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Globalizzazione: questa mattina sono uscito di casa alle
5.45, ho preso l'auto, ho guidato per sessantacinque chilometri,
ho preso un aereo, sono andato in Lussemburgo, dove ho preso
un'altra auto e mi sono fatto (soli) quaranta chilometri
per andare ad Arlon, in Belgio, dove ho partecipato a qualche
incontro, per poi riprendere l'auto, tornare in Lussemburgo,
prendere l'aereo, tornare a Malpensa, riprendere l'auto
ed arrivare a casa alle 21:30.
Questo oggi. Da lunedì prossimo, a quanto pare, questa
specie di supposta volante mi trasporterà avanti
e indietro dalle Ardenne per un bel po' di settimane a venire.
Ricordarsi di trovare un adattatore per le prese di corrente
di lassù. Trovare un albergo comodo. Comprare aeroplanino
Luxair per Leonardo. (Ri)dimenticarsi della mia paura di volare.
La combinazione sta nel fatto che era aprile, l'auto era
una Renault dell'Avis, l'autostrada era irlandese e l'autoradio
trasmetteva One versione Bono + Mary J. Blige. Questa
mattina l'auto è un'identica Renault dell'Avis, l'autostrada
è lussemburghese, poi belga, e l'autoradio trasmette
ancora One versione Bono + Mary J. Blige.
Non fosse che poi passa Fiumi di Parole dei Jalisse...
Per il resto piove tipo autunno nelle Ardenne e sì,
questa volta la targa è lussemburghese.
Ci sono post che andrebbero scritti nel momento in cui
nascono, non tre giorni dopo. Per la precisione, tre giorni
e quasi duemila chilometri di autostrade e non, dopo. Ad
esempio, perché magari avevi un bell'incipit che
ti frullava in testa mentre guidavi e, naturalmente, ora
lo hai dimenticato. O anche perché di ora in ora
e di chilometri in chilometri, lipperlì, prendevi
appunti con gli occhi, e un conto era scrivere di getto,
un conto è adesso. Adesso che, fra l'altro, me ne
vado anche a dormire, ché domani c'è la solita
levataccia ben prima dell'alba per tornare in quel delle
Ardenne.
Dovessi dire, la combinazione più strana del mio
venerdì attraverso l'Europa centrale è stata
partire da Lussemburgo mentre l'autoradio trasmette Io
canto di Laura Pasini ed arrivare, sette ore e mezza
dopo, alla Malpensa mentre una qualche radio italiana trasmette
ancora Io canto di Laura Pasini. Ottocento chilometri
di nubifragi e vento a raffiche alle spalle.
Dovessi dire, anche, c'è qualcosa di surreale nel
guidare in giacca e cravatta per ottocento chilometri attraverso
cinque Stati. Che poi la giacca era in realtà buttata
in qualche modo sul sedile posteriore. Sta di fatto che
l'Europa in auto l'ho attraversata parecchie volte, ma tant'è
questo venerdì qualcosa di inspiegabile addosso se
lo porta.
Mi ha guardato strano la tipa dell'Avis all'aeroporto di
Lussemburgo quando le ho detto che la macchina me la tenevo
e che ci tornavo in Italia. - E dove la lascia? -
All'aeroporto di Malpensa, devo andare a recuperare la
mia macchina là. - Ah, capisco... - Guardi,
non è proprio giorno di volare oggi, non per me.
Per non dire del tipo della biglietteria della Luxair al
quale mi sono rivolto per cambiare le mie prenotazioni.
- E quando torna? - No guardi, proprio non torno.
Mi sposti l'altra prenotazione a gennaio. - Ma non
posso, questo è un biglietto andata e ritorno Lux-Mpx-Lux.
Lei non può "tornare" lunedì
e "partire" a gennaio. - Capisco... Allora
annulli tutto. - Ma... lei lunedì torna qua...
non capisco. - Non si preoccupi, ho cambiato i miei
programmi. Ho un appuntamento in Francia e vado là
in macchina, poi mi arrangerò per tornare a Milano
in qualche modo. Lunedì riprenderò il mio
aereo alla Malpensa, come al solito.
Non è convinto, non capisce. Ma annulla il biglietto
di "andata" Lussemburgo-Malpensa e mi sposta le
altre prenotazioni di conseguenza. Mi chiamerà un
paio d'ore dopo mentre sono in viaggio per assicurarsi di
aver capito bene.
E' che di spiegargli che io ho paura di volare non ne ho
proprio voglia, e poi c'è gente dietro, la coda è
lunga. E oggi non è la mia giornata: c'è tempesta
di vento su mezza Europa. In Francia sono annunciate raffiche
a cento orari, qui nelle Ardenne si stanno preparando, piove
già orizzontale, e ho anche visto su Internet che
in Svizzera è un casino. No, oggi non volo, certo
non con questo
coso. Me ne torno a casa in macchina, tanto sono
solo le undici e ho tutta la giornata davanti. Non fosse
per la scocciatura che devo andare a Malpensa a riprendermi
la mia auto: una deviazione che mi porta via un altro centinaio
di chilometri, ad occhio. E vabbè. Non è giornata.
Così mi capita di mettermi in macchina all'aeroporto
di Lussemburgo, avendone peraltro alle spalle già
una cinquantina da Arlon, e di puntare a sud, direzione
Italia, aeroporto della Malpensa. Il navigatore dice 677
km, ai quali dovrò aggiungere anche i sessantacinque
da Malpensa a casa, e i trecento da casa a Treviso, dove
mi aspettano Emanuela e Leonardo. Ci sono dei venerdì
che nascono strani.
Un lungo pomeriggio di acqua a scrosci su tutta l'Europa,
e neve in alto sulle montagne, e vento a raffiche incredibili
che spazza le Ardenne, e l'Alsazia, e le valli svizzere. E
vaglielo a spiegare a quelli della Michelin che l'autostrada
è sempre la rotta più veloce. Sempre,
anche se allunghi il percorso di ottanta chilometri. Invece
dalle parti di Strasburgo casco in trappola e decido di fidarmi.
Esco all'uscita 45, Saverne, e mi infilo fra i villaggi dell'Alsazia
lungo la statale 404, poi la 422, poi mi perdo dalle parti
di Otterswiller, e poi ancora a Marlenheim e poi, lungo la
stretta D500 da Dorlisheim, sto una vita in coda dietro ai
camion. E le ore passano. Tanto vale farci un fotoblog.
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Autostrada
Metz-Strasburgo
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Marlenheim,
Alsazia - Francia
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Molsheim,
Francia
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C'è la fabbrica della Kronenburg non-mi-ricordo-più-dove
in Francia, ed è colorata a scacchi bianchi e rossi.
E c'è quella grande centrale termoelettrica che vedo
sempre dall'alto, arrivando a Lussemburgo. E' uno dei miei
punti di riferimento in volo. Quando siamo in vista della
centrale l'aereo fa una grande virata a sinistra girandole
attorno, inizia ad abbassarsi e mancano circa quindici minuti
all'atterraggio. Ogni volta guardo il fumo delle quattro enormi
ciminiere per capire quanto vento aspettarmi.
Ho imparato ad identificare la centrale con l'arrivo a Lussemburgo.
Mentre le passo accanto in macchina mi rendo conto che sono
a più di cento chilometri dalla mia partenza, ben oltre
Saarbrücken. Sto guidando attraverso il mio plastico
e guardo in cielo.
Sì. E' stato un venerdì pomeriggio lungo e strano.
E' strano fermarsi in un autogrill nei pressi di Lüzern,
svizzera tedesca, ed entrare salutando con un bonjour.
Anche perché io il francese continuo a non parlarlo.
Sul Gottardo ci sono 8º alle cinque del pomeriggio. Il
Pilatus è innevato. Attraverso cinque frontiere senza
mai fermarmi. Poi, a Chiasso, sto ovviamente in coda venti
minuti.
C'è qualcosa di strano nel tornare a casa con una macchina
targata Lussemburgo.
Da Meteo Luxembourg: " Tempête en cours! De midi jusqu'à minuit, maximum entre 18 et 21 heures. Vent de sud-ouest 70-90 km/h. Entre 18 et 21 heures 90-110 km/h avec des pointes à 130km/h possibles. Le vent sera accompagné de très fortes chutes de pluie." Ecco, appunto: non avete idea di che sta accadendo quassù. Per dire, questa mattina il vento ha abbattuto un albero proprio davanti alla finestra di camera mia... *** Update delle 15.00: pare che sia l' uragano Kyrill. Incrociate le dita per il vostro inviato nelle Ardenne. Update delle 23.30: dalla CNN. Qui la situazione è un po' migliorata...
Vorrei far presente al mio amico, Comandante Luxair del volo LG6992 Malpensa - Luxembourg di questa mattina, che nice weather non significa vento a raffiche di ottanta orari, strato di nubi spesso diecimila metri, atterraggio tipo Apollo 13, temperatura al suolo meno cinque e un insignificante raggio di luce che penetra in mezzo a 'sto schifo.
E poi, "Grazie di aver scelto Luxair" un paio di ciufoli. Come se avessi qualche alternativa.
Ed è così che al mio trentottesimo volo su Lussemburgo ho provato l'ebbrezza del doppio atterraggio: leggete, vento da sballo peggio del solito, supposta volante che ci dà dentro con i motori, visibilità zero fino a pochi metri da terra. Solo che quando l'abbiamo vista, la terra, eravamo troppo alti sulla pista e l'aereo sembrava un vagone impazzito sulle montagne russe di Disneyland. E quindi, proprio pochi secondi prima di toccare il suolo, su il carrello, motori tirati al massimo, prua di nuovo verso le nuvole e tenetevi forte che ci riproviamo fra un po'...
Ecco, dovessi proprio dire, non il massimo per iniziare una nuova settimana nelle Ardenne.
Vi dirò, il primo tentativo di travel log da Lussemburgo
è stato stroncato dal diluvio universale, come nella
migliore tradizione delle Ardenne. Ed è così
che il vostro cronista si è dovuto mestamente rimettere
sulla via di Arlon, completamente fradicio e non prima di
aver collezionato una bella multa lussemburghese per divieto
di sosta.
Sappiatelo: a Lussemburgo non si parcheggia e peste vi colga.
Naturalmente, uscendo dal maledetto Granducato, i cieli
si sono aperti e sono stato salutato da un fenomeno astronomico
assai raramente visibile a codeste latitudini: il sole.
Le Ardenne continuano a farsi beffe di me.
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Driving
across Luxembourg
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La mia prima
multa lussemburghese...
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Tornerò all'attacco. Non sia mai che lasci questa valle
di lacrime senza aver opportunamente documentato anche la
metà "nobile" del mio soggiorno nelle Ardenne
(e abbiate fede, completerò anche la guida gastronomica
di Arlon).
E così sta arrivando la primavera nelle Ardenne.
Dopo sei mesi la mia avventura quassù sta ormai volgendo
al termine: ancora un paio di settimane e dirò più
o meno definitivamente addio ad Arlon, salvo ricapitarci
magari in giornata per qualche riunione e giusto per centrare
il cinquantesimo
volo con Luxair.
Eh sì, già già. E così sta proprio
arrivando la primavera nelle Ardenne, finalmente. La stagione
dei fiori, dell'amore, dell'aere lieve che accarezza i prati.
Appunto.
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Luxembourg
Findel airport questa mattina
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Autostrada
per Bruxelles
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Arlon ore
10.30
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Tema: il Lussemburgo. Svolgimento: il Lussemburgo è
un granducato. Tipo il Granducato di Gruviera in Paperino
e la casacca cosacca, per intenderci. Cioè, se
non avete idea di come possa essere un granducato leggetevi
la storia in questione, nella quale fra l'altro Paperino
acquista la citata casacca cosacca color "verde palude
al tramonto, ma non del tutto sera".
Ops, mentre scrivo mi rendo conto che Gruviera era in realtà
un principato, non un granducato. Allora fate riferimento
al Granducato di Tassonia, citato in Topolino sosia di
Re Sorcio.
Insomma, se non sapete com'è un granducato fatevi
una cultura come si deve. Come faccio a spiegarmi se vi
mancano le basi?
In Lussemburgo nevica con il sole. Fino ad oggi avevo visto
spesso piovere con il sole, nevicare mai. Capite poi perché,
a quarant'anni suonati da un pezzo, uno crede di essere
a Gruviera o in Tassonia che dir si voglia.
In Lussemburgo, quando nevica con il sole, la gente va in
giro in maniche corte. Io no.
In centro città a Lussemburgo c'è il wi-fi
gratis per tutti ed è una gran figata. Così
posso scaricarmi la posta, navigare e bloggare direttamente
dal cellulare senza spendere un ducato lussemburghese (che
loro chiamano euro, ma non sono credibili). A Milano no.
A proposito dell'euroducato lussemburghese, nei negozi di
Lussemburgo si affannano ad attaccar cartelli per spiegare
che non hanno eurospiccioli lussemburghesi, suppongo per
scoraggiare i turisti collezionisti. Embè?
In centro città a Lussemburgo (nonostante lo spiacevole
precedente) vi può capitare di trovare parcheggio
proprio sotto alla cattedrale, nella piazza centrale in
mezzo all'isola pedonale. A Milano no. Il fatto che paghiate
il parcheggio come un soggiorno a Zermatt di una settimana
è irrilevante ai fini statistici.
In Lussemburgo i ragazzini ti fermano per strada per farsi
fotografare, come in Giappone. Quel che è più
inquietante è che fanno la "V" con le dita
come i giapponesi. Qualcosa mi sfugge in tutto questo, ma
non saprei dirvi cosa esattamente.
Come promesso. Non potevo lasciare le Ardenne senza un adeguato
reportage dal granducato, ed è così che fra
una nevicata e l'altra sono fuggito da Arlon per una pausa
pranzo al rinomatissimo Quick Burger di Place d'Armes, in
pieno centro città di Lussemburgo. So che mi siete
grati.
In Lussemburgo ci sono tante banche,
parecchie Audi e Jaguar, folle di giovani adolescenti con
la cartella o lo zainetto sulle spalle - tutti evidentemente
molto ricchi, molto alla moda e molto o'yeah - decine
di ristoranti tutti identici e molto burgereleganti, tanti
negozi di souvenir (ve lo immaginate un souvenir del Lussemburgo?),
strane fiduciarie nascoste esclusivamente ai secondi piani
dei palazzi del centro ed indicate da targhe in ottone di
fianco ai citofoni, parchi molto lussemburghesi e rarissimi
mozziconi di sigaretta per le strade. Però non c'è
il mare. Quindi vince Montecarlo, che del resto fa capo ad
un principato, mica ad un insignificante granducato. Del resto,
vi dirò: il palazzo del granduca sembra uscito dalla
scatola del castello del Lego, anche nel senso delle dimensioni.
Insomma, il granduca di Lussemburgo gli lucida l'auto ad Alberto
di Monaco.
In Place Guillame II, praticamente la Piazza Rossa di Lussemburgo,
c'è la Trattoria Toscana. Ora, io voglio conoscere
il proprietario e sapere come ha fatto ad avere la concessione
per aprire la sua trattoria proprio lì. Naturalmente
un pasto alla Trattoria Toscana costa come un volo in classe
Magnifica da Roma a Tokyo. Anche per questo ho optato per
il rinomatissimo Quick Burger di Place d'Armes, a due passi
da lì, equamente ben frequentato da giovani businessman
lussemburghesi, teppistelli arricchiti con i jeans strappati
da ottomila euro, usi a costosissime droghe sintetiche, e
bionde ninfette con il cappotto firmato aperto alla nevicata
ombelicale.
In Lussemburgo sono tutti felici, è evidente. E' ora
di invaderli e metter fine a questa pagliacciata disneyana.
Spediamoli tutti nelle miniere belghe.
Postilla: i monumenti delle piazze lussemburghesi, perlopiù,
sono frutto delle droghe sintentiche di cui sopra (vedere
più sotto). E' impossibile trovarli nei paesi più
poveri come il nostro.
Abbiate fede: a breve, prima di andarmene, arriverà
anche la terza puntata della mia Arlonely
Planet.
Che devo dirvi? La verità è che questo estemporaneo
ritorno nelle Ardenne, a quasi un anno dall'inizio di questa
avventura, in qualche modo chiude un ciclo. Qualunque cosa
ne venga fuori, domani, da questo stesso ritorno.
Così questa sera sono riatterrato a Lussemburgo.
Curioso: nonostante le dozzine di voli degli scorsi mesi,
non ero mai arrivato con il buio. Dall'alto è bella
Lussemburgo illuminata. La serata è limpidissima,
è piovuto da poco, le strade sono umide. Sorrido.
Questo clima è ormai dentro di me, mi sento quasi
a casa.
L'hotel Campanile è un anonimo cubo di cemento a
qualche centinaio di metri dall'aeroporto, disperso fra
la boscaglia e lo svincolo dell'autostrada per Bruxelles.
Tutto sommato, squallido assai, povero e triste. Nel frigobar
ci tengono le coperte di riserva. Non c'è nemmeno
una bottiglia d'acqua, né, a ben vedere, una presa
di corrente. Però, c'è il bollitore e ci sono
due bustine di infuso Lipton Lime Tilleul. E mi riconcilio
immediatamente con la camera piccola, con la stanchezza
della solita giornata in viaggio, con Lussemburgo.
Fuori fa freddo, l'umido per terra si è solidificato
nel solito strato di ghiaccio sottile, il fiato condensa.
Mi dice Gianluca, ormai inseparabile compagno di voli e
aeroporti e viaggi e avventure di business travel-weblog,
che questo pomeriggio è atterrato a Linate convinto
di essere a Malpensa, si è diretto ai transiti e
ha chiesto che accidenti di fine avesse fatto il banco della
Luxair. Quelli l'hanno guardato è gli han detto che
il banco si trova, per l'appunto, alla Malpensa. Lui si
è guardato intorno e ha risposto - immagino con il
suo solito aplomb - che in effetti lipperlì non si
ritrovava mica tanto. E poi ha pensato: minchia, sono
atterrato a Linate e ho il volo per Lussemburgo alla Malpensa.
Ascolto la storiella e suppongo che avrei pensato la stessa
cosa. Suppongo anche che questo sia l'ultimo stadio.
La lounge Alitalia della Malpensa, settore imbarchi A, fa
schifo. Non so perché c'ho messo piede solo questa
sera, per la prima volta. E' sporca, è sgualcita,
è vecchia, è affollata all'inverosimile e
il segnale wi-fi - a pagamento... - non riesce a sostenere
tutte le connessioni. Non capisco per quale motivo la gente
si ostini a trascorrere il tempo negli aeroporti in posti
come questo solo per sentirsi un po' più vip. Le
poltrone ai gate sono molto più comode, c'è
molta meno gente, il segnale wi-fi si prende benissimo -
e costa uguale - e c'è la stessa tv.
Ah già: non puoi farti il prosecchino gratis e leggere
la copia sgualcita di Le Monde o dell'Herald Tribune. Ebbè,
son cose.
Mi farò la mia tisanina, va'.
Tipo, partire dalla stazione di Rouen Rive Droite alle 16.09,
dopo aver lasciato l'auto a noleggio in evidente divieto di sosta
per le prossime ventiquattr'ore perché anche il parcheggio
a pagamento della stazione è al completo e non hai tempo da
perdere, prendere l'intercity per Paris St. Lazare, arrivare a Paris
St. Lazare puntuali come un orologio - pardon, treno - svizzero alle
17.44, scendere a Paris St. Lazare - che sono quindici anni almeno,
no, sedici, dall'ultima volta che sei stato a Parigi, e fra l'altro
anche allora eri venuto per lavoro, ma ti eri fermato qualche giornata
e invece oggi - hai solo trentanove minuti di tempo per: capire in
che punto di Parigi ti trovi, capire al volo come fare per raggiungere
la Gare de l'Est, escludendo i taxi che sei in piena ora di punta
e hai presente, no?, Parigi in ora di punta, così ti infili
diretto senza nemmeno pensare nella metro, ché tanto a Parigi
la metro porta comunque dappertutto, è un assioma, dodici secondi
per studiare al volo la prima mappa che ti trovi davanti, due secondi
per verificare che vous ete ici e che la Gare de l'Est est di là
(italiano, di là intendo), devi prendere la linea E
della RER, oui, segui i cartelli, ti infili nel tunnel della RER,
ti fermi davanti alla biglietteria, c'è solo una tipa e una
coda infinita - non vorrai bloccare tutta la coda dei pendolari parigini
incazzati, vero - così quand'è il tuo turno ti avvicini
allo sportello e, molto molto timidamente, chiedi excusez moi, parlez
vous anglais, e così hai praticamente esaurito tutto il tuo
peppiniano vocabolario di francese, ma quella naturalmente ti risponde
sorridendo non non, così, come nulla fosse, ti ricordi che
hai lavorato per sette mesi ad Arlon e, con estrema nonchalance (si
scrive così?), dici che je doit aller a la Gare de l'Est (il
francese non lo so, per cui è ovvio che a scriverlo invento,
no?, non state a fare i pignoli che è tardi) e lei ti risponde
che sei sulla via giusta e ti spara due biglietti da una corsa, perché
tanto che ci sei ne prendi uno anche per domani quando farai il tragitto
a ritroso verso Rouen e avrai ancora meno minuti a disposizione, e
così, trascinando il tuo trolley compagno di mille battaglie,
lo zainetto del pc, e contemporaneamente - contemporaneamente - rispondendo
a una telefonata di lavoro che ti arriva proprio in quel momento -
e naturalmente a Parigi il cellulare prende benissimo anche nei tunnel
della metro - scendi ancora più sottoterra e, sebbene tu abbia
capito che da qui tutti i treni vadano verso la Gare de l'Est perché
sei al capolinea della linea E e quindi puoi prendere quello che vuoi,
ti chiedi se devi scendere verso la banchina di destra, vois 32 e
34, o quella di sinistra, vois 31 e 33, quando con la coda dell'occhio
intercetti un tabellone luminoso e, continuando a telefonare e trascinandoti
sempre dietro il trolley, il pc, ecc, ti sembra di capire che il prossimo
treno stia partendo dal vois 31, così te la giochi, ché
sei in pieno videogame e i minuti passano, prendi al volo il treno
al vois 31 schiacciandoti in mezzo alla folla di pendolari e mentre
sei al telefono riesci anche a chiedere al pendolare appiccicato al
tuo naso, che stai prendendo a colpi di trolley sui menischi, se s'il
vous plait, pour la Gare de l'Est on va bien, e lui ti sorride e ti
dice che oui, devi sortir alla prochaine, e così attraversi
mezza Parigi in un colpo con un'unica fermata e scendi a Magenta,
e sopra la tua zucca c'è la Gare du Nord, ma i cartelli ti
dicono che stai andando bene anche per la Gare de l'Est e quindi hai
già vinto un bonus e vai forte dài che ce la fai, e
fra parentesi per fortuna nel tunnel della metro fra una stazione
e l'altra il segnale del cellulare è caduto bontà sua,
e insomma schizzi fuori dalla metro e ti ritrovi in mezzo a Parigi,
che non è esattamente come essere in centro a Villasanta, e
vedi dall'altro della strada un cartello che indica Gare de l'Est,
e per fortuna almeno ha smesso di piovere, guardi l'orologio, attraversi
la strada, percorri a tempo maratona i trecento metri che ti separano
dall'ingresso della gare, punti il tabellone, tutto in orario, ancora
quindici minuti, abbastanza per a) comprare un panino al salame e
una bottiglia d'acqua, b) renderti conto che hai sì il biglietto
per il TGV per Lussemburgo ma non hai la prenotazione obbligatoria,
c) fiondarti alla biglietteria, tre minuti di coda, parlez vous anglais,
oui, ohcheculo, ma vai avanti in francese lo stesso perché
ormai sei completamente in palla e non vuoi compromettere la prestazione
da record, d) uscire sessanta secondi dopo con la tua prenotazione,
così ti imbarchi sul TGV per Lussemburgo pronto al binario
senza nemmeno aver bisogno di correre, osservi che sul TGV per Lussemburgo
per fortuna c'è la presa di corrente ad ogni posto e quindi
puoi attaccarti con il pc, perlomeno in prima classe, ti accorgi che
hai scordato a Rouen il caricabatteria del cellulare porcaccio giuda
e quindi fra un po' sei a secco, almeno fino a domani sera al tuo
rientro, e vabbè, parti in perfetto orario per Lussemburgo,
ti accorgi anche che il tuo abbonamento per dieci ore alla connessione
Internet con Orange France qui non serve a una cippa perché
prevede che ci sia un hotspot disponibile, e ovviamente sul treno
non c'è, e quindi ti fotti tu e quelle dodici e-mail che dovevi
inviare nel frattempo, anche perché se provi a inviarle con
la tua scheda dati Vodafone ti costa un mutuo, arrivi a Lussemburgo
spaccando il minuto alle 20.44, ti ricordi che l'ultima volta che
sei venuto a Lussemburgo in treno è stato nel 1993 ed anche
allora, guarda un po', c'eri venuto per lavoro, ma la volta prima
in treno a Lussemburgo è stato nel 1983, quando te ne andavi
a zonzo per l'Europa con lo zaino e il sacco a pelo e il tuo primo
Interrail e, oh, son passati ventisei anni, non so se mi spiego ( minchia!)
e insomma sta di fatto che il treno per Arlon parte alle 21.24 e tu
non hai il biglietto, quindi nuova biglietteria, ormai tu e il francese
siete come tu e l'occitano, e quindi in pochi minuti esci dalla biglietteria
felice possessore di un biglietto andata e ritorno Lussemburgo - Arlon
- Lussemburgo, ché domani pomeriggio alé, videogame
a rovescio, e parti pacifico e puntuale per Arlon alle 21.24, spaccando
il secondo questa volta, ed alle 21.44 il treno, in questa fredda
serata di gennaio, a quasi due anni di distanza, ti risbarca nella
tua Arlon, dove a prenderti alla stazione c'è l'immancabile
Gianluca,
appena arrivato da Francoforte con una macchina a noleggio targata
quindi D, che siccome sei in Belgio e sei reduce da una giornata così
capisci che è proprio la ciliegina sulla torta, e Gianluca
e la macchina targata D ti accompagnano infine all' Arlux.
Buon compleanno C. E welcome back in Arlon, ché tanto lo so
che le vuoi bene.
P.S. All'Arlux hanno cambiato la moquette, da verde acido a marrone
cacca. Adesso è un Best Western...
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Paris, Gare de l'Est
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