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22 Nino non aver paura di sbagliare un (solo) calcio di rigore
NOV Viaggi fra le note
Scrivevo l'altro giorno che, mi piange il cuore a dirlo, l'ultimo album di De Gregori (gli ultimi dieci?) sembra scritto da un generatore casuale di Google basato sulle canzoni di De Gregori. Musica e testi.
Prendi la sua discografia, la metti in un frullatore e ottieni esattamente il medesimo risultato, ché l'ermetismo degregoriano sembra ormai essere semplice entropia nella migliore delle ipotesi, o l'ennesima replica automatica di una parte recitata a memoria, nella peggiore.

Poi, riflettendoci a freddo, ho pensato altro. In fondo questo disco non è che la dimostrazione evidente di un fenomeno che, ahimè, accomuna De Gregori a tutti i suoi colleghi interpreti di una generazione artistica ormai andata, che un po' ha inevitabilmente esaurito la vena, o è sempre più lì lì per, un po' non riesce ad adeguarsi ai tempi, né a far propri alcuni meccanismi commerciali attuali sfruttandoli a proprio vantaggio.

Il fatto è che De Gregori, e altri bravi artisti come lui, sembrano essere rimasti legati a una logica (apprezzabile o meno, a seconda dei punti di vista) morta e sepolta ormai da tempo: escono sul mercato solo quando hanno messo insieme quelle otto-dieci canzoni necessarie a giustificare un album completo. Così, quando ancora gli capita quel miracolo di avere nelle corde un pezzo degno di attenzione sentono il dovere di corredarlo con una manciata di brani dozzinali scritti col pilota automatico, ché gente come loro è comunque brava a far questo mestiere: son poeti, non sono top player stagionali fabbricati dall'industria musicale che domani andranno a giocarsela in qualche reality per VIP, e dunque buttar giù quattro note per gli scaffali di un centro commerciale che vuoi che sia.

Mettere in piedi un album degno di nota è sempre stato difficile: lo era negli anni '60 e '70, lo è stato ancor più negli '80, pur con mirabili e sempreverdi eccezioni uscite grazie alla vena di pochi e straordinari artisti. E per un album bello, il cui prezzo fosse giustificato almeno dal cinquanta per cento del contenuto, quanti pallosissimi ne abbiamo comprati solo perché trascinati dal singolo di successo, o dal nome in copertina del nostro autore o band preferiti.
Poi sono arrivati iTunes & c. e ciao: il mercato è stato travolto. La disintegrazione totale degli album e l'acquisto parziale delle tracce non sono più stati un tabù: sarei curioso di vedere i dati (e con un po' meno pigrizia e un po' più di tempo potrei forse trovarli rapidamente su internet), ma a pelle scommetterei che fatto cento il mercato legale on line (che mi risulta abbia abbondantemente sorpassato la vendita materiale dei cd), novantacinque sia dovuto alla vendita di brani singoli.
E dunque, che te ne fai di sbatterti tanto per uscire con otto brani, di sette dei quali non rimarrà traccia alcuna nemmeno nelle classifiche di vendita dei prossimi sei mesi, quando ti chiami De Gregori e dài, lo sai anche tu per primo, di pezzi tutto sommato spacciabili ne hai solo uno in canna?

Poi possiamo anche parlare del fatto che pure quel pezzo sia in realtà il solito minestrone che hai sul fuoco da trenta e passa anni. Ma siccome sei De Gregori, ti amo da che ancora mi cantavi che Cesare perduto nella pioggia sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina, con le tue canzoni ho limonato duro e pianto infinite nottate per innumerevoli amori adolescenziali, e a uno che ha scritto Compagni di viaggio che vuoi che gli dica, per me è e sarà sempre il Principe, ecco, siccome tutto questo, chiuderò un occhio e farò finta che Sulla strada sia un singolo straordinariamente originale, innovativo, trascinante e assolutamente immancabile nella mia collezione (dei tuoi album).
TAG: de gregori, sulla strada
14.31 del 22 Novembre 2012  
 
1 commento pubblicato
Aspetto il commento su Guccini con copertina che sembra dedicata a te....
L'ha detto Gianni, 1 dicembre 2012 alle 12.09


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