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Allora, c'è un problema. Il problema è che oggi è la seconda volta che vivo il 20 aprile. Anche ieri era il 20 aprile. Cioè, son partito ieri sera da Seoul ed era il 20 aprile. Sono arrivato stamattina ad Honolulu ed è ancora il 20 aprile. E il bello è che anche da voi è il 20 aprile, ma ancora per pochi minuti, anzi, probabilmente quando schiaccerò <invio> da voi sarà già il 21. E insomma, ieri ero nel futuro rispetto a voi, oggi sono nel passato. Ho di nuovo un intero 20 aprile davanti a me. Il che, quipperqui, mi porta ad un paio di osservazioni.
La prima è che questo post, se segue l'ora locale e non quella del server di Milano, verrà accodato nel blog prima di quelli scritti ieri. Che è sbagliato. Perché questo post vien dopo temporalmente, ma vallo a spiegare al server milanese. E del resto, se invece seguisse l'ora milanese verrebbe pubblicato con un orario ed una data sbagliate.
Insomma, aggiornare un blog non è compatibile con il passaggio della linea del cambiamento di data.
La seconda osservazione è che ho una spiegazione per tutto questo: prima di atterrare ad Oahu, Hawaii, abbiamo sorvolato la botola.
Sì, proprio quella botola. Perché è qui che l'hanno girato. Esattamente su una spiaggia dove vi porterò uno dei prossimi giorni. Credo ci sia anche il relitto dell'Oceanic ancora visibile per i turisti.
E del resto sono collegato a una rete wifi che si chiama Oceanic.
E dunque tutto questo non è strano. Nemmeno l'orso bianco che ho visto fra le palme e il fumo nero.
(comunque questo post, se sale giusto, deve essere pubblicato dopo i tweet dell'atterraggio ad Honolulu...)
Il sole sorge dietro alle montagne (e tramonta sul mare), qualcuno fa jogging sulla spiaggia, qualcuno suona un ukulele e canta. Il mare è piatto come una tavola, le onde da surf si innalzeranno solo nel pomeriggio. Il traffico è ancora tranquillo.
Inizia un nuovo giorno a Waikiki. In marcia, su!
Come sempre ho la moleskine piena di appunti fitti scritti a matita, come sempre non ho tempo per fare ordine con calma. Ma sono alle Hawaii, no? E allora intanto godetevi quest'anteprima di un ordinario tramonto ad Honolulu. Poi, appena riesco, parliamo del resto.
Ala Moana Beach, Honolulu, O'ahu - Hawaii |
Sì, sì, ci sono anche le surfiste... |
In realtà di foto in archivio, come potete immaginare, ne ho già un bel po', ma anche fra quelle devo far ordine. Siccome però qui stiam parlando di nativi locali, c'è un po' tutto quello che potete aspettarvi di incontrare gironzolando per Honolulu e Waikiki.
Solo per dire che qui sono le cinque del mattino, io son sveglio dalle tre, non c'è verso di spiegare ai miei bioritmi che siamo a GMT-12 e allora tanto che ci sono, invece di rigirarmi nel letto, vi metto qualcosa qui mentre faccio ordine.
Ci sono giornate che riescono con il buco, e questa è stata una di quelle. In teoria troppo avanzata la stagione, in teoria troppo tardi per riuscire almeno a partecipare al volo all'uscita prevista in mattinata, in teoria un po' una roulette, perché innanzitutto bisogna sperare di avvistarle, riuscire a fotografarle a debita distanza è poi un'altra storia.
Ché quando ti dicono quattrocento yarde ad ore dieci, fra il tempo che ci metti a capire che ti stan dicendo, il tempo di vedere anche tu, il tempo di centrare a fuoco il cannone, eccetera, insomma, quella s'è bell'e che rituffata negli abissi blu dell'oceano e tanti saluti.
E invece no.
Al largo di O'ahu, Hawaii |
Ci son giornate che riescono con il buco. Salvo trascurare il fatto che sei al Tropico, in mezzo all'oceano, ed anche se a te non pare perché c'è un vento che lévati, il sole picchia.
Quindi la prossima volta portati la crema, pirla.
Siccome latito con un po' con le foto e con il travel log, Twitter a parte (ma è che ho le giornate talmente piene, tipo sveglia alle sette e in giro già alle nove del mattino, fino a sera, che quando rientro in albergo dopo cena mi addormento secco appena vedo il letto), ho girato qualche video col telefonino tanto per fissare alcuni momenti particolari al di là delle mie note scritte e delle immagini che andranno a riempire il database.
Di fotografie, così ad occhio, ne ho già messe in archivio un migliaio. Temo che per fare un po' di selezione mi ci vorrà tempo. E poi devo metter ordine fra gli appunti per buttar giù qualche nota anche qua sul blog, come di consueto.
Magari provo dopodomani sera in aereo verso Atlanta.
Quel che posso dire, per ora, è che questo viaggio sta andando oltre ogni aspettativa. E che - al solito - un po' di cuore ad O'ahu ce lo lascerò.
Aloha!
Sempre in tema di Lost, e tanto per scremare un po' di fotografie e far contenti i fan dei naufraghi (sia chiaro, questa è stata una missione speciale innanzitutto anche per me!), ecco qua la spiaggia dove si è schiantato il volo Oceanic 815 e dove sono state girate quasi tutte le puntate della prima stagione.
C'è anche il campo degli Altri: è così vero e così deserto che, giuro, per un po' mi son guardato attorno col timore che mi piombasse addosso il fumo nero.
La località esatta è presso il Mokule'ia Beach Park, North Shore O'ahu, subito dopo il Dillingham Airfield. Una panoramica degli altri luoghi di O'ahu dove è stata girata la serie si può anche trovare qui.
La spiaggia dei naufraghi di Lost |
Ho appunti scritti e note non scritte che cerco di recuperare con la memoria, istantanee che ho via via immagazzinato da qualche parte senza un foglio e una matita a portata di mano, confidando di riuscir poi lo stesso a rimettere insieme i frammenti, e invece no, dimentico le cose, se non me le scrivo da qualche parte.
Così volevo iniziare dall'oceano e da quel senso di abbandono totale che a tratti si prova quaggiù, a centoottanta meridiani esatti da voi, ché questo, in qualche modo e tutto sommato, è il luogo più remoto nel quale io sia mai stato, per quanti luoghi remoti - isole oceaniche e deserti - io abbia visitato in passato: da qui non c'è null'altro che oceano, ovunque, per molte ore attorno, in qualunque direzione si volga lo sguardo. Otto ore di oceano dalle coste d'oriente, cinque da quelle d'occidente, e almeno altrettante da quelle della terraferma più vicina nel Pacifico del sud. Acqua infinita, intorno.
Ma poi uno spicchio d'oceano l'ho già anticipato i giorni scorsi e allora, per paradosso, inizio invece dall'estremo opposto, dalla terraferma, e da quanto di più lontano ci possa essere da quel senso di isolamento, seguendo peraltro anche l'ordine naturale con il quale io stesso ho via via scoperto O'ahu, isola principale delle Hawaii, credo seconda o terza per ordine di grandezza fra quelle dell'arcipelago, ma prima per densità di popolazione e di civilizzazione. Qui si trova Honolulu, qui si trovano le spiagge e gli hotel mondani di Waikiki, qui è la vita. Se è questo quel che cercate.
Io no, ma questo è quel che più o meno mi aspettavo da un viaggio alle Hawaii.
(In parte) sbagliavo. Del resto, si può non amare un posto che a tratti sembra Los Angeles, ma dove per strada è normale incrociare gente scalza che gira così, magari tornando in ufficio dopo la pausa pranzo?
Un posto dove da un viale a sei corsie, talvolta trafficato come Corso Buenos Aires a Milano, mentre sei fermo a un semaforo che aspetti di attraversare, puoi scattare una foto così all'altro lato della strada?
Kuhio beach park, Waikiki - O'ahu, Hawaii |
Un posto dove la polizia gira in mountain bike (e no, non ce l'ho una foto) e dove gli unici tipi di calzature ammessi ed usati sono le ciabatte e i sandali? Al massimo le sneakers, se proprio devi.
Un posto dove nessuno, ragazzo o adulto che sia, gira senza la sua tavola da surf sotto al braccio e spesso, se è giovane, lo fa cavalcando uno skateboard per muoversi più rapidamente nel traffico. Se è adulto si muove più probabilmente con un pick-up di dimensioni marziane che consuma come una portaerei, e di surf ne carica nel cassone almeno tre o quattro.
Perfino i pompieri - giuro - sul camion d'ordinanza portano appese le loro tavole gialle a fianco della scala. Che possa capitare di dover intervenire anche fra le onde in mezzo al mare?
Ci tornerò i prossimi giorni sui surfisti, oltre all'assaggio che vi ho già dato. Ho foto meravigliose, ma datemi tempo.
In questo posto l'universale succo d'arancia è stato definitivamente sostituito dal succo d'ananas. Succo d'ananas a colazione e ananas in qualunque piatto, carne o pesce che sia. Piantagioni d'ananas a perdita d'occhio. Se non amate l'ananas forse le Hawaii non sono il vostro posto.
E poi, sì: alle Hawaii la camicia hawaiana ce l'han tutti. Si chiama - guarda un po' - aloha shirt. Alla fine ho ceduto e me la son comprata anche io.
Alle Hawaii le donne girano tutte con i fiori infilati fra i capelli e le collane di fiori, sì, esistono davvero e le vendono pure in tutti i negozi ed ABC store, che qui van per la maggiore. Anche gli ukulele peraltro son venduti ovunque.
E infine, se son tatuati può essere che siano hawaiani, ma di certo se non son tatuati non sono hawaiani.
Mi son perso come al solito: parlavo di iniziare da quanto di più lontano possa esserci, qui, dal senso di isolamento totale che in realtà sarebbe normale avvertire vivendo a seimila chilometri di oceano da qualunque terraferma.
Waikiki è il centro della movida di Honolulu. Fate conto la Montecarlo locale. Con la capitale monegasca condivide parecchie cose, a partire dalla fila di grattacieli, hotel di lusso, negozi di prestigio (c'è pure un Ferrari store, con tanto di formula uno in vetrina), locali notturni e denaro che scorre a fiumi di mano in mano.
Parlar male di Waikiki potrebbe sembrare fin troppo facile, ma l'imbarazzo sta nel fatto che non ci riesco, anzi. Perché qui c'è la gente che cammina per strada con il surf sotto al braccio. Ci son quattro miglia almeno di spiaggia oceanica al di là del marciapiede di Kalakaua avenue, e palme, e l'oceano Pacifico, e musica ovuque, e la gente con le collane di fiori e le infradito e le camicie hawaiane, e poi c'è Starbucks, c'è KFC, ci sono gli ABC store e c'è l'America tutto intorno a te, per cui sì, a tratti ti sembra d'essere a Los Angeles, ma è una L.A. a dimensione umana questa, e questo cambia ogni prospettiva, come il fatto che tutti ti apostrofino con un Aloha! e che ci si scambi lo shaka per ringraziare e salutarsi, e se non sapete cos'è lo shaka cosa volete che vi dica, venite alle Hawaii.
Io mi son pure comprato il cappellino e la maglietta con la mano che fa shaka. Maglietta vintage, ovviamente, ché son quelle serie, qui.
E insomma sì, Waikiki è questa qui:
Ma è anche questa e tutte le anime sono possibili per Waikiki. Scegliete voi quella che preferite. Io le amo tutte.
Waikiki central beach - O'ahu, Hawaii |
Kapi'olani beach park, Waikiki - O'ahu, Hawaii |
Ala Wai yacht habour, Waikiki - O'ahu, Hawaii |
Diamond Head, Waikiki - O'ahu, Hawaii |
E poi, un paio di miglia più ad ovest proseguendo lungo le spiagge e attraversando lo yacht harbour di Waikiki, inizia Honolulu vera e propria: prima con l'infinita spiaggia di Ala Moana, dove le famiglie locali vanno a fare il picnic e gli honolulesi a far jogging e surf (qui ho scattato le foto di surf della volta scorsa), poi con la skyline di downtown, che all'improvviso vi sembra sì d'esser piombati in centro a Phoenix, solo che l'aria dell'oceano soffia anche in mezzo ai colossi di cristallo e acciaio.
Una sera me la son fatta tutta a piedi, dall'inizio di Ala Moana fino in fondo a Waikiki, dove si trova il mio albergo: saran sei chilometri almeno, una bella scarpinata se fatta in sandali, macchina fotografica da un chilo al collo e trenta e più gradi sulla zucca. Ma bella, bella proprio accidenti.
Ancora più a ovest, poi, oltre l'aeroporto, ad un'ora d'autobus da Waikiki, per dire, ci sono Pearl Harbour e il relativo memorial.
Visitare Pearl Harbour mi fa venire in mente che cinque anni fa ero dall'altra parte dell'oceano ad Hiroshima e involontariamente chiudo qui una specie di cerchio storico: qui è stato l'inizio, di là la fine. I due luoghi sono sicuramente accomunati da una strana atmosfera che è impossibile non avvertire.
A guardarti attorno te lo immagini quel giorno di settant'anni fa.
Downtown Honolulu, Hawaii |
Pearl Harbour memorial - Honolulu, Hawaii |
Ala Moana beach park, Honolulu - O'ahu, Hawaii |
Waikiki è stata il mio campo base per tutta la settimana. O'ahu è sufficientemente piccola da poter essere esplorata dormendo sempre nello stesso posto, ma è molto più grande di quel che sembra in apparenza: le distanze diventano relative solo grazie ad un paio di autostrade interne che tagliano l'isola da parte a parte ed all'efficiente rete stradale secondaria che permette di spostarsi piuttosto rapidamente. Per cui, volendo pedalare, si può andare da un capo all'altro in un'oretta e mezza seguendo le arterie principali.
Ad occhio comunque stiam parlando di un diametro massimo di una sessantina di miglia almeno, il che la rende più o meno grande il doppio circa dell'Elba.
Vi ci porto in giro i prossimi giorni per O'ahu, ché devo ancora mettere a posto le centinaia di foto. Nel frattempo sto anche lavorando alla galleria fotografica vera, della quale vi ho dato qui solo un piccolo assaggio.
Intanto domani rotta ancora ad est e partenza per Panama, con uno stop-over di dodici ore ad Atlanta.
Aloha!
Al largo del Diamond Head, Waikiki - O'ahu, Hawaii |
Sto preparando l'archivio fotografico e completando il travel log. Nel frattempo, vi avevo promesso qualche altra foto di surf.
Ecco un'anteprima delle fotografie alle quali sto lavorando in questo momento.
Wawamalu Beach, O'ahu - Hawaii |
Se siete alle Hawaii, farsi almeno uno shave-ice al giorno è un must. Lo shave-ice sta alle Hawaii come, chessò, il caffè ad un napoletano. E siccome, per quanto in mezzo all'oceano, sempre in America siete, lo shave-ice standard è sufficiente a dissetare un ippototamo, ma loro di solito prendono quello maxi.
Ad O'ahu shave-ice è sinonimo di Matsumoto. Nel senso, ovviamente potete farvi uno shave-ice dove credete, lo vendono ad ogni angolo, ma se chiedete a chiunque dove si possa provare il miglior shave-ice delle Hawaii vi risponderanno all'unanimità di andare da Matsumoto, che ovviamente sta in culo ad O'hau, sulla North Shore, a circa quaranta miglia da Honolulu.
Io ho provato un solo shave-ice e naturalmente sono andato a farmelo da Matsumoto. Non avendo metro di paragone non so se sia il migliore delle Hawaii: quel che che so è che ho affrontato un'ora di coda per conquistarmelo e che la fila di persone si dipanava perlomeno lungo duecento metri di strada.
La lista degli sciroppi era infinita: quando mi han chiesto come lo volevo ho risposto che l'importante era che fosse molto colorato perché dovevo fotografarlo. Si sono molto divertiti.
E no, non ce l'ho fatta a finirlo, anche se ho preso quello piccolo e faceva molto caldo.
Non ho filmato come lo preparano ed è un peccato, perché metà del fascino dello shave-ice di Matsumoto sta proprio nell'efficientissima catena umana di produzione organizzata per smaltire l'elevatissima richiesta.
Per inciso: lo shave-ice, per quanto particolare, è pur sempre una normalissima granita. Ma vaglielo a spiegare a quelli in coda da Matsumoto.
Un'ora di coda per conquistare il mio shave-ice da Matsumoto! |
Metto ordine fra gli appunti, cerco di fissare immagini prima che si allontanino sfuocate davanti a me. O'ahu.
Ho lasciato O'ahu ormai dieci giorni fa e ci son stati altri due continenti in mezzo. Mi sembra già passata una vita. Mi aggrappo ad ogni frammento cercando di non lasciarmelo sfuggire, trovo spazi per le dozzine di cianfrusaglie che, come ogni volta, mi hanno seguito fino a casa.
Ho già scritto di O'ahu, ma non ho scritto nulla di quel che volevo scrivere, perché non ho avuto mai tempo e quando ne ho avuto, talvolta dopo cena, mi son messo a letto, il portatile sulle ginocchia, con l'intento di aggiornare il mio consueto travel log, ma sono sempre crollato immediatamente addormentato, senza nemmeno accorgermene. Un paio di volte almeno mi è capitato di svegliarmi in piena notte, con la luce dell'abat-jour ancora accesa al mio fianco, lo schermo illuminato del netbook piegato sulle mie gambe, il ronzio della ventola di raffreddamento del disco che riempie la stanza.
E' così strano questo travel log in differita, per quanto lieve sia, per quanto ancora non abbia scrollato via tutta la sabbia di O'ahu dalle mie cose.
Seleziono le immagini da mettere nell'archivio fotografico e scelgo qualche campione qua e là per il blog. Pensavo di raccontarvi della vita di O'ahu e del pomeriggio speso a cercar le tartarughe verdi spiaggiate a Laniakea, fra il quarto e il quinto miglio della North Shore diceva il mio libro, lungo una costa che si sviluppa per oltre sessanta miglia fin da Windward O'ahu, dove i segnali chilometrici, anzi, miliari, sono quasi del tutto assenti, e dunque che ne so io di qual è il miglio che mi interessa? E soprattutto, misurato da dove? Da Waimea, o dall'incrocio con la Pali highway?
Senza considerare che pare che le tartarughe vengano a spiaggiarsi a Laniakea solo una volta ogni quattro anni ed è noto che io non sia particolarmente fortunato, né sincronizzato, con le stagioni migratorie degli animali che inseguo per mezzo mondo.
Senza considerare che il mio terno al lotto lo avevo già vinto con le balene qualche giorno prima.
Così ad O'ahu tenevo l'obiettivo puntato verso l'alto, con poca soddisfazione peraltro.
Hanauma bay, O'ahu - Hawaii |
Laniakea beach, O'ahu - Hawaii |
Eh già, bingo. Precise, fra il quarto e il quinto miglio, misurati da Waimea per la cronaca. Ché quando ormai ci avevo rinunciato ho intravisto a bordo strada, un po' arrugginito dietro una siepe, un cartello verde che segnalava Mile 4. Eccetera.
Pensavo anche di raccontarvi dei colori meravigliosi della natura tropicale, ma quel che è strano è che tutto sommato O'ahu è meno colorata di altri analoghi luoghi oceanici e più vi ci addentrate più vi rendete conto che sì, quei colori ci sono, ma sono mimetizzati, non esplodono come altrove, non siete alle Seychelles, per dire, né a Mauritius e nemmeno a Lifou. Eppure.
Eppure i colori ci sono e quando ci sono c'è sempre il mare a fargli da contrasto. Non ci riuscite a vedere un rosso pieno senza il blu dietro che spunta in qualche modo. Non ci sono le cascate di bouganville a dipingere ogni angolo dell'isola, ma quando ci sono la striscia blu fa irrimediabilmente da sfondo.
Eppure il colore dominante di O'ahu è il verde e il verde avvolge tutto. Sono verdi i fianchi dei coni sventrati degli antichi vulcani dell'isola e il verde ricopre il nero della lava di cui tutta l'isola è fatta, assumendo di conseguenza una tonalità spesso cupa ed inquietante.
Come a Waimea valley, dove si trova la fonte misteriosa di Lost, nel senso che è qui che han girato i relativi episodi. Anche di Lost vi ho già raccontato altrove, ma il punto è che a Waimea valley l'incredibile vegetazione sembra inghiottirvi ad ogni passo e un senso di inquietudine si fa inevitabilmente strada dentro di voi, per cui sì, vi aspettate che il mostro di fumo nero stia per avvolgervi all'improvviso.
E se non avete visto Lost, che ve lo racconto a fare?
Waimea valley, O'ahu - Hawaii |
Sunset beach, O'ahu - Hawaii |
L'ho scritto altrove: O'ahu ricorda parecchio Reunion, a meno di Francia, a più di America. Basta abbandonare i grattacieli di Honolulu per sentirsi davvero sperduti nell'oceano, ad ore ed ore di volo da qualunque altra cosa. Solo vent'anni fa in Patagonia ho provato quella medesima sensazione di isolamento e di abbandono che ho avvertito nel percorrere da solo il trail verso Kaena point. Tre ore di solitudine totale fra la lava, il verde di O'ahu e l'oceano.
E che altro posso dunque raccontare di O'ahu, ora che son dieci giorni da quando a svegliarmi era la luce dell'alba di Waikiki e il suono di un ukulele che saliva dalla spiaggia puntuale ogni mattina?
Ora che lo strappo è ormai compiuto?
Diamond head beach park, O'ahu - Hawaii |
Hanauma bay beach park, O'ahu - Hawaii |
Makapu'u point, O'ahu - Hawaii |
Kualoa regional park, O'ahu - Hawaii |
Punalu'u beach park, O'ahu - Hawaii |
Bonzai pipeline, O'ahu - Hawaii |
Yokohama beach, O'ahu - Hawaii |
Mokule'ia beach park, O'ahu - Hawaii |
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