Orizzontintorno Carlo Paschetto
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27 Lettera
LUG Amarcord, Diario
In attesa di imbarcarmi al molo numero 7, l’app che da qualche anno traccia i miei spostamenti mi ricorda che ne sono trascorsi due esatti dall’ultima volta che sono stato qui al porto di Piombino. L’anno scorso non eravamo riusciti a venir giù nemmeno un weekend, come del resto nel 2017. Due anni fa ero qua da solo coi ragazzi, come oggi.
Per meglio dire, ero già da solo allora, anche se non me ne rendevo conto. Del resto ero da solo con loro anche quattro anni fa.
Così, la sera, mentre sono in terrazza a fare la consueta foto a Rio illuminata, come faccio da ormai più di vent’anni ogni volta che arrivo qui e come prima cosa mi affaccio a guardare il continente al di là del mare, mi ritrovo a pensare con amarezza che questo luogo che così tanto amo, dove ho sempre pensato che prima o poi potrei trasferirmi per sempre e che avrei voluto come mille altre cose vivere e dividere con te, questo luogo alla fine non è mai stato fra quelli che in qualche modo han fatto parte di noi, perché la verità è che qui, insieme, siamo venuti molto poco e perlopiù abbiamo vissuto momenti infelici.
O almeno questo è ciò che la mia memoria, al momento, riesce a ricordare. Col senno di poi.
Con molta cautela mi avventuro a guardare indietro nel tempo, fra le fotografie, ché magari mi sbaglio. E no, non ne trovo insieme qui, felici. Anzi. Quasi non ne trovo affatto, e quelle che trovo vorrei dimenticarle, adesso che le guardo con altri occhi.
Con i tuoi.

Quel che la app non ricorda, ma che io invece so, è che un anno fa esatto oggi partivamo per le Azzorre. Il 27 luglio 2019 non lo sapevo ancora, ma sarebbe stata l’ultima volta.
A differenza di questa casa che guarda il mare da lontano, le Azzorre purtroppo ci apparterranno per sempre. Alla fine, uno dei luoghi più belli dove sia mai stato in vita mia e, ne sono certo, anche tu, uno dei pochi dove davvero abbia pensato che ci saremmo potuti trasferire per sempre, rispetto al quale provare a fare qualche ipotesi per una vita alternativa per noi due, alla fine è il primo che vorrei poter cancellare dalla mia memoria e quello dove probabilmente, in questi anni, sono stato più infelice. Io, tu, tutti noi.
E pensare che le avevo sognate per anni.
Nessuno di noi oggi parla più delle Azzorre.
In macchina ho detto, sottovoce, “un anno fa oggi partivamo per le Azzorre”. Non ha risposto nessuno.

Guidavo di nuovo lungo la A12, dopo due anni, e riflettevo anche su questo mentre oltrepassavamo l'uscita per Massa. Pensavo a quando ci eravamo venuti apposta io e te, a Massa, e poi a Carrara, per infilare insieme qualche tappa del Centodieci. Che, certo, era un progetto mio, che avevo inventato io, ma che era diventato di noi due. Ci era servito come spunto per costruire qualche vacanza improvvisata e qualche fuga delle nostre, delle quali ho ricordi meravigliosi. Ti ricordi la foto sotto il cartello di Fermo?
Qualche decina di minuti più tardi mi lasciavo a sinistra la Torre di Pisa all’orizzonte: sette anni fa eravamo lì sotto insieme. Era stata la prima volta in cui tu e i ragazzi vi eravate incontrati. Ricordo ogni istante di quel giorno. Ho trattenuto le lacrime a fatica, avevo Leonardo seduto a fianco e se ne sarebbe accorto immediatamente.
Ma qualcosa avevo bisogno di dire e siccome sono mesi che in casa non ne parliamo più sono riuscito solo a dire, con la voce molto bassa e un po’ rotta, “di L. non so più nulla da mesi ormai, è proprio sparita”.
Leonardo ha staccato per un istante lo sguardo dal telefonino, ha guardato davanti a sé, non ha detto nulla. Poi è ritornato al suo video su YouTube.
Anche Pisa ce la siamo lasciati alle spalle, e il raccordo per Firenze.

Così me ne sto affacciato alla terrazza, c’è una bella brezza e si sta bene. Penso a questa casa che guarda il mare da lontano, a Massa, a Pisa e a un anno fa mentre ci imbarcavamo sul volo che ci avrebbe portato alle Azzorre e allontanato per sempre.
Quest’anno è volato via a una velocità spaventosa, se possibile ancor più di tutti gli anni precedenti, e un anno fa, visto da qui, in questo momento mi sembra una vita intera.
Quest’anno è pesato per dieci, per me. Per le mie energie, per la mia stanchezza, per il mio tempo. Me lo sento addosso come un macigno, e non riesco a sollevarlo. Non ci riesco più.
So di aver perso per sempre la mia occasione. Quella che ti passa davanti una sola volta, davvero, nella vita, e bisogna saperla riconoscere. La follia sta nel fatto che l’avevo riconosciuta eccome fin dall’inizio e l’ho lasciata scappare lo stesso, per non dire che ho fatto tutto il possibile per distruggerla da solo con le mie mani.
Nessuno me la ridarà più indietro.

Da un po’ di giorni passo le serate sulla terrazza di casa a guardare il cielo. Mi ha preso questa cosa di mettermi a fotografare le stelle, per il momento con risultati pessimi. Ma studio parecchio, faccio prove, mi ci accanisco un po’, come tutte le cose nelle quali di tanto in tanto mi tuffo senza motivo. Le mie manie assurde, lo sai.
Tanto non dormo. L’altra notte alla fine sono andato a letto alle quattro passate dopo aver scattato più di mille foto.
In qualche modo ho cominciato dopo un momento di follia, una sera di qualche settimana fa. Non so perché mi è venuto da fare una cosa che evito sempre come la peste, perché so quanto pericolosa sia. Sono passato a vedere i tuoi profili.
Su Instagram, fra mille foto bellissime come al solito, ché hai sempre avuto un talento meraviglioso per le immagini, ce n’era una recentissima, di pochi giorni prima. Un tavolino per due. A Milano, sui Navigli.
Milano. Sei dunque tornata a Milano. Ma questa volta non per me.

Da un po’ di giorni passo le serate sulla terrazza di casa a guardare il cielo e a scattare fotografie. Non so più dove altro guardare. Ovunque guardi, davanti a me, non riesco a sfuggire al male, per quanto ci provi, e più provo a sfuggirgli più mi prende a tradimento, senza alcun preavviso, scavando ogni volta un vuoto sempre più profondo, finché non mi arrendo sfinito e lo lascio fare, aspetto solo che passi l'ondata, ogni volta.
Eppure devo ben guardare avanti.
Fra qualche giorno riparto coi ragazzi. Faremo un po’ a metà, qualcosa che serva a me per provare a risalire e ad avanzare un altro po’, qualcosa che possa interessare loro e divertirli, per quanto ancora possano divertirsi alla loro età a star con un padre stanco e solo, senza energia, che passa le serate a fotografare un cielo perlopiù buio.
Staremo via poche giornate, giusto per non buttare via questa estate. Spero non si annoino troppo, del resto ho bisogno io di loro, ora. Tutto sommato il Covid mi ha pure dato la scusa per non dovermi confrontare con qualcosa che non sarei stato in grado di affrontare, adesso, da solo con loro.
All’Elba rimarrò poco, appena qualche giorno per provare a riconciliarmi con questo posto, o capire infine che no, non ci verrò mai per fermarmi una volta per tutte.
All’improvviso mi rendo conto che qui non sono mai stato davvero felice, fatto salvo forse a sedici o diciassette anni. Di sicuro invece negli ultimi venti è diventato un posto dove sono sempre stato solo. Sempre. Anche quando non lo ero.
Non è questo che voglio, non affacciarmi da solo a questa terrazza.
Non ho mai sognato questo.
Io volevo un’isola per due.
Qualunque isola.
Non era l’isola in sé.
E noi ne abbiamo viste di bellissime.

Elba202002
TAG: Elba
22.48 del 27 Luglio 2020  
   
13 Storia delle mie notti ai tempi del lockdown /1
LUG Fotoblog, Fotografia
Cose che in questi mesi ho imparato scattando millemila foto alla Luna. Alcune elementari, altre ovvie - dopo averle lette da qualche parte; altre meno scontate, frutto perlopiù di tentativi e confronti.

Uno. Se il soggetto è solo la Luna, ovvero se rimaniamo nel campo dell'astrofotografia e non stiamo parlando di roba tipo "la Luna e il campanile", "la Luna e il mare", "la Luna, io e tu", il plenilunio è in assoluto il momento peggiore per tirar fuori delle foto decenti.
A pensarci, certo: quando è luna piena la luce del Sole colpisce perpendicolarmente la superficie, un po' come da noi a mezzogiorno, quindi niente ombre, niente rilievo, niente profondità. In qualunque altra fase l'illuminazione è più radente ed esalta crateri e rilievi, restituendole tridimensionalità. A margine, ho letto che i risultati migliori si ottengono con la luna calante, quando è circa fra il settanta e l'ottanta per cento. Confermo.
Mi sono anche scaricato una app che indica fase lunare e posizione nel cielo in base a calendario, ora e luogo, così posso programmare le mie serate fotonerd (ho scaricato anche altre app per altre cose che c'entrano in qualche modo con la Luna e più in generale con l'astrofotografia, ma ne parliamo alla fine).

Due. Il treppiede. E vabbè, ovvio. Ma c'è treppiede e treppiede, e non è vero affatto che uno qualsiasi va bene, perlomeno con la reflex e un'ottica pesante.
L'astrofotografia richiede la messa a fuoco manuale, soprattutto nel caso della Luna (o del Sole) usando lo zoom spinto a lunghezze elevate. Senza autofocus e comando a distanza, qualunque microvibrazione impercettibile trasmessa dalla mano alla macchina fotografica si propaga lungo le gambe del treppiede, che se è troppo leggero e poco stabile causa un'oscillazione tellurica dell'inquadratura, amplificata in modo proporzionale alla lunghezza della focale. Insomma, sembra di guardare un terremoto.
Quindi, meno il treppiede è solido e proporzionato alla macchina fotografica, più è impossibile mettere a fuoco in modalità manuale, più basterà poi un alito di aria fresca perché l'inquadratura rimanga irrimediabilmente microsfuocata.

Tre. La messa a fuoco, appunto. In modalità manuale, la precisione usando il live view batte dieci a zero quella ottenibile attraverso il mirino.
In genere con la Canon 80D questo è vero anche con l'autofocus, perché per la regolazione il live view fa uso di tutti i punti dello schermo LCD, mentre il mirino ottico utilizza al massimo quarantacinque punti AF. Nel caso di messa a fuoco manuale della Luna, il live view consente di procedere per step successivi, avvicinandosi in modo progressivo con lo zoom digitale e regolando la nitidezza passo per passo.
Con la visione attraverso lo schermo LCD è anche possibile verificare la simulazione dell'esposizione e avere un'idea abbastanza precisa del risultato finale.
Tutta l'operazione di messa a fuoco va fatta veloce, per via del punto Quattro.

Dunque, Quattro. La luna si muove, tanto. Sembra ovvio dirlo, è molto più strano vederlo davvero via via che ci si avvicina con l'inquadratura. Di conseguenza, più si spinge la focale verso lunghezze significative, più è complicato metterla a fuoco e più bisogna fare attenzione al tempo di scatto, perché se l'esposizione è troppo lunga la foto verrà - incredibilmente e per quanto appoggiati a un treppiede - mossa.
Inoltre, se una mossa non ve la date voi mentre mettete a fuoco e se usate una focale molto spinta, tipo 500mm e oltre, al momento di scattare la Luna non sarà più dov'era mentre trafficavate con la regolazione, e quel che è peggio a volte sarà addirittura uscita dall'inquadratura.

Cinque. Scattare ovviamente in modalità manuale, usando un tempo il più rapido possibile e cercando di tenere gli ISO non troppo elevati, perché Luna+atmosfera+luce diffusa+zoom uguale rumore, molto. Diffidate di coloro che consigliano di scattare a ISO 800 o 1600. (Perlomeno a me) vengono delle schifezze.
Dopo settordicimila tentativi a diverse distanze focali, con e senza filtri, ho appurato che per quanto mi riguarda il diaframma perfetto per la Luna è f/11. È vero a 500mm col Sigma 50-500mm e a 300mm col Canon 70-300mm e con il Tamron 16-300mm, con e senza moltiplicatore di focale.
A f/8 le foto sono sempre un po' meno nitide, a f/13 e oltre emergono troppe aberrazioni.
A f/11 si riesce a scattare a ISO100, sebbene abbastanza al limite col tempo di scatto.

Sei. Non è vero che coi filtri ND si ottengono risultati migliori, anzi.
Da qualche parte avevo letto che per fotografare la Luna è sempre consigliato montare un ND64, o addirittura un ND1000, e mi sono dunque procurato i filtri corrispettivi per il Sigma 500mm, spendendo un patrimonio. Non avendo mai usato filtri a densità neutrale, mi sono fidato, anche perché pare che siano gli unici filtri dei quali un buon fotografo non dovrebbe mai fare a meno.
In verità, poiché gli ND mangiano progressivamente una quantità di luce esagerata, gli eventuali vantaggi ottenibili in questo tipo di fotografia vanno inesorabilmente a discapito dei miei punti precedenti: preferenza a ISO bassi, velocità di scatto elevata, diaframma piuttosto chiuso, tutte condizioni che diventano impossibili con un filtro a densità neutrale di valore elevato montato sullo zoom. Con un ND64 e il diaframma a f/11, bisogna portare gli ISO almeno a 800 e il tempo di scatto attorno al secondo.
Portatemi una foto della Luna perfettamente nitida e luminosa, scattata con un ND64 o un ND1000, e sono pronto a ricredermi. Nel frattempo vendo serie di filtri a densità neutrale, praticamente nuovi, diametro 95mm.
(Magari poi basterebbe usare un ND8).

Sette. Scattare sempre in RAW, naturalmente. Usare Adobe Camera Raw per rimuovere foschia e aberrazione cromatica ai bordi e attorno ai crateri, e dare una limatina a rumore, nitidezza e contrasto. Ribilanciare il bianco. Fine.
Personalmente, se lo zoom è spinto (da 500mm in su) preferisco non croppare. È meglio una Luna un po' più piccola nel terzo in alto, che una Luna centrata a riempire tutta l'inquadratura. Questo naturalmente a meno di non essere capaci a fotografare la Luna allo stesso modo esponendo altrettanto correttamente altri soggetti nell'inquadratura. Io non sono (ancora) capace.

Comunque adesso sono pronto per la lunga eclissi del 27 luglio.
[Rettifica: ho letto tre minuti dopo aver pubblicato il post che il 27 non ci sarà alcuna eclissi, è una vecchia notizia del 2018 ripresa per sbaglio da parecchie testate. E vabbè.]

Moon2020
Sigma 50-500mm, focale a 500mm con Kenko 1,4x, ISO100, f/11, 1/15s

E insomma, non viaggio (ancora), non dormo, faccio poche cose. Così (di notte) studio quel che davvero mi piace, che è poi quel che avrei dovuto continuare a fare trent'anni fa, e vabbè. Meglio tardi che mai.
La cosa più interessante è che studio ciò su cui trent'anni fa, per l'appunto, ho fatto la tesi di laurea e su cui ho poi lavorato per ben cinque anni. Vedi la vita, a volte.

Guardo per aria, mi preparo, faccio prove.
Ho imparato la Luna, o almeno un po'.
Sono riuscito a fotografare (male) il transito solare della ISS, di cui ho brevemente raccontato qualche settimana fa.
Da qualche giorno sto tentando coi fulmini, ma i temporali di questi giorni han fatto solo un gran baccano e al massimo qualche bagliore diffuso in mezzo alle nuvole, e invece avrei bisogno di qualche bella scarica ramificata. Comunque tengo la macchina pronta, fissa sul treppiede davanti alla finestra di camera. In questo caso peraltro il filtro ND64, e forse anche l'ND1000, servono sì, ma quelli di diametro 77mm, che mi sono costati molto meno.
In agenda ho la cometa Neowise. Qualche chance ce l'ho: dovrebbe essere ben visibile dalla mia terrazza e starà in cielo ancora un po' di giorni. Ovviamente stasera è nuvolo a nord - nord ovest, dove si trova lei, e perfettamente limpido altrove.
Nel frattempo sto approfondendo le tecniche per l'astrofotografia. Studio parecchio e mi attrezzo di conseguenza comprando un sacco di cianfrusaglie e spendendo soldi per roba che potrei usare una sola volta in vita mia, o anche mai. Ad esempio, stasera ho comprato un inutile intervallometro, inutile perché tutto sommato ho già un telecomando e potevo benissimo usare quello, e ho messo nel carrello una maschera di Bahtinov.
Secondo me, quando ci si imbatte (prima) nell'esistenza della maschera di Bahtinov e (dopo) si decide pure di comprarla, ecco, quello è il momento in cui ci vorrebbe qualcuno al fianco che ti ama davvero, ti accarezza la testa, ti chiude il computer e ti prepara una tisana calda.
Poi ho iniziato a preparare i bias frame e i flat frame. Ho capito che i dark frame devo scattarli solo poco prima dei light.
Quando (a cinquantacinque anni) ci si imbatte (prima) nei bias frame e nei flat frame, e (poi) si decide pure di passare una serata a scattare quattrocento foto per prepararli, ecco, quello è il momento in cui si capisce che drogarsi seriamente a vent'anni avrebbe probabilmente fatto male, ma forse avrebbe aperto a una vita più frizzante.

Siccome non sono certo che userò mai davvero i miei bias frame (né che persevererò in questa faccenda), ne metto qui uno, così, perché è comunque bello.
Se sapete cosa sono i bias frame, sì, ho ovviamente alterato l'originale con Adobe Camera Raw portando esposizione e luce al massimo.

Bias
"Bias frame" estratto dalla Canon 80D

Infine ho scaricato sul cellulare anche una app per l'osservazione del cielo, una che localizza temporali e fulmini in tempo reale, un orologio atomico, una per l'analisi dell'inquinamento luminoso, una per il calcolo dell'NPF, una per il calcolo dei transiti astronomici e infine quella già citata per il calcolo dell'orbita lunare. Sul Mac invece mi sono installato un paio di app per lo stacking fotografico massivo.
Intervallometro, maschera di Bahtinov, bias e flat frame, app, eccetera, farebbero parte accessoria del programma in pista per il prossimo mese.
Si suppone che la Luna sia solo un esercizio e che questo post sia la prima puntata di una storia che continua.
Che davvero mi ci metta, è tutto da vedere.
TAG: Luna, astrofotografia, fotografia, Canon
11.21 del 13 Luglio 2020 | Commenti (0) 
   


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