Orizzontintorno Carlo Paschetto
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22 Una mela al giorno: parte prima (the context)
GIU Web e tecnologia, Coffee break
Questa versione di Orizzontintorno, che compie un anno proprio fra qualche giorno, a differenza delle precedenti è nata su un Mac, salvo poi essere stata amministrata fino ad oggi all'interno del consolidato mondo Windows del suo titolare. Da una settimana in qua, però, c'è stata la rivoluzione e in qualche modo il nuovo Orizzontintorno è tornato a casa.

Nella mia ormai lunga carriera di informatico (cosa che peraltro, nonostante il pezzo di carta, non sono mai stato davvero: perlomeno non nel significato che la gente associa comunemente al termine) col Mac ho avuto pochissimo a che fare. All'epoca si chiamava ancora Macintosh, era pressoché un cubo di plastica bianca e mi capitava di usarlo qualche volta al CNR per scrivere testi in preparazione di qualche esame, ché Windows, Office e tutta quella roba lì che adesso a voi pare scontata come la luce elettrica, all'epoca aveva ancora in gran parte da venire, o comunque si era gli albori dell'homo technologicus uno punto zero. Per dire, io la tesi di laurea l'ho scritta con un editor per mainframe ed un compilatore di script per la stampa di formule matematiche, che nemmeno ve l'immaginate voi, giovani rampolli cresciuti in un mondo popolato di finestre colorate, touchpad, tablet e telefonini che combattono con gli alieni (in realtà le prime edizioni di Windows e di Word risalgono agli inizi degli anni '80, ma quella è Lamerica, mica il Belpaese. Io, nel 1985, usavo ancora Wordstar sotto Dos 2.0, non so se mi spiego).

Il mio, insomma, è (quasi sempre stato) un mondo Windows, almeno da quando ho lasciato l'ambiente universitario e i sistemi Unix-like prima (sui quali, peraltro, mi sono però fatto le ossa per almeno dieci anni), e il Dos poi. Che volete farci: si può nascere al caldo del welfare norvegese e in seguito ai casi (s)fortuiti della vita finire nelle miniere di rame del Congo.

Comunque.

Come tutti coloro cresciuti sotto alla stella di Redmond, ho sempre guardato con un po' di diffidenza ai fanatici della Mela. Bello il Mac, per carità, nulla da dire. Come un telefono della Bang & Olufsen. Ma io ho bisogno di lavorare e il (mio) mondo orbita in una galassia Microsoft, ché siam gente da quartieri popolari, noi che di strategie dei sistemi informativi aziendali viviamo davvero, altro che quei fighetta che campan di web design, content management, che scrivon sulle riviste e fanno i blogger di grido coi loro MacBook Air.
Di conseguenza, nel corso degli anni, le mie borse da viaggio e la scrivania di casa han visto l'avvicendarsi di pc portatili di un po' tutte le generazioni (e peso), con a bordo via via tutta le versioni possibili di Windows, dal 3.0 a Seven, passando per 2000 e anni di XP, in un continuo alternarsi di amore e odio verso quello che, tant'è, rimane il sistema operativo più diffuso in ambito aziendale, dunque lo standard di riferimento per chi fa il mio mestiere.
Solo Vista mi son saltato e a quanto pare ho fatto un gran bene.

Non so identificare con precisione quand'è che questo rapporto più che ventennale ha iniziato a mostrare le prime crepe irreparabili. Quel che però è sicuro è che a un certo punto quelle piccole crepe si sono via via trasformate in un terremoto di magnitudo epocale.
Come molte vittime del medesimo tunnel, ho iniziato qualche anno fa con un piccolo iPod nano, al quale pochi mesi dopo ne ho subito affiancato un altro più grande sul quale trasferire tutto il mio vasto archivio musicale e che da allora è il mio compagno di viaggio inseparabile. l'iPod è stato senza dubbio il primo mattone della rivoluzione, un amore immediato. E ha funzionato un po' come la stampella di Enrico Toti nella battaglia dell'Isonzo.
Tempo dopo è arrivata la Apple TV e ancora ricordo la meraviglia che mi aveva travolto alla prima accensione: da settimane mi picchiavo con la rete casalinga e quel misterioso parallelepipedo bianco piatto di alluminio, come nulla fosse, appena acceso si era immediatamente autoconfigurato, collegandosi al router wifi e sincronizzandosi senza batter ciglio con iTunes sul mio pc. Il mondo delle fate per qualunque utente medio abituato a combattere quotidianamente con Windows. E che bella interfaccia, che colori. Che impatto!

A quel punto era chiaro come ormai fosse solo questione di tempo.

Il mio buon 12" Dell XPS mi ha seguito per cinque anni. E' stato un fedele compagno di viaggio e di lavoro, la mia unica macchina per gran parte di questo tempo, e l'ho amato molto. Nel corso della sua vita gli ho sostituito il disco tre volte, per allargarmi sempre più e per guadagnare prestazioni, e gli ho portato la RAM fino alla capacità massima di 4Gb. Il sistema a bordo è un XP SP3 che è sempre stato tenuto aggiornato all'ultima patch.
A fronte di problemi sempre più evidenti di raffreddamento, in questi anni l'impeccabile servizio di assistenza Dell mi ha sostituito un paio di volte la scheda madre, più per ragioni di sicurezza che di effettiva necessità, perché probabilmente sarebbe stato sufficiente sostituire il dissipatore e pulire la ventola.
Insomma, se fosse un'automobile probabilmente sarebbe una buona Ford di un qualche modello ormai fuori listino da tempo, con almeno duecentomila chilometri nel motore, regolarmente tagliandata presso i concessionari ufficiali (be', più o meno...).

Ormai da mesi, però, la mia Ford si era avviata ad un declino di prestazioni micidiale, tipo che ad esempio per aprire Powerpoint ci volevano dieci minuti e per spostare un file con Explorer era necessario prendere mezza giornata di ferie. Crash di sistema e conseguenti reboot continui, il solito inferno tipico dei sistemi Windows in camera di rianimazione.
Un anno fa, a fronte dei primi segni di imminente Alzheimer, avevo affiancato al Dell un piccolo netbook Vaio di ultima generazione con a bordo Seven starter edition: una macchina di poche pretese e prestazioni infime, ma piccolissima (10"), leggerissima e dotata di slot integrato per la SIM. Perfetta dunque per viaggiare senza problemi, sebbene pessima per lavorare. Non avevo a budget l'acquisto di un pc nuovo e l'idea era dunque quella di prepararsi all'ormai prossimo collasso definitivo del Dell mantenendolo sincronizzato con uno strumento pronto come muletto d'emergenza, che mi permettesse di continuare a lavorare e che fosse allo stesso tempo comodo per viaggiare.
In realtà il piccolo netbook Vaio, che negli ultimi mesi mi ha seguito in tutte le trasferte, è una macchina che va bene giusto per bloggare e navigare sul web: aver la pretesa di installargli su la suite Office Pro completa e la CS3 full di Adobe è un po' come voler andare sulla Luna con un razzo a pedali (cit.), ma tant'è così mi son dovuto arrangiare. E non vi dico dei disperati tentativi di query su db Access da qualche milione di record, date in pasto senza alcuna speranza al piccolo processore Atom. Vabbè.

Proprio l'impatto con il Seven montato sul Vaio, e la contemporanea migrazione ad Office 2007, hanno comunque dato il colpo di grazia al mio rapporto con Windows dopo anni di convivenza più o meno felice.
Interfacce sempre più sconclusionate, caratterizzate da un'ergonomia ideata da un ubriaco; configurazioni di sistema degne dei test di ammissione alla Normale di Pisa; prestazioni da incubo, sempre più condizionate dagli indispensabili firewall ed antivirus, a loro volta sempre più sofisticati e pesanti; CPU fissa al 100%, congelamenti continui. Per non parlare del moltiplicarsi esponenziale dei problemi di sincronizzazione fra pc, dischi di rete, smartphone (con Windows Mobile!). Tutto questo in un mondo IT consumer che sviluppa sempre più applicazioni solo per ambienti Mac OS, iPhone, Android, al più BlackBerry, e dove Windows sembra avviata ad essere l'ultima ruota del carro: fenomeno evidente in un panorama ormai dominato dall'interazione fra smartphone, tablet e portatili, dove le device Microsoft talvolta arrancano con la bombola d'ossigeno.

E così, a Dell ormai in rianimazione e Vaio inutilizzabile anche solo per fare presentazioni di più di tre slide, ho infine rotto gli argini e fatto anch'io il gran salto: da una settimana in qua, Orizzontintorno e tutto il mio universo professionale e non sono migrati su un MacBook Pro 13" di ultima generazione. Un cambio di paradigma totale, che pur preparato con cura negli ultimi mesi, si è fin qui rivelato molto più impegnativo di quel che credevo.
Per dirla in altri termini, così incasinato, per quanto me lo fossi studiato in anticipo, che ho deciso di dedicargli un paio di post (di cui questo è il primo) a mo' di eventuale supporto psicologico per tutti coloro che abbiano in mente di compiere il medesimo salto ed avventurarsi nella mitica e misteriosa migrazione dal mondo PC al mondo Mac.

Ché sembra sempre che la risposta ad ogni domanda sia Parallel, o VMWare, ma per quanto mi riguarda, una volta convintomi definitivamente ad abbandonare Ballmer per Jobs, il divorzio lo voglio definitivo ed irreversibile, ché se sul Mac devo far girare Windows, pur virtualizzato, che me ne faccio di cambiar macchina? Come comprare la Ferrari per andare a far la spesa al supermercato.
Ché, sui problemi della migrazione, di materiale in Rete se ne trova ovviamente a badilate, ed io stesso ho speso parecchio tempo ad istruirmi in merito, ma quel che nessuno spiega sono il (un) metodo e l'approccio corretto.
Ché se siete nati e cresciuti mangiando pane e Windows, e domani vi ritrovate Mac OS nel piatto, peste vi colga se poco poco vi tirate dietro un terabyte di dati gestiti da dozzine di applicazioni diverse sviluppate per big brother Microsoft, che usate e che vi seguono da anni ed anni.
Ché il Mac è un oggetto meraviglioso da scartare ed accendere la prima volta, ma tre secondi dopo il benvenuto, appena appoggiate il vostro ditino stupito sul touchpad, vi rendete immediatamente conto che non è affatto come muoversi sul vostro caro vecchio PC (ma va'?) e che tutti i vostri begli schemi mentali, costruiti in una vita di combattimenti corpo a corpo con XP & compagnia, li potete buttare in pattumiera per ripartire quasi completamente da capo.

E sì, lo so che siete nerd: la shell di comandi, per emergenza (o per fare i fighi), c'è, come su Windows. Solo che non è un prompt DOS: è uno Unix-like. E dunque iniziate a ripassare il vostro Unix, ché scommetto non lo prendete in mano da almeno vent'anni.

Detto quindi tutto ciò a mo' di premessa, lo scenario di partenza per questa avventurosa migrazione è dunque costituito da:

- Un Dell XPS che monta a bordo XP SP3 ed Office 2007, filesystem in NTFS, of course;
- Un Sony Vaio con Seven starter edition ed Office 2007, file system idem come sopra;
- Un Drobo messo in rete locale via Droboshare, formattato (credo, perché fa tutto da solo...) in EXT3;

il tutto tenuto di norma in sincro con SyncToy, che a volte funziona e a volte no, e quando non funziona, be', mettetevi buoni buoni, prendetevi un buon ansiolitico e auguratevi di avere un qualche altro backup di riserva dei vostri dati nascosto in fondo ad un cassetto.

Infine, non ultimi ed anzi tutt'altro, protagonisti di primissimo piano in 'sto casino che vi accingete ad affrontare:

- Uno smartphone HTC Leo che monta - ovviamente - Windows Mobile 6.5 e che si sincronizza con il Dell ed il Vaio via il solito ActiveSync; ché se vivi quotidianamente dentro Windows non c'è ragione alcuna di possedere un costosissimo iPhone, soprattutto perché il Leo è molto più bello e costa molto meno (tié);
- L'intero mondo Google, del quale naturalmente utilizzate non solo Gmail (in modalità IMAP o POP, a seconda che sincronizziate la posta con il Dell, il Vaio o l'HTC), ma anche il calendar e la rubrica, e che naturalmente pretendete di mantenere perfettamente sincronizzati con tutto l'ambaraban citato.

Ora, se è vero che per stabilizzare l'ambiente di cui sopra e mettere tutto in perfetta sincronia, rimanendo confinati all'interno del solo mondo Windows, avete impiegato ANNI di moccoli e speso innumerevoli nottate per rimettere a posto involontarie duplicazioni e triplicazioni delle rubriche dei vostri telefonini e cancellazioni massive a badilate dei vostri archivi e di preziosissimi dati in agenda, provate adesso ad introdurre, lì in mezzo, il vostro bel MacBook Pro nuovo fiammante, appena scartato, al quale avete pensato bene di assegnare il ruolo di centro di gravità permanente della vostra futura vita digitale.

Io sono a Migration Day 9. E inizio a vedere un po' di luce. Abbastanza da mettermi qui a scrivere il primo post nato ufficialmente su Mac Os.

(continua...)
TAG: apple, macbook, mac os, migrazione, dell, sony vaio, htc
09.13 del 22 Giugno 2011  
 
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