Orizzontintorno Carlo Paschetto
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25 Quel mazzolin di piombo
OTT Alta quota
Ora, è tardi, sono stanco, e tutto ho fuorché voglia di scrivere. A parte il fatto che da un po' di giorni non ci facciamo vedere da queste parti, ma è un periodo così, abbiamo tanto da fare, rivoluzioni da gestire, novità da affrontare a ritmo serrato. Spostamenti a breve e a lungo raggio da programmare e a cui lavorare, professioni che cambiano, tigrotti che crescono e imparano a dire mamma e papà, tate multinazionali che ruotano intorno a noi, opere in corso. Un caos indescrivibile di eventi frenetici che a fatica controlliamo, quando li controlliamo.

Ma stavo leggendo il numero di novembre de Lo Scarpone e scopro per caso che al Senato è stato presentato questo disegno di legge. Riguarda la "Disciplina della circolazione motorizzata su strade a fondo naturale e fuoristrada". Traduco per noi poveri elettori: "Regole per circolare fuoristrada con mezzi motorizzati".

No, non ho alcuna voglia di commentare. Del resto, che volete che dica a proposito dell'articolo 4, comma 2, lettera C, secondo il quale "è vietato ai mezzi motorizzati il transito sui sentieri, con l'eslusione delle moto da trial". E più avanti, articolo 7, che consente alle comunità montane di autorizzare la circolazione sulle strade bianche dietro versamento di un pedaggio. E ancora, articolo 11, una vera perla: regola ed autorizza l'organizzazione di gare motoristiche su strade bianche.
Ecco ciò che abbiamo sempre sognato. Una bella nuvola di smog e rumore in alta quota a cullare gli escursionisti, una tranquilla convivenza fra migliaia di papà che portano i figli in spalla lungo i sentieri e simpatiche moto da trial che sfrecciano loro intorno, una democratica e pacifica coda di fuoristrada che sorpassano ordinatamente a sinistra file di appassionati che in montagna ci sanno andare - e ci vanno solo - con le proprie gambe.

Ma sì, andiamo avanti così. Con le moto da trial, i Land Rover da duecento cavalli, l'eliski, le motoslitte, gli impianti a fune che scaricano bitume e travi di acciaio nei crepacci dei ghiacciai. La montagna è di tutti, è giusto che tutti possano accedere alle meraviglie che la montagna può offrire, con qualunque mezzo e alla faccia di qualunque pirla di escursionista della domenica con la sua camicia di flanella a quadretti orrendi.
E, mi raccomando: continuiamo a regolamentare lo sci proibendo agli scialpinisti di risalire le piste lungo i bordi e multando chi non rispetta la precedenza, istituiamo il numero chiuso sulle vie alpinistiche, proibiamo la frequentazione della montagna agli alpinisti non provvisti di regolare patente e licenza da rilasciarsi dietro versamento di una qualche tassa cospicua.

No, non commento. Non scrivo. Non partecipo. Non ci provo nemmeno a spiegare perché torno regolarmente a Saas Fee, o qual è la differenza fra Zermatt e Cervinia. E' già così evidente da sola, quella invisibile linea di frontiera che attraversa il Plateau Rosa, che confina a sud i nuovi barbari, quelli che corrono ai piedi di una delle montagne più belle del mondo spingendosi fino a tremila metri con le loro arroganti, prepotenti e maleducate quattro ruote motrici. Che lascia a nord gli antipatici, scostanti e razzisti svizzeri, quelli che non ti danno la cittadinanza nemmeno se a casa loro ci abiti e lavori per trent'anni filati, quegli stessi odiati crucchi che impediscono a qualunque mezzo motorizzato di salire fino in paese - a 1.600 metri - e che ti obbligano a lasciare la tua amata station wagon nel parcheggio a valle e a prendere il loro trenino elettrico rosso.

Non è che l'erba del vicino abbia una qualche tonalità particolare di verde. E' che la nostra è sempre più color piombo. Grazie a qualche pomposo pallone gonfiato che abbiamo votato.

Viaggio, mi lascio cullare e mi addormento con Mark Knopfler e il suo Shangri-La.

Passo ogni mattina dal Caffè di Emanuela.
00.54 del 25 Ottobre 2004  
 
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