Orizzontintorno Carlo Paschetto
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01 Lungo Post Komunista
MAR Politica, Prima pagina, Mal di fegato
Facciamo ordine, prima di essere superati a destra dagli eventi.
Io - non ho timore a dirlo, scriverlo e ribadirlo - a questo giro ho più o meno sempre avuto le idee parecchio chiare, come forse mai da quando ho diritto di voto, il che significa ormai una trentina d'anni. Mica pochi in termini di consultazioni elettorali, considerata la frequenza delle chiamate alle urne nel Belpaese.
Questi giorni ho letto di tutto e il contrario di tutto. Ho scritto e sono intervenuto spesso altrove sui social network, e nemmeno quanto avrei voluto, aggiungendo il mio inutile contributo al rumore di fondo e all'entropia generale. Mi sono incazzato, tanto, soprattutto con chi, dopo, ha iniziato a sparare contro quello stesso rumore di fondo, bollandolo come discorsi alla "siamo tutti allenatori" e chiamandosene fuori, come se il chiamarsene fuori non sia una scelta politica precisa e non nasconda spesso, in realtà, l'incapacità di affrontare una vera discussione in merito, argomentare le proprie opinioni, sostenere un confronto con idee opposte.
Adesso siete tutti fini politologi è diventato il nuovo tutti esperti di nucleare, senonché un conto è aver studiato fisica all'università, un conto avere le idee un po' chiare sui programmi delle forze politiche in campo e formarsi di conseguenza un'opinione netta sulla propria concezione di buon governo e priorità per il Paese, che dovrebbe richiamarsi in ultima analisi solo a una buona educazione e coscienza civica.
E invece.

Invece, a seconda del punto di osservazione, pare che all'occorrenza siamo diventati tutti stronzi, o tutti concussi col sistema, o in alternativa tutti fanatici, fascisti, o fini politologi di una beata cippa, solo perché da tre giorni, all'improvviso, ci sentiamo in dovere di dire (anche) la nostra, di metterla sul tavolo, anche se magari l'abbiamo tenuta in un cassetto per mesi per poi giocarcela in segreto nella cabina elettorale.
Io, poi, la mia dichiarazione di voto l'ho fatta apertamente una settimana prima delle elezioni, capirài.

Comunque. Rischio di farla lunga, da subito e al solito. Facciamo invece che taglio immediatamente.

Io, a questo giro, non ho partecipato alle primarie del PD.
Non ho partecipato perché il mio PD non è quello di Renzi. È certamente un'ottica molto qualunquista, lo riconosco, ma il mio PD, e il mio candidato segretario, e il mio candidato premier, non sceglie come uno dei suoi primi atti politici di rilievo mediatico l'andare a dialogare ad Arcore con Berlusconi. No. Non l'ho dimenticato. E mi dispiace: il mio PD non dialoga con Berlusconi, non più perlomeno. Magari c'è stato un tempo in cui il fine ha giustificato i mezzi, ma quel tempo è passato, quella strategia è fallita ed è morta e sepolta, e dunque il mio PD non tratta, non dialoga e non si confronta con Berlusconi. Non lo riconosce come interlocutore politico. Abbiamo avuto D'Alema, noi (che a me piaceva pure, capisci).
Se poi a far tutto ciò è pure il "nuovo che avanza", figuriamoci. Renzi, per me, è politicamente morto quel giorno. Peccato, mi era pure simpatico.

Non ho poi partecipato alle primarie perché Bersani non è il mio PD. C'è stato un tempo in cui lo è stato, forse, ma la verità è che alle primarie precedenti io avevo votato Marino. Ché già non mi fidavo più allora di Bersani. Ché io, a Bersani, gli voglio anche bene, gliene ho sempre voluto, ma non dimentico i suoi limiti come leader, ampiamente misurati in passato. Non dimentico, per dire, che ha calato immediatamente le braghe con i tassisti, anche lui, come prima cosa. Che, siam sempre lì: magari è una visione politica personale molto limitata delle cose, ma la politica ha anche bisogno di ritornare a una dimensione concettuale più semplice e meno intellettuale, proprio per riportare i discorsi a un livello che sia comprensibile a una popolazione di elettori sempre più distaccati dalle piattaforme programmatiche, dalle misure in cui e dai momenti di riflessione interna.

E dunque alle primarie non ho votato: il mio PD è quello ad esempio di Civati, ma alle primarie non c'era. Così ho lasciato che i sostenitori e il partito scegliessero per me. E hanno scelto Bersani.
Da quel momento mi sono riallineato. Il mio segretario è diventato Bersani. L'ho accettato democraticamente. Non sono andato altrove a turarmi il naso, non mi sono rifugiato nella sinistra ecologista e alternativa un po' naif di Vendola, né nell'estremismo giustizialista di Ingroia, né sono confluito sulla deriva criptofascista(*) di Grillo, illudendomi che fosse lui il giusto catalizzatore dei mal di pancia di una sinistra progressista e moderata.
Sono rimasto al mio posto, perché così, in teoria, si dovrebbe fare in un contesto politico coerente con se stesso e democratico. Ho dato la mia fiducia alla linea del partito, pur non condividendone alcune scelte. Ma d'altra parte, se voglio rifare il mio appartamento mi affido a quello che mi sembra il migliore architetto sul mercato e lo pago anche perché faccia scelte al mio posto che magari, a priori, io non condivido, ma che tecnicamente abbiano una loro ragion d'essere secondo la sua esperienza e mestiere. Non lo pago perché mi dica sempre bravo, sì, hai ragione. Lo pago perché condividiamo una linea e un obiettivo finale.
Forse non è una metafora proprio azzeccatissima, ma ci siamo capiti, dài.

A proposito, a monte di tutto ciò e a corollario di quel che è viene poi, la scelta di sostenere un governo tecnico Monti di transizione, e di non andare subito al voto a fine 2011, io l'ho sostenuta. A torto o a ragione, non importa: col senno di poi siamo tutti meglio di Piepoli. A me pareva una buona idea, son stato dietro alla linea del partito. Anche quando Monti ha iniziato a massacrarmi, da subito. Sarò un po' masochista, che devo farci.

Poi, la campagna elettorale di Bersani: che, non so a voi, a me ha fatto incazzare oltre ogni misura. Che come voi ne ho viste di campagne disfattiste della sinistra, ma questa è stata un capolavoro che nemmeno quella di Russia del 1812, ed è sempre stata sotto gli occhi di tutti. Lo sapevamo benissimo, però ci attaccavamo ai sondaggi che - adesso possiamo dirlo, su - ci parevano frutto dell'LSD.
Com'era possibile che fossimo così in vantaggio in una competizione nella quale il nostro cavallo non era nemmeno mai uscito dal box, mentre gli altri sfrecciavano sul giro di pista dandosele di santa ragione, dopandosi che nemmeno Lance Armstrong in sette Tour de France? Ho visto in tv persino il mago Zurlì più di Bersani e quando ho visto Bersani biascicava robe incomprensibili perfino ai glottologi, cose tipo va be', quella roba lì, qui bisogna essere seri, bfbfbfbf, ci siamo capiti no, gvgvgvg, cioè, poi non si può mica fare così.
Ma così cosa, cazzo? Sempre, poi, a menare il torrone con 'ste iperboli e col giaguaro. Dìomio. Pareva Crozza. E Crozza pareva Bersani. Siamo arrivati all'esegesi di Bersani per capire se stavamo ascoltando lui o un imitatore.
Ma siamo onesti su (e non mi sto rivolgendo a chi non lo ha votato, ovviamente): ma voi ricordate una, UNA sola cosa, del programma di Bersani? Una cosa qualsiasi che abbia promesso? Anche una cazzata mondiale, qualunque, pur di spararla per prendere elettori?
Ah, sì: quella minchiata dei ticket sanitari tirata fuori quando ormai era sotto alla tenda a ossigeno, sepolto dalle bufale siderali dell'IMU di Berlusconi e dei liquid feedback di Grillo. Perfino il programma di Ingroia era più chiaro. Ingroia, capisci. Allo zero virgola cosa è arrivato?
Che poi quella sui ticket lo era davvero una minchiata, ché non si capisce perché se guadagno centomila euro all'anno debba pagarlo uguale, o nulla, come il cassintegrato del Sulcis. Ma almeno una cosa di sinistra, vagamente perlomeno, cristo! Moretti si rivolterebbe nella tomba (ah, no, non è morto).
Che poi ci fosse almeno andato nel Sulcis, Bersani. Invece c'è andato (solo) Grillo.
Che poi, per inciso, io sul Sulcis non è che abbia tutte 'ste idee di sinistra, ma per dire.

Comunque dài, davvero: ma come abbiamo fatto a pensare di vincere così? Ma lo abbiamo poi mai pensato davvero? Ma ci abbiamo creduto? Lo so che adesso, col senno di poi, lo sappiamo tutti ed è facile, ma sappiamo e abbiamo sempre saputo anche che questo NON è un Paese progressista e che ha ragione Berlusconi quando invoca lo spettro dei comunisti: la gente ci crede, sono vent'anni che ci crede, cazzo. Com'è che all'improvviso ci siamo invece bevuti che fossero diventati tutti finti intellettuali di sinistra un po' radical chic?
Lo leggiamo (e lo scriviamo) da anni che siamo un Paese di cattolici democristiani e furbi imprenditori lobbisti, ce lo ripetiamo alla nausea di elezione (persa) in elezione (persa), ma questa volta ci abbiamo creduto ancora più di ogni altra volta precedente. Nemmeno Tafazzi (che è di sinistra).
Francamente, io, che la nostra circoscritta autoreferenzialità in Rete non sia affatto rappresentativa di un bel nulla, lo scrivo (anche) fra queste pagine da tempo. Avevo fatto un lungo post un paio d'anni fa proprio su 'sta cosa(**), sul fatto che non contiamo una cippa, che non siamo affatto "il Paese", che internet non influenza un tubo, che la gente, il popolo, guarda la tv e al massimo legge il Corriere se è proprio culturalmente avanzata. E che Grillo, quel che ha fatto, non lo ha fatto con internet.
Se non ci fosse stato il web Grillo avrebbe forse preso il 5% in meno, ad essere generosi e ottimisti nei confronti dell'alfabetizzazione digitale italiana. O davvero vi credete che i milioni di elettori che lo hanno votato stiano tutti attaccati giorno e notte al suo blog?
Perché, fra parentesi, forse non vi è chiaro: Grillo è passato in televisione più di tutti gli altri politici. In continuazione, in ogni trasmissione, ad ogni ora, per settimane e settimane. Ha vinto lì e nelle piazze.

Avevo detto che volevo tagliare corto, ma capìtemi, son giorni difficili, c'ho il nervoso e il mal di fegato, prima o poi tutta 'sta rabbia devo ben farla sfogare da qualche parte. Dunque.

Va bene, torniamo al punto, ché quel che è stato è stato. La questione è questa: che si fa, ora? Cosa deve fare Bersani?
È facile dài, lo abbiamo detto quasi tutti e siccome siamo tutti allenatori, e anche politologi a cazzo dell'ultima ora, dico anche io la mia, ché una volta che ho le idee chiare voglio fare l'allenatore anche io.

Bersani ha fallito, su tutta la linea. Fine. Però ha vinto. Per un punto, ma ha vinto. È la vittoria di Pirro? Chissenefrega. Se non iniziamo a dire e a riconoscere che ha vinto abbiamo, una volta di più, perso (peraltro la sua prima dichiarazione è stata "abbiamo perso": uno stratega, proprio, in un universo in cui vince chi la spara più grossa, ma si sa, noi siamo quelli onesti, e mediaticamente pirla).
Bersani ha la maggioranza assoluta alla Camera grazie a una legge di merda, e quella relativa al Senato: dunque ha vinto. Tutte le altre sono chiacchiere. Se Berlusconi e Grillo possono dire che hanno vinto, se può dirlo anche la Lega e perfino un Monti più ubriaco del solito ha dichiarato di essere soddisfatto, Bersani ha vinto più di tutti gli altri. Gli stanno incollati al culo, ma ha vinto lui. Dunque tocca a lui provare a governare. Non a Grillo, men che meno a Berlusconi.
Che poi, io ve lo dico: secondo me a Berlusconi, a 'sto giro, di governare davvero non gliene frega un tubo, anzi. Ha fatto la rimonta incredibile raccontando per l'ennesima volta una montagna di palle, esagerando ancor più oltre ogni limite: dovesse davvero governare gli toccherebbe restituire l'IMU e scoprire il bluff di tutte le altre (solite) promesse a vanvera. Gli conviene stare in Parlamento all'opposizione, al riparo dai guai giudiziari, o al più candidarsi finalmente alla presidenza della repubblica, pure con qualche chance di portarla a casa. Dunque, ma chi glielo fa fare, suvvia.

Bersani non deve assolutamente dimettersi, ora (né peraltro pare essere stato sfiorato dall'idea, del resto).
Bersani non deve fare alcun accordo col PdL. Glielo stiamo dicendo tutti. C'è un'unica coglionata che può fare ed è un maldestro tentativo di governissimo con Berlusconi (che infatti non è davvero così interessato, su). Se ci prova è finito, il PD azzerato definitivamente. Non solo: se ci prova rischia davvero di prendersi il niet da Berlusconi e di fare pure una figura ancor più di merda di quella che ha fatto perdendo vincendo le elezioni. Come la solita figa di legno, che fa finta di dartela e tu ci caschi raccontando a tutti che hai delle possibilità, per poi invece prenderti il due di picche solo perché lei voleva sputtanarti.
Ci crede D'Alema, del resto: dovrebbe bastare solo questo per farlo desistere.
Davvero: l'unico errore che può fare Bersani è questo e ok, è vero, avete ragione: è capace di fare anche questo e trascinarci nel baratro.

Bersani non deve calare (di nuovo) le braghe: è la sua opportunità. Tiri fuori un programma di sinistra, un insieme di proposte che Grillo non può rifiutare perché fanno parte anche del suo programma, e gli faccia mettere giù le sue carte. Han ragione quelli che hanno scritto che è come se Bersani, ora, avesse una coppia di sette in mano e Grillo avesse asso e jack, e chiami l'all in sperando che gli arrivi un altro asso: forza Bersani, chiama tu un call (si dice così?) e costringi Grillo a giocare.
Delle due, l'una: o Grillo gioca, Bersani fa il governo, e fine, abbiamo vinto. O Grillo rovescia il tavolo e si va a votare, ma il tavolo non lo abbiamo fatto saltare noi. Se la prende lui la responsabilità.

Nel caso, fra sei mesi si rivota. E quindi?
E quindi, a quel punto, e SOLO a quel punto, Bersani si dimette e con lui tutta la prima linea del PD, e chiama nuovamente le primarie: alle primarie ci vanno Renzi, Civati, Serracchiani, Marino, chi cavolo vogliono, ma noi rinnoviamo completamente il partito e andiamo alle nuove elezioni senza la responsabilità di aver sfiduciato il Governo sul nascere e con un Renzi, un Civati, o una Serracchiani (pensa che fuoco d'artificio, una donna a capo della coalizione!), o un Marino candidato premier.
Facciamo il botto e al prossimo giro governiamo davvero. Fine della storia.

Vi dico l'ultima: per me Grillo è alla frutta. Nel senso, più di quel che ha raccattato non raccatta. Se lo sogna di andare oltre.
Parliamoci chiaro: dove li prende altri voti, in un contesto simile e dopo aver fatto saltare il tavolo?
Il 29% del PdL e del PD sono ormai gli zoccoli duri, non calano più: il PdL lì rimane, il PD, in questo scenario, non ne perde altri. La Lega al massimo potrebbe nuovamente crescere un altro po' grazie alla vittoria in Lombardia, per il resto ormai anche lei è all'osso. Il resto dei partiti satelliti di destra non conta un tubo.
Grillo potrebbe forse catturare i transfughi di Giannino e Ingroia, ma stiamo parlando di briciole, anche li raccattasse tutti. Forse potrebbe ancora cannibalizzare qualche voto in area SEL, ma di che parliamo? L'1%? Il 2%? E dove va?
Per contro, una parte dell'elettorato del PD che ha votato Grillo, in uno scenario simile, spaventato dalla realtà della sua offerta (?) politica e di fronte al bluff dichiarato a deriva populista e totalitaria, potrebbe tornare sui propri passi e regalare qualche punto in più al PD. Quel che basterebbe per recuperare il definitivo margine necessario.
Perfetto quindi. Grillo affonda la proposta di governo Bersani? E allora sì, andiamo al voto e a una nuova resa dei conti.

Oppure Napolitano ci sorprenda tutti come ha fatto con Monti e dia l'incarico a Grillo. Io preparo i popcorn.
Fine dello stallo alla messicana e del mio pippotto.

P.S. cosa pensi poi in modo approfondito della situazione attuale, dei grillini, eccetera, questi giorni lo hanno scritto altri molto più preparati e in modo molto più analitico e serio del mio. Qui un po' di cose che mi sono salvato:

- When in trouble, go big, Francesco Costa sul Post
- Lettera aperta al Segretario del Partito Democratico. E a tutti gli altri., di @AsinoMorto
- Un monocolore cinque stelle, di Ermanno Ferretti
- Si fossi Napolitano, di Rafeli Blog
- Cinque buone ragioni per non votare Grillo, Quit the Doner blog
- Grillo, magia, white trash e popcorn, di Livefast

P.P.S. Non vi ho detto, alla fine, cosa ho votato (lo avevo scritto su FriendFeed): PD al Senato, perché sembrava che la vera battaglia si giocasse lì e volevo dare una mano a Bersani a tentare l'impresa; PD alle regionali, a sostegno di Ambrosoli; Fare alla Camera: per tre ragioni e nonostante Giannino.

La prima ragione è che io, appunto, un po' con Bersani ce l'ho: volevo punirlo e, come molti altri, ho erroneamente scommesso sul fatto che alla Camera non ci fossero problemi e che il mio voto dunque sarebbe stato ininfluente.

La seconda è che volevo anche io prendere in generale a schiaffi la vecchia nomenklatura, ma senza cadere nella deriva populista di Grillo, che mi ha sempre fatto paura e che ho sempre considerato una sciocchezza siderale: in questo senso, la proposta di Giannino si collocava come quella di Grillo in una posizione di opposizione a oltranza alle due grandi coalizioni, promettendo di non dare luogo a nessuna alleanza di comodo, ma con una spinta propositiva decisamente più concreta di quella dadaista (va di moda il termine, pare) del comico trascinafolle.
Poi con Giannino è successo quel che è successo (quando è venuta fuori quella del mago Zurlì per un momento ho creduto davvero a una classica bufala di internet: siamo stati dietro a un mitomane per mesi, incredibile). Mi sono però molto arrabbiato con i sostenitori della prima ora che, caduto Giannino, hanno immediatamente abbandonato la nave: un conto era l'uomo, un conto la proposta politica e le migliaia di persone che a quella proposta avevano lavorato e investito tempo, e ci avevano creduto. La proposta aveva il diritto di sopravvivere allo sciagurato inventore della lista.
Ho sperato che facessero lo stesso ragionamento in molti e che alla fine, per un miracolo, Fare riuscisse a superare lo sbarramento. Invece questo è il Paese dove un signore coinvolto in enne processi per corruzione, prostituzione, collusione con la mafia, eccetera, può raccogliere dieci milioni di voti e sedere in Parlamento per anni insultando a oltranza le istituzioni e la magistratura, quando non addirittura governare l'intero Paese, mentre un pirla che si è inventato due lauree per vanità personale, ma che forse ha delle idee non così campate in aria, può venire massacrato dalla folla in due giorni.

Infine, la terza ragione, è che per le liste non di coalizione era più facile tentare di superare lo sbarramento alla Camera ed era ovvio che al Senato Fare non ce l'avrebbe mai fatta. Alla Camera si poteva tentare. È andata male anche lì.

(*) No, non mi metto qui ad argomentarla. C'è chi un po' dappertutto lo ha fatto in modo fin troppo esaustivo e molto meglio di come potrei farlo io, e un po' di link li ho messi anche qua sopra.
(**) Adesso non ho voglia di andare a cercarlo, ma a tutt'oggi è ancora il post più letto e insultato di questo blog, per dire.
TAG: elezioni, grillo, bersani, governo, berlusconi, governo, pd
08.07 del 01 Marzo 2013  
 
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