Orizzontintorno Carlo Paschetto
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29 Goodbye Ukraina
APR Amarcord, Blog e luoghi
Ci abbiamo dormito nel 2002, dal 7 al 13 maggio per la precisione. Non fu solo il nostro primo impatto con quella terra di nessuno che era la Russia di allora e che già oggi non esiste più in buona parte: un non-luogo abbandonato all'anarchia ed all'improvvisazione, entrambe perfettamente sintetizzate nella sua struttura architettonica, nelle sue mura in decadenza, nei suoi pilastri, nella gigantesca e pacchiana hall di marmo presidiata giorno e notte da improbabili ed improvvisati agenti di un non meglio identificato servizio di sicurezza privato, nei surreali meandri di una burocrazia alienante, inutile e illogicamente funzionante, nei suoi ristoranti introdotti da menù post-radical-chic dove tutto era apparentemente possibile ed immaginabile, ma irrimediabilmente declinato in una realtà di infiniti oggi è terminato, oggi non c'è, oggi il cuoco non è potuto venire, oggi è giorno dispari e il piatto richiesto è disponibile solo nei giorni pari, per cui la scontata soluzione finale era inevitabilmente una salyanka annaffiata da una Baltika numero cinque, sperando che fosse giorno giusto almeno per il pane.

Non è stato solo quella camera di cartongesso e legno dove tutto era maniacalmente etichettato, timbrato, catalogato, dal portacenere di vetro ai bulloni dell'armadio, dai singoli pomelli dell'attaccapanni, uno per uno, alla piastrina di ottone della serratrura del cassetto della scrivania, alle gambe stesse della scrivania, una per una, alle lampadine, al foglio di plastica della directory, per cui dopo un po' iniziavi a sospettare che esistesse un ufficio apposta, magari nelle cantine, dove un vecchio bolscevico era rinchiuso da anni con il compito di etichettare, timbrare, catalogare ogni singolo frammento dell'albergo intero, ogni vite, ogni chiodo, ogni mattone, ogni piastrella, suppellettile, accessorio, elemento di corredo e decorativo.

Non è stato solo tutto questo. E' stato anche la porta d'ingresso di quei sei mesi, la soglia oltre la quale fu evidente che il dado era ormai davvero tratto, e che la via del ritorno non era alle nostre spalle, ma che sarebbe potuta essere solo ostinatamente davanti a noi, per settimane e settimane a venire.

E' stato l'inizio di tutto, e tutto iniziò da lì. Compresi i titoli di coda.

E non so, in qualche modo questa notizia mi lascia addosso un velo di malinconia. Quella solita sensazione del tempo che se ne va, dell'insopportabile e stracotto tutto passa, del nauseante niente sarà più come prima. Di inutile all'inutile nell'istante stesso in cui lo penso.

Son già otto anni, fra l'altro, giusto fra quattro giorni. E non c'è rimasto più nulla. Nemmeno fra quelle mura.
18.33 del 29 Aprile 2010  
 
2 commenti pubblicati
Una non velata malinconia che però svela come tanto sia rimasto. E tra queste ci sono anche cose belle!
L'ha detto Massimo, 30 aprile 2010 alle 11.30
Il tempo se ne va; ma sicuramente, prima o poi, creerà nuove frontiere...
L'ha detto Stefano, 30 aprile 2010 alle 16.17


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