Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Non so quanti siano gli immigrati in regola in Italia. Fra questi, non so quanti/e lavorino a servizio come badanti, colf, tate, portinai e blablabla. Ci sono fatti rispetto ai quali manifesto un'ignoranza preoccupante, lo riconosco. Ma per fortuna anche io, talvolta, mi alzo al mattino con un residuo barlume di lucidità, nonostante il biberon delle sei e venti.
Questa è una di quelle mattine, ore otto e trenta: il colloquio con la nuova candidata tata ucraìna per Leonardo.

Tutto in regola: documenti, permesso di soggiorno, referenze ottime. Già mi vedo il piccolo tigrotto che invece di gattonare saluta il papà alla sera battendo il passo dell'oca. Pravda, dasvidania, glasnost, niet, sputnik.
Mi chiedo anche come sarà la convivenza fra la filippina, alias Pina, che da anni mette ordine nella nostra vita, tipico carattere catto-orientale, sette figli, cresciuta a colpi di fotoromanzi filippini a colori stampati su carta lucida, silenziosa ed efficiente regista incontrastata di casa nostra, misteriosa come solo i filippini sanno essere dopo dieci anni di convivenza - buongiolno siniole, buonasela siniole, finito cip siniole complale, settimana plossima perie - con la nuova tata d'oltrecortina, cresciuta a fotoromanzi in bianco e nero stampati su cartavetra, che in qualche vita precedente probabilmente ha lavorato nelle miniere di uranio della Buriazia settentrionale, o per la sezione del KGB di Yakutsk.
Vi spiego: la filippina non fa la tata, la tata non fa la filippina, che vi credete?
A proposito, avete presente le famose "tate russe supergnocche"? Ecco, non proprio.

Dicevo: un barlume di lucidità, indotto da Svetlana (nome a caso, non l'ho mica capito come si chiama davvero...) mentre mi mostra i documenti INPS e il suo permesso di soggiorno.

No, non lo so quanti siano gli immigrati in regola in Italia, sta di fatto che un paio sono da noi.
Ora, né la Pina, né Vladimira Putina, chiedono i contributi con il fine di garantirsi una tranquilla vecchiaia: quella contano di trascorrersela un giorno a casa propria con la famiglia. Quello che versiamo allo Stato serve solo per garantire loro il permesso di soggiorno, non avere grane e, tutto sommato, consentirgli di andare da un dentista se mai ne avessero bisogno.
E quindi: dedotto che mai ritireranno quei quattro euri dignitosamente sudati che gli spettano, che fine fanno i soldi che versiamo all'INPS per conto loro? Moltiplicati per i contributi versati a favore di tutte le Pine e Svetlane in regola in Italia...

(Sono un po' tardo a volte, che ci volete fare, non si può star dietro contemporamemente a tutti gli interrogativi esistenziali del mondo).
15.35 del 17 Settembre 2004  
 
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