4 gennaio. Anche quest'anno metterò nell'album
dei ricordi la mia solita multa straniera per divieto di
sosta: 540 corone. Ora, bisogna dire che il nostro albergo
è in pieno centro storico e non ha garage. A Copenhagen
parcheggiare nel centro storico è praticamente impossibile:
vietato ovunque, a parte nelle rare zone delimitate e tariffate
a parchimetro selvaggio. Ma se arrivate di sera, non avete
una corona e alla reception dell'albergo vi fanno gentilmente
intendere che potete arrangiarvi, come pensate di regolarvi?
Poiché in camera l'auto non ci sta, lasciate l'auto
nelle zone delimitate senza pagare.
Risultato: tempo mezz'ora e vi portate a casa come souvenir
la vostra bella multa. Con preghiera stampata in italiano
(sic!) di pagare entro dieci giorni e coordinate bancarie
internazionali nel caso pensaste di tornare a casa prima...
Vabbè, la inserisco nella Lonely Planet come segnalibro.
Ed anche in Danimarca mi toccherà tornare, nel caso,
con un'altra macchina.
Copenhagen è certamente la tappa più gelida
di questo viaggio. Curioso: non c'è praticamente
neve e la temperatura si aggira attorno allo zero, ma oggi
l'umidità ti entra nelle ossa e a tratti arriva dal
mare qualche soffio d'aria tagliente che ti smorza un po'
l'entusiasmo.
Traffico in centro a Copenhagen pari a zero: e ti credo,
volano più multe che piccioni, per non parlare delle
rimozioni forzate per i più sprovveduti.
Densità di italiani a Copenhagen, come sempre, maggiore
di quella degli autoctoni. Ne ho persino visti con la guida
verde del Touring: ma esiste ancora? La cosa incredibile
è che ci sono ancora le comitive di ragazzini che
vanno a cercar l'hashish libero a Christianshavn, o che
vengono qui perché "si ciula". Beh, risparmiatevi
il viaggio: è una leggenda urbana e le danesi, credetemi,
ne avevano le tasche piene già vent'anni fa degli
italiani che cercano di rimorchiarle nei locali e per le
vie del centro di Copenhagen. Quanto a Christianshavn, ormai
è più o meno come se vi aspettaste di trovare
ancora i capelloni a Woodstock. Aggiornatevi (nel senso:
trovate probabilmente quello che cercate, allo stesso modo,
anche a Milano).
Per il resto, Copenhagen è sempre lei, quasi immutata.
C'è la metropolitana adesso, che magari a qualcuno
di voi che c'è stato di recente sembra ovvio, ma
erano un bel po' di anni che io non me la giravo. Ci sono
stato l'ultima volta nel 2000 per lavoro, sotto Natale:
come a dire, in quell'occasione non ho visto un tubo tranne
l'hotel, l'ufficio e l'albero in piazza. L'ultima visita
vera e propria, ad occhio, la daterei nel 1989. Che non
è esattamente dietro l'angolo, e mi viene anche un
po' la pelle d'oca a pensarci.
Me la sono rifotografata lo stesso, nonostante il tempo
uggioso. Ci ho rimesso qualche dito per il freddo, ma almeno
ho qualche scatto aggiornato. Sono certo che, una volta
a casa, mi accorgerò di avere fatto le stesse identiche
foto di vent'anni fa.
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Postcards
from Copenhagen
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La Sirenetta,
simbolo di Copenhagen
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Nota: sono stato a lungo indeciso se mettervi qui lo scatto
della Sirenetta con la carovana di russi che l'abbracciava
sventolando una bandierina danese; o quella dei giapponesi
in tuta antigelo supertecnica; o quella degli italiani in
gita con pentole e guida verde del Touring in primo piano.
Alla fine ho optato per una più classica immagine da
cartolina...
Partiamo da Copenhagen il 5 gennaio a metà mattinata
e decidiamo di variare un po' il giro del ritorno (in fondo
non ne abbiamo fatti
moltissimi, di chilometri...).
Così, invece di prendere la scorciatoia e far nuovamente
rotta verso il traghetto per Puttgarden, optiamo per un tour
completo delle autostrade danesi e rientriamo interamente
via terra, allungando l'itinerario di duecento chilometri
circa... e che volete che sia quando ormai la previsione finale
si aggira sui seimila in dieci giorni...
In questo modo riusciamo a passare per l'incredibile ponte
di 24 km che collega le due isole principali della Danimarca,
Siælland, dove si trova Copenhagen, e Fyn, l'isola di
Odense: un emozionante capolavoro di ingegneria, almeno tanto
quello che avevamo affrontato all'andata fra Copenhagen e
Malmö.
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Il ponte di
24 km fra Siælland e Fyn, in Danimarca
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Verso le dieci di sera siamo alle porte di Monaco di Baviera:
1.200 chilometri in nove ore, con solo un po' di fiocchi di
neve fra Hannover e Kassel.
Un motel lungo l'autostrada, altri quattrocento chilometri
scarsi il 6 gennaio fra le nevi che ricoprono la Baviera e
l'Austria, ed eccoci a rivarcare a rovescio la frontiera al
Brennero con un bel sole... Parcheggerò domani pomeriggio
a casa con più di 5.600 chilometri alle spalle.
Ora, mi rimane un ultimo interrogativo, che poi mi faccio
ogni volta che torno da una maratona europea del genere: com'è
che ho guidato per oltre cinquemila chilometri, attraverso
quattro Paesi, su autostrade completamente gratuite (con l'unica
eccezione della solita
vignetta in Austria), senza
comunque mai incontrare un casello, una coda, dei lavori in
corso più lunghi di un paio di chilometri (e comunque
potrei contarli sulle dita di una mano), viaggiando in Germania
per lunghi tratti alla media di 180 km/h in mezzo a un traffico
rado e regolare, attraversando in ora di punta e di giorno
feriale città come Amburgo in quindici minuti, Stoccolma
in venti, Monaco di Baviera in altri venti, uscendo alle dieci
di giovedì mattina dal centro di Copenhagen in dieci
minuti e ritovandomi direttamente in autostrada, senza dover
mai fare in dieci giorni una frenata brusca, una manovra di
emergenza per evitare un imbecille, senza che nessuno mi abbia
mai fatto i fari, senza che nessuno mi si sia mai incollato
al culo come un deficiente, senza trovare un autogrill con
i cessi meno che brillanti, self-service e tavole calde per
sedersi, distributori con l'acqua calda per pulire i vetri,
senza aver mai visto qualcuno infrangere i limiti di velocità
- con oltre tremila chilometri di Germania dove il traffico
medio in terza corsia viaggia a duecento ed in seconda a centosessanta...?
E com'è che appena varcata la frontiera, dopo aver
pagato il mio pedaggio autostradale, ho beccato subito dei
lavori in corso che ricordo esserci da un bel po', mi sono
fermato al primo autogrill ed ho trovato dei cessi di cessi,
ho mangiato un panino orrendo senza potermi sedere, ho litigato
subito con tre o quattro cerebrolesi con le loro Golf, Audi,
Cayenne, Mercedesturbominchia?
Ma, soprattutto, com'è che l'ultima volta che ho attraversato
la tangenziale di Milano ci ho messo DUE ore per fare trenta
chilometri?