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04 Rhodos /1
AGO Travel Log: Rhodos
Non lo so nemmeno se lo faccio davvero un travel log da quaggiù. Un po' che, dopo un mese di Mac, 'sta macchina Win mi sta facendo perdere le staffe da quanto è lenta, si impalla ogni due per tre e mi fa diventar matto per configurare qualunque tipo di connessione; un po' che ne ho le scatole piene di inseguirla, la connessione, per cercare di buttar giù due righe.

Siamo un Paese del terzo mondo, noi: il collegamento all'estero di Wind è uno schifo e ormai, dopo due anni che me li porto in giro per il Globo, mi è definitivamente chiaro che offriranno anche ottime tariffe per il roaming, peccato che il roaming Wind funzioni ovunque 'na cippa. Ovunque: così in Corea, così alle Hawaii e negli States, così a Panama, così in mezza Europa. A parte che non han segnale nemmeno a casa mia, Pianura Padana, hinterland milanese. Capirai, dunque. E mi han rotto le palle. Non fosse che tornare a Vodafone o all'odiatissima Tim mi fa venire ancor più l'ulcera. E lasciam perdere Tre, per carità.

Sono un Paese del terzo mondo 'sti qua, che in hotel ti mettono sì il WiFi gratuito, ma solo in un paio di aree condivise ampie un metro quadrato ciascuna, una in zona reception ed una nel pub, e a) non si capisce perché, b) l'antenna tira, appunto, al massimo nel raggio di un metro dal router e c) va da sé che l'hotel intero si pigia tutto in quel metro quadro, per cui la gente si svacca per terra col portatile, tutti uno sopra all'altro, e la banda te la saluto, ché evidentemente l'access point non è previsto per sostenere dozzine di collegamenti e non c'è posto per tutti: una tacca al massimo e segnale che cade in continuazione, o browser perenemmente imballato, con file di rosari che si elevano snocciolati in almeno dodici lingue dalla folla assetata di connessione.
Ché ti fanno incazzare gli hotel che pubbicizzano il WiFi gratuito come specchietto per le allodole e poi il WiFi è di fatto inutilizzabile, o non c'è del tutto. Pratica ormai parecchio diffusa, peraltro.

In sintesi, roba da prendere, sbattere per terra il Vaio, tirar su l'asciugamano e mandare in mona il turismo due punto zero tutto, per tornare alle sane vecchie abitudini: Lonely Planet sotto al braccio e taccuino.

Solo che la Lonely Planet non ce l'ho. Cioè, mi son portato quella del Caucaso per studiare un po' il da farsi nelle prossime settimane, ma di Rodi nemmeno una mappa avrei, non fosse che me ne ha regalata una approssimativa la tipa del rent a car. Ché nel frattempo, da quando siam sbarcati qui nell'Egeo meridionale, di chilometri ne abbiam già macinati più di trecento, e capirai, trattandosi di un'isola a fagiolo che sul lato maggiore, in linea d'aria, ne fa forse ottanta, ecco, pochissimi non sono.
Anche perché le strade son quel che sono.

Ma aspetta, un momento: dicevo della connessione. Insomma, c'è da sacramentare anche qui, come ormai mi capita un po' dappertutto da almeno un paio d'anni. Ma non è l'Italia quella in deficit di banda larga, che sembriam sempre dei peracottari in perenne affanno contro il resto del mondo? E per la miseria, lo trovassi io, ovunque, un cavolo di posto dove ci si possa connettere senza problemi, magari a costo zero e a velocità iperbolica. Ché ti fan le chiavette da quattordici megabit e io quindici anni fa viaggiavo più veloce a 9.600 baud col modem analogico di casa.

Così perdo la pazienza e la pianto lì col travel log. Salvo magari, poi, prendere due appunti col notepad e poi si vedrà che farne, uno dei prossimi giorni, con calma.

Che nemmeno ho voglia di gestirlo un travel log su Rodi, poi, dentro Orizzontintorno. Ché dovrei parlar prima dei miei cinque viaggi precedenti in Grecia, perlomeno. Ché nemmeno ce l'ho la scheda sulla Grecia dentro ad Orizzontintorno, ché figurati, l'ultima volta che ci son stato è del '97, o giù di lì.

Che poi volevo iniziare in realtà con 'sta cosa che mi frulla in testa da qualche giorno e cioè che negli anni '70 c'erano i tedeschi, poi è stata la volta dei giap, poi, fra gli '80 e i '90, il boom degli italiani ovunque, che te li trovavi fra i piedi anche alle pendici delle Ande patagoniche in pieno inverno australe. Poi, con l'avvento del nuovo millennio, è venuto il turno dei cinesi di farsi odiare.
Adesso sono i russi. Son dappertutto. Sono la nuova ondata barbarica. Riescono ad essere peggio dei cinesi per quanto sono spocchiosi. Si muovon come fossero i padreterni del mondo intero. Soprattutto, a differenza dei cinesi che sembran sempre tutti usciti da un container di immigrati clandestini, ostentano una richezza grassa e volgare, quella per cui tiri fuori dalla tasca dei pantaloni rotoli di banconote unte da cento euro grossi come lattine, noleggi solo limousine e fai acquisti demenziali e spropositati presso la gioelleria pacchiana dell'hotel. A Rodi. Mica ad Abu Dhabi.
Vabbè, oggi mi son svegliato così, portate pazienza.
C'ho anche mal di schiena.
E mal di gola.
E Urano di traverso, suppongo.

Comunque qua il mare è così, ad esempio. Bello, non diverso da altri bei posti nel Mediterraneo, comunque bello anzichenò. Soprattutto, una tavola.

Rhodes 04
Rhodes 05
Somewhere around Rodos

Muoversi a Rodi è più o meno come a Malta. I cartelli stradali, questi sconosciuti. E se proprio dobbiamo metterteli, te li piantiamo nel posto meno ovvio. Ad esempio, tipicamente, dopo l'incrocio al quale avresti dovuto svoltare. Possibilmente dietro ad una siepe. E girato a testa in giù. E poi chiedi ai passanti e non rompere.
Che poi parliamone: io 'sti Paesi dove scrivon come Paperino nelle sette città di Cibolla proprio non li capisco. Diciamolo: scrivete in greco solo per tirarvela. Primo perché il greco lo sappiamo leggere tutti, secondo perché, perlomeno, siate poi coerenti con voi stessi: è inutile che vi ostiniate a scrivere in greco se poi raddoppiate tutte le insegne per riscriverle con caratteri latini. Cartelli stradali (quando ci sono) compresi.
La stessa cosa in Giappone, in Corea, in buona parte della Russia ed in Arabia. Persino in Cina stan cominciando: scrivono in klingon e poi fanno i cartelli doppi. Che gli costa pure un botto. Ma che si arrangino, i turisti, no? Oppure piantatela voi di fare i buffoni e scrivete come dio comanda.
Cioè, voi scrivete, chessò, in aramaico, ma siccome il resto del mondo scrive con l'alfabeto latino e di imparare l'alfabeto aramaico non gliene frega (giustamente) 'na cippa, allora vi tocca imparare anche l'alfabeto latino e raddoppiare le insegne. Ma non fate prima ad adeguarvi del tutto e fine? Come l'idiozia dei galloni e delle yarde inglesi, per dire.
E noi stiam qui a menarcela con la moneta unica.
E l'Europa unita.
E il libero scambio.
E le normative europee sull'uniformità delle targhe automobilistiche, che fan girare le palle a tutti, ché tutti volevan tenersi la targa del proprio feudo (me compreso, va da sé).

Oggi mi son svegliato così, ve l'ho già detto.

A Rodi c'è Lindos. A Lindos c'è il castello e un caldo che te lo do io il deserto del Teneré. Soprattutto se, come nelle migliori tradizioni, decidete di visitare l'acropoli all'una del pomeriggio di un giorno di inizio agosto.
Eh, ma allora siete deficienti. Noi abbastanza. Per nulla i venditori di spremute d'arancia all'ingresso dell'acropoli, che lo san bene quanto vale una spremuta all'una del pomeriggio di un giorno di inizio agosto.
E san bene anche dei rotoloni di biglietti da cento euro dei ricchi russi di cui sopra.
E degli italiani pirla.
E vabbè.
Bruttina, l'acropoli. Ma tant'è, vorrete mica andarvene da Rodi senza aver visto Lindos. Anche perché gli unici cartelli stradali che ci sono a Rodi indicano Lindos. Volenti o nolenti, sempre lì finite. Se non siete mai stati in Grecia vedete Lindos e vi credete di essere in Mediterraneo. Il film, intendo. La scena finale. Con tutti i turisti (russi) (e italiani). E le bancarelle. E i negozietti greci. E i souvenir greci. E le taverne greche (gestite da russi). E gli asinelli per salire all'acropoli (bruttina). E la chiesetta ortodossa greca. E le casette bianche greche. E il caldo greco.
Se siete già stati in Grecia, altrove, vedete Lindos e sognate solo un tuffo in mare. E spendete dieci euro per quella stramaledetta spremuta. E vi chiedete perché mai il souvenir più diffuso a Lindos sia l'occhio di Allah, in tutte le fogge note al genere umano. Nel senso: non è che siccome la Turchia è lì davanti (no, non lì davanti a Lindos, dall'altra parte dell'isola), ben visibile a poche miglia, allora anche di qua sono in "Arabia". Anzi, per nulla. Tant'è che a Rodi (la città, non l'isola) (anche Carola fa casino fra Rodi città e Rodi l'isola) (ma lei ha quattro anni) - tant'è che a Rodi, dicevo, c'è il castello dei Cavalieri (carino), che ce lo avevan costruito apposta, qui a Rodi. Per menare gli arabi. Ché agli arabi i cavalieri di Rodi gli facevano un paiolo così, perlomeno a fasi alterne, ché ogni tanto le prendevano anche. E in effetti a Rodi (la città, non l'isola) (anche Carola...) ci sono anche le moschee.
Così ho portato Carola e Leonardo a visitare la loro prima moschea e tutti quei tappeti gli son piaciuti parecchio.

Sia chiaro: sto inventando tutto. Nel senso della Storia. Vi ho già detto che un libro su Rodi non ce l'ho. Nemmeno so dove sono, quasi. E' tutto una mia libera interpretazione. Per cui immaginatevi anche quel che racconto a Leonardo e Carola per spiegargli quel che vedono. Periodi storici ed eventi del tutto a casaccio (acropoli? Mah, duemila anni fa. Castello? Mah, mille anni fa. Crociate? Ma c'entrano con Rodi? Boh, diciamo di sì, diciamo fra gli ottocento e i seicento anni fa. Wikipedia? Ma se vi ho detto che non ho collegamento, per la miseria!).

Però so tutto del genocidio degli armeni e della storia dello Svaneti georgiano. Eh, lo so che quello per ora non serve.
Be', io vado a farmi un bagno, eh? Ché da quando siam qui la temperatura non è mai scesa sotto ai 34°C e non vediamo una nuvola nemmeno dipinta.

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Lindos
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A zonzo per Lindos con Leonardo e Carola
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Rodi, la cittadella medievale
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Il sito dove si suppone si ergesse il Colosso di Rodi, all'ingresso del porto
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Rhodes 15
L'acropoli di Rodi e lo stadio
TAG: rodi, lindos, wind
20.50 del 04 Agosto 2011  
 
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