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19 South Korea/8: Busan
AGO Travel Log: South Korea
Innanzitutto Busan, non Pusan. Si dice così. Fine della questione.
Poi.

Il mio supertreno KTX 113 Seoul-Busan delle 8:00am, orgoglio delle ferrovie coreane, è arrivato con tre minuti di ritardo. Su una distanza di poco più di quattrocento chilometri, coperti nel tempo abissale di due ore e mezza. Un disastro inaccettabile. Roba che in Giappone licenziano in tronco immediatamente dieci dirigenti scelti a caso e suicidano l'amministratore delegato delle ferrovie nipponiche tutte.
Ci son rimasto davvero male. E peraltro il tabellone segnava almeno altri tre treni in ritardo, un paio con un minuto ed uno con quattro, diconsi quattro minuti oltre l'orario programmato. Per non dire che un treno che mi portasse a Busan in meno di due ore non l'ho proprio trovato ed anche questo è inconcepibile (per un giapponese, come me).
E' evidente che le ferrovie coreane versano in uno stato disastroso, c'è ancora molto da imparare dai giap in questo caso.

Korea, on travel
Il KTX, orgoglio delle ferrovie coreane

Alcune facilities disponibili sul KTX: vagone cinema, tv, collegamento wireless dedicato in ogni vagone, schede per collegamento wireless disponibili (quasi) per ogni passeggero (ne hanno in dotazione dieci per ogni carrozza), alimentatori per cellulari.
Come in Giappone, peraltro, non esiste che qualcuno telefoni in mezzo al vagone: se devi telefonare te ne vai fuori dagli scompartimenti e non rompi le scatole. E va da sé che tutti spengono le suonerie. Civiltà.

Fermate: Daejon, Dongdaegu. Non avendo né una carta geografica, né una guida della Corea, non so dirvi nulla in merito. Certo potrei andare su Wikipedia, ma potete farlo anche voi, nel caso.

Curiosità del viaggio verso Busan: i parallelepipedi. Avevo già osservato a Seoul, soprattutto dalla Seoul Tower, le sterminate periferie (ma anche interi quartieri del centro) costellate di grappoli di torri di venti-trenta piani (ma a Seoul e a Busan ci sono ampie zone dove l'altezza media è cinquanta piani), tutte irrimediabilmente identiche. Affascinanti, a modo loro. Ho scoperto che l'intera Corea è fatta così.
In realtà ricordo di aver visto incubi edilizi simili in Giappone (e in Cina, naturalmente), ma qui il fenomeno mi sembra portato davvero all'estremo. Ogni città è circondata per chilometri da queste foreste immense suburbane di cemento armato. Le foto non rendono l'idea, davvero.
E parlando di foto, la giornata a tratti nuvolosa filtrata dai finestrini del treno in corsa, con la complicità degli scatti rubati al volo, crea immagini quasi dipinte, stranissime. Pensavo di metterne solo una, poi nello sceglierle ho scoperto che mi piaceva l'effetto ad insieme (a voi magari fanno schifo).

Korea, on travel 1
Korea, on travel 2
Korea, on travel 3
In viaggio verso Busan, quartieri popolari di città ignote
Korea, on travel 4
Questo scatto al volo è talmente onirico che ha un suo perché...

Busan l'avevo sottovalutata. Del resto, viaggiando senza alcuna preparazione e senza almeno una guida da leggere, programmando i miei spostamenti di giorno in giorno in base a eventi casuali, non ho riferimenti, né un piano.
Ho scelto Busan perché un giorno pieno mi avanzava. So che è la seconda città della Corea ed uno dei più grandi porti commerciali al mondo, e ho visto che da Seoul era raggiungibile rapidamente. Del resto ce l'avevo già nel mirino fin dai tempi del Giappone, quando mi trovavo a Fukuoka ed avevo studiato una mezza possibilità di rientrare a casa proprio dalla Corea, imbarcandomi per Busan. L'asse Fukuoka-Busan è infatti la principale rotta di collegamento fra i due paesi, a parte il volo Tokyo-Seoul, tant'è che Fukuoka è la città più coreana del Giappone, dicono.
Sta di fatto che a Busan ci ho fatto letteralmente una corsa di otto ore, ma sarebbe stato decisamente preferibile fermarcisi almeno una notte e spezzarla con più calma in due giorni, ché li avrei riempiti bene.

Seguo lo schema ormai collaudato dei paragoni: prendete Hong Kong, aggiungete Rio de Janeiro, dividete per due (ma anche per tre, va'), et voilà Busan. Be', a meno di qualche milionata di abitanti, degli ideogrammi e delle spiagge oceaniche, a me par pure Genova, a tratti perlomeno, non fosse altro per le strade sopraelevate per chilometri che si annodano fra i palazzi ed il lungomare.
Di Hong Kong e Rio condivide in parte la posizione naturale, affacciata su un sistema di ampie baie, chiusa alle spalle da colline coperte di foresta verde. Condivide anche le infinite schiere di grattacieli, nella fattispecie confermando la teoria dei parallelepipedi di cui sopra, che qua raggiunge davvero livelli da capogiro: si estendono a perdita d'occhio, per quartieri e quartieri interi, quasi mai meno di quaranta piani, ma tranquillamente oltre i sessanta in taluni casi.

Busan, downtown
Busan, downtown 1
Busan, downtown 2
Busan, downtown 4
Busan, anche qui intere foreste di parallelepipedi di cemento

Con Rio condivide il lungo sistema di spiagge bianche. Per carità, non stiam parlando di Ipanema, Botafogo e Copacabana, ma a non voler rimanere ancorati agli stereotipi non è che Gwangalli, Songdo ed Haeundae beach siano poi così da meno, nemmeno per estensione chilometrica. Se le guardate bene, il panorama è quello: larghe e lunghissime strisce di sabbia affacciate sull'oceano, ad ampio semicerchio, chiuse alle spalle da file di grattacieli, delimitate da trafficate avenue ad otto corsie, le colline verdi a racchiudere il panorama circostante.
Io, qui, un bagno lo avrei fatto eccome, ad aver avuto il tempo di asciugarmi. Non avendolo, mi sono accontentato di metterci in piedi, nell'oceano.

Busan, Songdo beach 1
Busan, Songdo beach 2
Busan, Songdo beach
Busan, Gwangalli beach 1
Busan, Gwangalli beach 3
Busan, Gwangalli beach

E' stata davvero una corsa contro il tempo quella a Busan. Alle 19:00 mi aspettava il KTX per Seoul: appena arrivato mi sono immediatamente fiondato al tourist information della stazione, ho afferrato una mappa della città, una brochure dei sightseeing bus, che qui fan quattro giri diversi partendo tutti proprio dalla stazione ferroviaria, ed una timetable con tutti i percorsi e gli orari delle fermate.
Son salito sul primo in partenza e con 10.000 cosi di biglietto, poco più di sei euro, via per la giornata intera, concatendando autobus con autobus, scegliendo le fermate sulla base delle fotografie e delle indicazioni nella brochure, ogni volta con quaranta minuti esatti a disposizione fra un bus e l'altro per esplorare i dintorni della fermata di turno, tutto perfettamente incastrato per essere puntuale in stazione a riprendermi il treno per Seoul.
L'unica cosa che ho trascurato è che in questo piano perfetto non era prevista alcuna sosta per mangiare né bere.
Risultato: in stazione ci sono arrivato in orario perfetto, ma in stato di cannibalismo avanzato. E sudato come una bestia (sembravo uscito - giuro - dalla doccia vestito). Una specie di relitto umano, insomma.
Per non parlare della sabbia nelle scarpe e nei vestiti.

Busan 1, Taejongdae 1
Navi in rada a Busan
Busan 1, Taejongdae 2
Busan, penisola Taejongdae
Busan, bridges 1
Busan, bridges 2
Busan, bridges 3
Busan, Gwangan bridge

Una cosa che non son riuscito, accidenti, a fotografare sono gli straordinari cantieri navali nel gigantesco porto della città, dove sono in costruzione dozzine - dico dozzine - di navi portacontainer, petroliere e bestioni simili di stazza mostruosa. Gru di conseguenza, eccetera. Uno spettacolo mozzafiato, se vi piace il genere (a me sì).

Meteo come da foto: a tratti nuvoloso, a tratti strasoleggiato. Luce diffusa stranissima e forte, che senza filtri sull'obiettivo ha dato alle foto una patina velata strana. In realtà, quando c'è stato il sole, era molto più luminoso di quel che si vede, e quando era nuvoloso era altrettando meno grigio di quanto sembri. Mah.
Afa come solito: coprire a piedi sotto al sole il percorso di quattro chilometri della penisola Taejongdae (a stomaco vuoto da ore), e riuscire anche a scattare le foto nei quaranta minuti previsti dal piano del mio tour, mi ha conciato come poche altre volte in vita mia. E meno male che avevo l'asciugamanino verde.

Chissà se mi fa bene alternare queste prestazioni alle regolari botte di aria condizionata gelata a dodici gradi e trenta nodi di velocità che mi becco ad ogni risalita su un autobus, nella metro, o in qualunque altro luogo pubblico.
Altra dannatissima caratteristica, questa, che le città coreane condividono con tutte le sorelle asiatiche.
TAG: busan, corea del sud
12.35 del 19 Agosto 2010  
 
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