Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


24 Autumn experiments
OTT Diario, Pollice verde
Ci sono almeno un paio di cose per le quali sono storicamente negato: avvicinarmi ai fornelli e occuparmi del regno vegetale. Riguardo alla prima, mio fratello va sostenendo da anni che io sia l'unica persona che conosce alla quale bisogna portarne quando si è invitati a cena.
La verità è che dice così solo perché una volta, una quindicina d'anni fa, gli chiesi di portar due pizze mentre veniva a cena da me, ma da allora mi sono evoluto.

Per dire, oggi con Leonardo e Carola ci siam messi lì ed abbiam fatto due budini, uno al cioccolato ed uno alla vaniglia. Durante l'ebollizione quello al cioccolato è all'improvviso montato come un blob e ha tentato un'invasione lampo della cucina, ma grazie alla eroica resistenza delle truppe speciali schierate in assetto antisommosa l'attacco è stato prontamente respinto nel pentolino con pochissime perdite, non più del dieci per cento di budino, ad occhio.
Insomma, il risultato ci è parso piuttosto soddisfacente.

Complice poi questo grigissimo, freddino e plumbeo pomeriggio di medio autunno, ci siamo pure dati ai vasi. E questa è tutta un'altra faccenda.

La premessa d'obbligo è che io sono in grado di far morire fra atroci sofferenze anche un cactus della Vallle della Morte abituato al clima più ostile del pianeta e a sopravvivere ad oltre cinquanta gradi per mesi e mesi senza alcuna possibilità di dissetarsi, se non provando a distillare acqua dal terreno di conglomerato salino.
Non esiste organismo vegetale al mondo, classificato secondo la nomenclatura binomiale di Linneo, del quale io sia in grado di prendermi cura ed al quale possa garantire una qualunque aspettativa di vita. Peraltro a vent'anni il mio motto era "piastrelliamo la campagna". Capite bene che.
Che poi invecchiando mi sia fatto prender la mano da manie ecologiste dell'ultima ora non ha comunque avuto alcuna influenza sulla mia capacità di avvicinarmi alle piante senza incutere in loro un innaturale istinto all'autosradicamento per darsi alla fuga.

Comunque.

In questa casa dove risiedo ormai da un po' di mesi c'è una gran bella terrazza, che non stranamente qualcuno prima di me aveva pensato bene di ornare con una lunga fila di vasi appesi al parapetto.
Va da sé che dal momento del mio ingresso in codesto appartamento quei vasi son rimasti inesorabilmente vuoti, o meglio, pieni di vecchia ed arida terra che nel corso dei mesi ha dato vita spontaneamente a qualche muschio e ad una specie di piccola ed inquietante pianticella che, spuntata autonomamente da uno dei vasi, ha iniziato ad allungarsi verso l'alto per un po' di settimane durante l'estate, salvo poi crollare al suolo stecchita da una breve esistenza priva di qualunque forma di assistenza e sostentamento.

Io poi, con i vegetali clandestini, son peggio di Berlusconi con gli immigrati al largo di Lampedusa.
Ché a me le piante, per carità. E poi d'estate portan le bestie. E magari anche d'inverno.

Solo che qualche settimana fa eravamo tutti e tre al centro commerciale a far la spesa e siamo transitati per la corsie del giardinaggio, dove sono esposte un sacco di bustine con le fotografie di bei fiori colorati (ma anche di fagiolini, carote, vitigni, zucche, baobab e sequoie giganti dello Utah, volendo).
E insomma, c'è che Leonardo e Carola un po' il pollice verde ce l'hanno, e sì, vabbè, è solo sporco di pennarello, ma intanto iniziano a tirarti per la giacca e a chiederti papà, prendiamo il basilico?, e nemmeno fai a tempo a trattare con i due piccoli agricoltori che nel carrello ti trovi i semi di basilico, di salvia, di valeriana, i bulbi dei crocchi gialli, di strani fiori azzurri probabilmente carnivori, della rarissima e costosissima Alpinia purpurata della Nuova Caledonia, in grado di sopravvivere solo in microclimi artificiali governati da biorobot coreani, e della solita sequoia gigante dello Utah, che però convinci loro a lasciar giù perché non hai il vaso adatto e perché non è dato sapere se i nostri bisnipoti di quinta generazione apprezzeranno le sequoie giganti secolari.

Poi ci siam tornati, un po' di giorni dopo, al centro commerciale. Perché abbiam scoperto che con cinque litri di terra di vasi ce ne fai solo uno e mezzo (ma da quando la terra si compra a litri?) (e i carburanti a chili?) (e allora a che diavolo son serviti tre anni di scuole medie e di equivalenze?). Così ne abbiam comprati altri cinque. Che però non son bastati ancora, perché di vasi ne abbiamo sette od otto, e così alla fine ho fatto un'imbarcata di terra che posso coltivarci il prato dello stadio Meazza.
Per onestà va detto che Leonardo l'aveva detto fin dall'inizio che ci voleva almeno il sacco da venti litri.

Che poi è mica facile capire quale terra devi comprare. Ce ne sono dozzine di tipi, compresa quella costosissima biocompatibile speciale per la Alpinia purpurata della Nuova Caledonia, miscelata con monossidi di salcavolo ed arricchita da batteri azotati extraterrestri, roba che se non hai un master in scienze agrarie il basilico sul balcone te lo sogni, altroché.
L'unica cosa su cui ci siam trovati tutti e tre d'accordo è stata che non avremmo comprato del letame equino, seppure in offerta lancio.

Ah, e i guanti da giardiniere poi. Ed anche un piccolo rastrello, secondo me completamente inutile, ma piaceva a Carola.
Una paletta invece, porcaccio giuda, quella no. In un centro commerciale esteso per trenta chilometri quadrati non c'è stato verso di trovarla, nemmeno quella per giocare col secchiello e le formine.

Così, questo pomeriggio, i vasi li abbiam riempiti a mano. Ed alla fine, dopo aver seminato a casaccio ed esserci divertiti molto a fare i buchi nella terra per metter dentro i bulbi, ci siamo accorti che ci mancava l'unica cosa davvero essenziale per qualunque giardiniere al mondo.
Un innaffiatoio.

Ma in realtà non è di questo che volevo raccontarvi. E' del nostro ultimo vaso. Quello destinato al basilico, lui sì.
Perché, dopo aver sistemato per bene gli ultimi avanzi di terra dentro al vaso predestinato, abbiamo aperto la bustina dei semi di basilico... ed era vuota.
A volte il destino. Ci son segnali nelle stelle che non andrebbero trascurati, con buona pace degli evoluzionisti e del Cicap.

Insomma, per un attimo ci siamo guardati smarriti. Avevamo piantato i baobab, le piante carnivore e la Alpinia purpurata della Nuova Caledonia, ma alla resa dei conti il basilico ci aveva tradito.
Per fortuna, abbandonata in un angolino e ormai rassegnata all'esaurimento prematuro della terra disponibile (la terra non basta mai, fatevene una ragione: la prossima volta compro direttamente un appezzamento in Toscana confinante con i possedimenti di Sting) giaceva la bustina con i semi di valeriana, che noi mica lo sappiam bene cosa farne della valeriana, però la figurina sulla busta ci piaceva.
Così abbiamo aperto la bustina e abbiamo sparso tutti quei bei semini bianchi dentro al nostro ultimo vaso. Carola ha anche mescolato tutto per bene con il suo rastrello.
Abbiam messo su l'ultimo vaso, spazzato per terra e ci siamo ritirati in casa a ripulirci tutti.

Ed è in quel momento che, mentre buttavo via la carta della bustina ormai vuota dei semi di valeriana, mi è caduto l'occhio sulle istruzioni.
Perché, sapete, sulle bustine ci sono anche le istruzioni per quelli come me.
Solo che io mica me ne ero accorto, fino a quel momento.
E mi son detto, toh, le istruzioni.
E ho notato quella piccola scritta a font 10 sul fondo della bustina, proprio prima di buttarla via.
Quantità di semi sufficiente per tre metri quadrati di terreno.

L'abbiam seminata tutta in un vaso di trenta centimetri per dieci. Non fa tre metri quadrati, vero?

Così adesso siamo curiosi di sapere cosa succederà fra 30-40 giorni, secondo le indicazioni della bustina sui tempi medi di crescita.
Si può scommettere su tre ipotesi.
Prima ipotesi: nella battaglia darwiniana per la sopravvivenza, i semi si soffocheranno fra loro e non accadrà assolutamente nulla. Dato il mio curriculum verde, è a mio avviso lo scenario più plausibile.
Seconda ipotesi: verremo fagocitati tutti da una giungla di valeriana carnivora che, come in Jumanji, nel men che non si dica durante una notte d'inverno buia e tempestosa si impadronirà dell'appartamento e ci imprigionerà senza scampo alcuno. La protezione civile avrà ragione del diffondersi della pianta carnivora solo dopo un'estenuante battaglia a colpi di napalm e diserbanti nucleari, ma di noi non si saprà mai più nulla. Scenario particolarmente gradito a Leonardo.
Terza ipotesi: saremo attaccati da stormi di uccelli hitchcockiani che verranno ad approfittarsi dell'improvvisa abbondanza di semini di valeriana (che a loro peraltro fanno un po' l'effetto della marijuana, per cui nei dintorni si formeranno raduni di passeri hippy e manifestazioni ornitologiche contro la caccia). Scenario sponsorizzato da Carola.

Prossimamente, qui, gli aggiornamenti (forse).
Magari ci faccio anche un thread.

Vasi
TAG: giardinaggio, fiori
01.23 del 24 Ottobre 2010  
 
Non ci sono commenti a questo post


Inserisci un commento
Nome
Commento
E-mail
Sito web
Controllo CAPTCHA Image
Altra immagine


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2017 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo