Mica
scherzavano.
Puonciorno zignori i zignori, zono il fostro komantante,
penfenuti a porto ti kuesto airoplano tornier trecentofentotto
kon testinazione Zagreb (giuro). Che poi, fosse solo
per il cugino del Barone Rosso. Il problema è che
quello blatera, io guardo fuori dall'oblò e, mentre
le eliche iniziano a girare e a mandare l'intera fusoliera
in risonanza, osservo con raccapriccio lo stato del motore
proprio sul mio lato. E penso che forse, tutto sommato,
con un Antonov bulgaro mi sarebbe andata meglio.
Sopravvivo, sì, anche al panino alla bresaola e caprino
servito in volo alle nove del mattino. Ed è così
che con una bella picchiata degna delle Tigri Volanti, che
ci porta in cinque minuti da quota settemila a duecento, il
nostro mi scodella in un caldo lunedì mattina a Zagreb,
Croazia. Dove, per la cronaca, all'aeroporto 'sti qua ti timbrano
ancora il passaporto.
Ad onor di statistica annoto che all'aeroporto di Zagabria,
di lunedì mattina ore 11.10, si contano all'appello:
un Tupolev dell'Aeroflot, un turboelica battente bandiera
sconosciuta, forse aliena, un piper arrugginito ed il nostro
già leggendario ed inquietante Dornier 328. Per dire:
in classifica, quelli fichi saremmo noi.
Il solito tassista baffone locale mi aspetta con il solito
cartello (è un periodo che agli aeroporti trovo ad
aspettarmi sempre tassisti con i baffoni), mi carica, mi dice
un paio di parole in serbo-croato stretto, una delle quali
suona tipo
òffiz, tiro a indovinare e dico
yez,
e c'azzecco, perché in effetti mi porta in ufficio.
Zagreb òffiz, ultima tappa di questa tourné,
per ora.
Va detto che lo Zagreb òffiz ben si presta ad un po'
di fotoblog sperimentale, trovandosi nel solito nuovo complesso
acciaio e cristallo. In pausa caffè mi affaccio alla
finestra dell'ottavo piano e scatto a casaccio qua e là.
Sai mai che queste rimangano le uniche testimonianze del mio
rapidissimo passaggio da queste parti. E poi qualche foto
a Zagreb già l'ho fatta
un
paio d'anni fa.
Al solito, anche questa volta telefonino e via. Averla, la
fida Canon...
E invece no. Per una volta Gianluca ed io esauriamo la fila
di riunioni e di appuntamenti ad un'ora decente. Albergo abbastanza
centrale (
questo,
per la cronaca, bello bello) e dunque possiamo chiudere la
nostra giornata con due passi nell'isola pedonale e un paio
di birre.
Zagabria è più o meno come la ricordavo, non
fosse che l'ultima volta c'eravamo stati d'inverno. Qualche
bel pub, qualche locale interessante, vita discreta alla sera.
Rimane più che altro una tappa da
touch and go
sulla rotta per Belgrado.
Poiché i voli diretti da/per Milano da/per Zagreb (con
qull'affare lassù) sono solo al mattino, non possiamo
rientrare fino a domani. Poco male. Non che del resto muoia
dalla voglia di riaffrontare la vasca da bagno ad elica di
cui sopra.
Non fosse che ho la macchina alla Malpensa, un pensierino
a rientrare in Italia in monopattino, piuttosto che risalire
su quel coso, lo farei davvero. Mica per altro, è che
io la bresaola proprio la odio.