Orizzontintorno Carlo Paschetto
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24 L'ascensore prendetelo voi
GIU Diario, Segnalazioni
Tira un'aria strana. Sarà che siamo stanchi. La prossima settimana ce ne andremo per un po' in Alto Adige, così portiamo Leonardo a imparare le montagne. Non saranno i cinquemila metri del Tibet, ma a cinque mesi di vita le Dolomiti devono già sembrare fin troppo grandi.

Ho la sensazione di essere in ritardo su tutto. E non si tratta solo di Orizzontintorno. A volte ho la sensazione di essere in ritardo sulla vita intera. I giallini elettronici affollano il mio desktop e questo pc continua ad essere lento in modo scoraggiante. Perché? Eppure non ho fatto altro che reinstallare tutto da capo. Anzi, molte cose inutili non le ho neppure pių caricate.
Mi trascino in ufficio e lo detesto. Di pių: lo odio. Mi nausea sempre pių, la claustrofobia avanza. Sono stanco, sì. A quando la rivoluzione?

Ho iniziato a scaricare il materiale filmato durante Asia Overland: sono ore e ore di registrazione, molte delle quali non le abbiamo ancora viste a distanza di due anni.
E dunque ieri notte ho nuovamente viaggiato in Transiberiana. La videocamera ondeggia lungo i corridoi del treno, la mia voce gracchia in background: "15 maggio, siamo a tremila chilometri da Mosca, nevica. Fuori, taiga, taiga, taiga e taiga"
Ecco il vagone ristorante, rivedo la cameriera russa che viene a portarci un inutile menų vuoto, riconosco il cuoco, la nostra vicina di scompartimento. E taiga infinita che scorre dal finestrino.
Ho anche scoperto che è un errore filmare da entrambi i lati di un treno il paesaggio che scorre dal finestrino. Quando rimonti le clip non capisci pių in che direzione il treno stia viaggiando. Una volta verso destra, una volta verso sinistra. La verità è che sta viaggiando sempre verso est e non inverte mai la rotta, ma nel film non si capisce affatto.
Fine della prima cassettina. Ne devo passare otto. Non so bene quanto tempo mi ci vorrà, ma qualcosina su Orizzontintorno prima o poi arriverà. Fatto sta che anche il download dei filmati procede a salti e qualcosa apparentemente non va.

E' vero, siamo lenti. Ma abbiamo due vite da mandare avanti, anzi, tre. La terza vita è senza dubbio la motivazione che sostiene le altre due sui consueti binari, ma non ho alcun dubbio che prima o poi deraglieremo di nuovo lasciando dietro un bel botto e qualche 'fanculo gridato a pieni polmoni. L'importante è deragliare tutti e tre insieme. Io su questo treno non ci voglio pių stare, voglio scendere, non mi interessa la stazione di arrivo, non mi piacciono affatto né i compagni di viaggio, né i conducenti, né i controllori, il biglietto è troppo caro, la durata del viaggio è troppo lunga rapportata alla distanza percorsa. E, quel che è peggio, alla fine del viaggio rischi di trovarti al punto di partenza.
Fatemi scendere, o salto in corsa. O tiro il freno di emergenza e finite tutti a terra contusi.

Io lavoro al decimo piano. E soffro di claustrofobia. Ergo, non prendo (quasi) mai gli ascensori. Certo non quelli blindati di questo angosciante palazzo che è il simbolo stesso di ciò che pių odio. Salire dieci piani di scale in media due volte al giorno può trasformarsi in un intervallo di alcuni minuti di fuga dalla realtà se immagini che ogni rampa siano cinquecento metri di dislivello invece di un metro e mezzo. Io salgo come in montagna, piano, passo regolare, penso ai fatti miei. Poi, alla sera, arrivo a casa e salgo altri sei piani. Alla fine, un centinaio di metri di dislivello al giorno me li faccio. Hans Kammerlander ne fa mille. Di corsa. I miei colleghi scoppiano dopo dieci.
Questi giorni c'è un cartello appeso davanti agli ingressi dell'ufficio: "Evitare le scale, lavori in corso"
Evitare le scale un par' di palle, evitatevele voi. A parte che devono essere comunque accessibili in caso di emergenza, io le scale le faccio eccome e voglio proprio vedere se qualcuno mi obbliga a prendere l'ascensore. Sta' a vedere che mo' devo farmi venire i bruciori di stomaco (a parte quelli che ho già) perché l'azienda mi costringe a venire a lavorare in ascensore. Se lo sognano. Io continuo a fare le mie rampe di un metro e mezzo, oppure me ne vado a casa e mi chiamate quando avete finito, fate un po' voi.

Lo so, li abbiamo tutti quei periodi di intolleranza totale. Io non tollero pių il panorama qua attorno, i soggetti in movimento, le luci, le voci, le regole. Non tollero pių da tempo di aprire la bocca per discutere argomenti dei quali nulla mi interessa, con interlocutori con i quali nulla condivido, seguendo tempi che non sono miei, interagendo con uno spazio tridimensionale al quale non appartengo.

Leggevo alcuni blog, di quelli da migliaia di contatti, che si autoreferenziano tutti fra di loro e che fanno trend sui giornali, ora non riesco quasi pių a leggerli. Nessuno che mi spieghi il perché delle cose, nessuno che mi offra un ragionamento nuovo, originale, che argomenti le proprie opinioni al di fuori delle ovvietà, dei luoghi comuni, della facile provocazione, del puro esercizio sintattico e semantico, delle inutilità verbali.
Ma sì, scrivo a perdere anche io, lo so benissimo, non state nemmeno a farmelo notare. Ma non urlo le mie idee, né pretendo di avere ragione. Fondamentalmente, freguntubo. Del resto nemmeno so se mi leggete, almeno finché qua sotto non vi apriremo i commenti. Che ci crediate o no, sembra che ci siamo quasi. A meno che Roberto non si dimentichi di inviarmi i file, il che è sempre possibile.
Però, lo avrei voluto sì un bel dibattito sull'Aral, o sul viaggio di Emanuela.

Il qualunquismo, il disadattamento e l'anarchia sono sinonimi? Adesso, poi, mi toccherà passare per terzista. Invecchiando, sto diventando un anarchico rompiballe, rassegnato alla realtà dei fatti.

Devo ancora decidere che fare di questo pseudoblog. Tanto lo so che poi ci rimarrò malissimo se nessuno passerà di qua a commentare, mi incazzerò se qualcuno contesterà le mie opinioni, la prenderò sul personale se qualcuno avanzerà qualche critica. E allora? E' ben una taverna di naviganti questa, mica l'asilo. Se ci mettiamo a fare le persone serie, lo facciamo davvero.

Ho appena finito il libro di Sergio Romano. Mi è piaciuto. Credo sia una lettura che farebbe bene a molta gente che blogga a vanvera. Del resto, chi non vuol imparare non impara e ognuno ha il diritto di interpretare il tubo che gli pare. Generalizzo: non basta l'assenza di argomentazioni e l'incapacità di confutare una teoria per convincere un idiota che ha torto. Ma questa rimane una generalizzazione, appunto. In mezzo alle generalizzazioni, qualcuno che mi piace a volte lo trovo. Non ho detto che lo condivido, affatto, anzi, appena ne ho voglia gli do addosso. Ma mi piace.

Francesco risolve il mistero e ci fa sapere che il Somaliland non è riconosciuto dall'ONU. Esiste inoltre una compagnia aerea e non perdetevi le ultime notizie, naturalmente. Ci segnala anche l'esistenza del Puntland. Grande :-)

Brutta storia fra Emergency e la Croce Rossa. Brutta storia per entrambi. Un senso di malessere mi avvolge. Se anche Gino Strada mette mano alla carta bollata a me rimane solo la Lega del Filo d'Oro. Dai Gino, gių le mani dalla Croce Rossa. Non ti ci mettere anche tu, please.

L'Ingushetia non è una novità, invece. Fra un po' il mondo si accorgerà che esistono anche Tuva, la Yakutia, la Buryatia, la Khakassia, e via così. Oppure se ne dimenticherà, a seconda di chi andrà ad occupare qualche poltrona qua e là.

Detesto il silenzio della mia mailbox. Fino al prossimo spam in grado di superare il nostro firewall.
02.00 del 24 Giugno 2004  
 
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