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08 Rhodos /2
AGO Travel Log: Rhodos
E' un travel log registrato al volo, mentre chiudo le valigie e mi preparo ad imbarcarmi sulla sequenza di voli che da quaggiù, nel Mar Egeo meridionale, mi porterà fin nel Caucaso, passando per casa per poche ore, giusto il tempo di una doccia, una dormita nel mio letto, un bacio ai miei adorati Tati che riabbraccerò solo fra tre settimane, e di afferrare il trolley di scorta che mi aspetta già pronto sulla porta.
Un travel log che in realtà termina anche incompleto, perché ho trascorso gli ultimi tre giorni a letto con botte di febbre ad oltre trentanove - un tiro mancino dell'aria condizionata, suppongo: di conseguenza il nostro programma di viaggio è stato bruscamente interrotto e lasciamo Rodi senza aver potuto coprire un pezzo dell'itinerario pianificato. Peccato.

Peccato anche perché negli ultimi giorni quest'isola si stava riscattando, dopo un inizio piuttosto incerto. C'è che abbiam fatto rotta verso sud e abbiamo trovato il deserto. Nel senso di nessuno. Come aver varcato un confine invisibile che passa proprio qui a Kiotari, dove abbiamo il campo base. Sopra, verso nord, Lardos, Lindos e via via sempre più località turistiche, hotel, villaggi, discoteche e abusi edilizi vari (in tutta onestà, sempre in misura minore rispetto a quanto abbiamo visto lo scorso anno in buona parte di Mallorca), fino ad arrivare all'estremità settentrionale dell'isola, nel caos di Rodi città, con la sua teoria infinita di pullman turistici e negozi di souvenir.
Sotto, verso sud, vuoto spinto. Soprattutto sulla costa occidentale, quella delle onde. Perché una caratteristica particolare di Rodi è proprio nella natura delle sue due lunghe coste parallele, una sopravento (occidentale), una sottovento (orientale), quella dove si trovano Kiotari e Lindos.
Ora, io non so se questa della disposizione dei venti locali predominanti sia una caratteristica costante, o se magari dipenda piuttosto dalle stagioni, ma quel che vi posso dire è che da questa parte il mare è una tavola assoluta, quasi anomalo direi: non c'è proprio onda. Chilometri di spiagge, perlopiù poco o per nulla affollate, che si affacciano su un mare blu cobalto completamente piatto, per quanto il vento sia incessante (per fortuna, considerata la temperatura). Sull'altro lato, perlomeno nella parte meridionale dell'isola, che è quella che siamo riusciti ad esplorare, mare altretanto cobalto, ma che avvicinandosi a riva digrada nel turchese e nell'azzurro, altrettanti chilometri di spiagge aperte e rettilinee, in questo caso completamente deserte - intendo in senso assoluto - vento forte e onde, onde di spuma, onde anche alte a tratti.
Probabilmente - ma sto improvvisando - è per questo che il turismo si è sviluppato più sulla costa orientale. E rimane il fatto che metà della costa occidentale, la parte settentrionale, non l'abbiamo percorsa.

I due mari si incontrano a Prasonisi, un piccolo promontorio all'estremità meridionale di Rodi. Prasonisi è l'unico posto dell'isola, a sud di Kiotari, dove ci sia folla: turisti, tanti, per quanto siamo lontanissimi dalle densità di certe nostre spiagge adriatiche. Il motivo del richiamo sta nella particolarità del luogo.
Prasonisi è in realtà un isolotto collegato periodicamente alla terraferma da una striscia di sabbia larga un centinaio di metri, che viene sommersa dall'alta marea quando il mare occidentale si riversa in quello orientale. A Prasonisi le due differenti anime delle coste di Rodi si incontrano e il fenomeno è qui perfettamente visibile grazie alla conformazione particolare dell'istmo di sabbia: da un lato onde, dall'altro calma piatta. In mezzo vento forte e teso che spazza da ovest ad est. Questo luogo è il paradiso dei surfer in tutte le salse, soprattutto dei kite-surfer, che si radunano qui a centinaia dando luogo allo spettacolo curioso e affascinante di dozzine di vele colorate che riempiono il cielo.
Prasonisi a parte, il resto della metà meridionale dell'isola è, appunto, deserto. E bello.

Nel nostro girovagare abbiamo fatto tappa al piccolo monastero di Moni Panagias Skyadenis, una deviazione di qualche chilometro verso l'interno, sulla strada per Monolithos. Un luogo isolato e di pace assoluta, nemmeno segnalato sulle carte turistiche. Piccole, minuscole chiesette ortodosse costellano peraltro l'isola tutta, regolarmente indicate (loro sì!) dai cartelli segnaletici: avevo in programma una galleria fotografica specifica, alla quale mi ero riservato di dedicarmi l'ultimo giorno di auto a noleggio, ma la febbre mi ha tradito e dunque dovete immaginarvele. Stessa sorte per il sito archeologico di Kamiros, per i monasteri di Moni Thari e di Siana, per il castello di Kristinia: tutte tappe perdute, ahimè.
Siamo invece riusciti a metter piede al castello di Monolithos, che di per sé non sarebbe nulla di che, ma che è in una posizione ragguardevole: merita.
E val la pena anche affrontare i pochi chilometri di tornanti e la bella strada panoramica che dal castello portano giù al mare, alla sperduta spiaggia di Fourni, sulla costa occidentale: un luogo davvero isolato, mare intenso (profondo, agitato), vento teso come al solito. Un po' di Lost nel Mare Egeo. Il luogo che, insieme a Prasonisi, è decisamente più piaciuto a Leonardo e Carola.

Rhodes 20
Rhodes 21
Fourni beach, costa occidentale: qui un bel bagno al tramonto
Rhodes 25
Rhodes 22
Monolithos Castle
Rhodes 23
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Moni Panagias Skyadenis
Rhodes 26
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Rhodes 28
Kite surf a Prasonisi
TAG: rodi, prasonisi, monolithos
10.12 del 08 Agosto 2011  
 
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