Orizzontintorno Carlo Paschetto
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27 Acque, immobili
FEB Spostamenti, Running, Diario
Ultimamente ho a che fare con i laghi. Cioè, vivendoci vicino, ho spesso a che fare con i laghi, ma curiosamente da qualche settimana è come se l'acqua fosse onnipresente attorno a me.
Ho iniziato l'anno sulle rive del lago Maggiore, due giorni dopo costeggiavo il lago di Como viaggiando verso Valdidentro e, ancora, qualche giorno dopo dormivo sulle rive del Garda.
E poi, sul Garda passo adesso quasi un terzo del mio tempo e ancora un paio di settimane fa pranzavo nuovamente sulle rive del lago di Como.
Insomma, pare essere un anno di laghi. Verrebbe quasi da fare un salto sul lago d'Iseo, giusto per arrotondare.

Bellano piccola
Il lago di Como dal molo di Bellano, guardando a nord verso la Valchiavenna
Torbole piccola
Il lago di Garda da Torbole
ValleSarcaPanoramica
La foce del Sarca a Torbole, il Lago di Garda e l'ingresso della Valle del Sarca

Sul Garda, o per meglio dire all'imbocco della Valle della Sarca, un po' alla volta sto marcando il territorio, e son luoghi davvero belli. Dormo a Riva, lavoro ad Arco, pranzo a Torbole. Chiusa l'era euro-piemontese sembro sulla via di inaugurarne una tridentina, un po' meno euro, un po' più global forse, ma comunque con base sul vertice settentrionale del Benaco.
Queste settimane, quassù, è il deserto dei tartari. Non c'è nessuno. Le orde di turisti tedeschi devono ancora arrivare; negozi, esercizi commerciali, hotel, ristoranti, pub e locali son tutti chiusi, con rarissime eccezioni utili al soccorso dei pochi naufraghi come me. Camminando di sera per il centro storico di Riva i passi rimbombano fra le strade e l'unico rumore percepibile è quello delle acque del lago che si infrangono piano contro i moli. Non ci sono auto in giro. L'hotel è quasi tutto per me e al mattino può capitare di far colazione da soli nella sala ristorante. Le spiagge sono inesorabilmente deserte.
Fra due mesi tutto questo mi mancherà e gli stessi posti saranno totalmente irriconoscibili, travolti da una sterminata folla cosmpolita e inarrestabile che andrà a permeare tutto questo spazio attorno che, ora, è solo mio.

L'ho già scritto: un po' il cuore, qui, lo avevo già lasciato un annetto e mezzo fa, quand'ero venuto per correre la mezza maratona del Garda. Non posso fare a meno di pensarci oggi, ogni volta che sbarco a Riva e vedo qualcuno correre sul lungolago, di giorno e di sera. E' un posto meraviglioso, questo, per correre.

RivaDelGarda1
RivaDelGarda2
RivaDelGarda3
Riva del Garda
Torbole01
Torbole02
Torbole03
Torbole04
Torbole05
Torbole, Lago di Garda
ValleSarca01
Tramonto sulla foce del Sarca

E non posso fare a meno di tormentarmi, ora ancor più degli ultimi mesi, per capire come fare, dove andare a caccia per ritrovare quella motivazione che mi aveva trascinato per oltre due anni, fino a quasi un anno fa, che mi aveva permesso partendo da uno zero totale di arrivare a correre la maratona e di partecipare con regolarità alle gare sulla mezza distanza con tempi sempre più interessanti.
Quella spinta e quell'ostinazione grazie alle quali ero arrivato a correre i dieci chilometri in quarantasette minuti e la mezza in un'ora e tre quarti: tempi non straordinari, certo, ma sicuramente gratificanti per uno come me, che avevo costruito tutto da solo, iniziando dal nulla, solo allenandomi con regolarità e costanza, senza mollare mai.

Ma che è successo, a un certo punto? Come mai dopo la maratona di Milano dello scorso anno ho avuto questo crollo totale? In parte un po' mi aspettavo che potesse accadere prima o poi, ne avevo scritto parecchie volte, ma pensavo di dover affrontare solo un lungo periodo di scarico fisico e mentale per recuperare tutto quello che avevo speso nella preparazione della lunga distanza, non l'abbandono totale dell'attività. Non "scarpette al chiodo e punto".
Che, forse non a caso, è accaduto quasi in contemporanea con l'abbandono anche della mia attività in montagna, di qualunque natura, alpinistica e scialpinistica, dopo che per una vita non avevo mai saltato una stagione. Magari ridotto le uscite di un intero anno fino a contarle sulle dita di una mano, ma mai azzerate del tutto.

In realtà cosa sia accaduto, oggi, lo so bene. So cos'è che mi ha piallato completamente la motivazione e la volontà. E non è soltanto l'aver infine centrato il traguardo della maratona in sé ed essersi un po' sentiti come al vertice di un percorso, anche perché lipperlì, anzi, la voglia di andare avanti e di misurarsi con nuove sfide c'era eccome. E' stato piuttosto un insieme di fattori concomitanti che pian piano sono andati ad accumularsi nelle settimane e nei mesi seguenti, in parte logistici, in parte fisici, in parte psicologici.
Il risultato però è che oggi del maratoneta di quasi un anno fa non è rimasto più nulla. Ci sono invece (almeno?) quindici chili in più, tanto per dirne una, e due taglie conseguenti sul girovita.
E' saltato tutto, dall'organizzazione delle giornate per riuscire ad allenarmi all'alimentazione regolare che ormai seguivo da mesi, e il declino è stato molto più rapido di quanto fosse stato il recupero negli anni precedenti. Praticamente una curva esponenziale, in discesa. Cinque chili nei primi quattro mesi, altri dieci nei tre seguenti. A dicembre ho poi smesso di pesarmi. E sì che di tempo per riprendere ad allenarmi, volendo, ne avrei avuto da vendere.

A cavallo fra novembre e dicembre, in realtà, ci avevo riprovato. Pian pianino avevo ripreso, un po' alla volta, andando due o tre volte a settimana. Lo shock nel rendermi conto di quanto fosse compromessa la mia preparazione era stato piuttosto demoralizzante: ero di nuovo a zero, come non avessi mai corso prima in vita mia. Deprimente.
Avevo provato a non mollare e a non farmi prendere dalla sfiducia, ricominciando con le mie vecchie sette serie da sei minuti con intervalli di tre minuti, con pazienza, ripartendo completamente da capo. Nel correre sentivo all'improvviso tutto il peso accumulato addosso, la pesantezza prima ancora che la mancanza di fiato. Uno sconforto totale. Nel giro di tre settimane e una dozzina di uscite però, verso inizio dicembre ero di nuovo riuscito a concancatenare dieci chilometri e a scendere sotto all'ora, anche se solo per pochi secondi. Un po' di fiducia stava dunque tornando. Proprio in quei giorni scadeva il mio certificato medico per la corsa agonistica, fra l'altro.
Poi, una sera, provando appena a forzare un po' per vedere di abbassare i tempi, all'improvviso avevano iniziato a manifestarsi quegli stessi principi di tendinite che mi avevano tormentato tre anni fa, all'inizio della mia carriera di runner. Inevitabile direi, avrei dovuto aspettarmelo: non solo la mancanza di allenamento, ma l'evidenza, purtroppo, che stavo portando a spasso una quindicina di chili in più. Tipo due casse di minerale, per intenderci. Muscoli e fibre non preparate a reggere una ripartenza così improvvisa.

E di nuovo mi son dovuto fermare. Ho lasciato passare una settimana, poi un nuovo tentativo di uscita, abortito dopo un paio di chilometri soltanto. Troppo male. Ma anche pioggia mista a nevischio, freddo, umido. E voglia zero, di starmene lì al buio, congelato e dolorante, sotto ai lampioni di sera tardi, a perder tempo con me stesso.
Me ne sono tornato a casa a piedi, piano piano, infradiciandomi completamente. E ho rimesso via le scarpette, dicendomi che avrei riprovato con l'anno nuovo.

Capodanno è passato. E le scarpette sono inesorabilmente rimaste nell'armadio.

Adesso iniziano a riallungarsi le giornate e la temperatura ad essere piacevole. Sono pomeriggi di sole questi, ed aria fresca. Perfetti per correre. E quanta gente in giro a macinar chilometri, infatti. Per non parlare di tutti quelli sul lungolago fra Riva e Torbole, lungo quelle ciclabili che mi han visto con un pettorale addosso un paio di stagioni fa soltanto.
Nulla, non ci riesco. Per quanto mi roda, per quanto mi tormenti, non riesco a riprendere. Che devo fare?

A inizio febbraio c'è stata la maratonina delle Due perle, a Santa Margherita. Avevo l'iscrizione bloccata fin dallo scorso anno, quando non potei partecipare per altre ragioni e l'organizzazione me la trasferì direttamente sull'edizione di quest'anno. E' una grande classica la Due perle, ci tenevo a partecipare. Inevitabilmente saltata anche 'stavolta, lo avevo capito ormai fin dallo scorso autunno. Sarebbe stato impossibile preparami per tempo, ripartendo completamente da zero.
E fra qualche settimana ci sarà la Stramilano, che due anni fa rappresentò il mio esordio nelle competizioni agonistiche ed alla quale avevo nuovamente partecipato lo scorso anno in preparazione alla maratona, terminandola con un ottimo tempo, e che mi aveva gasato un bel po' in vista della lunga distanza. Agli inizi di aprile, poi, scatterà di nuovo la maratona di Milano. Ormai quotidianamente, da qualche settimana, mi arrivano le email che mi segnalano le novità sugli eventi correlati, che sollecitano la mia iscrizione, che mi raccomandano altre manifestazioni utili per una preparazione adeguata. Finiscono tutte nel cestino.
Guarderò la Stramilano e la maratona dalla finestra, quest'anno, o per meglio dire fingerò di ignorarle. E non capisco perché, non riesco a farmene una ragione, né ad invertire la rotta.

E le pelli sotto agli sci, quant'è che non le metto più? E le mie salite solitarie sul Grignone? E l'appuntamento con la Vallée? E quel progetto sempre piantato in testa per la traversata dei Lyskamm? E il maledetto Bernina? E il Monte Bianco? Che devo fare?

Ehi, is there anybody out, there? Any suggest? Please, help me! Voglio tornare a correre! E in cima alle mie montagne!
Da dove riparto? E come?
TAG: lago di garda, lago di como, lario, arco, bellano, riva del garda, torbole, running
13.19 del 27 Febbraio 2011  
 
5 commenti pubblicati
....perchè se vai a visitare il Lago d'Iseo devi andare a Montisola che è la più grande isola lacustre d'Europa, e a te non può mancare una simile bandierina.....
L'ha detto gianni, 28 febbraio 2011 alle 09.58
Io tornerei almeno a sciare. Poi a fare qualche facile salita con le pelli o con le racchette e poi piano piano riprendere gusto nel sentire l'aria pulita sul viso e nei polmoni.
L'ha detto marco, 28 febbraio 2011 alle 12.37
A sciare continuo ad andare con i figli, ma le pelli proprio non ho voglia. In realtà credo che la catena corretta dovrebbe essere riprendere a correre (e intanto faccio di nuovo polmoni), poi pelli, ché altrimenti non tengo 500m di dislivello, poi si torna in quota a fare alpinismo...
L'ha detto Carlo, 28 febbraio 2011 alle 22.01
Anch'io come te! 4 anni di amore folle per il triathlon, maratone e ironman finiti ogni anno, sequenze di allenamenti che a pensarci adesso...
ora sono memorie lontane.
Ci sto provando a riprendere, e mentalmente è molto più dura di quando tutto era nuovo. Ma la vedo come un’opportunità per ricominciare da zero, meglio di prima, con più motivazione. So però che devo impormi una certa disciplina per 1, 2, 3 mesi prima che riaffiori l’entusiasmo che conoscevo. Non c’è una via breve. Partire da un punto, fare anche una sola cosa ma farla bene. Avere degli obiettivi, o anche uno solo, e concentrarsi su quello (ma sul serio, senza scuse). Magari “farsi trascinare” da un gruppo, una squadra, dei compagni di allenamento (pur essendo io una individualista convinta).
In bocca al lupo!

Valentina

L'ha detto valentina , 2 marzo 2011 alle 19.01
Se non ti diverti piu', devi cambiare qualcosa. Non c'e' solo la corsa: prova uno sport nuovo e/o trova dei soci di avventura.
Deve venirti la nostalgia del suono della neve fresca sotto agli sci per farti tornare alle pelli!
L'ha detto Lara, 2 marzo 2011 alle 23.11


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