Orizzontintorno Carlo Paschetto
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27 L'eroica lotta con l'alpe
LUG Alta quota
Facciamo che non la butto in politica, ma a me, questa storia del cinquantenario della conquista del K2, dei nostri eroi che stanno scorrazzando su e giù per l'Himalaya e il Karakoram, e tutto il bla bla bla mediatico attorno alla vicenda, fanno davvero incavolare.
Facciamo che invece di buttarla in politica e sollevare questioni su ciò che pubblicano i Media, e soprattutto sul perché lo pubblichino, vi racconti io un po' di Storia, così magari da domani, se seguite anche solo distrattamente gli eventi in questione, leggerete il Corrierone, la Repubblica, e guarderete i servizi dei tiggì con occhi un po' diversi.
Ve la faccio (quasi) breve, nonostante potrei scriverne per giorni e citarvi una bibliografia chilometrica in merito.

Nel 1953 gli inglesi salgono l'Everest per la prima volta. A dire il vero ad arrivare in vetta sono un neozelandese di buona volontà e poca fama (fino a quel momento) ed uno sherpa che sull'Everest era già stato una dozzina di volte e nei dodici mesi precedenti aveva già sfiorato il successo in un paio di occasioni. Ma la spedizione era britannica e quindi onore a Sua Maestà.
Da allora quasi duemila persone sono salite in vetta all'Everest (erano 1.780 al maggio del 2003).
Le statistiche più significative le trovate anche qui su Orizzontintorno, ma giusto per brevità vi racconto che già nel 1978 un tale Reinhold Messner ed il suo compagno Peter Habeler salivano la montagna più alta del mondo per la prima volta senza ossigeno, fra l'incredulità generale del mondo accademico e alpinistico; ancora, nel 1980 quello stesso Messner la saliva completamente da solo, senza sherpa, senza un accidente di niente e per giunta quasi in periodo monsonico. A quel tempo, per la cronaca, essere soli sulla montagna significava esattamente questo: nessun altro, niente altro. Niente radio, meno che meno telefoni satellitari, l'umanità più vicina a qualche centinaio di chilometri di distanza.
Oggi non si contano quasi più le imitazioni. E già, trovato il pazzo che dimostra che si può fare, tutti a seguirlo, dopo. Solo che se tutti lo imitano, capita che sulla montagna ci siano anche cento persone contemporaneamente e che poi arrivino i satellitari, le attrezzature sempre più tecniche, i campi fissi attrezzati con docce a pagamento, e via così. Sto divagando, torniamo alle nostre statistiche sull'Everest.

Sempre per stare nelle cronache recenti, Hans Kammerlander, famoso compagno di Messner, qualche anno fa l'Everest lo ha salito in 16 ore, portandosi solo mezza borraccia di tè, e ne è sceso in sci dalla vetta: è stato il più veloce senza l'aiuto delle bombole di ossigeno. Con le bombole, uno Sherpa c'è riuscito in meno di 11 ore. Undici ore, signori, dieci e cinquantasei minuti per la precisione, dal campo base, quota 5.000, alla vetta, quota 8.850 metri sul livello del mare.
Ancora cronaca: lo scorso anno, in occasione del cinquantenario della prima salita, sono arrivate in vetta anche 50 persone nello stesso giorno. L'Everest è stato ormai salito in qualunque stagione e per decine di vie diverse. Apa Sherpa, che ha 42 anni, in vetta è salito 13 volte, e ci sono arrivati anche un ragazzo di 15 anni, un anziano di 70, un diabetico, un cieco, un uomo senza una gamba e - ne scelgo uno a caso fra migliaia - questo signore qui, un vero appassionato di viaggi che di mestiere fa l'ingegnere nucleare e che si diverte a mantenere un sito web come il nostro. Dimenticavo: ci proverò anche io (che poi ci riesca è tutto da vedere).
Ora, questo non toglie nulla all'impresa che tutti questi personaggi hanno compiuto. Intendiamoci: salire l'Everest è sempre una bella scommessa con la propria pellaccia, molti quella scommessa la perdono ancora e non entro in tutte le polemiche sulla questione. Non è qui che voglio andare a parare.
Ma vi dico ciò per farvi riflettere un po', prima di saltare alle conclusioni.

Cambio scena.

Nel 1954, un anno dopo la conquista dell'Everest, una spedizione italiana organizzata di fatto dallo Stato con metodi quasi militari e condotta da Ardito Desio, con gran profusione di soldi dei contribuenti, di mezzi e di persone, arrivava per la prima volta in vetta al K2, seconda montagna della Terra. Naturalmente da allora, così come l'Everest è la montagna degli inglesi, il K2 è la montagna degli italiani che, fra parentesi, dopo cinquant'anni si picchiano ancora per alcune polemiche nate allora e per alcune questioni non proprio limpidissime sull'organizzazione di quella spedizione e sui comportamenti di alcuni alpinisti che ne fecero parte e di altri che non ne fecero parte, a torto o a ragione.
E vabbè, nemmeno questo è il punto al quale voglio arrivare. Chi ha voglia di approfondire può fare una semplice ricerca con qualche parola chiave a caso, tipo: K2, Bonatti, Lacedelli, Compagnoni, Desio, Cassin, e ne scoprirà di belle su questa epica e controversa pagina della nostra Storia, non solo alpinistica.

Il K2, si sa, è uno degli "ottomila" più impegnativi. Ci sono voluti 23 anni perché venisse salito una seconda volta, nel 1977. Ad oggi conta circa duecento ascensioni, che sono un decimo di quelle dell'Everest. Arrivare al campo base del K2 è tuttora una bella sfacchinata, soprattutto se pensate che a quello dell'Everest, dal versante cinese, si arriva in macchina.
Resta il fatto che anche la seconda montagna del pianeta è stata ormai salita in solitaria, è stata scesa in sci, è stata salita ben più di cento volte senza ossigeno, e bla bla bla.

Dunque: questi sono un po' di dati per inquadrarvi, molto rapidamente e sommariamente, come funziona la giostra dell'alpinismo himalayano di oggi. In sintesi, partecipano ormai migliaia di attori: spedizioni commerciali dove guide - o presunte tali - accompagnano turisti spesso incoscienti fino in vetta; spedizioni più o meno nazionali finanziate più o meno da sponsor e da soldi statali; professionisti e fuoriclasse che salgono più o meno da soli, in qualunque stagione, per qualunque via; gente che sale di notte, di corsa, a testa in giù, che si lancia dalla vetta con il paracadute, con il deltaplano, con gli sci, con i cartoni dell'Esselunga. Una specie di Circo Barnum, con effetti collaterali spesso devastanti in termini di tributo ambientale (sull'Everest e sul K2 ci sono i depositi di spazzatura più alti del mondo) e di vite umane, l'unico ticket che viene pagato con regolarità, tutti gli anni.
Ai campi base di Everest e K2, quando è stagione, si contano ormai centinaia e centinaia di tende.
E quindi.

E quindi, alla luce di tutto ciò: qualcuno sa spiegarmi perché diavolo il CAI, il CNR, lo Stato Italiano, e vorrei sapere chi altro e in che forma, spendono i nostri soldi per organizzare un'esagerata ed inutile spedizione faraonica d'altri tempi, ma dotata di tutta la tecnologia che solo gli istituti di ricerca sono capaci di mettere in campo, per spedire un centinaio di persone in Himalaya con l'obiettivo di salire il K2 per il cinquantenario (e vabbè...), ma anche l'Everest (che c'entra??), con giornalisti, scienziati, opinionisti, vallette e quant'altro al seguito?
E, come se non bastasse, perché diavolo quotidiani, televisioni, riviste, seguono l'avvenimento in un turbine mediatico come se fosse la prima spedizione dell'uomo su Marte, dimenticando (o nascondendo al grande pubblico) che quelle "imprese" che vanno descrivendo imprese non sono affatto e che, mentre i nostri eroi si divertono a nostre spese a farsi sei mesi di vacanza in Himalaya, nello stesso periodo a quegli stessi campi base e su quelle stesse montagne ci sono altre centinaia di uomini che le salgono con molti meno mezzi e molto meno chiasso?

Ma che cavolo c'è da pompare a tutto volume le "imprese" dei nostri eroi, quando nessuno per anni si è filato di striscio ben altre realizzazioni su quelle medesime montagne? Ma perché nessun accidente di Media ha sprecato due parole per tutti quegli alpinisti italiani, alcuni dei quali dilettanti, che su K2 ed Everest sono saliti in tutti questi anni, molti dei quali senza utilizzare ossigeno e, soprattutto, con un centesimo dei mezzi con i quali la nostra spedizione "ufficiale" del cinquantenario sta facendo tutto 'sto baccano?

Italiani sul K2? Vogliamo parlare di Reinhold Messner, Fausto de Stefani, Sergio Martini, Hans Kammerlander, Marco Bianchi, Gianni Calcagno, Soro Dorotei, Tullio Vidoni, Martino Moretti, Salvatore e Mario Panzeri, Lorenzo Mazzoleni, Christian Kuntner, Abele Blanc, Marco Comandona, Agostino da Polenza (che di questa buffonata del cinquantenario è, fra l'altro, uno degli ideatori), tanto per citare quelli che mi vengono in mente e che dal 1979 ad oggi ne hanno calcato la vetta con imprese a volte davvero straordinarie?
Iniziate a supporre che la lista degli italiani sull'Everest sia anche più lunga?
Ma chiedete un po' a questo signore come c'è andato lui sull'Everest, quest'anno. Guardatevi le sue foto, leggetevi il suo sito. E pensate a quanti altri come lui sono stati lassù, con soldi e mezzi propri, senza che alcun Media si prendesse la briga di occuparsene.

Che diavolo c'è, quindi, di così straordinario da far interrompere le edizioni dei radiogiornali per annunciare che "l'Italia è tornata sul K2 cinquant'anni dopo"?
Veramente, cari amici, l'Italia sul K2 c'è tornata già un bel po' di volte e scrivendo ben altre pagine che non questa buffonata mediatica che ci stanno vendendo queste settimane.
Vogliamo solo sussurrare che, di questi tempi, fa bene distrarre la massa con qualche bella impresa eroica dei nostri valorosi alpinisti italiani (che, tanto per non smentirsi, riescono persino a litigare in questa occasione....!)?
Vogliamo scommettere che al loro ritorno, i nostri eroi, verranno anche ricevuti dal Presidente della Repubblica che consegnerà loro una medaglia per la loro valorosa ed epica impresa, che fa onore a tutti gli italiani e bla bla bla?
Ma per favore!

N.B.: non me ne vogliano i "nostri ragazzi" lassù. L'ho scritto senza voler togliere nulla a ciascuno di coloro che in vetta, comunque, sono saliti questi giorni. Complimenti ragazzi: anche se non siete dei Messner avete fatto una gran bella salita. Molto meno straordinaria, però, di altri che vi hanno preceduto.
00.16 del 27 Luglio 2004  
 
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