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Gli irlandesi non ce n'è: sono esattamente come
ti puoi aspettare che siano gli irlandesi. Quello che magari
non ti aspetti è di atterrare a Dublino a metà
aprile con una bellissima giornata di sole, persino quasi
calda anzichenò. Nel senso: tu sei indeciso se allacciarti
la giacchetta sopra al maglione di lana, loro girano ovviamente
in t-shirt (gli uomini) ed infradito (le donne).
In Irlanda non morirai di sete, è abbastanza evidente
da subito. Tutto sommato nemmeno di fame, passata la solita
gastrite da fifa per il volo.
E a proposito di volo: ad arrivare dal cielo, non è
che l'Irlanda ti sembri poi così verde. Ora, tutte
le volte che ho chiesto a qualcuno per quale accidenti di
motivo avrei mai dovuto venire in Irlanda mi sono sempre
sentito rispondere " ma è così verde...!".
E quindi sappiatelo: dovesse avere un seguito questo travel
log irlandese, le battutacce sul verde si sprecheranno (perché
a Dublino i pedoni attraversano senza mai guardare i semafori?
Perché tanto sono sicuramente verdi).
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I famosi bar
di Fleet Street, Dublino
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Leonardo ha molto gradito il break hamburger e patatine all'Hard
Rock Cafè di Dublino. Davanti ai videoclip degli Who
e dei Police si è particolarmente esaltato. Gli irlandesi
lo hanno accolto assai benevolmente. Lui ha un po' sfarfallato
con una bimba russa.
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Leonardo e
la mamma all'Hard Rock Cafè di Dublino
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Insomma sì: da qualche ora siamo in Irlanda, ottantacinquesima
bandierina di Orizzontintorno. Siamo già incappati
in una chitarra di Van Morrison, un paio di occhiali di Bono
Vox e tre ubriachi pomeridiani. Non ho ancora bevuto una Guinness.
Adesso cerchiamo di capire com'è che siamo finiti quassù.
Stay tuned.
Tipi irlandesi. Che poi, a pensarci, poiché siamo
a Dublino è come dire The Dubliners. E' che,
per spiegarti, uno dovrebbe andare in giro con il teleobiettivo
sempre montato. Potresti farci un libro fotografico con
i Dubliners, solo che sei in Irlanda, mica nel deserto
del Gobi, così non è che puoi metterti a fermare
la gente per strada e dirle scusi, posso fotografarla?
Ché se il metro è dato dalla dimensione dei
tatuaggi, c'è il rischio che tu possa anche non andargli
troppo a genio.
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The Dubliners...
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Leonardo,
Irish pub version. Tipo irlandese?
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Il giorno dopo il nostro arrivo il meteo è già
più allineato a quello che ti puoi aspettare da una
tipica giornata irlandese di metà aprile: non sa se
piovere o meno, non sa se ha voglia di tirar vento o meno,
non sa se buttar fuori quel raggio di sole o meno, non capisci
se farà freddo o meno. Una buona parte di loro, comunque,
alle infradito e alle t-shirt non rinuncia. Gli altri indossano
cravatte rosse disegnate a tulipani gialli e gessato inglese
(pardon, irlandese) d'ordinanza.
Uno dei nostri metodi classici per capire che c'è da
vedere in giro è dare un'occhiata alle cartoline esposte
nei negozi: all' inizio del viaggio, non alla fine.
Ci avete mai pensato? Così, se ad esempio vi trovate
in una qualunque località balneare fra Italia, Spagna,
Francia e Croazia potete scoprire che val la pena dare un'occhiata
al fondoschiena delle giovani bagnanti.
A Dublino, applicando lo stesso metodo, scoprirete invece
che la cosa più fotografata sono gli ingressi delle
case. Ci fanno anche i poster...
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Le porte di
Dublino, un classico tema delle cartoline...
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...così
classico che il poster me lo faccio da solo!
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E visto che siamo per strada, vi porto un po' in giro per
la città, magari partendo proprio dai tipici palazzi
a mattoni rossi da cui ho preso le porte colorate di cui sopra.
A proposito, i camini a noi ricordano molto quelli di St.
Malò, in Bretagna...
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Clare street
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Exchequer
street
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Grafton street,
il must di Dublino
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Merrion square,
uno dei bei parchi della città
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Ora, diciamoci la verità - e so di dare così
un dispiacere a tutti i fan dell'Irlanda: a me Dublino pare
francamente uguale a mille altre città del nord Europa.
Però è vero che è una città musicale
e piacevole. Insomma, te ne vai in giro bello rilassato e
puoi anche dimenticarti in camera la tua guida. Se proprio
vuoi applicarti, con una maratona non-stop di una giornata
riesci anche a vedere tutto ciò che è must,
senza correre il rischio di tornare a casa e sentirti dire
il solito " ma come, sei stato a Dublino e non hai
visto...??"
Ah, ecco: oltre alle porte, a Dublino ci sono tante, tantissime
statue. Mi è quasi venuto da collezionarle come le
porte.
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O'Connelly
street
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Trinity College
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Naturalmente, il buon maratoneta piazza anche qualche sosta
in almeno un paio di cattedrali e di musei. Che non si dica
poi che trascuriamo l'angolo della cultura.
Ora, va detto che affrontare con Leonardo cotali luoghi di
culto ed intelletto nasconde sempre qualche insidia, ché
non puoi mai prevedere se il piccolo viaggiatore correrà
i cento metri per le navate di St. Patrick cantando a squarciagola
(sì, adesso canta, anche), o si attaccherà alla
cornice ottocentesca di un Caravaggio appeso ad altezza uomo
alla National Gallery, o magari invece crollerà definitivamente
addormentato giusto il tempo a te necessario.
Va peraltro osservato che nella Christ Church Cathedral di
Dublino sparano rock a tutto volume, per cui è possibile
sperimentare il curioso fenomeno di gironzolare fra le navate
di una cattedrale ascoltando Sheryl Crow a volume non indifferente.
Che poi, a ben vedere, mettessero su almeno gli U2 o Van Morrison...
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Christ Church
Cathedral
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St. Patrick
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Il punto di
vista di Leonardo sulla National Gallery...
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E no: Leonardo alla National Gallery non ha affatto dormito.
Appunto.
Vabbè: da domani siamo automuniti. Prossima tappa Belfast,
andata e ritorno in giornata da qui. No, amici appassionati
della verde Irlanda, lo sappiamo e ve lo dico già:
al Giant Causeway non ci andiamo. Non abbiamo tempo.
Nel senso: il nostro piano ci costringe a tornare in serata
a dormire a Dublino e non è che possiamo sottoporre
Leonardo a quello che per noi sarebbe un "tranquillo"
giretto di quattrocento chilometri di statali irlandesi inframezzato
dalle visite alla capitale dell'Irlanda del Nord e ad una
delle meraviglie naturali più gettonate del Paese,
il tutto nello spazio di una decina di ore. A meno, naturalmente,
di non riempirgli il biberon di Guinness.
Del resto, lo confesso: qui a Dublino abbiamo volontariamente
già saltato anche il Book of Kells (e nonostante
Leonardo abbia corso su e giù per tutti i giardini
del Trinity College)...
Io ve lo dico: a me Belfast è piaciuta più
di Dublino. No, piaciuta non è il termine
esatto... ecco, diciamo che se avessi due giorni in Irlanda
non li spenderei a Dublino, ma a Belfast.
Belfast oggi non è Belfast ieri: vero, immagino.
Non è nemmeno Beirut e non è Sarajevo: non
ci sono i buchi nei palazzi e nelle case, e la città
a prima vista ti sembra magari anche meno sofferente.
Certo non è San Sebastian, peraltro non è
nemmeno Lefkosia, né Berlino, e comunque a Berlino
di muro non ce n'è rimasto davvero più.
Non te lo so spiegare, ma Belfast è un po' di tutto
questo. Se ci fai appena caso, puoi avvertire l'aria di
Sarajevo e la vita di San Sebastian, puoi vedere il filo
spinato di Berlino, il muro dipinto di Lefkosia e le ferite
di Beirut.
C'è una via a Belfast West, Beechmount avenue, che
gli abitanti del quartiere hanno ribattezzato RPG avenue,
e già dovrebbe bastarti questo. C'è un piccolo
frammento di muro a lato della Divis Tower, dove iniziano
i Falls, che si infila nei vicoli fra le casette
popolari a schiera di mattoni rossi. Fai quasi fatica a
notarlo ed è sormontato da rotoli di filo spinato.
Tutto attorno decine di telecamere ti stanno spiando, ancora.
Perché tu puoi anche arrivare in centro a Belfast
e parcheggiare la macchina a fianco del City Hall: lì
a due passi ti accoglieranno i nuovi grattacieli di Great
Victoria street e i caffè eleganti del centro. Ma
se metti piede a Belfast West (e se magari ti è capitato
di vedere, che so, In the name of the father, o Grazie
signora Thatcher, che con Belfast non c'entra nulla,
ma che in quei vicoli fra le casette ti ci ha portato eccome...),
se metti piede a Belfast West, dicevo, superando la barriera
di telecamere più o meno evidenti piazzate nei pressi
della Peace Line, ecco, i proiettili di gomma ti
sembra di sentirli ancora fischiare e l'aria forse odora
ancora un po' di lacrimogeni.
E allora Belfast magari non è come Sarajevo, ma ti
viene lo stesso da camminare piano e sostare in silenzio
davanti a quei muri ricoperti di graffiti.
Poi puoi anche tornare in centro a prenderti un caffè,
tranquillamente. Oggi.
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Belfast, City
Hall
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Great Victoria
street
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Belfast West,
The Falls
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I graffiti di Belfast West. Potresti farci un album, e forse
qualcuno lo ha fatto davvero. Perché diciamolo, i graffiti
di Belfast West sono uno dei motivi per cui un piede qui vieni
a mettercelo. E' che, a pensarci, i
graffiti di Belfast West fanno un po' paura. Ricordo di aver
letto che fino a non molto tempo fa si diceva che in ogni
casa di Belfast West ci fosse un deposito d'armi. E a guardarti
in giro non ti viene da prenderla troppo come una bufala.
Insomma: lasciamo Belfast per tornare a Dublino e, per quanto
mi riguarda, la lascio malvolentieri. Avrei voluto passare
almeno una serata in qualcuno di questi pub a sentir parlare
questa gente. A guardare i giovani dietro alle loro birre.
E a proposito di birre: qua la Guinness non è che se
la filino poi così tanto. A me la offrono sempre per
ultima e inizio quasi ad avere il sospetto che sia un po'
un mito solo per i turisti. Magari mi sbaglio. E magari mi
sbaglio anche dicendo che a me la Guinness locale sembra più
buona di quella imbottigliata per il nostro mercato. Mah.
Lasciamo definitivamente Dublino e andiamo a farci un po'
di Irlanda vera, di quella stragettonata verde Irlanda di
cui tutti parlano e che pare essere il paradiso terrestre.
Diciamolo subito: confermiamo tutto. L'Irlanda è verde,
non c'è dubbio. Tipo, prendi un bidone di vernice verde
e rovescialo un po' tutto attorno, butta qua e là un
po' di mucche e pecore a grappoli ed ecco che hai fatto l'Irlanda.
Insomma, così:
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Somewhere
in Ireland...
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Particolare assai gradito ed inatteso, come potete notare,
il sole: un sole caldo, che ci accompagna per tutto il giorno
e ci regala una luce stupenda. Questo no, non ce lo aspettavamo
proprio. Evviva l'Irlanda!
In Irlanda tutti i paesi sono uguali. Cioè, tutte le
strade ti portano nel centro dei paesi, e nel centro dei paesi
ci sono le casette colorate ed i pub. Nei pub si beve la birra.
Poca Guinness, come detto. Poi, per esempio a Kilkenny mica
si beve Kilkenny: no, a Kilkenny si beve Smithwicks's, che
fra l'altro è molto più buona.
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Irlanda on
the road...
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Pub irlandesi,
quelli veri...
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Fuori dai
pub irlandesi, le taniche di birra svuotate...
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Viaggiamo verso ovest, verso l'Atlantico. Rapide soste, per
l'appunto, a Kilkenny per vedere quello che a quanto pare
è uno dei castelli più belli d'Irlanda (Leonardo
ha apprezzato molto il parco) e a Rock of Cashel, un
bel mucchio di rovine molto in voga. Peraltro, l'Irlanda è
piena di rovine molto meno in voga e assai più suggestive,
anche perché a Rock of Cashel, gente, parcheggi e negozi
di souvenir a parte, stanno facendo qualche lavoro di lifting
e le rovine sono in parte avvolte da dei gran bei teloni (ovviamente)
verdi.
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Il castello
di Kilkenney
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Leonardo e
la mamma nel parco del castello
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Rock of
Cashel
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In giro attorno
al Rock of Cashel
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Stasera pernottiamo ad Ennis. Domani rotta verso Galway. Alle
spalle, fra ieri ed oggi, già seicento buoni chilometri
di verde Irlanda. Insomma, anche in formazione a tre manteniamo
quasi la nostra abituale media.
Oddio, a dirvela tutta proprio contentissimo Leonardo ieri
non è stato e non è che abbia molto apprezzato
Belfast. Meglio oggi: tanti prati, tante mucche, tanti rametti
da raccogliere.
Domani chissà: intanto andiamo a vedere il mare...
Se c'è una cosa che detesto degli inglesi - pardon,
degli irlandesi (!) - sono le stanze da bagno. Nel merito,
quelle delle camere degli alberghi.
Ora: passi che non ci sia mai lo spazzolone per il cesso;
passi che, come risaputo, il bidét "questo sconosciuto";
insomma, va bene tutto. Ma: possibile che nel XXI secolo,
in uno dei paesi più informatizzati del mondo, tutti
- e dico *tutti* - i lavandini abbiano ancora i due rubinetti
separati, per cui se apri quello dell'acqua calda vieni
investito da un getto geyser a seimila gradi che ti lessa
immediatamente le mani, e se apri quello della fredda è
come infilare le mani nella neve a quota ottomila?
Com'è che 'sta gente ha colonizzato il nuovo mondo
e nonostante ciò, dopo ventimila anni di evoluzione
del genere umano, ancora ti costringe a lavarti la faccia
(per non parlare dei denti...) riempiendo il lavabo e risciacquandoti
con l'acquetta sporca come si usa tuttora nelle valli tibetane
prive di acqua corrente?
E poi, vogliamo sdoganare un bel luogo comune? Sappiate
che quassù, patria degli U2, di questi tempi è
impossibile non ascoltare almeno dieci volte al giorno la
nuova versione di One, riarrangiata da Bono con Mary
J. Blige. Fra una passata e l'altra, tanto per gradire,
qualche altra canzone della band irlandese. E va bene che
gli U2 sono sempre uno dei miei gruppi preferiti, ma è
come se le radio italiane bombardassero solo, che so, con
Vasco a raffica. Quando si esagera si esagera :-)
Insomma, la nostra settimana irlandese mordi e fuggi entra
così nelle sue battute conclusive, fra quattro invocazioni
mattutine al santo protettore dei miscelatori e il ritornello
di One che non ti molla un attimo.
Ed è così che viaggiando da Ennis verso Galway
ci battiamo passo a passo la regione del Burren che, segnate,
merita di piantarci la tenda e ritirarcisi in eremitaggio
per qualche giorno. Naturalmente, qualunque tour del Burren
non può che iniziare affacciandosi sull'Oceano Atlantico
dalle Cliffs of Moher.
Certo, non sono le Cliffs of Moher il luogo migliore dove
arrivare in pieno mezzogiorno e sperare di tirar fuori qualche
scatto decente. Non so se avete presente, controsole pieno
verso scogliere nere: ecco, appunto...
Peraltro, per gustarvi un minimo il panorama e l'atmosfera
che ci sono quassù dovete fare un passo in più
del consentito, scavalcando la nuova recinzione, ignorando
i cartelli di divieto e avventurandovi lungo il vecchio sentierino
che passa proprio sul bordo delle scogliere. Naturalmente
(anche) noi lo abbiamo fatto, altrimenti le foto qua sopra
ce le saremmo solo potute sognare.
I duecento metri di salto verticale sotto ai piedi fanno piuttosto
impressione. Fanno ancora più impressione le carovane
di turisti e le due gru da competizione che stanno sbancando
il terreno circostante per costruire il nuovo megacomprensorio
turistico sotterraneo, del quale per inciso la recinzione
di cui sopra ed i cartelli di divieto sono i primi assaggi.
E non aggiungo altro.
Al di là delle "ovvie" Cliffs of Moher, il
Burren è tutto davvero bello. Noi, perlomeno, ci perdiamo
l'intera giornata macinando anche un bel po' di chilometri.
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Il dolmen
di Poulnabrone
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The Burren,
il caratteristico terreno roccioso
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The Burren,
lungo la costa
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Inland
the Burren
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The Burren
on the road...
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A Galway arriviamo solo a sera, giusto in tempo per sedersi
a mangiare qualcosa nel (triste) ristorante dell'albergo.
E considerato che il mattino seguente ci aspettano una sveglia
impegnativa ed il tour de force Connemara + rientro a Dublino,
va da sé che Galway la vediamo solo dai finestrini
dell'auto.
Il nostro ultimo giorno di viaggio ci vede dunque impegnati
in una vera e propria maratona, con qualche preoccupazione
per come possa uscirne Leonardo. Il nostro piccolo globetrotter
si dimostra però, come sempre, una roccia e si spara
questi 450 km finali di statali irlandesi, da una costa all'altra,
come nulla fosse. Naturalmente, in cambio dobbiamo concedergli
una sosta di una mezz'ora su una spiaggia del Connemara a
raccogliere conchiglie e legnetti, ed un lauto pranzo a Roundstone
a base di bastoncini di pesce.
Partiamo dunque da Galway di buon ora e viaggiamo inizialmente
verso ovest per affrontare il giro del Connemara. La regione
è sì bella, ma tutto sommato al di sotto delle
aspettative, soprattutto al confronto del Burren e in considerazione
del fatto che viene dipinta come una delle mete più
meritevoli.
Attraversiamo dapprima l'interno della regione lungo la Lough
Inagh Valley, che viene dipinta dalla Lonely Planet come uno
dei panorami più scenic dell'Irlanda. A me,
per dire, ricorda un po' la Scozia e alcuni tratti di Scandinavia.
Insomma, un po' deja vu. Comunque piacevole anzichenò.
Davvero di rilievo c'è che il Connemara, in questa
stagione, è interamente fiorito di giallo...
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Connemara,
Lough Inagh Valley
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Kylemore Abbey
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...il Connemara
è interamente fiorito di giallo...
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La giornata è partita con un cielo bigio, il che in
fondo dà un po' di colorito irlandese a questa Irlanda
fino ad oggi in gran parte soleggiata. Ma a mezzogiorno il
cielo si apre di nuovo completamente e chiudiamo così
con un gran bel sole caldo il nostro giro del Connemara, dopo
la citata sosta pranzo a Roundstone, piacevole villaggio di
pescatori sulla "riviera" irlandese.
Come d'abitudine, torniamo a casa anche con un bel po' di
conchiglie oceaniche rubate alla bassa marea...
Sono passate le cinque del pomeriggio quando ripassiamo da
Galway. Dobbiamo ancora attraversare tutta l'Irlanda e tornare
a Dublino: ci aspettano altri 220 km, quasi tutti in statale.
Leonardo dorme dietro nel suo seggiolino. Una rapidissima
sosta al drive-in del McDonald's di Galway per far rifornimento
di caffè senza nemmeno scendere dall'auto e via, di
corsa verso est.
Entriamo nella capitale prima delle otto di sera, giusto in
tempo per raggiungere il nostro albergo all'aeroporto prima
che Leonardo cominci a protestare per la fame. Alle spallle
quasi milletrecento chilometri di Irlanda in quattro giorni.
Non male, nemmeno questa volta. Anche in tre continuiamo a
difenderci.
L'unica cosa che non riportiamo a casa è una foto dei
pezzi. I pezzi sono i ruderi di torrioni e piccole
fortificazioni, ricoperte spesso di vegetazione, che costellano
un po' tutta l'Irlanda centrale. Almeno, noi li abbiamo ribattezzati
così.
Sta di fatto che abbiamo incrociato decine di pezzi
senza fermarci a fotografarne nemmeno uno, perché sapete
come vanno queste cose: questo non è bello, questo
è troppo lontano, questo non ha una bella luce e tanto
aspettiamo di vedere il prossimo. Ecco, a forza di aspettare
a vedere il prossimo, ad un certo punto non ne abbiamo visti
più. E quindi addio foto ai pezzi.
Così, sulla via del ritorno a Dublino, ho approfittato
della "sosta succo d'arancia" di Leonardo per scattare
questa. Che è un torrione qualunque, del tutto inutile,
preso in un posto assolutamente anonimo. Ma se lo immaginate
un po' rotto, in mezzo a un prato e ricoperto di rampicanti,
ecco, quello sarebbe un pezzo. Per questa volta, accontentatevi.
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Da qualche
parte in Irlanda, sulla via del ritorno...
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Noi questo pomeriggio siamo già rivolati a casa. Nei
prossimi giorni, con calma, i soliti aggiornamenti di rito
ad Orizzontintorno: la scheda del viaggio, le nuove pagine
nella sezione Viaggi Orizzontali, ecc.
Intanto, iniziamo a guardare davvero - ora sì - al
nostro prossimo Giappone.
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Nota: un grazie in particolare ad Antonella
per le preziose dritte che ci ha passato alla vigilia della
nostra partenza per l'Irlanda.
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