Orizzontintorno Carlo Paschetto
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05 Sono vecchio/6 (a.k.a. Ferrara side effects)
OTT Mal di fegato
Non fosse per la gioventù freak, che riempie lo spazio attorno.

Te lo spiego cos'è che non va nella gioventù freak e perché non la sopporto. Perché ad esempio riesca a guastarmi (molto moderatamente, guarda bene, è solo un senso di latente fastidio) un bel weekend a Ferrara. Perché quel che non sopporto nel partecipare ad eventi come quello di Ferrara sia proprio il sapere già in anticipo che mi troverò gomito a gomito con la gioventù freak.
Magari è solo invidia da manuale, per carità. Quella classica del matusa over quaranta che è già vecchio dentro e detesta i giovani, perché ai miei tempi. Ma il fatto è che io non ho particolarmente amato i miei vent'anni, non ho rimpianti per un'età che è stata piuttosto faticosa, molto più del decennio che l'ha seguita, per dire. Dovrei essere al di sopra di ogni sospetto, perciò.
E poi freak, io, non lo sono mai stato, chiuso nella mia proverbiale anarchia interiore. Io, comitivaro e compagnone, proprio no. Anzi.

Non li sopportavo già "ai miei tempi" i coetanei con la kefiah al collo, figurati adesso. Sia chiaro: ce l'ho anche io una kefiah rossa nell'armadio. Solo che l'ho comprata anni fa nel suq di vattelapescadove-nonricordopiù, in qualche oasi sahariana. E mi è servita per quello a cui serve di solito una kefiah: come protezione antisabbia. Capisci la differenza. Sono molto orgoglioso della mia kefiah rossa di viaggiatore del deserto.

E' che la gioventù freak c'era ben prima di noi che siamo perfettamente a cavallo fra i baby boomers e la generazione X. C'era negli anni sessanta, c'è stata con noi nei settanta e negli ottanta, e ancora nei novanta, e continua a perseguitarci oltre il duemila. Ogni decennio si ritrova i freak fra i piedi, inesorabilmente ventenni e dintorni: ma son sempre gli stessi, replicanti immortali color arcobaleno che cambian solo il cappello ad ogni turno? (E cerca di capire come sto usando il termine freak: non saltar subito su a spiegarmi cos'è un freak, che altrimenti ci mettiamo a discutere di emo e bimbiminkia, e non è l'aria questa).
I miei freak son sempre lì, cazzo, sempre uguali a se stessi. Mettono la kefiah al collo, si muovono in banda, son tutti amore libero, e valori morali, e no alla guerra, e la causa palestinese, e le multinazionali, e Greenpeace, e il Dalai Lama, e le bandiere arcobaleno, e i sandali anche d'inverno, e le treccine (ne ho vista una in coda al Baldini che addiritura aveva il cerchietto tipo Ilona Staller attorno ai capelli, per dirti), e famoci una canna, e la chitarra e lo zaino col sacco a pelo, e l'impegno politico, e cioè e voglio dire e storicamente poi, e ci mancan giusto Siddharta e Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta. Che poi a vent'anni non lo capiscono, secondo me, Pirsig. Che lo è, sì, un capolavoro, ma non perché se lo credono loro.
Prima c'avevan la borsa di cuoio a tracolla e il Manifesto sotto al braccio, adesso c'han lo zainetto e il Fatto quotidiano (e Repubblica, naturalmente). Irrimediabilmente convinti del loro anticonformismo, della loro non omologazione, della loro repulsione alle mode e della loro controcultura rivoluzionaria.
Ennò, non me la sto prendendo con l'adolescenza, troppo facile (per quanto). Parliamo di universitari, nella migliore delle ipotesi. Di gente che c'ha vent'anni suonati da un pezzo. Adolescenti un ciufolo. E' gente che vota, questa. Che critica. Che si arrabbia. Che snobba. Che ama la "cultura". Che tira fuori gli storicamente poi parlando di robe che manco eran nati, loro, e noi già sì invece.

Son passati cinque decenni. Son diventati padri, poi nonni, e i loro figli e i loro nipoti sono ancora così, e poi diventano a loro volta trentenni con la cravatta loro malgrado, e il mutuo, e leggon sempre Repubblica, ma non disdegnano l'inserto tv.
Oggi vanno in giro con il MacBook (e la chiavetta vodafone) nello zaino perché Windows gli fa schifo (sai, le multinazionali, però il MacBook costa un botto ma-chissenefrega-viva-Steve-Jobs e no, non è una multinazionale la Apple), ieri ci andavano con la moleskine, domani col chip wireless nel cervello, ma comunque forza Obama e abbasso l'America imperialista. Ché dovevate vedervela la coda, a Ferrara, per entrare al dibattito sulla nuova destra americana che sfida Obama. Un nastro chilometrico di treccine freak e di giovani, con i giovani, per i giovani.

Certo, l'America imperialista. Ché non lo so? Non è che ci sia mai andato particolarmente tenero, nemmeno da queste parti. Ma com'è che se lo dice un ventenne sembra subito dogmatico e mi vien da mandarlo in miniera (in America)?
Che poi son tutti princìpi che ci mancherebbe, proprio a me lo vieni a dire. Il mio io ci campa da una vita di 'ste cose e di massimi sistemi sull'umanità perduta, sull'etica del lavarsi i denti chiudendo il rubinetto per non far torto ai campi palestinesi della Cisgiordania, sull'olio di colza che se ti provi a produrlo su scala industriale ti costa tale e quale la benzina, pure con le medesime ecoricadute, sul bio-di-sta-cippa che costa il triplo del prodotto seriale del discount, ma vuoi mettere, e chissenfrega allora della crisi se posso spendere il triplo per i biopomodori che marciscon tre giorni prima. Per dire. A me poi marciscono anche quelli nucleari.
Son cinque decenni (again) che la gioventù freak scassa i maroni con la stessa kefiah, gli stessi sandali e le stesse menate di cioè e voglio dire.

E qual è il risultato? Che ad ogni decennio che passa questo pianeta, minimo, rotola nello spazio sempre allo stesso immutabile modo, l'umanità gli va dietro a ruota e il business delle cravatte è sempre bello florido.
E dunque? 'Sta rivoluzione? 'Sto potere ai giovani?
E' che siete irrimediabilmente sempre troppo giovani prima e troppo vecchi dopo, non c'è un tubo da fare. La società vi inchioda allo stesso modo con il quale ha fottuto le generazioni freak prima di voi e fotterà quelle dopo. Non esiste l'attimo in cui salverete il mondo. Non c'è stato per i vostri padri, non ci sarà per i vostri figli. E la kefiah serve solo a proteggersi dalla sabbia, sarebbe ora che almeno questo lo imparaste. Anche perché mi sa che quelle che avete al collo adesso sono made in China, e sai che tristezza, nel caso.

Così non li sopporto. Non sopporto che un qualunque evento in aria vagamente "di sinistra" - solo perché è una manifestazione culturale e la cultura è sempre facile terreno progressista, ovunque - venga immediatamente colonizzato da code di giovani ventenni freak che cioè i palestinesi, cioè la questione araba, cioè le multinazionali, cioè Berlusconi, cioè il Vaticano, storicamente poi. Non li sopporto, loro, le loro treccine, il loro MacBook appeso allo zaino, i loro blog.
E' che fan discorsi che, se li stai a sentire, sono un concentrato da incubo di luoghi comuni che davvero, loro, si credon che sia controcultura. L'hanno inventata loro la controcultura. Sono inesorabilmente una teoria infinita di cioè, e di voglio dire, e la soluzione per la questione palestinese è.
E' cosa, perdìo? Fan dibattiti, loro. Son cinquant'anni che fan dibattiti con la kefiah al collo. Passano le generazioni, ma si clonano fra di loro.
Non siete capaci, fine. E' come dice Matteo Renzi quando parla di Bersani, di Veltroni e di D'Alema. Ha ragione, ma il punto è che nemmeno voi con la vostra kefiah siete capaci, né siete migliori (né lo sono io, certo: ma almeno io lo so, mi incazzo anche perché lo so e mi sento del tutto inadeguato; ecco, quel che fa incazzare me è quell'ineliminabile senso di inadeguatezza che mi porto dietro da sempre, che mi fa sentire ridicolo con una kefiah al collo epperò allo stesso tempo sofferente per le medesime miserie del mondo).

Non sarà certo questa generazione sciagurata di teste bianche a risolvere né la questione palestinese, né a darci un modello sociale migliore di quello che la nostra civiltà contemporanea trascina avanti con alterne fortune (nel senso del fato). Ma certo non lo faranno domani i giovani freak di oggi, come non lo hanno fatto ieri.
Per osmosi è questo il guaio della sinistra. Altro che Bersani e Veltroni e D'Alema (giovani freak di ieri) (e ho peraltro il sospetto che anche Civati, e Serracchiani, e Renzi, eccetera).

E no: non han ragione Beppe Grillo e Travaglio. Non è affatto una conseguenza e non c'entra (quasi) nulla con i giovani freak che invadono Ferrara per il festival di Internazionale.
Quel che vorrei dire è invece che sarebbe (forse) necessario che la coda al dibattito su Obama, tanto per citarne una a mo' di metafora, iniziassero a farla soprattutto gli incravattati (come me) che i vent'anni li han lasciati per strada vent'anni fa e adesso c'hanno il mutuo.
Il problema è che non gliene frega nulla.

(Ricordo di aver già scritto qualcosa di simile in modo diverso in altra occasione, tempo fa).

(Considerate anche che ho trascorso un'ora nel centro di Rovigo durante le vasche domenicali - che lì una kefiah non la vedi nemmeno col radar - il che spiega parecchie cose).

(Ancor più dei freak, poi, non sopporto gli ex-comunisti che più comunisti non si poteva, vent'anni fa. E adesso lavoran per le multinazionali, c'hanno il mutuo pure loro e stanno a spiegarmi del liberismo e del perché non leggon più il Manifesto, ma comprano Vanity Fair o amano il caffè di Starbucks preso rigorosamente sulla Quinta. Ma c'è Starbucks sulla Quinta, che l'ho sparata?)
22.45 del 05 Ottobre 2010  
 
2 commenti pubblicati
Bello sto post! Rovigo evidentemente ti fa bene.

L'ha detto gianni, 6 ottobre 2010 alle 17.53
...e perchè poi non ridono mai? Forse il vecchio non sei tu...
L'ha detto Ric, 6 ottobre 2010 alle 18.44


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