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28 Moldova e Ucraina 2012 /3: da Odessa alla Crimea
AGO Travel Log: Ucraina e Moldova
È il 24 agosto, il mio ultimo giorno a Kiev, o Kyiv per dirla alla ucraina, sono seduto al mio caffè preferito sulla Kreshachatyk, il boulevard principale della capitale, ho una Krušovice scura media, c'è il WiFi gratuito come quasi ovunque in Ucraina e sto aspettando di andare in stazione, come al solito, per prendere il treno che stanotte mi porterà a Lviv, ultima tappa di questo bel viaggio che, a questo punto, posso dire sia stato comunque parecchio al di sopra delle aspettative.
Oggi è la Festa di indipendenza dell'Ucraina, ventunesimo anniversario per la precisione, e a Kiev succede di tutto. Ma io sto per raccontarvi di Odessa, della Crimea e del Mar Nero, le cui coste ho lasciato ormai da quattro giorni per venire quassù, attraversando tutta l'Ucraina. Ho bisogno di riavvolgere il nastro, perché mi sembra una vita fa. E poi qua sono nel centro dell'orgoglio ucraino, là ero in Russia. Perché Odessa, ma ancor più Sevastopol, sono Russia a tutti gli effetti. Sono i blu, loro, mentre qua a Kiev son di casa gli arancioni (e ancor più lo saranno a Lviv) (che poi, in effetti, Kiev e Lviv son piene di Hare Krishna, che era una vita che non li vedevo, ma mi sa che non c'entra).
È che alla fine, l'Ucraina, è davvero spaccata in due: russi a oriente, ucraini a occidente. Russo da una parte, ucraino dall'altra. Che, sebbene si scrivano entrambi in cirillico, alla fine nemmeno l'alfabeto è proprio uguale uguale.

È che faccio presto, io, a dire che ucraino e russo son tutte la stessa roba, perché in realtà non è affatto vero. I russi, ad esempio, ce l'han con il Governo che ha imposto l'ucraino come lingua ufficiale, convertendo anche tutti i documenti e le scartoffie della burocrazia e mettendo nei guai buona parte della popolazione di lingua madre russa che l'ucraino non lo parla, soprattutto gli anziani. Gli ucraini, quelli veri, capiscono invece il russo senza problemi e se ne sbattono.
Per non parlare della conversione dei testi scolastici. Della lingua usata nelle scuole. Insomma, un casino. E si menano di conseguenza: in teoria come in Tirolo, nella pratica peggio.

Mi spiega tutto ciò Maria, mentre mi accompagna in giro per la Crimea in una giornata che a tratti è rovente e a tratti dà giù più acqua di quanta ne abbia vista Noè. Lei, ad esempio, si dichiara russa. Mi spiega che la segnaletica stradale è bilingue, almeno quaggiù fra Odessa e la Crimea. Io non ci avevo proprio fatto caso, mi pareva semplicemente tutto cirillico. In effetti l'alfabeto lo è, ma le lingue son diverse e alcuni caratteri anche: per esempio, l'ucraino ha sia la lettera "i" come la nostra, sia la "?", che si pronunciano leggermente diverse, mentre il russo ha solo la "?" che però si pronuncia come la "i". Così, nei cartelli, quel che leggo sopra è ucraino e quel che leggo sotto è russo.
Perfetto, adesso posso orientarmi da dio e buttar via gps e cartine.

Maria è di Yalta, fa la guida turistica e parla un inglese oxfordiano. Mi preleva a Sevastopol il secondo giorno della mia permanenza e in una giornata mi fa fare il giro completo della Crimea che conta: Bakhchysaray, l'enclave degli ultimi tatari, e Yalta. Mi sono deciso a optare per questa soluzione all in one per guadagnare tempo, risolvere in un colpo tutti i problemi logistici e cercare di riuscire a vedere tutto quello che posso quaggiù nel poco tempo che ho a disposizione.
Non mi piace, mi costa e mi tocca andare a ruota per un'intera giornata, e Maria è logorroica almeno tanto quanto le serve per dimostrare il più possibile le sue competenze e la sua padronanza dell'inglese, e io odio fare conversazione, tanto più se dopo ore di lezioni di storia sull'impero russo, gli zar e tutte le guerre di Crimea, che per la cronaca sono innumerevoli, finisce irrimediabilmente a noi in Ucraina così, voi in Italia cosà.
Io sono un viaggiatore solitario e silenzioso. Guardo, osservo, leggo, studio. Parlare mi stanca, soprattutto se devo fare acrobazie linguistiche.

E vabbè. La Crimea è grande, ho una giornata di tempo e solo per capire quale sia la Marshrutka che da Sevastopol va a Bakhchysaray, da dove parta, a che ora e quanto costi impiegherei un'ora. E poi da lì a Yalta, stessa storia. E poi di nuovo da Yalta a Sevastopol. Senza contare che quel che voglio vedere non si trova nei centri città, ma lungo le strade e nei sobborghi.
No, da solo in un'unica giornata è impossibile: vada per Maria e un'auto con driver. Altre soluzioni intermedie, qui, non ce ne sono a portata di mano e non ho tempo di trovarle.

Ma com'è che sono arrivato a Sevastopol e a Maria? Ché c'era Odessa prima, ché là c'eravam lasciati. E Odessa non è ancora in Crimea, sebbene si affacci sul Mar Nero. Sebbene russa fin nel midollo. Sebbene bellissima.
Quanto è bella Odessa. Quanto è viva, poi. Non so come dirvelo.

Io di Odessa sapevo per via della scalinata Potëmkin. E sapevo che ci facevan scalo le crociere sul Mar Nero. Anche se poi, Odessa, diciamolo, è un nome evocativo di per sé. Erano anni che me lo dicevo fra me e me, certo che Odessa, pensa andare a Odessa, chissà Odessa.
E ora eccomi qui. Come mille altre volte. A forza di evocarla ci son davvero arrivato senza quasi rendermene conto, quasi per caso, ché fino a tre mesi fa, per dire, nemmeno me lo immaginavo che davvero avrei camminato su e giù per la Derybasivska e che mi sarei fatto fotografare sulla scalinata Potëmkin. Che, io ve lo dico: è una cagata pazzesca.
Lo so che la battuta è facile, ma è anche la verità: se a Odessa c'è una cosa francamente evitabile è la scalinata resa famosa da Paolo Villaggio. Pardon, dal maestro Sergei Eisenstein. A meno, probabilmente, da avere una carrozzina da buttar giù per vedere l'effetto che fa (e l'occhio della madre, il montaggio analogico, eccetera).

Odessa sono i palazzi. Le architetture bellissime. Le grandi vie. Il porto sul Mar Nero. E la vita, l'incredibile vita, non solo notturna, l'eterogeneità della folla. Quanto è cosmopolita e internazionale Odessa.
E non credete a chi vi dice Arkadia. La più famosa spiaggia di Odessa di giorno è affollata peggio del lido di Jesolo a Ferragosto e il mare fa ancora più schifo. Di sera è il vostro luogo solo se siete a caccia di donne, di fiumi di alcool, o di discoteche leggendarie. Arkadia è la Riccione del Mar Nero, ma se venite fin qua per questo potete stare tranquillamente a casa: costa tutto uguale, anche le donne (considerazione che potete leggere come volete). Che, badate bene, sono le stesse, anzi peggio, perché le ucraine che vi immaginate voi, d'estate, vengono a Riccione: a Odessa, come dicon qua, piomban le contadine.
La vera vita di Odessa, anche quella by night, è in centro e si muove fra il bellissimo teatro e la Derybasivska, su e giù, di vasca in vasca, di negozio in negozio, di locale all'aperto in locale all'aperto. Perché a Odessa, va detto, e per la verità ovunque anche in Crimea, si vive comunque all'aperto e se fa freddo - e qui lo fa, spesso, non fosse altro perché tira vento - non c'è problema: vi buttano una coperta sulle spalle e si sta fuori lo stesso.

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La spiaggia di Arkadia sul Mar Nero, Odessa
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La moleskine che da anni uso per comunicare e i biglietti del treno conquistati grazie ad essa

Lascio Odessa a malincuore per raggiungere Sevastopol, in Crimea, e affronto così il primo dei viaggi notturni in treno con cui attraverserò tutta l'Ucraina. Ché in questo Paese, che è grande parecchio, i viaggi in treno di notte sono ancora la consuetudine per gli spostamenti lunghi anche perché la rete sovietica, tutt'ora operativa, è lenta, lentissima, per quanto efficiente e puntualissima come da tradizione.
O quasi: perché proprio nel viaggio da Odessa a Simferopol, capitale della Crimea, mi tradisce bucando l'orario di arrivo di quasi un'ora su dodici di viaggio.
In ogni caso ritrovo tutte le consuetudini dei viaggi in treno in Russia e nei Paesi dell'ex Unione Sovietica alle quali mi ero abituato anni fa: le Provodnitse, professionalmente scorbutiche, informalmente sorridenti di nascosto; il chai servito nei bicchieri infilati nei portabicchieri di alluminio lavorato; la rigidità, che è una certezza, degli orari della rete ferroviaria intera, della logistica tutta, dei numeri dei treni e dei binari nelle stazioni, per cui il treno n. 132 da Odessa a Simferopol è e sarà sempre il 132, in entrambi il sensi di percorrenza, con gli stessi vagoni, la stessa provodnitsa su ogni vagone, lo stesso binario di partenza e, se non fosse che lo prendi una volta sola, scommetteresti che anche i passeggeri siano sempre gli stessi.
Che in effetti, se ci pensi, è assolutamente normale: anzi, tutti i treni in tutto il mondo dovrebbero essere così. Perché invece da noi e altrove cambiano i binari di partenza, la composizione del convoglio, il personale di bordo, eccetera?

A Simferopol, il mio compagno di scompartimento ucraino, che parla un po' di inglese, mi aiuta a risolvere rapidamente il problema di raggiungere Sevastopol, ottanta chilometri più a sud. Per quale motivo, poi, non ci sia un treno diretto da Odessa a Sevastopol è un mistero anche per gli ucraini.
E insomma, alla caotica stazione degli autobus di Simferopol, dopo varie trattative vengo imbarcato su un minivan già pieno in attesa di riempire l'ultimo posto disponibile e, a quattordici ore dalla mia partenza da Odessa, eccomi in centro a Sevastopol, nota ai più per essere la base della flotta russa sul Mar Nero.

In effetti, se Odessa mi era parsa piuttosto russa, be', Sevastopol *è* russa. Lo è proprio, anche nel senso che grazie a un controverso trattato con il Governo ucraino, appena rinnovato, il Cremlino avrà diritto di mantenervi la propria flotta perlomeno fino al 2030, con tutte le infrastrutture e la gestione territoriale correlate. I russi son di casa qui e lasciare Sevastopol in mani straniere, per così dire, non gli è proprio andata giù.
Questa bella città, peraltro, era così strategicamente importante che fino al 1991 era chiusa perfino ai cittadini sovietici. Mi racconta Maria che lei, pur essendo di Yalta, ottanta chilometri a est di Sevastopol, non ha potuto mettervi piede fino al 1992 e comunque solo grazie a un viaggio organizzato dalla sua scuola in occasione di non so che evento speciale.
E ancora, volendo, qui è possibile visitare la vecchia base dei sommergibili nucleari russi, oggi in disarmo. Un'esperienza piuttosto claustrofobica nei bunker sotterranei scavati sotto alla baia: dunque non per me, che comunque rinuncio piuttosto a malincuore.
Scrivo su Twitter: be', in fondo Sevastopol è come Genova con le gnocche e senza il pesto. Dovrei aggiungere null'affatto malinconica, per la verità, né vecchia dentro come la mia citta natìa. È piacevole Sevastopol, con quei suoi palazzi bianchi di fine '800 che si affacciano sul lungomare e sulla baia. È viva, pulsante, piena di russi, marinai e non, che qui sono a casa loro, c'è poco da fare.

Poco da dire, invece e tutto sommato, del mia giornata in giro per la Crimea con Maria. Un po' una ciambella mal riuscita senza buco: non ci intendiamo molto sull'itinerario che vorrei fare io e mi blinda dentro un classico tour preconfezionato.
Mi aspettavo parecchio da Bakhchysaray e dall'incontro con gli ultimi tatari di Crimea, leggendari per la loro abilità nella lavorazione della filigrana d'argento, che qui hanno il loro principale insediamento. Fra coloro che stanno tornando, dopo la deportazione di massa imposta da Stalin per la loro (ingiustificatamente) supposta collaborazione coi nazisti, alcuni hanno conservato l'antico mestiere e riaperto, pare, piccoli laboratori artigianali dove acquistare oggetti di loro produzione e venire a contatto con la loro cultura, gelosamente tramandata di generazione in generazione.
In realtà, almeno apparentemente, Maria non ne sa nulla e ci fermiamo a Bakhchysaray il solo tempo necessario per visitare il modesto e completamente restaurato Palazzo dei Khan, e il monastero Uspensky, scavato nella roccia. Anche delle città rupestri della Crimea catturo al volo solo alcune rapide immagini dal finestrino dell'auto. Nulla di che, peraltro, ne ho viste a dozzine in giro per il mondo, in Tunisia ci dormii persino, ma tant'è mi rimane addosso un senso di incompiutezza e frustrazione.

La costa della Crimea è bella, ma non spettacolare come viene dipinta, almeno a vederla scorrere dai finestrini percorrendo la nuova superstrada che collega Sevastopol a Yalta e che viaggia alta sul mare, parecchie centinaia di metri. Qua e là segni di devastazione edlizia, agghiaccianti condomini e residence per ricchi russi corrompono inevitabilmente gli scorci panoramici migliori.
Una rapida sosta ai bordi della carreggiata per dare un'occhiata alla dacia dove venne confinato Gorbaciov nel 1991 e poi a Livadia, presso Yalta, per visitare lo storico palazzo dove si tenne il secondo incontro fra Stalin, Roosvelt e Churchill nel 1945, in precedenza residenza estiva dello Zar Nicola II.
E qui sì, la Storia te la senti addosso e qualche brivido lungo la schiena passa.

Odessa08
Sul treno Odessa-Simferopol
Sevastopol01
Sevastopol02
Sevastopol03
Sevastopol (Sebastopoli)
Crimea01
La costa della Crimea presso Yalta
Crimea02
Il tetto della dacia dove venne confinato Gorbaciov nel 1991, presso Foros
Crimea03
Palazzo Livadia, sede della conferenza di Yalta del 1945, Crimea
Crimea04
Palazzo dei Khan, Bakhchysaray, Crimea
TAG: Odessa, Sevastopol, Sebastopoli, Crimea, yalta, bakhchysaray, ucraina
09.07 del 28 Agosto 2012  
 
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