Orizzontintorno Carlo Paschetto
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21 Moldova e Ucraina 2012 /2: in Transnistria
AGO Travel Log: Ucraina e Moldova
Tarda serata alla stazione di Odessa. Sto aspettando mezzanotte, l'ora a cui parte il treno che mi porterà a Simferopol, capoluogo della Crimea, dove arriverò con un lentissimo e accaldato viaggio verso mezzogiorno di domani, il domani di oggi 17 agosto, giorno in cui inganno l'attesa iniziando a buttar giù queste note per il blog.  
A Simferopol, peraltro, questa piccola odissea non sarà finita, perché in realtà la mia destinazione è Sevastopol, o Sebastopoli che dir si voglia, base della flotta russa sul Mar Nero, un paio d'ore d'autobus più a sud di Simferopol, e già son stanco all'idea di domani, quando scenderò dal treno un po' stravolto per la lunga e quasi certamente insonne nottata, e ancora dovrò arrangiarmi nel caos della stazione degli autobus per capire quale debba prendere, dove, a che ora, eccetera. 
Perché, a dieci anni di distanza dalla mia ultima volta in Russia (e l'Ucraina è Russia, suvvia, non raccontiamoci storie), una cosa mi sembra non sia affatto cambiata: i russi (gli ucraini?) non sorridono, fanno tutto a cazzo, si arrangiano alla bene e meglio e tanto basta purché funzioni, e una mano non te la danno manco se li preghi in cirillico ortodosso. O perlomeno se ci provi. 

Ma, al solito, non è di questo che voglio scrivere. Perché a Odessa son ora che sto scrivendo e ne sto partendo, in Crimea devo ancora arrivare e alle spalle, invece, c'è l'assurda Transnistria. Ché ci siam lasciati a Chi?in?u, Moldova, e sul mio ruolino di marcia è già due Stati fa. E mi sembran mesi, al solito, che son partito e invece quello che va a chiudersi in questa stazione è solo il quinto giorno in viaggio.
Solo che, quando viaggi così, senza quasi soluzione di continuità, senza soste, di Paese in Paese, ogni giorno che passa ti sembra una vita fa per via delle storie che accumuli sul tuo taccuino e del bombardamento ininterrotto di novità, esperienze, piccoli problemi da risolvere di continuo. 
Come ad esempio entrare e, soprattutto, uscire dalla Transnistria, inesistente repubblica autoproclamatasi indipendente dalla Moldova una ventina d'anni fa, dopo una breve guerra di qualche mese. Una striscia di terra stretta fra quella che dovrebbe essere la sua "madre patria" e l'Ucraina, non riconosciuta da alcuno Stato al mondo, tanto che la Moldova continua a considerarla roba propria.

Solo che c'è una frontiera. Ci sono accordi di non belligeranza internazionali. Ci sono militari e carri armati e filo spinato. C'è un governo autonomo. C'è un esercito che dispone (cito Wikipedia) di ben diciotto carri armati, diciassette elicotteri e qualche granata. C'è addirittura una banca centrale che stampa moneta, tant'è che circola ufficialmente, e si usa, il rublo della Transnistria, anche se poi puoi pagare un po' come ti pare: leu moldavi, grivna ucraini, rubli veri, euro, dollari, fake eurobond e lingotti. Basta che sia carta o metallo, ché il plastic money in Transnistria è ancora un po' in là da venire.

Insomma: per entrare in Transnistria ci vuole il passaporto e pure la registrazione alla polizia, che poi è la questione più controversa, complicata e surreale della faccenda. 
La Transnistria, del resto, è un vero e fiero stato leninista filosovietico, mica come quei rammolliti dei vicini ucraini, per non parlar dei moldavi. Qui la statua di Lenin troneggia ancora alla grande davanti al municipio. I bielorussi gli fan le pippe a questi qua.
Ne consegue che tutta la burocrazia della faccenda è come da cliché: il Grande fratello ti osserva, anche se va detto che quello transnistro (si dirà così?) pare davvero un po' sfigato e fuori tempo. 

Così, dopo l'esperienza dello scorso anno in Nagorno-Karabakh, non potevo lasciarmi sfuggire Tiraspol, capitale della Transnistria, che, sappiate fin d'ora, si pronuncia Tiràspol, non Tìraspol. Fra parentesi, inutile anticiparvi che ho anche un progetto in cantiere per Abkhazia e Ossezia, che del resto avevo già iniziato a studiare lo scorso anno in Georgia.
Inutile anche aggiungere che le uniche ambasciate al mondo di Abkhazia e Ossezia si trovano, guarda un po', proprio a Tiraspol.

Comunque, ve lo dico fin d'ora: nonostante l'impatto con la Transnistria, lipperlì, sia stato piuttosto devastante, la verità è che col passare delle ore mi son dovuto ricredere: francamente il Nagorno è un'altra cosa, non fosse altro per i palazzi di Stepanakert sventrati dai missili.
A Tiraspol, al massimo, classici condomìni sovietici che vanno in pezzi. La Transnistria è più che altro la perfetta trasposizione nella realtà della parodia di Croda dei Gemelli Ruggeri, che gli anziani come me certamente ricorderanno (altrimenti documentatevi su Youtube). È il posto sfigato per eccellenza. 
È come prendere di mira una dimenticata cittadina moldava e giocare a renderla ancor più sfigata di quanto ti immagini possa essere. 

A Tiraspol sono praticamente l'unico a scendere dal treno che, partito da Chi?in?u, prosegue per Odessa (e che riprenderò l'indomani per raggiungerla). La mia amica provodnitsa, che come da tradizione della categoria, dopo avermi ignorato per tutto il viaggio o trattato male, al momento di scendere mi sorride e mi attacca bottone, mi chiede (traduco alla lettera dal moldavo) che cazzo scendo a fare a Tiraspol, ché Transnistria uguale mafia. Poi scoppia a ridere e aggiunge Tu Italia, mafia anche tu, voi amici.
Ha parlato la zingara. Umorismo della Moldova transdanubiana.
 
E insomma, mi son preparato per mesi a combattere con le leggendarie guardie di frontiera transnistre e la loro proverbiale corruzione, ho letto di tutto, e così scendo dal treno un po' in ansia, cercando di capire cosa e come diavolo fare per "presentarmi" alle autorità, visto che in realtà, arrivando in treno, non c'è controllo doganale di alcun tipo.
Ma non accade nulla. Sono a Tiraspol sano e salvo e non mi si è cagato nessuno, per dirla tecnicamente. Eppure sono chiaramente un immigrato clandestino, qualcosa bisogna che faccia, perché poi devo anche uscirne da 'sto Paese e non mi sembra una buona idea presentarmi domani a un eventuale controllo di frontiera senza alcuna registrazione formale del mio ingresso. 
Così, solo per caso, in questa stazione completamente deserta, mi imbatto in un piccolo sportello con un'insegna "??????????????", che se tanto mi dà tanto è proprio quel che fa al caso mio.
Infatti: due poliziotti mi squadrano, mi consegnano un transit permit da compilare e il gioco è fatto. Welcome in Transnistria. Il tempo di procurarmi dei rubli locali a un tasso di cambio stabilito completamente a caso dal cambiavalute di turno e di fermare il primo tipo fuori dalla stazione che si guarda in giro con l'aria da tassista abusivo (da queste parti, come peraltro in buona parte del mondo, non esiste il concetto di tassista abusivo: semplicemente, non esistono taxi normali e chiunque abbia un veicolo e del tempo da perdere si presta a fare il tassista).

In realtà, per completezza di informazione, la procedura prevede che per permanenze maggiori di ventiquattr'ore ci si debba registrare presso uno sconosciuto ufficio immigrazione in centro città, ma a questo pensa il mio efficientissimo, nuovissimo e del tutto fuori luogo hotel a quattro stelle, direi l'unico di tutta la Transnistria. E, guardandomi in giro, non voglio immaginare quali alternative mi si sarebbero offerte in assenza di tale soluzione. 

Le prime impressioni di Tiraspol, immediatamente twittate dal taxi mentre vado in albergo, con il trascorrere delle ore si rivelano abbastanza ingannevoli. Questo Paese (o forse sarebbe meglio dire questa città) tutto sommato non è molto diverso da quel che c'è al di là della frontiera.
La fatiscenza e il degrado sono quelli tipici post sovietici di mille altri posti come questo, dall'Asia Centrale alle periferie delle capitali est europee. C'è ancora il busto d Lenin, ma a Bishkek c'è la statua intera nella piazza centrale e chissà in quante altre sperdute cittadine dell'ex Unione Sovietica se ne trovano [edit: in Crimea parecchie e a Kiev ce n'è ancora una in splendida forma].
Ci sono i consueti esagerati viali alberati a diciotto corsie di derivazione sovietica, pensati per le parate militari, qui come altrove oggi percorsi da vecchie Lada in pezzi che han visto milioni di chilometri affiancate da potenti SUV neri tedeschi nuovi fiammanti, coi finestrini oscurati, simbolo dell'oligarchia mafiosa che governa queste regioni e sicuramente la Transnistria più di altre.
C'è un piccolo carro armato a mo' di monumento di fronte all'esagerato memoriale eretto a ricordo dei caduti nella guerra di indipendenza della Transnistria e dei combattenti in Afghanistan. Ma ce n'è uno analogo ad Arlon, nelle Ardenne, per dire. 
C'è la surreale e già citata ambasciata di Abkhazia e Ossezia a suggellare il gemellaggio di questa non-nazione con altre province russe che da tempo sono autonome di fatto, sebbene non riconosciute da alcun governo ufficiale al mondo. Sono amici anche del Nagorno-Karabakh, questi.
E proprio con il Nagorno, visitato lo scorso anno, il confronto mi è inevitabile: laggiù l'evidenza della situazione è drammaticamente testimoniata dai palazzi sventrati dalla guerra, dai cimiteri che fotografano perfettamente la pulizia etnica perpetrata dagli armeni ai danni degli azeri, dalla tensione che si respira nell'aria e dall'isolamento totale del Paese, chiuso dai campi minati, controllato dall'esercito armeno e circondato a oriente dai campi profughi azeri. Impossibile entrare da ovunque se non dal solo corridoio lasciato aperto dall'Armenia, adeguatamente provvisti di documenti e visto consolare rilasciato dalla rappresentanza diplomatica del Nagorno a Yerevan, unica al mondo. 

La Transnistria è un'altra cosa: ti presenti in frontiera e passi, tutto lì. Se esci poi in Ucraina non ti si fila proprio nessuno. Se rientri in Moldova la polizia ti chiede il pizzo.
È un'ironia geopolitica frutto dell'umana distorsione mentale, il Paese uscito dal tarocco del Risiko giocato sulla pelle delle solite minoranze etniche transfrontaliere come a dozzine ne esistono in tutta Europa (e nel mondo intero), per cui se la Moldova dichiara la propria indipendenza, noi, quattro pirla che moldavi non siamo, ma che non ci sentiamo nemmeno ucraini perché siamo proprio russi dentro, dichiariamo la nostra indipendenza dal mondo intero e vaffanculo a tutti. E se vi avvicinate spariamo.
E in effetti lo hanno fatto, ché qualche migliaio di vittime la guerra di Transnistria lo ha provocato.

Insomma, la sensazione di essere spiati dal Grande fratello passa rapidamente. Scatto foto un po' ovunque senza problemi e mi faccio una pizza da Andy's Pizza, esattamente come ho fatto a Chi?in?u.
Il mattino dopo l'hotel mi chiama un taxi che usa il tassametro: credo sia il primo che mi sia mai capitato di vedere in tutta la CSI. Ovviamente spendo un terzo del giorno precedente, che poi si traduce in un euro. Arrivo in stazione, mi ripresento alla polizia, gli mostro la "registrazia" dell'hotel, me la ritirano senza dire una parola e mi dicono Bye bye. Nemmeno la soddisfazione della scenetta dei documenti irregolari per estorcermi qualche dollaro. 
Il treno è quello di ieri, il vagone pure, la provodnitsa anche: mi riconosce subito e mi chiede se mi è piaciuta la Transnistria. Rispondo che è very nice.
E in effetti, a pensarci, nice mi sembra perfetto. Sono simpatici, sì, col loro Risiko. Io però preferisco la Kamchatka. 

[update: nel frattempo sono stato in Crimea e sono arrivato fino a Kiev; come a dire che sono un po' indietro col Travel log...]

Tiraspol03
Il treno Chi?in?u-Tiraspol-Odessa
Tiraspol02
Le mie registrazioni di ingresso e permanenza in Transnistria
Tiraspol04
Tiraspol05
Tiraspol06
Tiraspol07
Tiraspol08
Tiraspol09
Tiraspol10
Shots around Tiraspol
Tiraspol11
Tiraspol, l'ambasciata di Abkhazia e Ossezia
TAG: Tiraspol, Transnistria
22.49 del 21 Agosto 2012  
 
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