Orizzontintorno Carlo Paschetto
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11 Io sui tetti non ci salgo
DIC Prima pagina, Politica
Premessa: ormai è troppo tardi, è vecchio. Questo post, in realtà, avevo iniziato a scriverlo qualche giorno notte fa, in concomitanza con la puntata del 2 dicembre di Exit su La7. Poi però eran le due di notte e avevo gettato la spugna, anche perché avevo troppe cose da dire, poco ordine in testa in merito e, per dirla tutta, anche i maroni pieni dell'argomento in sé. Da lì in avanti sono andato aggiungendo pezze di poche righe qua e là a giorni alterni.
Adesso la questione non è già più in prima pagina, quell'ordine in testa continuo a non averlo, dei maroni non parliamone nemmeno e, in compenso, delle troppe cose da dire me ne son dimenticate almeno i due terzi. Dunque posso forse sperare di portarlo a termine, ché buttar via la bozza e il foglietto di appunti che mi ero preso, comunque, mi dispiace.
Nel frattempo, e a mo' di corollario anticipato a quel che segue, avevo poi letto anche questo.

Svolgimento (con consecutio temporum totalmente priva di senso, trattandosi di un collage scritto a più riprese).

Va a finire che la butto sul reazionario. E son sempre loro, poi, i miei giovani freak. Dev'essere che di questi tempi uso loro come bersaglio delle mie frustrazioni, sono la mia alternativa al Tavor.

La questione è la contestatissima riforma universitaria e l'occasione è la puntata di Exit andata in onda questa sera [nda: era il 2 dicembre] sul La7 (la d'Amico mi sembra diventare sempre più credibile con il passare degli anni, o forse sarà che invecchio io).
Vien tutto a fagiolo: è un po' che vorrei approfondire la faccenda, ché fino ad oggi non ci ho capito un granché, a parte sentire i soliti slogan e bla bla bla, non aver ascoltato due parole a sostegno di un argomento che fosse uno ed essermi letto sul Corriere una sintesi dei punti principali di 'sto accidenti di riforma. Che, per inciso, letta così non è che mi sia sembrata tutto sommato campata in aria, ma per carità il Corriere è il Corriere, una sintesi è una sintesi ed io dall'università sono uscito che son vent'anni ormai (detto fra parentesi, a pensarci, sticazzi perbacco!).
Soprattutto, ho sempre 'sta domanda che mi frulla in testa da qualche giorno: ma che diavolo c'è che non va agli studenti e che li fa salir sui tetti? Ché mica l'ho capito. Sarà che non ho seguito bene la vicenda, ma tant'è mi viene sempre in mente il senatore Latorre e allora sapete com'è.
E dunque, sto su Exit con la coda dell'occhio e intanto faccio pacchi di Natale, ma già dopo dieci minuti devo procurarmi un foglietto ed una matita per prendere appunti, ché la pressione inizia a salirmi.

Iniziamo col toglierci un sassolino dalla scarpa: ministra non esiste, e fa pure cagare. La Meloni è un ministro. Come (lo so, si fa fatica a crederci) la Carfagna, per dire. Come Maroni. Sono ministri e basta, non ministri e ministre. Che gli si riempia la lingua di pustole virulente a chi continua ad azzardare neologismi simili facendone una questione di sessismo e di maschilismo dell'italiano, ché siamo a livello di paranoia, altro che quote rosa.

In studio ci sono ospiti, appunto, la Meloni - che a me fa sempre un po' tenerezza, tipo povera, t'han messo lì a prender schiaffoni perché sei carina e non ti si caga nessuno, epperò lei gli schiaffoni li sa prender sempre bene e con gran dignità, tutto sommato i movimenti studenteschi li ha frequentati davvero e insomma, mi piace, non fosse che ama B e a guardarla e ad ascoltarla vien da chiedersi come sia possibile - la Meloni, dicevo, Sallusti, che ormai è peggio di Bocchino e te lo ritrovi anche sul ragù a mezzogiorno al posto del parmigiano, e Curzio Maltese (stranamente non c'è Latorre, di questi tempi è una notizia).
Tempo venti minuti di trasmissione e Curzio Maltese, davanti alle immagini degli studenti con i caschi calati in testa, sbraca completamente in favore delle manifestazioni, dice che sono la cosa più straordinaria che abbia partorito questo Paese negli ultimi vent'anni, cita per confronto le P38 degli anni '70 e quasi riesce a farsi passare per un nostalgico degli anni di piombo, mentre la Meloni, sempre con gran dignità, sottovoce e con gli occhi bassi, dice che be', insomma, lei davanti a dei caschi in testa ha sempre qualche perplessità e che forse le P38 è meglio lasciarle stare. Risponde anche a non ricordo cosa sottolineando che "quattro omicidi non le sembrano una gran carriera": sto rileggendo i miei appunti a matita e mi spiace non rammentare a cosa fosse riferita l'obiezione, perché ricordo che c'era da alzarsi in piedi e andare in studio a stringerle la mano, alla Meloni, e prendere a schiaffi la controparte che quella "carriera" aveva sollevato a mo' di esempio (vedete che ho fatto bene ad aspettare qualche giorno e a dimenticarmi i due terzi di quel che mi è toccato vedere).

La d'Amico manda in onda blocchi di terrificanti interviste in diretta agli studenti che occupano l'università a Roma. C'è un tipo, il perfetto prototipo dei miei amici freak di cui sopra, che parla per dieci minuti riuscendo ad alternare un eehh ad ogni parola che dice: è un torrente in piena di vuoto spinto, gli manca solo di dire cazzo, compagni, nella misura in cui e siamo a posto. Al culmine del pathos si lancia con un "la riforma è del palazzo, la gente è tutta in piazza", dimenticandosi per strada un bel pezzo di quella gente, ad occhio il cinquanta percento, che - a torto o a ragione che sia, ammesso che la linea di divisione sia identificabile - in piazza non è affatto, gli studenti gli stan sul culo per non parlar poi dei baroni universitari.
Alla fine della sparata, poi, ecco la gran rivelazione: non è tanto un problema di riforma (non sembra in effetti gli sia chiarissimo il contenuto esatto del testo in discussione), né della Gelmini, ma è Berlusconi che deve essere mandato a casa.
Lèggi: per la casalinga di Voghera, proprio quella che ti odia caro il mio amico freak, non siete in piazza per contestare la riforma, non ve ne frega un tubo della riforma, siete lì col casco in testa per mandare a casa Berlusconi. Esattamente quello che invece fa campagna da anni sulla "sicurezza" di quella stessa casalinga di Voghera e che la difende dagli extracomunitari e dagli stronzi freak con il casco in testa, che son sempre una minoranza e non siete voi, certo, però in mezzo a voi tant'è stanno, le bottiglie le lancian loro e le camionette dei celerini son sempre loro a tentare di rovesciarle.
Ebbravi. Delle volpi, siete. Ma tanto, finché c'è Curzio Maltese ad esaltarvi. Andiamo bene.

E infatti gli piaccion per questo a Maltese, e lo ribadisce pure: perché (cito) canalizzano l'insofferenza verso Berlusconi.
Siamo alle solite: il "nostro" programma di opposizione è mandare a casa Berlusconi con qualunque mezzo e disprezzare quelli che lo votano, sottovalutando spaventosamente il fatto che magari una fetta consistente di 'sta gente lo vota di malavoglia e proprio in mancanza di qualunque alternativa concreta. Lo votano anche perché il messaggio che passa è che l'alternativa, nel caso, siano i giovani universitari sui tetti e quelli in piazza con il casco in testa, che son lì a manifestare e a bloccare mezza Italia strumentalizzando una riforma che probabilmente gran parte di loro non ha nemmeno letto, ma che gli sembra un'ottima occasione per alzare la voce contro il Governo, tanto più che è targata Gelmini, l'odiosa Gelmini.

Anche Sallusti salta ovviamente sul carro e del resto è fin troppo facile: "Protestano contro la politica, non contro la riforma". Tocca perfino dar ragione a Sallusti.
Perché il punto, chiarissimo, palese, quel piccolissimo particolare che sembra sfuggire a buona parte di 'sta gente in piazza e sui tetti e sicuramente a quelli con il casco calato sulla testa, è che in questo momento in prima pagina c'è la riforma universitaria, di questo si sta parlando, NON di Berlusconi, per cui se rovesci camionette della polizia sostenendo che la riforma fa cagare e poi appare evidente a tutti che la riforma è solo l'ultimo dei tuoi problemi, che non hai una controproposta e che, anzi, probabilmente non sai nemmeno esattamente quale sia il contenuto di ciò che contesti e perché per te sia un problema, be', amico freak (e non solo), per dirla con un eufemismo stai proprio pisciando fuori dal vaso toppando. E, quel che è peggio, ottieni l'effetto esattamente contrario a quello che vorrebbe essere il tuo obiettivo ultimo, mandare a casa Berlusconi.
E' la fine del mondo.

La fine del mondo è lo studente che tira fuori il libretto sventolando i suoi trenta (corso di laurea in storia contemporanea, per la precisione...) e che chiede alla Meloni di tirar fuori il suo. La fine del mondo sono gli studenti che insorgono quando la Meloni, pacifica come solo lei sa essere, ammette tranquillamente di non essere laureata. La fine del mondo sono gli studenti che si mettono a gridare in coro "fascista" alla Meloni e non la lasciano nemmeno parlare.
Come se dare della fascista alla Meloni (belìn, solo a ripensarci mi vien la pelle d'oca: dare della fascista alla Meloni) e non lasciarla parlare fosse una gran prova di democrazia.

Non andiamo da nessuna parte, non ce n'è. Parlan di rivoluzione, poi tornano al loro MacBook, compran le app per il loro iPhone e noi ci teniamo Berlusconi. Son sempre più convinto che sia colpa nostra, della generazione X tutta, stretta fra un'intera generazione politica da rottamare, per dirla alla Renzi, ed una gioventù freak che assomiglia irrimediabilmente ed inossidabilmente a quella di cinquant'anni fa, con la differenza che negli anni '60 c'erano il Vietnam e i King Crimson, adesso ci sono l'Afghanistan e Lady Gaga (e noi c'abbiam Frattini, che non c'entra nulla, ma non posso pensare all'apocalisse senza associarla inevitabilmente a Frattini).

Ci starebbe a questo punto lo spazio per il consueto pistolotto di autocommiserazione sulla generazione X, ma ormai questo è un post perso per strada.

Per quel che vale, secondo me la conclusione è che a salir sui tetti Bersani abbia tant'è fatto l'ennesimo scivolone, precipitando ancor più i brandelli di quel che rimane del Partito Democratico e dell'opposizione di questo Paese nel ghetto - perché sempre più ad un ghetto assomiglia, con buona pace degli ottimisti nei confronti di un prossimo roseo futuro - degli antiberlusconiani a priori.
E mi spiace, perché alla fine - lo sentivo ancora ieri sera dalla Gruber, mi pare - Bersani, per quanto da rottamare, perlomeno è uno dei pochissimi ormai che non alzi la voce. E non sono affatto sicuro, per chiudere il cerchio, che metterei Vendola al suo posto a guidar la carica.

E poi siam sempre lì: Pierluigi - ma la domanda potrebbe essere rivolta anche a Vendola, a Renzi, a Civati, alla Serracchiani (Franceschini, D'Alema e Veltroni nemmeno li prendo in considerazione): quando scendi dai tetti, anche metaforicamente, mi fai per favore sapere cosa diavolo avremmo noi da proporre a quei quattro coglioni con il casco, al tipo di storia contemporanea con tutti i suoi trenta e alla casalinga che lo odia?
Anche perché i primi magari il loro voto lo girano a Vendola, e vabbè, ma se non ti porti a casa almeno la casalinga possiamo anche levare le tende defintivamente, noi.

(Io comunque devo smetterla di occuparmi di politica, ché son davvero inadeguato, e tornare a scriver di viaggi, o al massimo di maratona e giardinaggio. Del resto, appunto, son del '65).
TAG: gelmini, riforma universitaria, università, berlusconi, meloni, bersani
03.13 del 11 Dicembre 2010  
 
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