Orizzontintorno Carlo Paschetto
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27 Vince Miss Oh (e peccato per Nives)
APR Alta quota
Negli ultimi mesi ho dovuto aggiornare la lista diverse volte, al punto che mi sembra ormai evidente l'inutilità della stessa. Quella che vent'anni fa era ancora un'impresa che faceva sognare la mia generazione, la cui riuscita meritava un posto nell'enciclopedia delle grandi esplorazioni, è ormai diventata un'avventura alla portata dei molti che abbiano il tempo, i mezzi e le doti atletiche - atletiche, non necessariamente tecniche - per affrontarla.

Ciò nonostante, ventiquattro anni dopo Reinhold Messner, la coreana Oh Eun-Sun è diventata oggi la prima donna al mondo ad aver completato il grande slam. Con tutti i se e tutti i ma del caso, non ultimi quelli della sua dubbia riuscita sul Kanchenjunga e dell'esagerato dispiegamento di mezzi tecnologici e non a supporto delle sue salite.
Ormai però è questa la regola e al di là di qualunque considerazione etica e polemica al riguardo da domani nelle enciclopedie ci sarà il suo nome (Wikipedia, per la verità, è addirittura stata aggiornata in tempo reale...), non quello di qualunque sua collega arrivi seconda in un futuro probabilmente già molto prossimo, senza utilizzare bombole di ossigeno, elicotteri, televisione in diretta, eccetera.

Questo blog dunque applaude e si porta a casa le proprie perplessità di mero ordine filosofico.

***

Update: nelle stesse ore anche il polacco Piotr Pustelnik va ad aggiungersi alla lista (anche lui chiude con la salita dell'Annapurna, quindi immagino fosse insieme alla coreana). Sul mio tabellino è il 24º della serie.
13.31 del 27 Aprile 2010  
 
3 commenti pubblicati
Applaudiamo, applaudiamo. E brava comunque, con tutta l'ammirazione di chi al massimo e' stato a 4000 (e gia' pensando di morirci senza fiato ogni volta!!!)
Anche se faremo sempre parte di una minoranza. Quella che non guarda il primo nome su Wikipedia, ma il secondo, terzo o l'ultimo della serie, di quella che un giorno, come Messner, non importa quanti anni dopo, ripetera' l'impresa, ma per la prima volta, in stile alpino :)
(E come minoranza, secondo me, siamo in parecchi!)
L'ha detto T., 27 aprile 2010 alle 13.40
Brava, forse. Ma si sarà divertita? emozionata? Continuo a pensare al valore di chi si ferma un po' prima, di chi il proprio obiettivo lo raggiunge anche senza fare cifra tonda. Ad Alex Bellini che forse non ha attraversato il Pacifico in canoa (c...o gli mancavano 30 miglia), a Fogar che forse non è arrivato al Polo, a tanti altri che l'hanno fatto per se' e per la propria felicità. Non moriremo di Wikipedia...
L'ha detto Ric, 27 aprile 2010 alle 16.58
Be', Ric, pur condividendo assolutamente la conclusione (il senso del post è infatti un po' amaro, credo si capisca), la realtà è che Fogar e Bellini, al di là di tutto, non hanno realizzato il loro obiettivo, nei casi che tu citi. Conosco personalmente Alex e mi spiace un po' dirlo, ma un conto è il risultato sportivo, che è matematico, e da questo punto di vista la verità è che sia Alex che Fogar avevano un obiettivo dichiarato e non lo hanno raggiunto. Fine della storia, senza se e senza ma. Che Alex sia poi ugualmente soddisfatto e in pace con se stesso va tutto a suo onore e ne fa una persona assolutamente straordinaria. Anche perchè, diciamolo, la sua - le sue - imprese possono ancora essere classificate fra quelle davvero "d'altri tempi". Io poi ho un'ammirazione esagerata per lui. Però a me il dubbio che sia davvero così, umanamente e caratterialmente, rimane, anche perchè in scala - per carità - molto più ridotta ho vissuto esperienze simili sulla mia pelle e conosco bene ad esempio l'aspetto alpinistico della faccenda. La questione è: se ti poni come obiettivo di salire una montagna - ed è inutile negarlo, qualunque alpinista ha quello come obiettivo, a prescindere dal saper accettare o meno il risultato positivo o negativo finale - puoi in cuor tuo dire di averla salita se sei arrivato a cinquanta metri dalla vetta? E a venti? E a dieci? Se arrivi in cima all'Everest a meno di dieci metri, sei arrivato in cima all'Everest? E se ti fermi venti metri sotto alla vetta del Monte Bianco, sei arrivato in vetta? Se dici di voler salire il Monte Bianco, e poi arrivi sotto alla vetta di dieci metri, lo hai salito? Maestri, nel '70, è arrivato in vetta al Torre senza aver salito il fungo di ghiaccio? Ed io, che mi sono fermato venti metri sotto alla Zumstein, sono arrivato in cima alla Zumstein? E sono soddisfatto? Rispondo solo per me: no. Punto. Per quanto me la racconti da vent'anni, per quanto non ci tornerò, per quanto a me alla fine basti così. Ma non "mi consola" (da leggersi metaforicamente, ovviamente) il fatto che avrei potuto benissimo salire anche quei venti metri, semplicemente sono tornato giù perchè il mio socio voleva scendere. Qualunque fosse la ragione, da un punto di vista sportivo e statistico io non ho salito la Zumstein, e siccome il mio obiettivo era arrivare in cima, non venti metri sotto, non ho fatto centro. Ci sono arrivato molto, molto vicino. La metto lo stesso nella lista dei 4000 saliti, certo, come De Stefani mette il suo Lhotse, e come io glielo do buono per il medesimo motivo nella mia lista dei re degli 8000, ma la verità è che lui non ha salito il Lhotse da un punto di vista puramente sportivo e da quello che innegabilmente era il suo obiettivo primario.
Secondo me la morale è che Miss Oh, sì, si è divertita ed emozionata eccome. Noi, in cuor nostro, disapproviamo il metodo, ma lei il suo obiettivo lo ha raggiunto. Centro. Fine partita. Nessun conto in sospeso con il quale addormentarsi la sera. Bellini, Fogar, Maestri, De Stefani puntavano ad un analogo obiettivo sportivo e personale, con mezzi ed etica che a noi, sicuramente, piacciono molto di più, ma non hanno fatto centro. Dovessi scommettere che personalità come quelle, fortissime, uniche, siano in pace con se stesse come Miss Oh, ecco non lo farei. Perchè non c'è nulla da fare: Alex è partito per attraversare l'Oceano Pacifico, ed ha attraversato l'Oceano Pacifico meno trenta miglia. A me basta questo per farne uno dei miei eroi assoluti, non c'è dubbio alcuno. E' il mio mito. Che però lui consideri davvero in cuor suo l'obiettivo centrato, uhm. Del resto siam sempre lì: il fatto di aver corso 42km in meno di quattro ore, gps alla mano, non significa che io abbia corso la maratona in meno di quattro ore. Il traguardo l'ho tagliato otto minuti dopo :-) Se il mio obiettivo era correre una maratona in meno di quattro ore, obiettivo mancato (per ora). Se lo era di correre una maratona intera, uhm... dopo il 34¬? mi sono fermato diverse volte! Vale lo stesso? No, non c'è nulla da fare: è un dibattito che faccio con tutti da anni ed anni. Io non ci credo che accettiamo ed affrontiamo sfide sportive per accontentarci a prescidere dal risultato. Non è vero che ci accontentiamo e che siamo felici lo stesso senza aver fatto cifra tonda. E' assolutamente umana l'ambizione alla cifra tonda. E' che, se siamo bravi, accettiamo la sconfitta e siamo contenti lo stesso dell'esperienza. Ma la sconfitta resta e non ne siamo "felici". Miss Oh è felice, con tutti i nostri se ed i nostri ma a corredo. Noi siamo in equilibrio, contenti di averci provato, un pochino scottati fra noi e noi da quei venti metri (o trenta miglia, eccetera). (E' peraltro un discorso che porterebbe molto lontano!)
L'ha detto Carlo, 27 aprile 2010 alle 19.03


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