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06 La grande bellezza, forse
MAR Viaggi fra le immagini, Prima pagina
E qui tocca aggrapparmi ai miei quasi trent'anni di onorata tessera del cineforum (a proposito, ma quanto fanno? Suppergiù, quasi un migliaio di film: mica pochi, accidenti!).

Spazzo subito il campo da qualunque equivoco: a me è piaciuto, con alcuni ma.
Innanzitutto: ma, La grande bellezza, è un film, o è il tentativo di comporre un puzzle a partire da appunti e idee non sempre perfettamente correlate/correlabili fra loro?
Perché un po’ mi è rimasta addosso l’impressione di guardare un collage di immagini random, alcune indovinate e straordinariamente disegnate, altre meno riuscite, il che dà luogo a una sorta di discontinuità latente che permea un po’ tutto il film e che sulla distanza - parliamo pur sempre di una pellicola che dura più di due ore - a tratti infastidisce.

Di Sorrentino avevo già visto This must be the place e Il divo: non metto nessuno dei due fra le pellicole da salvare nel mio hard disk personale, ma lo stile in sé non mi dispiace.
Il punto è che ne La grande bellezza quello stile rimane solo in sottofondo, per lasciare invece spazio a un esercizio che, alla fine, par dire essenzialmente un'unica cosa: il ragazzo ha studiato e, preso dal bisogno di dimostrarlo, ha finito per mettere insieme un minestrone di citazioni di maniera piuttosto che rielaborare quel che ha imparato per tirarne fuori uno stile personale e unico.

Di mio, ci ho visto di tutto, ancor più dell’inevitabile (e non sempre pertinente, secondo me) accostamento a Fellini: ho visto i campi lunghi, la fotografia e i tempi di Wenders (uno dei miei miti), i palesi riferimenti a Moretti, a tratti perfino Kubrick. Durante la scena in cui viene introdotta la Santa, secondo me una delle più belle di tutto il film, la mia compagna di visione ha commentato “ecco, Fellini”: a me sono invece venute in mente la precisione maniacale, la prospettiva e il gelo di Kubrick, dell’unico Kubrick che a me non piace, peraltro: quello definitivo di Eyes wide shut.

Non so. Troppa roba, spesso ridondante. Ho avuto l’impressione (ma dovrei forse rivederlo) che potrebbe lasciare spazio ad ampie sforbiciate: sei Sorrentino, non sei Wenders, appunto.
Troppe idee, troppe cose: è un film o un puzzle forzato, il risultato dell'incapacità di tagliare, un director's cut imposto a priori? È costruito apposta per l’Oscar, come si affrettano a sostenere perlopiù i detrattori, è un puro esercizio accademico sull'estetica, è un registro voluto, o tutto sommato è solo un film non risolto fino in fondo?

Mi vien voglia di azzardare un paragone con un altro regista italiano da Oscar che vinse la statuetta proprio con quello che secondo me è il suo film meno riuscito: no, non Benigni, troppo facile. Penso invece a Salvatores che, dopo avere indovinato tre film bellissimi, li prese e li rimescolò apposta per costruire una storia da portare a Los Angeles. Mediterraneo è il bignami di Salvatores, è il quick reference del suo talento. La grande bellezza mi ha ricordato in qualche modo quell’operazione, con l’aggravante che non è il bignami di Sorrentino, ma di quel che Sorrentino ha studiato. È un po’ un patchwork wikipediano di modi di fare cinema, girare, fotografare e raccontare immagini già straordinariamente portati sullo schermo da altri grandi prima di lui.

Della fotografia e delle musiche è quasi inutile parlarne: perfette. Siamo a livelli da accademia: se non azzecchi quelle non puoi pensare di misurarti davvero sul palcoscenico dei grandi maestri.
Ma alla fine, ripensandoci, il paragone che mi pare più azzeccato l’ho ripescato dai meandri dei miei anni più remoti di cineforum, con quella che secondo me è una pellicola davvero da salvare: Il ventre dell’architetto.
Ecco: la Roma di Sorrentino (perlomeno, una delle differenti rappresentazioni della Roma di Sorrentino ne La grande bellezza) l’aveva già scolpita Greenaway, in modo secondo me più efficace, oltre vent’anni fa.

Dice, ma non hai esordito scrivendo che ti è piaciuto?.
Il fatto è che lo rivedrei volentieri, non fosse altro per confermare o meno alcune delle idee che mi son fatto.
Facile: se non mi dispiacerebbe rivederlo, allora mi è piaciuto.
TAG: sorrentino, oscar, la grande bellezza
01.02 del 06 Marzo 2014  
 
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