Orizzontintorno Carlo Paschetto
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09 Primo di due: iPad 2
FEB Web e tecnologia
Da un po' di settimane mi trastullo con un iPad di seconda generazione: un oggetto che, per quanto mi abbia affascinato fin dal suo esordio, ho sempre visto indirizzato a un target completamente differente da quello al quale appartengo.
Pensavo, in altri termini, che i tablet andassero a riempire perfettamente quella fascia di mercato comprendente persone che probabilmente mai si metterebbero un computer in casa, ma che ben volentieri sono disposte a spendere per uno strumento tecnologico portatile, di uso semplice e intuitivo, che meglio del proprio smartphone consenta di giocare, fruire di contenuti multimediali (foto e filmati), crearne di nuovi (fotocamera), garantendo in parallelo l'accesso al web e dunque, dati gli utenti di riferimento, ai social network preferiti.
In alternativa, immaginavo un uso adatto a quella fascia di nicchia costituita da professionisti come il mio amico Mario, che sono in perenne movimento e che col computer lavorano assai, ma che lo usano principalmente per leggere, più che per scrivere. In altre parole, per fruire e accedere a contenuti, più che per produrne.
Oppure, ancora, indirizzato a categorie specifiche di professionisti in mobilità, i contenuti del cui lavoro ben sposano le caratteristiche gestionali e architetturali proprie di un tablet: mi riferisco ad esempio agli area manager commerciali, agli informatori medico scientifici, eccetera.

Per quel che mi riguarda, buona parte della mia vita professionale si declina nel preparare presentazioni e produrre documenti, anche piuttosto corposi. Nel tempo libero, invece, uso il portatile soprattutto per la manutenzione del mio sito web e del mio vasto archivio fotografico. Tutte attività per le quali l'uso di particolari risorse (spazio disco, memoria, eccetera), ma soprattutto di una tastiera, sono abbastanza indispensabili.
Il mio amico Mario sopra citato, viceversa, fa uso del computer essenzialmente con priorità differenti: legge (e scrive) molte più e-mail di me, legge documenti, elabora testi con frequenza minore. Per Mario la tastiera fisica e risorse computazionali elevate non sono una discriminante, laddove massima portabilità, leggerezza e facilità d'uso lo sono invece eccome.

Dunque da qui le mie perplessità sui tablet, perlomeno con riguardo alle mie necessità.
Poi ho preso in mano l'iPad. Ed è stata la fine. Mi segue anche in bagno e a letto, per dire.
Quel che segue sono dunque le mie riflessioni in merito dopo le prime settimane di utilizzo e, lo anticipo da subito, sono indirizzate a tutti coloro che con i tablet non hanno ancora avuto a che fare e/o che hanno poca o nulla esperienza del mondo Apple: a tutti gli altri potrebbero sembrare solo un concentrato di scontate ovvietà.

Ho questo post in canna da qualche settimana, ma non ho trovato fino ad oggi la voglia, né il tempo, per completarlo. Così mi sono via via appuntato alcune note, come d'abitudine. Usando l'iPad. Ché l'iPad è sempre lì, pronto.
Quasi qualunque cosa mi serva quotidianamente e d'abitudine, e per l'accesso alla quale fino ad oggi abbia usato un personal computer, l'ho ora a disposizione lì - o meglio, dovrei dire qui - dentro.

L'iPad è diventato innanzitutto la mia porta primaria di accesso al web. Se me ne sto sul divano a correggere (correggere, non scrivere...) questo post, a seguire gli stream di FriendFeed, Twitter e G+ mentre guardo la tv, a leggermi la posta, ascoltare musica, eccetera, mi è molto più comodo farlo con l'iPad piuttosto che tenermi sulle ginocchia il portatile. Ho anche il sospetto che sia molto più salutare, fra l'altro.
Se devo andar via un paio di giorni e in agenda ho solo qualche intervista e una presentazione da fare, o al massimo appunti da prendere, l'iPad mi è più che sufficiente.
Se sono in viaggio e voglio bloggare, elaborando anche le foto da inserire nel testo, dentro l'iPad ho tutto quel che mi serve.
Il problema della mancanza (teorica) di un disco e di un file system l'ho superato installando la app per accedere al mio account Dropbox: in questo modo posso tenere l'iPad sincronizzato con il Mac, portandomi dietro tutti i file che mi servono. Non solo: con un'altra app specifica posso tranquillamente gestirmi i documenti in formato MS Office senza alcun problema, pur con qualche limite, che però è un compromesso più che accettabile a fronte della comodità complessiva offerta dallo strumento.
Inizialmente pensavo di abbinare una tastiera bluetooth, ma francamente, una volta abituato all'uso, mi son risparmiato qualche decina di euro e ne faccio tranquillamente a meno: la tastiera virtuale dell'iPad funziona tutto sommato in modo egregio per l'utilizzo che se ne fa.

E poi le letture: fino a qualche settimana fa partivo mettendo in valigia le mie copie di Internazionale, di altre riviste alle quali sono abbonato e/o dei libri che sto leggendo. Adesso quel che leggo è dentro l'iPad, a partire proprio dalle riviste. Con il vantaggio di avere l'archivio completo dei vecchi numeri sempre in linea.

Proprio il passaggio alla lettura su supporto digitale ha rappresentato il crollo della mia barriera tradizionalmente più resistente all'adozione sistematica della tecnologia in ogni contesto della mia quotidianità.
Di quanto l'informatica permei la mia vita ho scritto non molto tempo fa, ma il terreno della lettura, dei libri, dell'esigenza fisica della pagina stampata, è stato fino ad oggi un po' la cartina di tornasole del mio rapporto vero con il computer: il limite apparentemente invalicabile.
Col senno di poi, il paragone è banalmente servito: qualche anno fa mi sembrava un sacrilegio convertirmi alla smaterializzazione del prodotto musica, salvo poi rompere gli argini all'improvviso e, nel giro di pochi mesi, convertire l'intera mia discografia (quasi mille album, all'epoca) in mp3, rivoluzionando di conseguenza la mia esperienza di consumatore del settore; oggi anche la diga che avevo eretto in qualità di lettore ha ceduto di colpo e in pochi giorni ho scoperto tutti i vantaggi della lettura elettronica.
Non so ancora se si tratti davvero dell'ennesima rivoluzione tecnologica nella mia esistenza, e del resto sul mio comodino ho in coda ancora una torre di una ventina di tradizionalissimi libri di carta da leggere, ma intanto nella biblioteca virtuale del mio iPad hanno iniziato ad accumularsi riviste, manuali e un paio di e-book.

A caldo, dunque, un colpo di fulmine e un amore totale. In realtà qualche limite nell'uso dell'iPad, talvolta decisamente intollerabile, me lo sono appuntato e lo sconto quotidianamente.

Innanzitutto, parlando di tastiera, va segnalata la totale scomodità dovuta alla mancanza delle frecce per spostarsi nel testo. È un tema che emerge quasi ovunque nelle discussioni sull'iPad e non c'è nulla da fare: per quanto a Cupertino e gli irriducibili fan di Apple si ostinino a difendere la scelta in nome dell'ergonomia, del design, di un diverso paradigma che predilige l'utilizzo dello zoom per puntare direttamente a una posizione nel testo, resta il fatto che i cursori si usano normalmente e non averli è una continua seccatura. Fine della storia. È come dire che è più logico guidare a sinistra in un paese in cui tutti guidano a destra e ostinarsi di conseguenza a produrre auto con il volante a destra per quel medesimo mercato: sarà anche vero, ma noi guidiamo tutti a destra e il codice stradale è scritto su questa base. La nostra testa "funziona" con i cursori, non con lo zoom. E non c'è verso di abituarsi.
Sulla medesima falsariga, le modalità di selezione guidata del testo sono assurde: NON voglio che sia il software a decidere cosa voglio selezionare per poi consentirmi, nel caso, di correggere la selezione (peraltro non sempre con successo); voglio potermi posizionare in un punto qualsiasi del testo con i cursori (!) e da lì selezionare la parte che mi interessa. Oppure voglio che un doppio clic selezioni la parola o il paragrafo sui quali sono posizionato, non una porzione di finestra arbitrariamente decisa dal sistema con un rubber band eventualmente modificabile. Anche questi sono comportamenti inaccettabili e particolarmente irritanti per la mia esperienza utente.

La mancanza di una gestione dello spazio disco, poi, diventa particolarmente fastidiosa - per non dire un limite vero e proprio - ad esempio nelle situazioni nelle quali una pagina web richiede, o consente, l'upload di un file che, perlomeno con Safari, non è possibile nel classico modo di selezione dal disco locale.
Ad esempio, se voglio caricare sul mio blog un'immagine memorizzata sull'iPad, Safari non mi consente di utilizzare l'interfaccia web del mio gestionale: semplicemente, i pulsanti di upload sono disabilitati. Mancando infatti una gestione ordinaria del disco, le routine di caricamento non vedono il file system, che del resto non è direttamente indirizzabile, e dunque non funzionano perché non sanno dove cercare i file. Quando ho scoperto questa cosa sono francamente rimasto basito.
In effetti io non so dove l'iPad memorizza le mie immagini: quello che posso fare è caricargliele dentro e vederle/elaborarle con una qualunque delle app sviluppate per la gestione delle immagini. Sono le stesse app a "sapere" dove trovare quelle immagini dentro al mio iPad e a gestirne la memorizzazione.
Nel caso del blog il problema è stato risolto scrivendo una routine apposta: una volta caricata l'immagine sull'iPad devo poi inviarmela via e-mail a un indirizzo specifico che provvede ad alimentare il blog in modo automatico. Ma si tratta di un noiosissimo work around.
Se ad esempio voglio caricare un'immagine su FriendFeed non posso farlo dal browser: sono costretto a scaricarmi ed installarmi una app come FFHound per poterlo fare. In sostanza, lo scambio di contenuti fra l'iPad è il web è possibile solo via app: se non c'è la app sviluppata per uno specifico sito web, non è possibile scambiare contenuti con quel medesimo sito. Un bel limite, insomma, nonché la differenza principale fra l'iPad e un qualsiasi computer.

La concentrazione, poi, in un unico dispositivo di tante sorgenti di informazione e Media dà una spallata piuttosto decisiva alla capacità di focalizzarsi sui contenuti, in favore del multitasking più dispersivo. L'effetto più macroscopico è riscontrabile proprio nel processo di lettura: se da una parte leggere un libro tradizionale costringe all'attenzione e a un rapporto esclusivo e bidirezionale con i contenuti oggetto di quella medesima attenzione, la lettura attraverso un dispositivo elettronico come l'iPad è drasticamente dispersiva. La possibilità di passare da una app all'altra, di avere aperte contemporaneamente, che so, l'ultima copia di Internazionale, un qualunque libro, lo stream del vostro social network preferito, la pagina del Corriere sul browser, la posta elettronica, eccetera, è intrinsecamente fonte di distrazione continua, soprattutto nel momento in cui ciascuna app invii notifiche sullo schermo ad ogni aggiornamento dei relativi contenuti.
In altri termini si potrebbe dire che, avendo così tante cose da leggere, il risultato finale è che in qualche modo si legge molto meno. O almeno questo è l'effetto che mi trovo a dover contrastare io.

Tornando infine all'utilizzo quotidiano, il sistema delle app (è un'ovvietà, lo so) è la vera rivoluzione: c'è (altra ovvietà) una app per qualunque cosa. Qualunque. E, soprattutto, c'è quasi sempre gratis, laddove se non è gratis costa spesso meno di un euro. È come il paese dei balocchi, soprattutto per chi come me viene dal mondo Windows (e per quanto ormai la mia migrazione al MacBook sia prossima a compiere un anno; a proposito: mai più, mai più indietro!).
Sul mio iPad, che è ben lungi dall'essere pieno, in perfetto "stile Orizzontintorno" ho ad esempio installato applicazioni meteo a raffica di tutti i tipi, una bellissima sveglia, navigatori satellitari, almeno una dozzina di ottime funzionalità per viaggiare, fra cui le app di Expedia, di TripAdvisor, di TripIt, di Booking.com, di Trivago, gli orari delle compagnie aree e tutte le applicazioni specifiche per programmare rotte e percorsi, traduttori, mappe delle metropolitane, convertitori di ogni genere; e poi ancora app per elaborare le immagini, un database infinito di ricette di cucina, un virtualizzatore che mi permette di collegarmi al MacBook e di operare in remoto, eccetera. Si possono trascorrere giornate intere a navigare nei cataloghi delle app e la facilità di installazione e di gestione è definitivamente vincente.
Va da sé che tutto ciò è normalmente scontato e acquisito da anni per i fan della mela (e ultimamente di Android), ma il mio è il punto di vista dell'(ex-)utente tradizionale di Windows e di telefonini con Windows Mobile o il buon vecchio Symbian.

Un'ultima nota riguarda iCloud, al quale mi sono registrato contestualmente all'arrivo dell'iPad. Di per sé nulla di nuovo, perlomeno per utenti come me di altri servizi simili, tipo il già citato Dropbox.
In questo caso, la sincronizzazione fra iPad e MacBook via iCloud, perlomeno per quanto riguarda agenda, rubrica, posta e dati di navigazione, è per conto mio la vera killer application, soprattutto a quando penso a quanto abbia penato per anni per tenere sincronizzato il mio telefono con il pc, il web, eccetera. Qualunque modifica su uno dei due dispositivi si riflette immediatamente nell'aggiornamento del/i device gemellato/i. Se nella catena si inserisce anche un'iPhone è poi la fine del mondo (ci arriviamo con la prossima puntata di 'sta roba).
Peraltro, iCloud è un servizio ancora molto giovane rispetto alla concorrenza, con tutte le sofferenze del caso. Ad esempio, quel che per me (e non solo per me) è il limite più fastidioso è la modalità di gestione dello streaming immagini. La funzione consente la sincronizzazione fra dispositivi (Mac, iPad ed iPhone, ad esempio) delle immagini scattate con l'iPad o con l'iPhone. Se scatto una foto con l'iPad, con lo streaming attivo su iCloud, immediatamente avrò l'immagine disponibile sul Mac (via Aperture o iPhoto e a condizione di essere collegato a una rete WiFi, per problemi di prestazioni del sistema di trasferimento). Non è però possibile cancellare singole foto dallo streaming: una volta scattata, la foto rimarrà dentro a iCloud definitivamente, a meno di non cancellare l'intero archivio. Demenziale. Non solo: se non faccio attenzione e decido ad esempio di scollegare il Mac dallo streaming foto di iCloud, e se non ho provveduto a fare una copia altrove delle foto presenti nello streaming, automaticamente quelle medesime foto verranno cancellate dal Mac.
Stessa sorte accade con i dati di agenda e rubrica, rispetto ai quali è necessario fare molta attenzione. La sincronizzazione fra Mac e iPad può normalmente essere fatta via iTunes in modalità batch, oppure in modo molto più efficiente e sincrono via iCloud, ma con una differenza sostanziale: rispetto al metodo tradizionale, l'uso di iCloud crea una copia di rete della rubrica e dei calendari dell'agenda e, da quel momento, le applicazioni useranno e aggiorneranno di default quelle copie. La conseguenza spiacevole - o disastrosa, in alcuni casi - è che se si decide di scollegare uno dei dispositivi da iCloud, ad esempio il Mac, l'agenda e la rubrica verranno completamente azzerate, o perlomeno ricondotte all'ultimo stato precedente l'aggancio alla nuvola. Quel che accade, in realtà, è che le applicazioni, non potendo più accedere ai dati in rete, andranno a prendersi le ultime copie di quelli in locale.
Per precauzione io tengo la rubrica duplicata e riporto ogni aggiornamento anche nella copia locale del MacBook.
TAG: ipad, icloud, tablet
00.23 del 09 Febbraio 2012  
 
3 commenti pubblicati
E poi manca una porta USB come si deve nell'iPad, e anche la presa per il cavo di rete. Ho capito che vogliamo essere cool e guardare avanti... ma per fortuna ho resistito all'acquisto d'impulso dell'iPad (bellissimo ma anche carissimo) per virare su un piccolo Asus da 10 pollici con Ubuntu pre-installato. Prezzo meno della meta' dell'iPad e grandi soddisfazioni... il mio primo laptop a non aver mai visto Windows!
L'ha detto Lara, 9 febbraio 2012 alle 23.38
In realtà per la porta USB si rimedia con un piccolo adattatore che incorpora anche un utile ingresso mini SD e che non è male. L'ho preso subito. Per il cavo di rete va detto che io non lo uso mai: o WiFi, o 3G (come col portatile). Ubuntu l'ho installato sul Netbook Vaio al posto del Windows Seven che montava prima: confesso che non riesco ad amarlo molto (più di Windows, comunque :-) Pur essendo nato sui sistemi Unix-like devo dire che vedo Ubuntu poco orientato agli utenti finali, a differenza di iOS. Comunque sul Mac, grazie a VirtualBox, mi sono creato (anche) una partizione Ubuntu che gira benissimo. Infine il prezzo: vale la pena guardare al mercato del ricondizionato, accessibile via Apple Store: è un'ottima alternativa e si trovano offerte competitive. Per di più, un prodotto ricondizionato viene venduto in condizioni assolutamente indistinguibili da un analogo prodotto nuovo. In ogni caso, da quando sono migrato al Mac per me avrebbe comunque poco senso acquistare device con sistemi non Apple, proprio per la facilità di integrazione e sincronizzazione fra device della mela. Ho combattuto troppo a lungo con i problemi di convivenza fra sistemi diversi: adesso mi sembra di vivere nell'universo (quasi) perfetto. Però in effetti è vero che non ho alcuna esperienza su tablet differenti, per cui mi manca completamente il termine di paragone.
L'ha detto Carlo, 10 febbraio 2012 alle 00.20
Sospetto di essere il Mario citato e ti do una notizia: mi sto abituando al cursore - lente, che all'inizio mi dava la stessa forma di rigetto. Condivido invece il fastidio per il sistema di selezione. Quanto al multitasking dispersivo, ahimè, è proprio vero. Aggravato nel mio caso dalla frustrazione da buchi delle reti wifi / telefoniche, che porta alla ricerca ossessiva di qualche contenuto già caricato o più veloce a caricarsi. Temo che dovrò entrare in rehab tra un po'. Quanto ai diversi punti che sollevi (es.caricamento foto), io sto trovando un equilibrio tra iPad / pc / telefono che vede quest'ultimo (Motorola Razr Android) assumere un ruolo sempre più rilevante. Grazie alla bellissima applicazione Google+ le foto si caricano istantaneamente ed è poi molto semplice condividerle su social network / mail etc. Mantenendo contatti, calendario e mail integralmente su Gmail, non utilizzo iCloud né le corrispondenti applicazioni su iPad. E a proposito: il Razr ha un meccanismo di puntamento e selezione del testo fantastici
L'ha detto Mario, 11 febbraio 2012 alle 22.33


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