Orizzontintorno Carlo Paschetto
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08 Urla del silenzio
SET Prima pagina
Era il minimo. Che (quasi) subito si levasse il coro di quelli che sì, i terroristi, però con tutta la gente che Putin ammazza in Cecenia. E di quelli che sì, i bambini di Beslan, però nessuno si commuove per tutti i bambini che muoiono di fame. E di quelli che sì, i bambini, ma perché allora non quando ci sono di mezzo gli adulti. E di quelli che sì, è stato Osama. E di quelli che sì, la strage, ma osserviamo per favore tutti un rispettoso silenzio. E di quelli che scusate, ma questa volta non ho parole. E di quelli che perché allora le candele non le mettiamo anche per i bambini ceceni e africani. E di quelli che è colpa di Bush, di Berlusconi, di Blair, di Putin. E di quelli che sterminiamole queste bestie arabe. E di quelli che la televisione fa solo propaganda, ci nascondono la verità, bisognerebbe fare informazione e non spettacolarizzare il dolore. E di quelli che tutto questo sangue in televisione è uno schifo e una vergogna. E di quelli che non c'è nulla di cui meravigliarsi. E di quelli che i giornali sono osceni.

Era il minimo che (quasi) subito si levasse il coro, ma in questo caso solo dopo un opportuno intervallo di silenzio, perché sai, le circostanze.
Insomma come Paperino che, avendo appreso della morte di Zio Paperone (notizia ovviamente fasulla), piange e si dispera per tre giorni consecutivi. Poi smette di colpo ed esclama: "Beh, tre giorni di pianto mi sembrano sufficienti per lo Zio, adesso vado a godermi l'eredità". Incredibilmente non mi ricordo quale storia fosse e sì che sono un'enciclopedia in merito.

Tirare in ballo Paperopoli discutendo di Beslan vi sembra sacrìlego? Parliamone.

Da qualche parte ho letto una delle poche cose davvero intelligenti che si potessero scrivere di questi tempi: qualunque cosa si voglia dire, davanti ad alcuni eventi è possibile solo essere banali, retorici e inadeguati. Del resto, ciò che la mente umana (posso dire normale?) non può concepire, la stessa mente non ha mezzo per esprimere in modo adeguato. Equazione piuttosto facile. Aggiungo: non è affatto detto che sia un buon motivo per tacere. Più avanti spiego il perché.

E va bene che, come cita Sasaki, un bel silenzio non fu mai scritto e certo il concetto ci sta tutto di fronte ad alcune idiozie di cui sopra. Ma, a differenza di Giulia, non sono d'accordo su questo silenzio, non completamente almeno.
Com'è ad esempio che schiere di commentatori, tuttologi e onniscenti, pronti sempre a scendere in piazza quando viene loro pestato un callo, di colpo questi giorni esordiscono tutti sul tema invocando il silenzio "per non dire banalità", o "per non cadere nella retorica", o "per non strumentalizzare", o in nome di un "rispetto" che non mi è ben chiaro verso cosa sia indirizzato?
Sarà che invece, visto che si fa sul serio, all'improvviso tutti non sanno che accidenti dire e i consueti (non) argomenti scricchiolano un pochetto?

Poi, bastano giusto due o tre giorni e finalmente ci siamo, qualcuno ci prova e, a seconda dei punti di vista e di come ciascuno voglia interpretarla, spara la propria sentenza più o meno discutibile (rimane il dubbio lecito: per non voler apparire banale, o retorico, o inadeguato?), così tutti possono finalmente scatenarsi in libertà.

Non ho la minima voglia di mettermi a discutere sul perché sia infinitamente più agghiacciante il coinvolgimento di bambini rispetto a quello di adulti e, banalità per banalità, evitiamo per favore di dire che non si fanno classifiche dell'orrore. Che lo si voglia ammettere o meno, in qualche caso si fanno: in questo, per lo meno, sì.
Per cui, se abbattere due torri simbolo del potere occidentale e far duemila morti può avere un suo significato, aberrante e mostruoso quanto si vuole, ma pur sempre significato, radere al suolo una scuola falciando centinaia di bambini va oltre qualsiasi ipotesi razionalmente concepibile e non è rappresentabile per aggettivi (non sono il primo ad esprimere questo concetto e mi perdoni la non citazione colui che può rivendicarne la paternità: non ricordo chi sia).

Non discuterò nemmeno del perché sia del tutto fuorviante aggrapparsi a discorsi del tipo "ma Putin in Cecenia ha fatto ben di peggio". E' talmente elementare: ci sarà un tempo per tornare a riflettere sulla questione cecena, ma adesso è il tempo di piangere i bambini di Beslan. Altrimenti mettiamoci a discutere di cosa abbia fatto Stalin in Tagikistan e in Turkmenistan, se proprio vogliamo fare i pignoli, o riflettiamo sulla questione uyghura, o diamo a Tamerlano quel che è di Tamerlano.
Com'è che c'è sempre qualcuno che di fronte all'orrore non riesce a fare a meno di pensare "sì, ma allora come la mettiamo con quello che Caino ha fatto ad Abele?"
Questo sì, lo trovo intollerante.

Meno che meno interverrò per dire la mia su tutto ciò che ho letto e che è perfettamente riassunto nell'introduzione a questo post. Potrebbe anche essere che non abbia argomenti a sufficienza e quindi, io sì, mi astengo (in parte) dal commentare le opinioni altrui.

Mi preme invece segnalare alcuni interventi che ho letto sulla questione. Un paio (qui e qui) sono del solito Sofri junior, del quale continuo ad apprezzare gli spunti di riflessione. Anche in questa circostanza a mio avviso riesce a contribuire alla discussione in modo equilibrato, senza cadere nelle trappole di cui sopra. Non posso fra l'altro che essere d'accordo con il suo "Scusi, signor sgozzatore". Ecco, avrei voluto scriverlo io.

Interessante è anche l'intervento di una giovane lettrice di Beppe Severgnini, contro la diffusione da parte dei Media delle immagini strazianti provenienti da Beslan. "Perché", si chiede, "si può mantenere quel giusto decoro NON pubblicando le foto della morte di Enzo Baldoni o il video dell'uccisione di Quattrocchi, ma si mostra poi alla gente quella serie di cadaveri di bambini innocenti?"
Raccolgo l'interrogazione e provo a giocare al piccolo giornalista.

Questo sito, o meglio, il sottoscritto, ha scelto di replicare alcune delle fotografie di Beslan pubblicate dal sito del Corriere. Mi sono chiesto se volevo farlo, l'ho fatto. Quelle immagini, come ho scritto, sono state causa di un forte shock emotivo e immagino di non essere stato il solo a provarlo.

Qualora fosse pubblicata, la foto del cadavere di Baldoni non aggiungerebbe nulla all'evento in sé. E' invece probabile che il pubblicarla sconfinerebbe nel doloroso silenzio nel quale si è raccolta la sua famiglia. Sembrerebbe (e verosimilmente sarebbe) una mossa volta ad alzare l'audience o la tiratura.
Le immagini di Beslan, per contro, riguardano un evento collettivo di portata del tutto straordinaria. Un evento che nel suo orrore tocca l'umanità intera ed ha un impatto emotivo elevatissimo.
L'evento Baldoni ci colpisce e ci porta a riflettere sulla persona e sulla sua famiglia. L'evento Beslan, invece, ci coinvolge in quanto esseri umani (e genitori, figli, nonni).

Al di là della diversa portata mediatica, io credo che la circolazione delle immagini di Beslan debba essere perseguita proprio per l'impatto emotivo che esse suscitano. Per i sentimenti di orrore, di pietà, di disperazione che provocano in ciascuno di noi. Per la riflessione che inducono sull'umana esistenza.
Riallacciandomi a quello che scrivevo prima, la violenza di Beslan è talmente fuori dei nostri schemi che quasi tutti si sono astenuti, in prima battuta, dal commentare alcunché. E' calato improvviso il silenzio. E più arrivavano immagini, e più calava il silenzio. Perché, suppongo, per una volta a nessuno è venuto in mente come prima cosa di identificare un colpevole, o di collocarsi in difesa di una qualunque ideologia. Le nostre grida di rabbia e dolore sono rimaste, almeno inizialmente, soffocate. La pietà ha colpito più dell’istintivo sentimento di “vendetta”. Ci sono state eccezioni, ma sono state, appunto, eccezioni.

Per questo credo che immagini come quelle di Beslan siano una specie di monumento alla follia umana e debbano circolare eccome. Io credo che sia sempre un bene per l'umanità essere messa di fronte alle proprie aberrazioni.
E' il principio del fumatore: mettigli davanti la radiografia dei suoi polmoni e come minimo non ci dormirà la notte. Spesso smetterà di fumare o, quanto meno, ci proverà davvero.
Con buona pace di tutti coloro che, adesso, dopo il "rispettoso silenzio", sollevano la propria indignazione all'indirizzo dell'informazione propagandista, del giornalismo spazzatura sottomesso al potere, dell'inadeguatezza dell'informazione, della mancanza di approfondimenti, e bla bla bla.

Per quanto mi riguarda, il pugno allo stomaco che mi hanno provocato quelle immagini è stato piuttosto profondo.
Oddio, me ne rendo conto: sarà che io mi informo a priori.
Vogliamo iniziare a parlare della questione degli Uyghuri o della frontiera uzbeko/tagika prima che la scopriate attraverso i giornali? E, a proposito; vi ricordate ancora tutti, vero, dei bambini del Darfur? No perché, vi rendo noto, è passato solo un mese...

N.B. Io sono banale, retorico, inadeguato, qualunquista, non scendo in piazza e non ho la bandiera della pace appesa alla finestra. E sabato scorso ho acceso una candela. Pur non avendo un balcone.
21.45 del 08 Settembre 2004  
 
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