Orizzontintorno Carlo Paschetto
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23 Parole al vento
DIC Iniziative ed eventi
E' trascorso ormai un anno da quando firmammo il contratto con EDT - editore, fra l’altro, di Lonely Planet in Italia - per la pubblicazione del nostro libro “Notizie dall’Asia Centrale”, scritto al ritorno dalla nostra lunga avventura in Asia del 2002.
Lo scorso luglio, attraverso queste pagine, davamo l’annuncio ufficiale dell’imminente uscita nelle librerie, prevista per ottobre 2004.

Nel catalogo 2004/2005 di EDT il nostro libro era elencato con il suo nuovo titolo “Asia Overland” (che a dire il vero a noi non è mai piaciuto, ma che l'editore ci aveva imposto), prezzo di copertina e codice ISBN. In altre parole: ce l’avevamo fatta, il sogno sembrava essersi tramutato definitivamente in realtà. Addirittura, il volume veniva già proposto in vendita da alcune librerie on-line, EDT stava programmando i lanci pubblicitari ai quali avremmo dovuto partecipare e avevamo persino portato a casa un anticipo sui diritti d’autore.

Ebbene: quel libro non uscirà più. Abbiamo deciso di non mettere le nostre firme su un testo che ormai non riconoscevamo più essere nostro e di non accettare qualunque compromesso pur di vedere i nostri nomi in libreria. Di conseguenza, abbiamo chiesto all'editore la rescissione del contratto.
Un piccolo indizio di quel che stava accadendo, anche per rispondere a chi aveva ormai iniziato a chiedermi che fine avesse fatto il libro, l’avevo recentemente dato qui.

Notizie dall’Asia Centrale è un volume nato con un’estensione di 600.000 battute, che per i non addetti ai lavori si traducono in circa trecento pagine. E' stato scritto a partire dalle lettere che avevamo spedito a casa durante i sei mesi del nostro Asia Overland e dalle risposte ricevute da alcuni amici. Il risultato finale è il racconto di un lungo viaggio visto dagli occhi differenti di due persone che, pur percorrendo la stessa rotta, vivono la medesima esperienza in modo spesso diverso, o complementare.
Quelle pagine sono nate sull’onda di una scia emotiva ben precisa: sono state scritte di getto, durante e non dopo, e di conseguenza sono lo specchio di tutti quegli stati d'animo spontanei che solitamente trovano libero sfogo proprio nella scrittura agli amici, inevitabilmente priva di alcun filtro, affatto moderata e, viceversa, a tratti piuttosto sanguigna. Fra quelle pagine c'è un po' di tutto: rabbia, stanchezza, gioia, emozioni, timori, dubbi, ma anche interpretazioni personali di eventi politici, storici, culturali e sociali che vivevamo in prima persona. Una miscela che a tratti presta il fianco a facili critiche e polemiche, e infatti, già nel corso del viaggio stesso, la diffusione di alcune di quelle lettere al di fuori della ristretta cerchia dei nostri conoscenti ci procurò qualche attacco frontale affatto tenero.

A tal proposito, va ricordato che il nostro viaggio si svolse in un momento storico assai particolare: gli Stati Uniti appena entrati in Afghanistan a seguito degli eventi dell'11 settembre 2002; India e Pakistan ancora una volta all'apice di un'escalation a rischio di guerra atomica per la questione del Kashmir; le emergenze interne al Pakistan, alle prese con il problema dei profughi afgani, dei talebani rifugiatisi nelle provincie tribali del nord-ovest, della sequenza di attentati contro obiettivi occidentali e del rischio di guerra civile a seguito della scelta del governo di schierarsi dalla parte degli americani nel conflitto afgano; il dilagare del terrorismo di matrice maoista in Nepal; l'isolamento dell'Iran e dei Paesi medio orientali, sempre più nell'occhio del ciclone; l'avvento del miraggio socialcapitalista della nuova Cina.
Di conseguenza, avevamo l'opportunità di esprimere spesso le nostre opinioni in merito e di raccontare il punto di vista di due viaggiatori indipendenti il cui itinerario attraversava, o sfiorava, tutte queste regioni alla ribalta della cronaca internazionale.

Coloro che hanno avuto occasione di leggere il libro in anteprima ben ricordano in che modo, nelle mie lettere, io abbia attaccato la nuova Cina e la politica cinese in Tibet e nello Xinjiang, il governo turkmeno nella persona del presidente Niyazov, l’India dei commercianti perennemente dediti alla truffa dei turisti, e così via. Non si può certo quindi dire che Notizie dall’Asia Centrale sia un libro politically correct, tutt’altro. Del resto, la mia particolare avversione nei confronti della nuova Cina e delle sue politiche economiche e sociali, e verso l’ipocrisia con cui i governi occidentali (a partire dal nostro) guardano oggi ad oriente, continuano ad essere un tema sul quale, come sapete, torno spesso fra queste pagine.

Ancor prima di siglare il contratto di edizione, EDT ci chiese una sostanziale riduzione del nostro lavoro. Impiegammo un mese intero per portarlo dalle 600.000 battute originali alle circa 450.000 con le quali ci presentammo alla firma. Pur consci del fatto che una bella revisione sarebbe stata comunque necessaria, scendere dell’equivalente di oltre settanta pagine ci costò un notevole sforzo ed anche qualche inevitabile rinuncia allo stile iniziale in favore di una prosa più scorrevole, ma molto meno immediata e spontanea di quella originale.
Consegnammo dunque il manoscritto così ridotto e firmammo il contratto spiegando che non avremmo accettato ulteriori tagli, che inevitabilmente avrebbero stravolto quello che era il testo di partenza.

Evidentemente, noi non fummo sufficientemente chiari e la nostra volontà non venne recepita dall'editore. Fatto sta che la vicenda, nel corso dei mesi a seguire, è andata ingarbugliandosi di misunderstanding in misunderstanding, per finire con ciascuna delle parti arroccata su posizioni inconciliabili.

Lo scorso ottobre, affinchè il lavoro di redazione ormai in palese ritardo potesse concludersi in tempi brevi, EDT ci ha chiesto l'autorizzazione:

- a ridurre ulteriormente il testo a 300.000 battute (la metà del libro originale); un riassunto vero e proprio, o in alternativa un taglio netto di 150 pagine, se preferite: oltre sessanta in meno rispetto alla versione ridotta da noi consegnata;

- a riformulare alcuni capitoli relativi alla Cina ed all'India, con la motivazione che il modo nel quale l'argomento viene trattato (essenzialmente, dal sottoscritto) non rientra nei canoni di moderazione (non saprei come altro dire...) propri di EDT.

Tralascio gli ulteriori sviluppi della vicenda che, come detto, si è chiusa qualche giorno fa quando ho definitivamente ritirato la mia autorizzazione ad EDT alla pubblicazione del nostro libro.

A coloro ai quali avevo già anticipato questo brutto epilogo, che in qualche modo ne sono stati partecipi e che me lo hanno chiesto, questi ultimi giorni ho risposto: io “sto bene”.

La verità è che mi veniva la pelle d’oca a pensare di dovermi rassegnare alle ragioni contrattuali, di dover partecipare alla presentazione di un libro nel quale non mi riconoscevo più, all’idea del compromesso a tutti i costi perché “l’importante è pubblicare”.
Sapete una cosa? Non è vero. Ciò che è davvero importante è realizzare i propri sogni, crederci fino in fondo. Trascorriamo quasi tutta la nostra vita a negoziare compromessi: con noi stessi, sul lavoro, in famiglia, nella nostra vita quotidiana. Non si deve farlo anche con i propri sogni.

Io ho un sogno, fra mille altri: pubblicare un libro. Che, come ho scritto ad EDT, è molto diverso dal sognare di mettere il nome sul libro pubblicato da un'importante casa editrice che ha arbitrariamente interpretato e piegato alle proprie esigenze di business il nostro testo.
Preferirei mille volte che solo cento persone avessero occasione di leggere le nostre 600.000 battute nella loro versione originale, piuttosto che sapere che in diecimila hanno letto un riassunto “moderato” di qualcosa che avevamo scritto ben diversamente.
Se poi io ho scritto che il governo cinese è un governo nazista, voglio che venga pubblicato così come l’ho detto, altrimenti rimane nel mio cassetto. Se per scriverlo ho usato cento battute, voglio che siano quelle cento battute ad essere utilizzate, non le cinquanta scelte, o riformulate, dall’editore.

Quindi: Notizie dall’Asia Centrale (e non Asia Overland...) torna nel cassetto e da domani io tornerò a sedermi in ufficio senza avere alcun libro pronto per le vetrine della Feltrinelli. Che, sia chiaro: non vuol dire che ci arrenderemo qui. Solo, abbiamo inutilmente buttato via due anni. Adesso inizieremo da capo a riprovarci.

E se non dovessimo mai riuscirci, nessun problema: prima o poi metterò il testo integrale in linea fra queste pagine, libero accesso a tutti. Di certo avrà più lettori così che non a prender polvere sugli scaffali di qualche libreria.
Come minimo, una buona parte di quei tremila visitatori unici che mensilmente si collegano ad Orizzontintorno per leggere i nostri diari di viaggio. Quei tremila lettori al mese nei quali l'editore non ha voluto credere.
01.25 del 23 Dicembre 2004  
 
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