Orizzontintorno Carlo Paschetto
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01 Tanto poi i Maya (che comunque non c'entran nulla)
GEN Diario, Web e tecnologia
Ho chiuso il 2011 scrivendo molto poco qua dentro: un solo post in tutto dicembre per buttar giù due cose mie, niente di che. Ho però scritto molto e partecipato altrove, smentendo peraltro me stesso come al solito.

Scrivevo, non molto tempo fa, del modo in cui stavo via via ridefinendo il mio rapporto con il web e i social network: soprattutto, della mia progressiva migrazione verso Google Plus a scapito di FriendFeed, accompagnata dal proposito di chiudere definitivamente l'account su quest'ultimo, e del rinnovato amore verso Twitter. A parte però consolidare effettivamente il rapporto con i cinguettii ed estendere la mia rete di collegamenti, nei confronti delle altre due piattaforme le cose sono andate esattamente al contrario del previsto, come del resto è accaduto per molti.
Esaurita la spinta propulsiva della novità, G+ è rapidamente diventato un deserto. Poco più di un repository di link da condividere, almeno per quanto mi riguarda e per l'utilizzo che ho poco a poco visto farne da parte dei contatti che appartengono alle mie cerchie. Interazioni pressoché nulle, partecipazione in caduta libera: per il social network che si proponeva come la vera alternativa a Facebook, ecco, non è che sia stato così un gran botto, al di là dei numeri che quotidianamente Google sfodera con gran clamore.
La verità, al solito, sembra essere ben diversa: passata la corsa ad accaparrarsi un account sull'ultimo social network alla moda, alla fine ognuno è tornato, o semplicemente rimasto, a casa propria. In particolar modo per quanto riguarda gli appartenenti alla ristretta comunità di FriendFeed.
È così accaduto anche per me: in punta d'abbandono, ho ripreso a scrivere parecchio proprio su FriendFeed e ad allargare, anche lì, la mia rete di relazioni sul web. Facendo anche selezione nei contatti, che è poi un po' la chiave perché la presenza nel contesto di un social network funzioni come nella vita di tutti i giorni (non uso di proposito il termine vita reale: chi mi segue da tempo sa che, per quanto mi riguarda, non faccio alcuna distinzione fra relazioni sul web e relazioni in carne ed ossa, un po' perché i due insiemi non sono del tutto mutuamente esclusivi, un po' perché continuo a sostenere che il modo in cui ciascuno di noi si propone in Rete non è affatto dissimile dal modo di rapportarsi nel quotidiano. Ma è un discorso lungo che porta altrove e, al solito, vado fuori tema).

Di recente Massimo Mantellini, che seguo da anni e che ho spesso citato fra queste pagine, ha scritto qualcosa di interessante a proposito dello stato di salute dei blog ai tempi di Facebook e dei social network, in particolar modo qui e qui. È un tema che in Rete ultimamente è abbastanza ricorsivo.
Personalmente mi ritrovo, al solito, a condividere parecchio di quel che va sostenendo, pur muovendomi da un punto di osservazione che, numeri alla mano, sta un paio di zeri al di sotto degli ordini di grandezza e degli esempi ai quali fa riferimento.
Bloggare stanca, eccome. E però resta il fatto che si blogga (o si dovrebbe bloggare) innanzitutto per dare una via di sfogo a una propria esigenza, a un gusto e a un bisogno personali, a prescindere dalla dimensione reale dell'audience.

Il pubblico di questo blog è ormai più o meno costante da anni e si attesta sui duemila visitatori al mese, con picchi di circa tremila in occasione, ovviamente, dei travel log. Di questi, ad occhio, un centinaio sono visitatori ricorrenti, affezionati, con alcuni dei quali nel corso del tempo si è anche stabilita una forma di colloquio alternativo e parallelo. Quando scrivo qui, lo faccio innanzitutto per soddisfare una mia esigenza personale di comunicazione che usa una grammatica e contenuti assai differenti da quelli che adotto e riverso nei social network; in seconda battuta, però, lo faccio anche per conservare - e perché mi piace conservare - questo dialogo con chi mi legge.
A parte i travel log, col tempo ho iniziato a scrivere, qua, di tutto un po'. Scrivo dei miei vasi, scrivo dei Tati, scrivo di politica, di cose mie, di pensieri inutili che talvolta mi attraversano, di tecnologia, di musica. Scrivo anche di meno, sì, perché ho frammentato quel che voglio dire indirizzandolo altrove a seconda del metro e del linguaggio, così come ho deciso qualche mese fa di eliminare i miei tweet dallo stream del blog. E però scrivo di più, nel senso che, se son qui, di norma mi faccio trasportare dalla scrittura.

È che questa è casa mia. Non lo è FriendFeed, non lo è Twitter, men che meno lo sono altri canali. Quel che scrivo qui rimarrà sempre, innanzitutto, mio. Quel che scrivo altrove, molto probabilmente, andrà perso nel mare della Rete, certamente fuori dal mio controllo.
Dunque Orizzontintorno resta ancora, e vive. Anche se, magari, mi vedete - e vedrete - di meno. Ma non è nemmeno detto.
Quel che è certo è che, perlomeno quest'anno, ho un solo progetto in cantiere e forse neanche quello. Non aspettatevi, dunque, grandi trasferte come nel 2011. Ma se passate e suonate il citofono, sempre qui mi potete trovare.

Sono stati un ultimo dell'anno e un capodanno strani, questi, per molti versi. Non c'entra nulla. Ma mi serve per riuscire a chiudere, anche questa volta, il post del primo dell'anno.
E stay tuned, come sempre.
TAG: friendfeed, twitter, google plus, blog
23.57 del 01 Gennaio 2012  
 
2 commenti pubblicati
è che quest'anno non mi è arrivata la tua mail di fine anno......oramai era come il discorso del Presidente della Repubblica.....mi hai cancellato dalla mailing list o l'hai eliminata?
L'ha detto gianni, 2 gennaio 2012 alle 16.44
No, son due anni che non la invio più :-)
L'ha detto Carlo, 2 gennaio 2012 alle 22.40


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