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Per uno come me, che ho il terrore di volare, dover partire
per Larnaca con un volo Air Cyprus, proprio tre giorni dopo
che un analogo volo cipriota proveniente dalla capitale
è venuto giù (per non parlare dell'intero
mese di agosto, che fino ad ora è stato davvero funesto
per i cieli), ecco, non è proprio il massimo. Se
poi è anche l'occasione per il battesimo del volo
di Leonardo, va a finire che non ci dormo per tre giorni
di fila e a Larnaca arrivo in stato catatonico e con lo
stomaco a pezzi.
Ma qui infine siamo, di nuovo in viaggio, una nuova bandierina:
welcome in Cyprus. Che è un po' come essere a Beirut,
un po' in Grecia, un po' in Russia, un po' in Turchia, un
po' a Brighton, vedete voi. Un discreto melting pot.
Fa caldo, c'è un bel vento. Il vino non è
male e, a quanto dice Leonardo, nemmeno il latte.
Il tempo di sistemarci e ci sentiamo i prossimi giorni.
N.B. Aereo = Lallo, nel linguaggio di Leonardo. Che,
per la cronaca, nella posizione di cui sotto è stato
solo venti minuti su tre ore di volo...
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Battesimo
del volo per Leonardo...
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La spiaggia
del nostro hotel a Larnaca
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Larnaca, San
Lazzaro
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Per uno come me (e dagli...), che possiedo più o
meno un archivio di cinquantamila fotografie scattate in
vent'anni di viaggi, essere fermi al primo rullino - più
qualche scatto con la piccola digitale - dopo quasi una
settimana in viaggio è davvero insolito. Non ho ancora
ben capito se è Cipro a non ispirarmi o questo nuovo
modo di viaggiare che distoglie completamente la mia attenzione
dal guardarmi attorno a caccia di scatti.
Cyprus, day 6, sistemati fra la baia di Makronissos ed Agia
Napa. La prima nuvola l'abbiamo vista il quinto giorno.
Parlo di qualche nuvola, non di cielo nuvoloso. Peraltro,
anche quella qualche nuvola se n'è andata
quasi subito nel corso della mattinata. Il cielo qui è
perennemente sereno e la luce serale è tagliente
e violetta come quella del deserto. Del resto siamo proprio
di fronte a Beirut e a pochi passi dalla Siria e dall'Egitto.
Fa caldo, sì, ma non è fastidioso. L'isola
è costantemente ventilata e il clima è perfetto.
L'acqua è quasi immobile e limpida, e Leonardo si
diverte come un pazzo con il suo salvagente a forma di cane.
Con calma, ci guardiamo un po' in giro. Leonardo impone
i suoi ritmi e non è esattamente come essere in viaggio
da soli. Ci siamo però organizzati perfettamente.
Macchina a noleggio
pronta ad attenderci all'aeroporto, naturalmente dotata
di seggiolino d'ordinanza e aria condizionata. Un paio di
apartments con cucinino, living room e lettino prenotati
ai due estremi dell'isola, qui
(dove ci troviamo ora) e qui
(dove trascorreremo la seconda parte della nostra permanenza
a Cipro), in modo da poter essere autonomi con pappe e biberon
e da garantire al piccolo viaggiatore quello spazio d'azione
che in una stanza d'albergo è impossibile avere -
e infatti, i primi due giorni a Larnaca
non sono stati facilissimi.
Poi, una paletta, un paio di formine, il salvagente di cui
sopra, un quaderno e una scatola di matite colorate, e il
gioco è fatto. Beh, non è proprio così
semplice, ma insomma. Ci stiamo provando.
Grandi spiaggiate a far buche nella sabbia e ogni tanto
in giro, su e giù per Cipro. Ad esempio qualche giorno
fa, a Lefkara e al monastero di Stavrovrouni, un anello
di un centinaio di chilometri nei dintorni di Larnaca.
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Kato Lefkara
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Kato Lefkara
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Poi oggi, in giro per l'estremità
orientale dell'isola, fino a toccare la Linea di Attila,
ovvero la linea verde presidiata dall'ONU che divide la Repubblica
di Cipro dal settore settentrionale occupato dalla Turchia...
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Il mare a
Green Bay, a sud di Protaras
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La chiesa
ortodossa di Deryneia
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Chiesetta
ortodossa a Frenaros
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La Linea
di Attila a Deryneia... Di qua non si passa!
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Il tramonto
da Capo Greco verso Agia Napa
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Agia Napa tutto sommato non è peggio di quello che
potrebbe essere. Viene descritta come una specie di Rimini
infestata dal tramonto all'alba da inglesi ubriachi e discoteche,
ma in fondo è come mille altri posti analoghi ed è
graziata da un mare davvero bello. E poi basta spostarsi qualche
chilometro lungo la costa, verso Capo Greco e Protaras, per
trovare un mare spettacolare, acque verdi e blu, trasparenti,
calde e immobili, e molta meno gente.
Vagabondando nell'entroterra, il territorio ondulato, a tratti
desertico, è punteggiato di mulini. A noi sembra di
essere in un qualunque posto del Medio Oriente. Potrebbe essere
Tunisia, potrebbero essere gli Emirati, potrebbe essere Libano.
Rilassante.
Finché non arrivi alla Linea di Attila. Deryneia
è surreale: qui è stata fermata l'avanzata dell'esercito
turco di occupazione. Trincee, torri di avvistamento dell'ONU,
bunker, filo spinato. Ogni tanto qualche incidente e ci scappa
il morto.
L'isola è davvero divisa in due: per dire, mi
aspettavo una sorta di frontiera fittizia con passaggi controllati
da una parte all'altra. Invece un tubo: si passa solo ad un
check point a Nicosia, la capitale. E solo in una direzione:
dalla Repubblica di Cipro ai territori occupati, con un permesso
massimo di otto ore. Chi arriva qui dalla Turchia non ha alcuna
possibilità di visitare i territori non occupati. Nicosia
(Lefkosìa) è l'ultima capitale al mondo ancora
divisa.
Dal view point di Deryneia si può gettare uno
sguardo oltre la terra di nessuno: al di là del filo
spinato e delle trincee sventola la bandiera turca, ma non
è il caso di tirare fuori il teleobiettivo per una
foto ad effetto...
Leonardo dorme sul suo seggiolino ancorato al sedile posteriore,
i vetri oscurati con un asciugamano affinché non soffra
il caldo. E' ora di portarlo a fare il bagno con il suo salvagente-cane
detto Bubu. Oggi abbiamo imparato il Geco... "Eco!"
Leonardo si è affacciato oltre il check point dell'ONU
un po' perplesso, ha preso la mano del suo papà e
ha così varcato il posto di controllo turco sulla
Linea Verde, inaugurando davvero il suo passaporto. Pochi
minuti dopo ha potuto anche ascoltare per la prima volta
il canto del muezzin che chiamava per la preghiera. Ma questo
ve lo racconto fra poco.
Prima, un paio di annotazioni. Numero uno: in oltre quindici
anni di navigazione sul web ancora mi mancava di vedere
Internet a gettone. Beh, qui a Macronissos (che si scrive
con la "c", e non con la "k" come ho
scritto nello scorso post) funziona così: c'è
un monitor, uno strano browser che è una specie di
MSIE modificato, un timer ed una fessura dove infilare una
moneta da mezzo Pound ogni dieci minuti. Se non infili la
tua monetina, *puff*, il browser si chiude e ti salta la
connessione. E, attenzione: non è che puoi ad esempio
infilare due monetine da venti ed un decino, o fare il pieno
per un'ora di navigazione. No, nella fessura puoi solo mettere
monete da mezzo Pound, una alla volta, ciascuna a tempo
debito. Se dopo la prima non ne hai altre, allo scadere
dei dieci minuti saluti la tua sessione.
Numero due: Nissi Beach, la prima spiaggia entrando ad Agia
Napa e peraltro una delle più fotografate e famose,
è un letamaio. Per dirla in altri termini: fa schifo.
Un tappeto infinito di lattine, bottiglie vuote, mozziconi
di sigarette, cartacce e sacchi di plastica, avanzi di vecchie
ciabatte da mare, asciugamani rotti ed ogni sorta di rumenta
immaginabile. Il tutto, in mezzo ad una teoria infinita
di cestini della spazzatura regolarmente vuoti. Aggiungete
una sparata di snack bar e ristoranti sulla spiaggia che
vi assordano con musica orrenda, centinaia di lettini tutti
incatenati fra di loro, tre o quattro mostri di cemento
bianco spacciati per hotel a dodici stelle e qualche migliaio
di turisti che parlano praticamente solo italiano ed inglese.
Infine, mettete il piede nel mare color verde corallo ed
osservate la sua bella trasparenza e la sabbia bianchissima
che disegna le dune sul fondale, scansando contemporaneamente
quel sacco di plastica che vi galleggia a fianco. Traetene
le conclusioni che volete.
Ci sono circa ottanta chilometri di bella e vuota autostrada
da Agia Napa alla capitale delle due Cipro, Nicosia. Che
comunque nessuno chiama così: i greco-ciprioti la
chiamano Lefkosia, i turco-ciprioti in modo più o
meno analogo: non posso scrivervelo perché mi mancano
i caratteri turchi. Quindi, da adesso in poi anche noi la
chiameremo Lefkosia e vorrei che qualcuno mi spiegasse perché
dalle nostre parti viene chiamata Nicosia.
A Lefkosia, ultima capitale al mondo divisa in due parti,
si trova l'unico varco transitabile attraverso la Linea
di Attila, che più propriamente qui viene chiamata
Linea Verde, come quella della Beirut di qualche
anno fa, per intenderci. Se non siete né greci, né
ciprioti, né turchi, potete avventurarvi attraverso
la zona cuscinetto controllata dall'ONU e conquistarvi il
visto di entrata nella Repubblica turca di Cipro.
Ora, checché ne dicano il CIGV
e il mondo intero, qui una frontiera c'é eccome e
d'altra parte nemmeno la Turchia considera la Repubblica
turca di Cipro un proprio territorio: semplicemente, è
l'unico Paese al mondo che le riconosce una propria sovranità
ed indipendenza. Quindi, per quanto ci riguarda noi considereremo
questo viaggio a Cipro come due
nuove bandierine distinte, non una. Del resto abbiamo
il visto sui passaporti!
Il Ledra Palace Hotel, nonostante il nome accattivante,
è un vecchio rudere crivellato di proiettili che
viene utilizzato dall'ONU come alloggio per i caschi blu
e punto di scambio diplomatico fra greci e turchi. Si trova,
ovviamente, nella zona cuscinetto di Lefkosia, in mezzo
al corridoio che attraversa la Linea Verde. Qui non è
possibile fotografare. A dire il vero, il divieto scatta
ben prima di avvicinarsi alla Linea, già al di fuori
dei bastioni veneziani che circondano l'intero centro storico
di Lefkosia e lungo i viali che portano verso il check point.
Parecchi cartelli sono lì a ricordarvelo, anche alcune
torrette di avvistamento e, a quanto pare, militari nascosti
un po' ovunque.
Beh, io uno scatto proprio sulla Linea Verde, davanti al
check point, ve l'ho rubato lo stesso:
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Lo scheletro
di un palazzo sulla Linea Verde...
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Per dire la verità, ne ho altre due di fotografie prese
sulla Linea Verde, lontano dal Ledra Palace Hotel. Lefkosia
è proprio divisa in due, esattamente come la vecchia
Berlino, e la curiosità sta nel fatto che da ciascun
lato è quasi impossibile vedere l'altro. Tutte
le vie che attraversano la Linea sono state murate, o chiuse
con filo spinato e barili arrugginiti. Attorno, case semidistrutte,
sacchi di sabbia alle finestre, militari più o meno
nascosti, atmosfera surreale e rovente, non fosse altro dovuta
al caldo torrido che ristagna fra i vicoli.
I palazzi (o meglio, quello che ne rimane) nella zona cuscinetto,
a quanto pare, sono minati. Queste sono state scattate di
fronte alle barricate sul lato greco-cipriota:
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Lungo la Linea
Verde...
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Bene, benvenuti in Europa. Anzi, nella Comunità Europea,
giacché la Repubblica di Cipro - quella vera - è
stata annessa lo scorso anno. Ora, vogliamo parlare dell'annessione
della Turchia? E, giusto per capire, se la Repubblica di Cipro
fa parte della Comunità, e se nessuno al mondo riconosce
la Repubblica turca di Cipro, com'è che quello stesso
nessuno non va a spiegare ai ciprioti del nord che anche loro,
in teoria, sono cittadini europei?
A proposito: davanti al posto di controllo turco, oltre il
check point del Ledra Palace Hotel, troneggia un cartello
fin troppo esplicito. Recita, più o meno: "Benvenuti
nella Repubblica turca di Cipro. Per sempre."
Nel senso della sovranità, naturalmente.
In ogni caso, nulla da dire: varcata la Linea Verde, e agganciata
ovviamente e quasi immediatamente la rete TurkCell, il GPRS
riprende a funzionare perfettamente anche sul cellulare. Cento
metri più a sud te lo sogni. Al massimo, ti becchi
Internet a gettoni.
Leonardo prosegue la sua visita, talvolta per mano alla sua
mamma, talvolta al suo papà. Sul passeggino, proprio,
non se ne parla, nonostante i probabili quasi quaranta gradi
all'ombra. Unica richiesta: una biberonata di latte turco.
La mamma provvede al primo spaccio. Intanto, lui fa amicizia
con i bambini turchi...
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Leonardo e
il suo papà...
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Fra l'altro, queste due foto introducono una considerazione
fondamentale: a Lefkosia, come del resto in quasi tutte le
città del mondo, salvo eccezioni è quasi impossibile
scattare fotografie orizzontali. Tanto per dire, venite un
po' con noi per le vie di Lefkosia Nord, capitale della Repubblica
turca di Cipro:
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Il mercato
di Arabahmet, Lefkosia Nord
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Moschea di
Selimiye, Lefkosia Nord
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Beh, un paio di scatti orizzontali fra le vecchie case in
stile veneziano di Lefkosia li ho fatti, giusto per metterli
qui risparmiando un po' di spazio. I loro gemelli verticali
sono più belli, ma li troverete a tempo debito nell'archivio
fotografico:
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Per le vie
di Lefkosia Nord...
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...e per quelle
di Lefkosia Sud
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E' stata una lunga maratona, come non facevamo da tempo. La
Linea Verde divide davvero due mondi lontanissimi, eppure
gemelli. Al di là, il tempo sembra essersi fermato
a trenta, quarant'anni fa, e l'atmosfera è tipicamente
medio-orientale, avvolta dal canto dei muezzin e immancabilmente
caratterizzata dai minareti delle moschee. Di qua, la nuova
Lefkosia è sfacciatamente occidentale, con i suoi viali
trafficati, la Borsa, i palazzi di vetrocemento, le auto tedesche
di grossa cilindrata, i bar, i negozi di souvenir e le cartoline.
Beh, quelle noi le abbiamo trovate anche di là, e di
là le abbiamo spedite.
Riattraversando il check point a rovescio non posso fare a
meno, ancora una volta, di osservare che nel mondo che qui
si trova al di là del filo spinato, io, mi sento come
sempre perfettamente a mio agio. Del resto, anche Leonardo
a quanto pare non ha avvertito alcuna differenza. Tranne quella
manina tesa all'improvviso, appena superata la sbarra davanti
allo scheletro del Ledra Palace Hotel.
Tranquillo, Leo, sei con il tuo papà e la tua mamma.
Quasi mille chilometri di strade cipriote ormai alle spalle,
qualche centinaio di nuove fotografie pronte per l'archivio
di casa - che mi riportano in media - e da ieri nuovo campo
base a Pafos, settore sud-occidentale dell'isola.
Ne abbiamo combinate, questi giorni a zonzo.
Intanto, però, un po' di errata corrige: 'sta storia
di Macronissos, o Makronissos, non è affatto chiara.
Ognuno lo scrive come cavolo gli pare. Quindi, per quanto
mi riguarda mi riallineo alla kappa. E poi chissenefrega,
tanto ormai siamo a Pafos.
Secondo: ritiro tutto quello che vi ho detto fino ad oggi.
Per caso - ma davvero assolutamente per caso - abbiamo scoperto
che non solo c'è un altro varco aperto nella Linea
di Attila, non solo è aperto a tutti - turchi, ciprioti,
altri bipedi e gatti - ma si può addirittura passare
con l'auto a noleggio e scorrazzare per tutto il tempo che
si vuole in territorio nemico. Noi, non solo lo abbiamo
fatto, ma ci abbiamo proprio dato dentro.
Fatto sta che se provate a chiedere a un qualunque cipriota
del sud se sia possibile attraversare la Linea, fingerà
di non saperlo, o negherà, o cambierà discorso.
A noi, almeno, è successo così. Finché
per caso - e anche per sentito dire da qualcuno al tavolo
di un ristorante - abbiamo imboccato una strada che costeggia
a lungo la Linea fra torrette di avvistamento, postazioni
ONU e bunker turchi che si fronteggiano a cinquanta metri
di distanza, corsie di filo spinato, cartelli minatori tipo
non fotografate, non fermatevi, non parlate, non respirate,
non fate un accidente di niente che sennò vi spariamo,
abbiamo attraversato un'esagerata base militare inglese
fra cartelli tipo non fotografate, non fermatevi e bla bla
bla, e seguendo l'unica indicazione Famagusta esistente
in tutta la Repubblica di Cipro siamo arrivati davanti ad
una sbarra dell'ONU dove, senza battere ciglio, ci hanno
fatto passare. Idem (quasi) alla sbarra turca cento metri
più avanti... E per magia tutta Cipro si è
così spalancata davanti al nostro paraurti (e, per
la precisione, davanti a tutte quelle decine di turisti
che lo sapevano e a tutti quei ciprioti di entrambi i fronti
che passano tranquillamente avanti e indietro tutti i giorni
giurando di ignorare se sia possibile farlo...)
A quanto sembra di capire, da un anno a questa parte, con
l'entrata della Repubblica di Cipro nella comunità
europea e a fronte dell'analoga richiesta della Turchia,
qualcuno ha pensato bene che fosse il caso di iniziare a
esercitare la sottile arte della diplomazia. Così,
sfruttando il passaggio della Linea di Attila all'interno
di una delle zone dell'isola a sovranità britannica
(già, perché alcuni pezzi di Cipro non sono
né greco-ciprioti, né turco-ciprioti, né
sotto il controllo dell'ONU, ma appartengono a Sua Maestà...)
è stato aperto ufficialmente un varco accessibile
ventiquattr'ore a chiunque nei due sensi.
Questa versione dei fatti, naturalmente, vale fino a che
non troveremo il prossimo check point transitabile.
Quindi, passaporto in mano, 20 pound per un pezzo di carta
scritto in turco che dovrebbe essere un'assicurazione provvisoria
per circolare con l'auto oltre la Linea (e meglio che il
vostro noleggiatore sud-cipriota non venga mai a sapere
che gli state portando di là la sua macchina...)
e fine della storia: avete conquistato il vostro secondo
visto di ingresso nei territori occupati, o Repubblica turca
di Cipro che dir si voglia, e oplà, siete nuovamente
oltre il filo spinato. Questa volta, però, uno scatto
proibito non l'ho fatto. Non è che l'atmosfera, lipperlì,
ìstighi proprio a rischiare.
E dunque, eccovi una bella carrellata su queste giornate.
Si parte con Pyla, unico villaggio in tutta l'isola che
si trovi all'interno della buffer-zone dell'ONU,
proprio sulla Linea e aperto a tutti, dove turchi e greci
convivono in pace e serenità, e dove potete vedere
automobili immatricolate in entrambi i territori. Nell'unica
piazza si fronteggiano un ristorante greco, un bar turco
e gli uffici dell'ONU. Sembra di essere all'Ok Corral all'una
del pomeriggio e da un momento all'altro vi aspettate che
saltino fuori Clint Eastowood, Lee Van Cliff e Gian Maria
Volonté. Invece, solo qualche mosca che ronza e lo
smarmittare del motorino di uno scugnizzo locale.
Naturalmente, in tutta l'area è vietato fotografare
e quindi, proprio per questo, vi regalo le due cose più
proibite:
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Il posto di
controllo dell'ONU nella piazza di Pyla...
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Il confine
della buffer-zone ONU a Pyla
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Vi ricordate, poi, che vi parlavo di mulini disseminati un
po' dappertutto in questa regione? Da queste parti l'orizzonte
ne è davvero pieno:
E sì, ogni tanto facciamo anche un po' di mare. Siamo
tornati dalle parti di Capo Greco con un po' più di
calma e tempo a disposizione:
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Le Sea
Caves di Capo Greco
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Capo Greco...
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...e i soliti
tramonti da Capo Greco verso Agia Napa
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Tornati quindi nella Cipro turca, ci siamo immediatamente
fiondati nella penisola Karpas, che a quanto pare è
la zona più selvaggia e bella dell'isola. Qui nidificano
le tartarughe di mare e l'elettricità non è
ancora arrivata dappertutto. Un paio di scatti lungo la strada
e confermiamo: terra splendida, mare altrettanto.
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Yesilköy
(Agios Andronikos)
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Yenierenköy,
capoluogo della penisola di Karpas
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E poiché in fondo un po' di cultura non fa mai male,
ancora sul fronte turco non poteva mancare un salto alle rovine
dell'antica città di Salamis, uno dei siti archeologici
più importanti di Cipro:
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Le rovine
di Salamis
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Particolare
di una pavimentazione a Salamis
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La città più importante in territorio turco
è senza dubbio Famagusta. Qualcuno ha scritto che sembra
un po' Dresda dopo i bombardamenti subìti durante la
Guerra Mondiale. Certo è che le rovine abbandonate
delle grandi cattedrali cristiane, alcune delle quali trasformate
in moschee, creano un paesaggio piuttosto curioso e a tratti
surreale. Il centro storico all'interno dei bastioni veneziani
una visita la merita. Inoltre, la cittadina è tranquilla,
piacevole, e naturalmente permeata di atmosfera un po' mediorientale.
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Le rovine
di una cattedrale gotica nel centro di Famagusta
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Lala Mustafa
Pasa, cattedrale gotica convertita in moschea
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Per le vie
di Famagusta
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Terminate le scorribande nel settore turco (per ora?) abbiamo
fatto i bagagli e siamo ripartiti, spostando il nostro campo
base da Agia Napa a Pafos, quasi 200 km a ovest, all'altra
estremità dell'isola. Durante il trasferimento ne abbiamo
approfittato per sostare in alcune delle località più
note quaggiù, soprattutto a Kourion e presso Apollo
Ylatis, dove si trovano i siti archeologici più interessanti
di Cipro.
Ora, queste soste hanno confermato la nostra predilezione
(?) per visitare sassi e rovine sempre e comunque nell'orario
più infernale possibile: fra mezzogiorno e le tre del
pomeriggio. Che qua vuol dire andare a zonzo con circa quaranta
gradi, assenza quasi totale di ombra, un sole che ti spacca
in due e polvere, polvere, polvere e sabbia ovunque. Te la
senti in gola per giornate, dopo. Di più, di questi
tempi c'è anche un passeggino che qui va spinto su
tracce degne della Parigi-Dakkar, cercando contemporaneamente
di scattare fotografie con due macchine fotografiche e con
la peggior luce che uno possa andarsi a cercare nell'arco
delle ventiquattr'ore.
Tutto questo, a lui, sembra scivolare addosso. Il passeggino
non lo degna di uno sguardo, tanto glielo portano in giro
il papà e la mamma. In compenso corre dappertutto,
raccoglie ogni genere di sassi e legnetti, si rotola senza
sosta nella polvere, mette in bocca una gran varietà
di potrebbero raccolti per terra ( potrebbero
essere sassi, potrebbero essere vetri, potrebbero
essere rifiuti di ogni genere, insetti, ecc.).
Nel caos di cui sopra, io riesco a mettere insieme queste:
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I bei mosaici
di Kourion
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Le rovine
di Kourion
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La costa meridionale
presso Kourion
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Poco prima di arrivare a Pafos, ultima sosta rigeneratrice
di questa lunga giornata di trasferimento: ci aspettano un
bagno ed una birra a Pissouri, piccola oasi di tranquillità
frequentata perlopiù dal turismo locale, e qualche
fotografia a Petra Tou Romiou, i bei faraglioni a circa 20
km da Pafos. Naturalmente ci arriviamo troppo presto per le
classiche fotografie da tramonto in cinemascope che qui vanno
per la maggiore sulle cartoline, ma troppo tardi per non essere
in pieno controluce...
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Petra Tou
Romiou (faraglioni e spiaggia di Afrodite)
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Qua il mare è molto diverso dal versante orientale
di Cipro e da Agia Napa, è un po' più "ligure":
va subito giù, è un po' più freddo e
le spiagge sono soprattutto sassose. L'acqua, comunque, è
sempre da oscar della bandiera blu.
E' ormai ora di cena quando parcheggiamo davanti alla nostra
nuova casa a Kato Pafos. Niente niente male, anche se il luogo
è molto diverso da come lo attendevamo. Ma di questo
vi racconterò al prossimo giro...
Monastero di Kykkos, una delle perle di Cipro, situato
a circa 1.300 metri di quota nei monti Troodos occidentali.
Per arrivarci, una delle strade per le quali i Troodos sono
celebri: tornanti, tornanti, curve, curve, tornanti, tornanti,
qualche tratto di sterrato, se proprio vuoi andarti a conquistare
il monastero attraversando la Valle dei Cedri. In ogni caso,
non più di venti all'ora di media: prima, seconda,
prima, seconda, prima, seconda... terza! Poi di nuovo seconda
e prima. Per almeno due o tre ore, partendo dal mare.
Quando arrivi a Kykkos i gomiti ti fanno male e il piede
sulla frizione è ormai crampizzato. E questo è
solo l'aperitivo, se vuoi visitare i Troodos e i loro famosi
monasteri bizantini, patrimonio mondiale sotto la protezione
dell'Unesco.
Parcheggio del monastero di Kykkos, dunque. Quasi un pellegrinaggio,
certamente un luogo un po' mistico, immerso nella foresta
di Pafos: conifere a perdita d'occhio e stenti a credere
di essere ancora a Cipro, mentre la circolazione torna a
scorrere normalmente nel tuo piede sinistro. Fa persino
fresco e ti accorgi di essere davvero in montagna.
Nel parcheggio del monastero di Kykkos c'è il consulente.
O meglio, il Project Manager. E' in bermuda bianchi e t-shirt,
è con la moglie e i tre figli, e ha noleggiato un
SUV all'Avis, pagandolo un prezzo da incubo rispetto alle
migliaia di utilitarie che circolano per l'isola noleggiabili
presso uno qualunque degli infiniti rent-a-car locali -
che fra l'altro si possono contattare anche via web. Ma
il nostro amico esibisce a tutti la sua tessera Avis ed
è chiaro che così "fa punti" e allo
stesso tempo si sente tutelato.
Il Project Manager si aggira per il parcheggio del monastero
di Kykkos, monti Troodos occidentali, isola di Cipro, Mar
Mediterraneo orientale, con l'auricolare infilato nell'orecchio
e il palmare in mano, sbraitando come un deficiente con
qualche suo collega in Italia e mettendoci tutti al corrente
- noi, i monaci e tutti gli altri turisti arrampicatisi
fin quassù alla faccia del mare blu cobalto che risplende
milletrecento metri più in basso - del fatto che
ci vuole una stagista. O " il cazzo che vuole"
il suo collega, basta che il cliente sia soddisfatto, ché
il 13 ottobre il progetto deve essere terminato. Sì,
il 13 ottobre, non domani.
Ecco, ora io ci tenevo a farvi sapere questa cosa, perché
evidentemente lui ha ritenuto molto importante che lo sapessimo
tutti noi. Vorrei anche dirvi che più o meno erano
le 11.30, perché poi lo abbiamo sempre avuto fra
i piedi fino a quando siamo usciti dal monastero di Kykkos,
ore 13.30 circa. E lui non si è mai, mai, mai staccato
dal telefonino, chiamando almeno altre dodici persone per
chiacchierare del più e del meno, ma sempre di lavoro,
comunque. Ovviamente, tutte telefonate del tutto inutili.
Dentro al bellissimo museo bizantino, silenzioso, quasi
buio, avvolto da una lieve musica in sottofondo di antichi
cori gregoriani, lui è sempre al telefonino ("Scusa
Franco, ma sono dentro un 'coso' ortodosso, ti sento male").
Dentro all'abbazia, che è un trionfo di colori, mosaici,
affreschi e ori, lui è sempre al telefonino ("Senti,
non dirglielo però a Luca, tieniti per te questa
cosa, è una confidenza che faccio giusto a te...").
Dentro ai corridoi affrescati, dentro al cortile interno,
sotto al campanile, lui è sempre al telefonino, incazzato,
e si trascina annoiato ed infastidito dietro alla moglie.
Lei lo ignora palesemente e, Lonely Planet alla mano, pazientemente
spiega ai tre figli la storia del monastero.
L'idiota, che a quanto pare ritiene che il mondo non possa
andare avanti senza la sua illuminata guida, chiude una
telefonata e mentre fa il numero successivo esclama: "Oh,
ragazzi, bello 'sto museo eh? Valeva la pena, vero, venire
quassù con il papà?"
No, cretino. Non valeva proprio la pena. Potevi rimanertene
a casa a lavorare (meglio, a spaccare i maroni a quei poveri
disgraziati che hanno la sfiga di lavorare con te), risparmiando
a tua moglie e ai tuoi figli questo tuo vergognoso spettacolo.
E quindi, ecco a voi il favoloso monastero di Kykkos:
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Kykkos Monastery
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Affreschi
e mosaici all'interno del monastero di Kykkos
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Particolare
di un mosaico a Kykkos
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Particolare
di un affresco
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Oh se ne maciniamo, di chilometri! La nostra Ford Laser -
noleggiata da un improbabile superdiscounted-rent-a-car
pescato su Internet, è ormai la macchina più
sfiancata e sporca dell'intera Cipro. Il fatto è che
adesso stiamo facendo sul serio e l'area dove ci troviamo
è la più ricca dell'isola di monumenti, siti
archeologici e bellezze naturali. Lo sa bene anche il nostro
amico pescatore di spugne a Pafos, che ha un qualche parente
in Sicilia che fa lo stesso mestiere:
Pafos è il luogo più caldo che abbiamo trovato
fino ad oggi. Per dirla tutta, le quattro ore (sempre fra
le undici e le tre del pomeriggio) trascorse presso gli scavi
archeologici a visitare i famosi mosaici del IV secolo d.C.
e le Tombe dei Re (III secolo a.C - III secolo d.C.), altro
patrimonio dell'umanità censito dall'Unesco, sono state
una delle esperienze più dure della mia vita, quasi
al pari di Angkor in periodo monsonico e Kuala Lumpur ad aprile:
non meno di 35°, umidità a palla, sole a picco
sulla scatola cranica, non un filo d'ombra e la pietraia infinita
degli scavi, disseminata su una superficie di qualche chilometro
quadrato.
Ora, mentre noi due spingevamo a turno il passeggino in questo
inferno dantesco fra passaggi alpinistici di terzo grado,
rintanandoci di tanto in tanto nei cubicoli sotterranei delle
tombe elleniche per scampare alla superficie rovente, il piccolo
archeologo Leonardo, ricoperto da una pàtina di polvere
di almeno tre millimetri, correva su e giù per tutti
gli scavi, raccogliendo sassi e legnetti, ridendo eccitato
e urlando buco, buco!! In effetti, come dargli
torto...
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I famosi mosaici
della Villa di Dioniso, Pafos
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Le Tombe dei
Re a Pafos, patrimonio dell'Unesco
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Pafos è anche il punto di partenza per visitare la
penisola Akamas, un lembo di Cipro dove vengono a riprodursi
le tartarughe marine, un paradiso terrestre accessibile solo
al prezzo di chilometri e chilometri di sterrato impegnativo,
o di qualche tratta asfaltata talmente tortuosa da avvolgersi
su se stessa. Il mare della penisola Akamas è turchese
e blu, profondo, bellissimo. Attraversiamo questa estrema
punta dell'isola in un paio di tornate, una prima volta tornando
da Kykkos attraverso la Tylliria, una regione montuosa interamente
ricoperta di conifere e completamente disabitata, ed una seconda
grazie ad un lungo anello Pafos-Pafos che ci porta nei remoti
villaggi delle alture di Akamas, fino alla selvaggia baia
di Lara.
La nostra Ford Laser ne esce sufficientemente impolverata
e con le gomme più o meno distrutte. Miracolosamente,
nonostante il fondo rasoterra e alcune buche che ci hanno
quasi inghiottito (Leonardo, allarmato: "Buco, buco!!"),
la coppa dell'olio ha tenuto...
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Penisola Akamas,
baia di Lara
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E a proposito di Tylliria, davvero nulla e nessuno in questa
regione dove guidi per ore e ore senza incrociare un'anima,
un'auto o vedere una casa sull'orizzonte sconfinato. Proprio
qui abbiamo nuovamente toccato la Linea di Attila, cercando
di entrare nell'enclave turca di Kokkina e di sconfinare anche
su questo versante dell'isola, seguendo la deserta strada
litoranea che punta verso nord. Ci siamo trovati così
davanti a una linea di filo spinato che scende dalle montagne
e chiude il passaggio fino addirittura in riva al mare, protetta
ovunque da torrette di avvistamento in cima alle quali sono
sbucati, all'improvviso, alcuni militari che hanno evidentemente
iniziato ad occuparsi di noi. Vista l'aria, prudentemente
abbiamo invertito la rotta e ci siamo allontanati fischiettando...
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Fra le disabitate
montagne della Tylliria
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La signora bene di Milano, seduta al ristorante nel tavolo
a fianco al nostro, posa la sua copia del Corriere di tre
giorni fa - prezzo attorno ai 4 euro - si alza e si presenta:
"Buonasera, meno male, altri italiani in questa maledetta
colonia di inglesi."
Ci guardiamo attorno un po' perplessi: per dire la verità,
signora, qua non ci sono altro che tedeschi e ciprioti, gli
inglesi stanno all'altro capo dell'isola, circa duecento chilometri
ad est. Ma non sottilizziamo, né glielo diciamo.
La signora bene vuole assolutamente attaccare bottone e fraternizzare
con gli altri italiani: "Certo che non se ne può
più di questa cucina così speziata, vero?"
Per un attimo credo che Emanuela scoppi a riderle in faccia,
ma invece si trattiene. Stiamo mangiando qualcosa tipo spiedini
di pollo - praticamente asciutti.
Per dirle la verità, signora, cucina speziata
è quella indiana, o quella iraniana forse, e comunque
le consiglierei un mesetto a base di montone e patate in Mongolia.
La signora bene e il di lei marito (che è in camera
a dormire) sui Troodos non ci sono stati. Sapete com'é,
la macchina non l'abbiamo presa, e poi si dice, si dice, ma
alla fine non si fa mai nulla e il tempo è quello che
è.
Il mattino dopo la ritroviamo a colazione, annoiata, con la
sua copia della Gazzetta dello Sport, suppongo del mese scorso.
Certo è che i Troodos sono straordinari. Distanze brevissime
ad occhio nudo che diventano ore di auto su nastri interminabili
di curve e tornanti che si avvolgono uno sull'altro: non più
di quaranta chilometri in linea d'aria sono diventati, per
noi, una traversata di oltre duecento per una decina di ore,
soste comprese. Conifere a perdita d'occhio e panorami infiniti,
dalle spiagge fin quasi ai duemila metri di quota del Monte
Olimpo, dove da gennaio a marzo si scia - davvero - con vista
mare.
Non ci credete?
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Troodos,
nei pressi degli impianti da sci...
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Ci siamo stati sulla vetta del Monte Olimpo. O meglio, qualche
metro sotto, poiché come al solito anche quassù
gli inglesi hanno piazzato una base militare. Ho guidato al
di sopra delle nuvole.
I monasteri bizantini del Troodos te li sudi tutti, uno per
uno. Molti non sono facili da trovare nel labirinto delle
incredibili strade che si arrampicano fin quassù, altri
sono spesso chiusi e devi andarti a cercare le chiavi presso
un custode che solitamente abita in qualche paese vicino.
Una decina di questi straordinari ed unici luoghi di culto
di epoca medievale sono stati dichiarati patrimonio mondiale
dell'umanità dall'Unesco. Non c'è quasi alcun
turista qui, le carovane si fermano a Kykkos, i pullman non
ce la fanno, le auto a noleggio vanno altrove a cercar spiagge.
E' un paradiso questo, un vero viaggio.
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Monastero
di Agios Ioannis Lampadistis, Troodos
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Monastero
di Agios Nikolaos tis Stegis, Troodos
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Ciò che purtroppo, però, non posso mostrarvi
sono gli incredibili affreschi che rivestono interamente
le pareti interne dei monasteri. Finissima arte medievale
bizantina nascosta all'interno di queste architetture disperse
nei boschi che, viste dall'esterno, sembrano più
dei fienili che luoghi di culto unici al mondo.
Non si può fotografare all'interno, in nessuno di
essi. Il segreto degli straordinari colori che accendono
queste mura te lo porti a casa solo con gli occhi ed al
più un paio di vecchie cartoline. Peccato, davvero.
Ma per voi. Veniteci.
Il contachilometri del nostro bolide ne segna ormai quasi
milleottocento e va anche detto che a Leonardo i circa quattrocento
chilometri spesi fra le curve del Troodos non sono proprio
piaciuti del tutto, sebbene se ne sia dormiti parecchi.
Ma direi che ha superato la prova alla grande, riempiendoci
la macchina di sassolini e legnetti raccolti un po' ovunque.
E dunque, dopo un'ultima spiaggiata totale a Coral Bay,
nei dintorni di Pafos, abbiamo girato la prua nuovamente
per far rotta verso est e tornare a Larnaca.
Per quanto mi riguarda, è una rotta che torna diretta
a Maranello...
Nota 1: Ci sono dei post che è destino non vadano
in onda quando devono andarci... Questo era pronto il 3
settembre al nostro ritorno dai Troodos. Da allora, per
un motivo o per l'altro, non sono riuscito a metterlo in
linea e ho continuato ad aggiornarlo a Pafos, e poi ancora
a Larnaca. Poi, ieri mattina, un volo Cyprus Airways ci
ha riportato infine a casa.
Non volevo postarlo da Milano quest'ultimo pezzo maledetto,
ma non ci sono riuscito, nemmeno ieri mattina dall'aeroporto...
E vabbè, al diavolo tutta la tecnospazzatura che
mi porto dietro e al diavolo Cytagsm e Vodafone.
Nota2: il Cyprus Weekly riportava qualche giorno fa la notizia
che da questa settimana sono cinque i check point che permettono
di attraversare la Linea di Attila. Il Ledra Palace a Lefkosia
rimane transitabile solo a piedi. Altri tre, fra cui quello
che abbiamo utilizzato noi la scorsa settimana, sono stati
aperti nell'aprile 2003.
Nota finale per Francesco: quando andiamo a farci una settimana
bianca nel Troodos? Giornaliero e tuffo tardo-pomeridiano
in mare, pare un classico qui...
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