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15 Moldova e Ucraina 2012 /1: Chi?in?u
AGO Travel Log: Ucraina e Moldova
Come sempre viaggio in ritardo col travel log vero e proprio, ormai anticipato dai tweet lanciati in tempo reale. Così, mi appresto a raccontarvi di Moldova, o Moldavia, da un caffè in centro a Tiràspol, Repubblica indipendente di Transnistria, dove sono giunto questa mattina con uno strano viaggio in treno, strano almeno tanto quanto il Paese-non Paese che mi ospita. Ma di tutto ciò parleremo più avanti.

Allora: Chi?in?u, Moldova. Per quel che mi riguarda, Paese numero 88 secondo il CIGV, 111esimo se seguo le tabelle del TCC.
Già scrivere Chi?in?u sull'iPad è un casino, perché quelle due robe lì con le virgolette attaccate, su questa tastiera, non ci sono, il che è particolarmente frustrante volendo bloggare di Moldova. Comunque, se ho capito bene, qui dicono kiscinau, che credo sia rumeno: nel senso, il moldovo - o moldavo? Anche questo non è chiaro - il moldovo o moldavo, dicevo, di fatto è rumeno: fate conto di esprimervi come uno zingaro di Oristano, benvenutu u Chi?in?u, repubblicu du Moldova, Rumania, Italiu, Muldovu, unu fazzu unu razzu, vivu u presidentu di grandu Muldovu. Solo che poi scrivono un po' come gli pare: qualche volta con i caratteri latini estesi, qualche volta in cirillico. Ah, sì, perché ce ne sono parecchi che parlano russo. Quindi non si intendono nemmeno fra loro. Figuratevi io. 
Insomma, io ho capito che ci sono i moldovi - o moldavi - di derivazione rumena e quelli di derivazione russa. I primi si amano molto con i rumeni e scrivono sui muri Moldova=Romania, i secondi scrivono e parlano in cirillico e considerano ancora la Moldova una piccola repubblica sovietica. Non è dato sapere se fra loro si prendano a mazzate, ma se tanto mi dà tanto suppongo parecchio. Oppure si ignorano, chissà.
Dimenticavo una preziosissima precisazione: i russi la chiamano "kiscinev", non "kiscinau". Sappiatelo.

Che poi, la Moldova: non esiste nemmeno la Lonely Planet della Moldova, per dire. Cioè, la regina delle guide di viaggio in culo al mondo, la collana che può vantare un volume su Bangui e un aggiornatissimo vademecum per non farsi arrestare in Abkhazia, non ha in catalogo nemmeno un quick reference sul più grande Stato al mondo esportatore di badanti. E io come faccio per la mia collezione?
Ma soprattutto, come faccio a Chi?in?u?

Come al solito: mi arrangio. E il Bella Donna Hotel (sic!) è la casella di partenza perfetta per questo viaggio che promette di essere ancor più surreale di quello dello scorso anno in Caucaso e che, per quanto mi riguarda, ha come obiettivo principale avvicinarmi ancor più alla chiusura ormai prossima del mio album personale dell'Europa. Ché questa, per quanto possa parere strano, è ancora Europa sì, e solo per un pelo non ve la ritrovate (ancora) nell'Unione.
Comunque basta superare il momento di smarrimento iniziale fra quello che viene venduto nel sito web del Bella Donna e la realtà dei fatti documentata qua sotto, in realtà abbastanza attesa per quel che riguarda l'hotel, ché ormai son di casa nella CIS, ma piuttosto "sorprendente", diciamo così, riguardo al circondario: nel senso, il tassista che ti sbarca davanti all'hotel ti dice che sei proprio in centro e del resto te lo confermano alla reception. Così rimetti il naso fuori e gli chiedi intendete dire che questo *è* il centro di Chi?in?u?

In realtà sì: due blocchi più in là, oltre il dopobomba, si allunga in effetti per qualche chilometro il boulevard Stefan cel Mare, che non è dato sapere chi sia (cercatevelo su Wikipedia), ma credo si tratti di qualche eroe rumeno, perché è celebrato anche a Bucuresti. Tipo il nostro Corso Vittorio Emanuele, per capirci.

Insomma, a Chi?in?u - pronunciatelo un po' come vi pare, a seconda che vi sentiate più reazionari filosovietici o progressisti filorumeni - a Chi?in?u, dicevo, tutta la vita scorre e fa le vasche su e giù per Stefan cel Mare. Così mi adeguo e ne approfitto anche per infilarmi in uno dei dodicimila negozi della MoldCell e dotarmi, come ormai d'abitudine ogni volta che mi trovo altrove, di SIM locale d'ordinanza per mantenere i contatti con i Tati a casa e tenere aggiornati voi, miei baldi lettori.
Facile come bere un bicchier d'acqua: per l'equivalente di circa 16€ sono titolare di un numero moldavo, ho 1Gb di traffico web a disposizione (e peraltro qui è diffusissimo il wifi gratuito, anche in tutto il centro cittadino), 50 sms e 40' di chiamate internazionali. Se vi pare poco. Pensa a tutto il ragazzotto del negozio, che parla diciotto lingue, taglia la SIM a memoria con le forbici, senza riferimenti, per adattarla all'iCoso e me lo configura in pochi minuti senza nemmeno cambiare la lingua dei menù. Che altro?

E che devo dirvi, poi, di Chi?in?u? Tutto sommato - l'ho scritto su Twitter - il centro della Moldova mi pare la radice quadrata di Tbilisi. Ma la verità, dopo anni di repubbliche ex-sovietiche e vita vissuta nei Paesi dell'est, è che alla fin fine tutte queste capitali si assomigliano l'una all'altra, sia nella logistica improvvisata, sia nella cultura dell'arrangiarsi, sia per quel che riguarda gli spunti per il blogger viaggiatore. Ormai mi sento piuttosto a casa in 'sti posti: non mi sorprendono (quasi) più, li ho assorbiti nel mio DNA di zingaro almeno tanto quanto il sud est asiatico. Il che da una parte mi piace e mi fa sentire parecchio a mio agio, dall'altra esaurisce molto rapidamente la mia curiosità e voglia di esplorare: dopo ventiquattr'ore a Chi?in?u ho la (errata, sicuramente) sensazione di aver già visto tutto quello che c'è da vedere e imparato tutto quel che c'è da imparare, e mi vien subito voglia di ripartire, o anche di chiudermi nella mia camera al Bella Donna e dormire a lungo per recuperare un po' dal vortice di spostamenti delle ultime settimane.

Invece faccio quel che faccio sempre: cammino. Ore. Su e giù per Stefan cel Mare, ma anche per le vie laterali, mi infilo in qualche cattedrale ortodossa, faccio un po' di spesa all'ipermercato, una puntata alla casa museo Pushkin, probabilmente l'unica vera nota di colore di Chi?in?u: a quanto pare, infatti, qui il poeta russo visse i suoi anni di esilio nella prima metà dell'800 e scrisse Il prigioniero del Caucaso (vabbè, mi son documentato, che vi credete?).

Di giorno, praticamente ogni via e piazza diventa un mercato all'aperto più o meno improvvisato, più o meno organizzato. Ci sono viali interi trasformati in una teoria infinita di bancarelle, o semplici lenzuola stese per terra, dove giovani e anziani moldavi si vendono letteralmente ogni pezzo di casa: qui trovate intere soffitte svuotate di ogni cimelio, i contenuti integrali degli armadi di famiglia vecchi di almeno tre generazioni, comprese migliaia e migliaia di paia di scarpe usate, alcune delle quali han visto almeno un paio di guerre; ma anche pezzi di lavandini, viteria e utensileria arrugginita di ogni genere, apparecchi elettrici che nella loro vita hanno attraversato almeno tre continenti e altrettante vite, imitazioni di qualunque cosa, riviste e giornalini di epoca staliniana e avanzi di bambole cinesi, un sassofono apparentemente nuovo e il manico di una vecchia chitarra, accanto a un violino in buone condizioni; e ancora, bussole di sommergibili sovietici, maschere antigas della prima guerra mondiale, pile usate e pile cinesi quasi nuove, dadi di fine '800 e carte napoletane di provenienza incerta, targhe automobilistiche, vecchie monete vere e false, una pistola ad avancarica, un cellulare Nokia a banana di fine anni '90, migliaia di caricabatterie e cuffiette usate di ogni genere, aggrovigliate fra loro in una matassa inestricabile, e polvere, polvere, polvere ognidove e sopra ogni cosa.
Sui viali, a fianco di questo infinito mercato esteso in ogni angolo, sfrecciano Mercedes classe S nuove fiammanti e vecchie Opel Rekord degli anni '70 e Lada con almeno un milione di chilometri.

È tutto molto familiare e deja vù: è la nuova periferia dell'impero russo.

A parte ciò, anche qui come nelle altre capitali della CIS, i governanti locali si sono lasciati andare alle bizzarrie più curiose per celebrare la propria onnipotenza. Così, se da una parte il palazzo del Governo assomiglia parecchio a quelli già visti a Bishkek, o ad Ashgabat, o ancor più a quello della già citata Tbilisi, per fare alcuni esempi, quello presidenziale riesce invece a stupirmi ogni volta di più: quello di Chi?in?u sembra un centro della NASA, o meglio ancora un casinò kitsch di Las Vegas.
Mah. Scatto una foto, sempre attento a non urtare la suscettibilità di qualche divisa locale, ché al solito, come sempre da queste parti, ne girano parecchie e sai mai, e me ne vado alla ricerca di una salsiccia e una ????.

Vi ho mai detto che il mondo si divide fra quelli che dicono "birra" e quelli che dicono "????"? Un po' come fra quelli che dicono "tè" e quelli che dicono "chai", insomma.

Chisinau01
Welcome in Chi?in?u, Moldova
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Hotel Bella Donna, Chi?in?u: il mio campo base
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Chi?in?u off the beaten tracks
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La cattedrale ortodossa di Chi?in?u
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Il palazzo presidenziale
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Il Parlamento della Moldova
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Centro monastico ortodosso, Chi?in?u
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La stazione ferroviaria
Chisinau15
Ogni via e piazza del centro viene trasformata in un mercato all'aperto
Chisinau16
Casa museo Puškin, Chi?in?u
TAG: Chisinau
19.33 del 15 Agosto 2012  
   
2 commenti pubblicati
Non solo "pivo", ci sono anche quelli che la birra la chiamano "olio", lassu' tra il mare del Nord e il Baltico...
L'ha detto Lara, 16 agosto 2012 alle 13.22
Ma sono una minoranza etnica :-)
L'ha detto Carlo, 16 agosto 2012 alle 13.28


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