, due. [Parte 2/3: prova del Tamron]
MAG Fotografia
Fatta la cazzata, non resta che verificare quanto è grande. E quindi, prima prova in strada col Tamron 16-300mm Di II VC bla bla bla, nell'attesa che mi arrivino un paio di accessori utili a corredo del Bigma (ché si sa, una volta crollata la diga della resistenza all'acquisto compulsivo, la parte più difficile è poi arrestare lo tsunami conseguente).
Nota: per quei quattro due affezionati lettori a cui interessano (?) davvero queste logorroiche ed estemporanee derive nerd, la prima puntata è qui.

Dunque, confronto iniziale fra il Tamron 16-300mm e il fedele Canon 70-300mm che fino ad oggi ha fatto un buon lavoro, pur nelle mani di un incapace come me, e al quale devo alcune belle foto come ad esempio quelle dei delfini e delle balene alle Azzorre dello scorso agosto, o quelle alla Luna di un paio di settimane fa.
Alla massima lunghezza focale il Tamron è meno luminoso, con un'apertura massima di f/6.3 contro f/5.6, ma leggo che la miglior resa per entrambe le ottiche sta fra f/8 ed f/11 e mi regolo di conseguenza.
È una bella giornata, così faccio tutte le prove a mano libera, senza cavalletto. Mentre scatto con il Canon passa una nuvola davanti al sole e le foto risultano dunque leggermente meno contrastate di quelle fatte col Tamron, ma per la mia verifica poco importa.
La prima osservazione, abbastanza strana, è che a 300mm le lenti si comportano in modo decisamente differente: l'ingrandimento dello zoom Canon è visibilmente maggiore del Tamron. Mi chiedo se sia una cosa che accade normalmente fra ottiche di marca differente a pari lunghezza nominale, ma non ho voglia di mettermi a far prove tirando fuori anche il vecchio Sigma 28-300.
Segno il punto e fine lì, anche se il minor ingrandimento del Tamron, tant'è, un po' mi scoccia, per quanto irrilevante alla fine sia, e mi rimane la curiosità di sapere quale dei due sia il più preciso in rapporto alla lunghezza dichiarata.
Nelle due immagini seguenti il fenomeno è chiaramente evidente, soprattutto nella seconda.

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1: Tamron 16-300 e Canon 70-300 a confronto alla focale 300mm
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2: Tamron 16-300 e Canon 70-300 a confronto alla focale 300mm

Se volete fare qualche prova con Adobe Camera Raw, potete scaricare i file raw originali delle due foto a confronto qui (Tamron 16-300) e qui (Canon 70-300).
A parte la differenza di ingrandimento, a 300mm in prima battuta il Canon sembra essere meno nitido, soprattutto guardando il secondo accostamento, ma le prove successive dimostrano esattamente il contrario. Probabilmente nel secondo confronto il camino fotografato con la lente Canon (immagine a destra) è un filo sfocato per via della mano meno ferma e di una luce più velata al momento dello scatto rispetto a qualche minuto prima quando ho fatto la foto col Tamron.
Il confronto successivo (immagine n.3) è infatti è abbastanza impietoso e in questo esempio la foto fatta col Canon, ingrandita al 100%, a pari ISO, diaframma e tempo di esposizione, è assai più definita di quella scattata col Tamron, nonostante in quest'ulltimo caso lo scatto sia stato fatto in condizioni migliori di luminosità.
Le immagini sono state rielaborate in Adobe Camera Raw e ricontrastate. In quella fatta col Tamron ho provato anche a correggere la nitidezza, ma non è stato comunque possibile eguagliare quella nativa della foto fatta col Canon.

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3: Tamron 16-300 e Canon 70-300 a confronto alla focale 300mm
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4: Tamron alla focale 300mm (jpg rielaborato da raw+ACR)
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5: Canon alla focale 300mm (jpg rielaborato da raw+ACR)

Potete scaricare qui il file raw originale della foto numero 4 (Tamron 16-300) e qui quello della numero 5 (Canon 70-300).
Confrontando le immagini raw si nota che la distorsione prospettica introdotta dal Tamron è lievemente maggiore di quella del Canon, ma finché si fotografano paesaggi anche questa differenza è tutto sommato irrilevante. Il database dell'attuale versione di ACR ha comunque i profili di entrambi gli obiettivi e dunque la correzione automatica delle immagini ristabilisce facilmente la giusta prospettiva con un semplice click.
Lipperlì, a prima vista, non mi sembra di vedere nemmeno particolari effetti di aberrazione cromatica, né nelle foto fatte col Tamron, né in quelle scattate col Canon. Continua solo a infastidirmi il differente ingrandimento.

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6: Tamron 16-300 e Canon 70-300 a confronto alla focale 300mm

Ingrandendo le immagini al 100% sul monitor del computer e andando a caccia di dettagli, nitidezza a parte, alcune differenze a livello di aberrazione invece compaiono, tuttavia ancora poco significative. Anche in questo esempio il Canon si rivela migliore, ma come nel caso della distorsione l'applicazione in ACR del profilo di correzione sistema automaticamente lo scatto del Tamron, rendendo la differenza fra le immagini pressoché impercettibile, almeno a questo livello di ingrandimento.
Aumentando ulteriormente al 300% si nota come in realtà l'aberrazione cromatica introdotta dal Tamron sia piuttosto significativa, mentre nell'immagine scattata con il Canon sia abbastanza irrilevante. A questo fattore di zoom si vede però anche che la correzione automatica in ACR sistema l'immagine del Tamron quasi perfettamente.
In termini di nitidezza osservo invece che nell'immagine scattata con il Canon le mollette sono assai meglio definite, ma per contro il tubo di alluminio dello stendibiancheria appare molto più sfocato. Pareggio dunque, almeno a questo giro.

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7: Confronto aberrazione cromatica fra Tamron 16-300 e Canon 70-300
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8: Confronto aberrazione cromatica fra Tamron 16-300 e Canon 70-300

La maggiore aberrazione cromatica del Tamron è comunque via via più evidente facendo qualche altra prova e ingrandendo le immagini. In certi casi, ad esempio nel confronto dell'immagine n.10, la differenza di qualità fra le due lenti è parecchio significativa. Di nuovo, selezionando il corrispondente profilo dell'obiettivo, la correzione automatica fatta in post-produzione con ACR sistema le cose.

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9: Confronto aberrazione cromatica fra Tamron 16-300 e Canon 70-300
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10: Confronto aberrazione cromatica fra Tamron 16-300 e Canon 70-300

Insomma, in prima istanza si può convivere in pace con la minor qualità del Tamron, ma va detto che queste sono normali fotografie di paesaggi scattate in pieno giorno e con luce normale. Fino ad ora, più che l'aberrazione cromatica e la differenza di ingrandimento alla massima focale, a preoccuparmi un po' è la scarsa nitidezza del mio nuovo 16-300mm.

Faccio qualche confronto alla focale di 70mm, che per il Canon è la lunghezza minima. La scala del Tamron non è molto precisa e dunque regolo la lente un po' a spanne. I dati EXIF mi diranno poi che ho scattato a 73mm.
Già ingrandendo le foto al 100% e affiancandole è abbastanza netta la maggior nitidezza dell'obiettivo Canon e in generale un contrasto e una resa cromatica migliori. Mi accorgo però che in questo caso ho scattato con diaframmi differenti, f/11 col Tamron ed f/8 con il Canon: può essere che parte della differenza sia dovuta ai diversi parametri di scatto, ma comunque la foto di destra è decisamente migliore.
L'ottima definizione del Canon è chiaramente visibile mettendo a confronto le scritte sulla parabola.

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11: Tamron 16-300 e Canon 70-300 a confronto alla focale 70mm

Ingrandendo le immagini al 300% e andando a caccia di dettagli, le differenze in favore del Canon sono riscontrabili a maggior ragione. In particolare il Tamron è anche più rumoroso, come è possibile osservare chiaramente nello striscione dell'immagine numero 12.

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12: Tamron 16-300 e Canon 70-300 a confronto alla focale 70mm
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13: Tamron 16-300 e Canon 70-300 a confronto alla focale 70mm

Anche in questo caso potete scaricare i file raw originali delle due foto a confronto qui (Tamron 16-300) e qui (Canon 70-300).
A conti fatti, diciamo che dovendo scegliere fra le due ottiche non partirei col Tamron per un safari, ma è tuttavia vero che non è per questo che l'ho comprato. Sarei anche curioso di metterlo a confronto col Sigma 28-300mm, paragone peraltro che sarebbe forse più appropriato, ma un po' non ho voglia di mettermi lì a fare tutte le prove, un po' forse non voglio nemmeno sapere quanta differenza ci sia in realtà.
Il mio scopo era avere un'unica lente da abbinare alla reflex, ad ampia escursione focale, che mi coprisse la maggior parte delle esigenze di viaggio, ovvero di seguirmi in tutte quelle occasioni in cui da una parte è un peccato partire col solo cellulare, ma d'altro canto non ho voglia/spazio/necessità specifiche per portarmi dietro la macchina fotografica con due ottiche e tutto il relativo peso e ambaradan.

La scelta era dunque fra spendere i circa millecinquecento euro necessari per acquistare la Sony RX10 IV o investire un terzo per il Tamron. Certo: la Sony è una full frame con obiettivo 24-600mm f/2.8, una lente davvero eccezionale, probabilmente la migliore in assoluto nella sua categoria, nonché la prima ragione per cui puntavo all'acquisto; la mia soluzione di compromesso è un equivalente 26-480mm (calcolato rapportando il 16-300mm al fattore 1,6 del sensore APS-C Canon) f/3.5-6.3. Parliamo dunque di pianeti decisamente diversi, ma la differenza di spesa giustifica anche la differenza di qualità e la qualità minore dell'abbinamento reflex + Tamron è (per me) accettabile nei contesti in cui penso di usarlo.

Alla fine quel delta prezzo risparmiato è andato dentro il Sigma 50-500mm e di questo parliamo al prossimo giro. Devo aspettare che mi arrivi il nuovo treppiede, perché quello che ho a disposizione non regge il peso del Bigma + Canon 80D e far le prove a mano libera col Bigma richiede un allenamento fisico specifico focalizzato su bicipiti e pettorali.
TAG: Tamron, Canon, Bigma, Sigma, Fotografia
20.24 del 25 Maggio 2020 | Commenti (0) 
   
23 Farsi un regalo. Anzi, due. [Parte 1/3]
MAG Fotografia
E niente. Il Covid, la mia vita in viaggio azzerata a tempo indeterminato, il lockdown, il nulla dietro, il vuoto davanti.
Condizioni ideali per la tempesta perfetta, il crollo della diga. Lo shopping compulsivo in rete come risposta all'isolamento coatto, in alternativa a una terapia post traumatica alla quale tanto mai accederemo davvero. Il pulsante che per mesi non hai osato schiacciare. Il carrello, ogni volta riempito e regolarmente, saggiamente, irrimediabilmente svuotato un attimo prima di far danni.
Quell'acquisto innegabilmente inutile, al quale sei riuscito fino ad oggi a rinunciare con perseveranza e senso di responsabilità.

Alla fine, settantacinque giorni fan settantacinque serate di zero, l'iPad a cena con te e internet sempre lì, inesorabile come il pusher in attesa sotto al lampione, con le sue vetrine, le schede tecniche, gli unboxing, le recensioni su YouTube che scavano e scavano e scavano, goccia dopo goccia, serata dopo serata.
C'è sempre quell'idea che mi gira in testa da tempo, mai sopita, di alleggerirmi, abbandonare una volta per tutte la reflex e il circo di ferraglia che tocca sempre trasportare, proposito al quale non ho mai davvero rinunciato e di cui avevo già scritto qui un anno fa a luglio, prima di partire per le Azzorre. C'è ancora quella Sony DSC RX10 IV che costa sempre un patrimonio, rimasta dove l’avevo lasciata allora, nel carrello di Amazon, a un passo dall'acquisto, abbandonato sul filo di lana in favore di un più ragionevole (ed economico) (e già abbastanza inutile) aggiornamento della mia Canon. Ci avevo rinunciato anche in Giappone, a gennaio, di nuovo a un pelo dallo strisciare la carta di credito, fermandomi solo all'ultimo istante davanti alla cassa di quel negozio a Tokyo, mentre ormai tenevo la scatola fra le mani.

Comunque no. Non l'ho comprata nemmeno a 'sto giro la Sony.
Non l'ho fatto e questo non è dunque un post sull'inutile e compulsivo acquisto della RX10 IV e sulla rivoluzione copernicana.
Ci ho definitivamente ripensato e ho svuotato il carrello: non abbandonerò la reflex per viaggiare con una bridge, nemmeno per la migliore bridge sul mercato.
Alla fine mi son detto, una volta per tutte, è una cazzata dài. Costa una fucilata, hai appena comprato l'ennesimo corpo macchina e nemmeno puoi viaggiare. Suvvia, accidenti. Vediamo di essere adulti per una volta.
Solo che non è finita lì. È iniziata una nuova storia e l'età adulta temo debba aspettare ancora parecchio.

Lipperlì, per gratificarmi giustamente della decisione responsabile, mi si è subdolamente insinuata in testa una nuova idea assurda: spendere la metà rispetto alla Sony e cambiare di nuovo il corpo Canon, passando dalla 80D acquistata a luglio 2019 alla nuova 90D, uscita da poco. Ma a nemmeno dieci mesi dall'aggiornamento precedente, dopo aver usato la 80D solo alle Azzorre e in New Mexico (con ottimi risultati), e avendo peraltro tuttora nel cassetto la 60D del 2014, mi è sembrata effettivamente ancor più una cazzata inaccettabile, perfino come terapia consolatoria anti-Covid.
Così ho riflettuto un po' e mi sono chiesto in cosa avrei potuto invece buttar via soldi investire con una certa sensatezza, puntando allo stesso obiettivo che mi ero proposto con l’idea originaria di passare a una bridge: viaggiare leggero senza arrendermi al cellulare e rinunciare a far davvero fotografie; liberarmi degli obiettivi nello zaino, dei chili supplementari, della noia del dover cambiare continuamente lente, mettere lo zoom, togliere lo zoom, mettere lo zoom, togliere lo zoom, la borsa sempre piena di roba, l'irritante attenzione continua nel passare da una lente all'altra in mezzo alla sabbia, sotto la pioggia, con le mani occupate, l'ottica sempre sbagliata al momento sbagliato.

Ho fatto un po' il punto sulla mia situazione attuale. Alle Azzorre avevo portato i due fidi obiettivi Canon stabilizzati, l'ottimo 17-55mm f/2.8 (che continua ad essere il mio preferito) e il buon 70-300mm f/4-5.6, che però messi insieme fanno un chilo e mezzo di roba. In New Mexico avevo scelto di viaggiare più leggero, contando sulla luce del deserto, e avevo portato il vecchio ed economico Sigma 28-300mm e il discreto Sigma 17-70mm, che complessivamente fan poco più di un chilo insieme. Il minimo sindacale insomma per tirar fuori delle buone foto e ricordarsi ogni tanto che il cellulare no, fa un altro mestiere: telefona.
Però, ancora, la rottura, la noia.
Così queste settimane mi sono rimesso a studiare, complici il Covid, la clausura, il trauma, eccetera. Cosa di meglio che comprare attrezzatura fotografica esattamente nel mezzo di una pandemia mondiale che potenzialmente potrebbe non consentire più di viaggiare per anni.
Dove buttar soldi più inutilmente, perfettamente in linea con la patologia da stress traumatico, se non in qualcosa di totalmente superfluo e inutilizzabile perlomeno per un tempo indeterminato a venire, così insensato da rischiare pure di essere obsoleto nel momento in cui, in un futuro più o meno prossimo, quel qualcosa potrebbe uscire dalla confezione per essere finalmente usato.

È stato nel corso di questa caccia a un'effimera soddisfazione del mio io ferito che mi sono imbattuto nel Tamron 16-300mm Di II VC PZD Macro, uno zoom stabilizzato con un'escursione davvero notevole per il segmento a cui appartiene: poco più di sei etti di peso e un prezzo assai contenuto considerate le caratteristiche.
Qualche perplessità me la davano proprio il prezzo e il fatto che non sia un granché luminoso. Nessun dubbio però che potesse certamente sostituire da solo le due ottiche Sigma economiche di cui sopra e, a meno di safari in Ruanda, o caccia alle orche in Antartide, anche l’accoppiata delle lenti Canon, pur sacrificando qualcosa in qualità delle immagini, ma regalandomi per contro qualche grado in più di apertura grandangolare che coi sensori APS-C non è mai abbastanza.
Esattamente il mio obiettivo dunque: un'unica lente adatta a tutte le situazioni, che possa seguirmi pressoché ovunque, consentendomi di viaggiare leggero come se avessi una bridge, ma con tutti i vantaggi della reflex e di una flessibilità focale davvero ottima.

Così, un po' di serate trascorse a leggere recensioni, giusto per convincermi, ché comunque fan pur sempre alcune centinaia di euro; una invitante offerta su Amazon scontata del 30%, apparsa quasi per magia proprio al momento (meno) opportuno, ed ecco dunque il Tamron in attesa nel carrello, come si conviene di regola prima di ogni acquisto compulsivo.
Poi, una saggia notte a dormirci sopra, ché l'idea dell'inutile cazzata, tant'è, circola in testa.
Infine la sveglia, il carrello riaperto davanti alla colazione, la sorpresa di scoprire che nella notte il prezzo è sceso di un altro 5%.
È evidentemente un segno che a quel punto non posso più ignorare.
Pigio il bottone di riflesso mentre giro lo zucchero nel caffè e il primo Tamron della mia vita è sulla via di casa: è un brand che avevo onestamente sempre un po' snobbato, ma negli ultimi giorni ne ho letto invece molto bene (o forse volevo solo convincermi).

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Tamron 16-300mm f/3.5-6.3 Di II VC PZD Macro

A questo punto avrei potuto godermi l'effetto terapeutico perlomeno fino alla prossima quarantena, direte voi, o miei quattro affezionati lettori, evitando di farmi travolgere dall'immediato e frustrante senso di insoddisfazione e colpevolezza, come il più classico dei tossici a rota un istante dopo essersi sparati in vena la dose quotidiana.
E invece.
Cosa di meglio che curare il medesimo senso di insoddisfazione e colpevolezza, eccetera, lasciando nuovamente cadere l'occhio su internet senza nemmeno il tempo che Bartolini abbia citofonato recando il conforto della prima dose.

Navigo sui miei siti di riferimento che trattano di fotografia professionale. In testa ho quella Luna piena fotografata l'altra sera, che non mi ha proprio proprio del tutto soddisfatto.
È che dovrei sempre ricordarmi di disattivare lo stabilizzatore quando ho la macchina sul cavalletto.
E non eccedere con la chiusura del diaframma quando uso il 70-300, attestandomi su un f/8, al massimo f/11.
E poi mi ci vorrebbe un bel filtro neutro potente.
Certo, altra cosa sarebbe avere un vero telezoom pro, di quelli belli pesanti, con un'escursione davvero estrema: altro che il mio pur volenteroso 70-300, che anche moltiplicato dal sensore APS-C e dall’anello 1,4x rimane comunque sempre una soluzione amatoriale di compromesso; oppure un "bianchino", epperò i bianchini non hanno delle focali lunghissime.
Non sono aggiornatissimo sul mercato, è una vita che non guardo più a 'ste cose, da quando mi son fissato con la storia della bridge e dello star leggero, ma a questo punto alla bridge ho rinunciato, e quindi un’occhiata in giro potrei anche darla; al problema peso penserò caso mai poi, ché intanto l’ho comunque risolto col Tamron appena acquistato.
Così, solo per guardare, giusto un attimo...

Scopro che Sigma ha in catalogo un esagerato 60-600mm, che però è enorme e costa una fucilata, anche usato e anche se tutto sommato su eBay alcune offerte non hanno prezzi proprio così inavvicinabili (oddio...). È pur vero che in fondo quest'anno non andrò nemmeno in vacanza e dunque non spenderò altri soldi (ma se non vado in vacanza perché accidenti spendere in attrezzatura fotografica? Ok, vabbè, andiamo oltre...).
Approfondendo la questione mi accorgo che il Sigma 60-600, una vera bestia le cui recensioni dicono peraltro meraviglie, pesa ben due chili e settecento grammi.
Due chili e settecento grammi. Fan tre chili e mezzo circa con la macchina fotografica, il filtro, il paraluce, ecc.
Prendo due bottiglie di minerale in mano e provo ad immaginare che siano una macchina fotografica.
Il Sigma 60-600mm, i suoi 2700 grammi, i suoi 120mm di diametro per 300mm di lunghezza (da compresso) e i suoi quasi duemila euro, anche usato, ritornano nella lista delle cose davvero inutili. Perlomeno del tutto ingestibili.
Sembra quindi finalmente finita lì.
Ma purtroppo mi cade l'occhio sulla riga sottostante del catalogo.

Il Sigma 50-500mm DG APO OS HSM è il modello precedente, il fratellino minore. È più vecchio di qualche anno, ma l’ultimo aggiornamento sembra avere uno stabilizzatore ottico eccellente e molte recensioni ne parlano addirittura meglio rispetto al più recente 60-600mm.
È innanzitutto un po' più "piccolo" e maneggevole (finché uno non lo vede dal vivo...), e pesa mezzo chilo in meno. Non che quasi due chili e due siano uno scherzo, ma insomma. E poi il prezzo è anche decisamente inferiore. Oddio, da nuovo passa pur sempre abbondantemente i mille euro, ma per un'ottica del genere non è affatto caro e sul mercato dell'usato si può spuntare a cifre interessanti.
In effetti usato non è così semplice da trovare, a differenza del fratello maggiore, e questo per la verità è un ottimo segno, perché significa che chi lo ha non lo vende facilmente. Promette davvero bene, insomma.
Finisce che passo due giorni a studiarmelo. A tratti chiudo tutto e mi convinco a lasciar perdere, ma tant'è poi sempre lì torno.
Ne punto un paio su eBay. Uno ha un ottimo prezzo ed è praticamente nuovo, ma è in Giappone e rischio di spendere una fortuna con l'importazione. L'altro è qui in Italia: è usato, ma dalle foto sembra in condizioni eccellenti.
La grande cazzata è ormai lì a un passo dietro l'angolo, la carta di credito non abbastanza fuori portata.

Il punto è cosa accidenti me ne faccio, a parte tutto.
È evidente che non è un affare che uno si infila nello zainetto e poi ci viaggia assieme. E poi com'era tutta quella storia del viaggiare leggeri, il Tamron al posto della bridge, bla bla bla?
Il Sigma 50-500mm DG APO OS HSM è più piccolo del 60-600mm, ma fra gli appassionati è noto come "il Bigma" e il soprannome è tutto un programma già di per sé.
Resta il fatto che del Bigma parlano tutti un gran bene e ne spendono le lodi ovunque. Sembra davvero un'ottica eccellente. Con un cannone del genere la Luna la fotografi eccome, tanto più che montato sulla 80D, con il sensore APS-C, alla focale massima diventa un 800mm e se gli monto anche il moltiplicatore 1,4x si arriva a ben 1120mm, praticamente un telescopio.
Leggo anche che in condizioni di luce piena, tipo safari, lo stabilizzatore funziona egregiamente ed è possibile usarlo a mano libera senza troppi problemi, peso a parte, garantendo ottimi risultati fra f/8 ed f/11.
Sul web è pieno di scatti dimostrativi fatti col Bigma e sono davvero notevoli.
Ma la vera tentazione, lunghezza focale a parte, è dovuta al fatto che al momento il mio migliore obiettivo è il Canon 17-55mm f/2.8, al quale il Bigma si accoppierebbe perfettamente, a differenza del mio attuale Canon 70-300mm, permettendomi di coprire con due sole ottime lenti tutte le focali da 17mm fino a 500mm. Certo, trascurando il peso complessivo dell'attrezzatura, quasi 4kg a questo punto, ma parliamoci chiaro: dovessi andare a fotografare i gorilla in Ruanda ci andrei mai con due vetri da quattro soldi per risparmiare sul peso?
Il punto caso mai è togliere il condizionale e partire per il Ruanda.

E niente. Non so come sia potuto accadere, ma in poche ore di nulla e di Covid, mesi e mesi di menate e pontificati sull’apologia della leggerezza e dell’inutilità di smazzarsi chili e chili di costosissima ferraglia si sono disintegrati in un istante davanti a un’offerta scontata a tradimento per un Bigma usato, pervenutami via email da un negozio di apparecchiature fotografiche.
Ventiquattr’ore dopo, un corriere SDA ha depositato Little Boy davanti al cancello di casa mia.

Il solo filtro protettivo per il mostro, che ha una lente da 95mm, costa più di 100 euro, anche perché se spendi [censura] per un obiettivo del genere non è che poi gli proteggi l'occhio con un vetro cinese da quattro soldi.
Ho anche acquistato un filtro solare e due filtri ND, un 1000 ed un 64, ché magari in Ruanda non andrò mai, ma a maggior ragione a questo punto voglio perlomeno andare a passeggiare nel Mare della Tranquillità come fossi lassù.
Adesso ho solo bisogno di una bella Luna e di una giornata di macchie solari, e posso affrontare un altro giro di quarantena comodamente appollaiato sulla terrazza di casa, col naso per aria e il cannone puntato verso il cielo.
Perlomeno finché non mi verrà voglia di dare un'occhiata alle mirrorless.

Nelle prossime puntate le prove in strada del Tamron e del Bigma.

Nota: ho pesato l'arma completa, Canon 80D + Bigma + moltiplicatore 1,4x + filtro pro UV 95mm + paraluce.
Fan 3097 grammi.
Dieci scatti a mano libera sono circa mezz'ora di pesi in palestra.

Bigma02
Il “Bigma”, ovvero il Sigma 50-500mm DG APO OS HSM
Bigma03
Le mie attuali lenti a confronto (in blu le new entry)
Bigma17
Il Bigma montato sulla Canon 80D
TAG: Tamron, Canon, Bigma, Sigma, Fotografia
17.40 del 23 Maggio 2020 | Commenti (0) 
   
11 Così io
MAG Fotoblog
Tramontata è la Luna
tramontate le Pleiadi
è a mezzo la notte
trascorre il tempo
io dormo solo.

Luna2020
7 maggio 2020
TAG: luna
14.20 del 11 Maggio 2020 | Commenti (0) 
   
03 Cinquantasei
MAG Diario
Domenica di inizio maggio, pomeriggio, caldo. Finestre aperte. Solo.
Alla tv passa un film sul grande Torino. Di nuovo ritorno a una sera di inizio dicembre, tre anni fa, al santuario di Superga. Un parcheggio. Torino illuminata. Freddo.
L'attimo congelato, per sempre. Come quella sera a Terceira.
Decido di lasciare che i ricordi mi travolgano un po' alla volta, si allarghino a far danni senza incontrare alcuna resistenza, dilaghino attorno a me, rovescino questo ennesimo pomeriggio buttato nel nulla e mi trafiggano.
Così arriva l'onda lunga, e io vado sotto, e non riesco più a riemergere, ogni volta.
Come in un pozzo senza fondo. Come il pozzo di San Patrizio a Orvieto. Come milioni e milioni di immagini, e suoni, e parole, e minuti, e risate, e chilometri, e curve, e cose.
Il senso delle cose.
L'inutilità delle ragioni e dei torti di fronte al tempo passato, alla simbiosi perduta e irripetibile, all'amore non vissuto.
Discanto, poi.

Ho tirato fuori dal cassetto i pigiami estivi. Non entro più nei pantaloncini che lo scorso anno mi erano fin troppo larghi. Un paio di taglie in più perlomeno, a occhio, in pochi mesi.
Non mi peso più da tempo.
Non corro più.
Non misuro più le pulsazioni, né la pressione.
Quante cose ho smesso di fare.
Quante perdute.
Discanto, ancora.

Mi guardo allo specchio. Sto un po' lì a fissarmi e a decidere il da farsi. Poi prendo il rasoio e provo a mettere una pezza a questa solitudine infinita che non sarà un permesso di allontanarmi da casa con una mascherina sul volto a risolvere.

Capelli
TAG: coronavirus, quarantena
18.33 del 03 Maggio 2020 | Commenti (0) 
   


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