Orizzontintorno Carlo Paschetto
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24 Beggar's banquet
FEB Amarcord
Ieri mattina, in macchina. Potrebbe essere una qualunque mattinata d'inverno a Novosibirsk, suppongo. Un po' calda se vogliamo: zero gradi. Però, l'orizzonte grigio neve è il medesimo, il cielo che fiocca abbondantemente anche e il nastro di asfalto gelato che corre attraverso i campi abbandonati della periferia non è certo molto dissimile da quelli che abbiamo visto in Siberia.

Non stessi guidando, potrei anche tirarne fuori qualche scatto interessante. In ogni caso, per quanto possa parervi strano, a me questo ovattato e plumbeo orizzonte da inverno ad est piace, eccome. Mi culla, mi avvolge, mi trasmette ricordi e senzazioni.
Per inciso: neve a febbraio in Val Padana e zero gradi non sono un'ondata di freddo eccezionale. Né sono uno stato d'allerta per la Protezione Civile. Questi eventi si chiamano stagione, così come trenta gradi d'estate. Io, davvero, odio la spazzatura mediatica che ci tirano addosso, la considero un'offesa alla mia intelligenza.

Guido in mezzo a questo turbinìo di fiocchi bianchi, perso nei miei pensieri. La radio diffonde un qualcosa di Mick Jagger. Non so perché - e, a dire il vero, è uno dei miei ricordi ricorrenti. Fatto sta che ho ancora ben nitida un'immagine stampata nella mia testa, a colori.

Estate 1985, seconda metà di agosto, probabilmente intorno al 20, o giù di lì. Casello della Torino-Savona, caldo torrido, autostrada deserta. La mia leggendaria Citroen Visa Club II 650 color cacchetta (per la precisione, chiamato "visone" sul libretto). Dentro: Roberto ed io, di ritorno dal nostro primo 4000, in viaggio verso le bianche pareti calcaree di Finale Ligure. L'ultima moda, all'epoca.
Entrambi indossiamo una canottierina colorata della Think Pink, entrambi portiamo occhiali da sole a specchio ed un foulard arrotolato attorno alla testa. Siamo sudati fradici. Fra i sedili posteriori e il bagagliaio, ammucchiati in ordine sparso, rotolano scarponi, ramponi, piumini, piccozze, zaini, corde e una buona quintalata di materiale piuttosto inconsueto per chi viaggia verso il mare in una qualunque giornata di agosto a quaranta e passa gradi. Anche un paio di viti tubolari da ghiaccio. Una delle due mi è persino capitato di usarla. Una dozzina d'anni dopo, però.

L'autoradio-mangianastri (contrabbandata dal Marocco l'anno precedente) macina a fatica una vecchia cassetta C90 con su questo.

Al casello rallentiamo e ci guardiamo in faccia: "Ma daccheccazzo di film siamo usciti?"


Note: La Visa ha tirato le cuoia 7 anni e 150.000 km dopo, davanti all'autogrill di Gropello Cairoli, autostrada Genova-Milano. Le foto sono originali di quei giorni dell'85. Qualche anno più tardi, per il suo trentesimo compleanno regalai a Roberto un poster con la sua foto in alto a sinistra. Non so se l'abbia ancora fatta vedere a sua figlia.

(A proposito: devo mica dirvi chi è quello a destra...)
00.01 del 24 Febbraio 2005  
 
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