Orizzontintorno Carlo Paschetto
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08 Me and the devil, comunque, è stupenda
MAR Viaggi fra le note, Mumble mumble
Ho scoperto Gil Scott-Heron e, volendo ascoltare qualcosa prima di decidere cosa comprare o meno della sua produzione, ho approfittato della mia recente registrazione a Spotify. Il che mi dà lo spunto per qualche riflessione sul mercato della musica in generale: nulla di nuovo sotto al sole e su cui non sia stato già scritto a fiumi, sia chiaro (anzi, arrivo ultimissimo sul tema), ma così, tanto per spendere due parole sul blog di sabato mattina, prima di preparare il trolley per la prossima partenza alla volta degli States. Sono più che altro pensieri non ordinati che mi appunto così.

Al lancio di Spotify non ero stato particolarmente interessato per una semplice ragione: le cose che mi piacciono voglio possederle. Vale per i libri, ad esempio, vale per la musica. So benissimo che ormai posso ascoltare una qualunque canzone che amo semplicemente cercandola su YouTube, ma se un brano mi piace voglio avere il disco. Una volta volevo il vinile, poi ho voluto il CD, adesso voglio possedere la traccia digitale. Di conseguenza, sono spinto a comprarla.

Sono sempre stato un collezionista nerd. Colleziono maniacalmente parecchie cose. Tralasciando i classici francobolli da ragazzino, figurine, lattine di birra, pacchetti di sigarette, trenini, sa dio che altro con cui per anni ho tormentato i miei genitori, da adulto ho conservato e continuato altri filoni più o meno disparati: dalle collane di fumetti agli skipass, dalle carte d'imbarco dei miei voli aerei (e qui il digitale mi sta ormai fregando), alle bottigliette con la sabbia dei deserti che ho attraversato. E ancora, mappe e cartine geografiche, sassi e conchiglie raccolti in ognidove, maschere africane, monete e banconote di tutti i Paesi nel mondo che ho visitato, le paia di sci utilizzate nel corso della mia vita, alcune collezioni di riviste, bicchieri di cristallo antichi e non, decine di migliaia di diapositive di oltre vent'anni di viaggi regolarmente classificate e sistemate negli appositi raccoglitori, tappeti orientali, che altro?
Ogni mio trasloco, per dire, si porta via almeno un centinaio di scatoloni di cianfrusaglie.

La musica non fa differenza, anzi: ho tutti i miei vinili d'annata (qualche centinaio), idem per i cd. Nel corso degli anni ho convertito tutta la mia discografia in digitale, con pazienza, bootleg e rarità compresi: parliamo di qualche migliaio di album, tutti rigorosamente e maniacalmente catalogati dentro iTunes, tag e copertine religiosamente sistemati.
Se un disco mi piace, lo compro, o meglio: oggi lo scarico dallo store di iTunes. Devo averlo, non mi basta andare su internet per ascoltarlo quando ho voglia e nemmeno mi piace particolarmente scaricarlo illegalmente. In qualche modo, l'acquisto dà una sorta di ufficialità al pezzo in collezione, come era una volta comprare il vinile.
Magari, una volta acquistato l'album che mi interessa, non lo ascolterò mai più, perso fra le decine di migliaia di altre tracce della mia collezione, ma l'importante è che sia in archivio.
Un classico: degli autori che amo ho le discografie complete, vado a caccia delle rarità, inseguo qualunque produzione collaterale. Ma, per esempio, degli oltre cento album dei Pink Floyd che ho in catalogo in questi anni avrò ascoltato sì e no il venti per cento.

Torno al punto: Scott-Heron e Spotify. Del primo mi sono innamorato subito: ero al cineforum a vedere Quando meno te l'aspetti, un film francese, trascinato dalle bellissime musiche della colonna sonora. Così, approfittando del fatto di essere da solo senza gente attorno a me, ho estratto l'iPhone e lanciato Shazam per scoprire di cosa si trattasse: Me and the devil, un brano di Gil Scott-Heron, artista di cui fino a quel momento non avevo mai sentito parlare.
A casa scopro che ha prodotto un sacco di album e mi metto a scorrere lo store di iTunes per ascoltarne qualche estratto. Quel che sento mi piace molto ma, come sempre avviene in questi casi, che fare poi? Compro un album a caso? Li compro tutti approfittando dei soliti prezzi di iTunes e con cinquanta euro mi tiro giù la discografia completa? Acquisto solo qualche traccia e violento la mia natura di collezionista nerd, consapevole del fatto che potenzialmente l'ottanta per cento della sua produzione potrebbe anche non piacermi affatto, o stufarmi presto?

Così ho approfittato della recentissima e ancora inutilizzata registrazione a Spotify, cogliendo l'occasione per provare un po' il servizio e lanciando in modalità random gli album completi di Scott-Heron.

Ora, detto che è un artista straordinario e che l'ho amato da subito almeno tanto quanto amo Tom Waits, la domanda che mi sono immediatamente posto è stata: ma a questo punto che differenza passa fra lo scaricarmi gli album dallo store di iTunes, o ascoltarmeli direttamente su Spotify? Perché, alla fin fine, anche dal punto di vista del collezionismo, averli nella playlist di Spotify o nella libreria di iTunes poco cambia. Anzi, non cambia in verità nulla. Sempre sul mio iPhone, sul mio iPad e sul mio Mac, sono. Accessibili uguali. Allo stesso tempo. Con la medesima modalità.
È come tenere il vinile negli armadietti sotto al televisore e i cd in libreria.
E dunque, se nulla cambia, perché spendere soldi sull'iTunes store e non fare un abbonamento minimo a Spotify? Anzi: siccome tutto sommato non me ne frega nulla di quel poco di pubblicità e limitazioni alle funzionalità che Spotify offre con la versione gratuita, perché spendere dei soldi per ascoltare Gil Scott-Heron, quando posso farlo gratis quando voglio, con le stesse medesime modalità e la stessa qualità, utilizzando gli stessi strumenti, potendo ordinarne e classificarne le tracce secondo una perfetta logica da collezionista, rimanendo pure all'interno di un servizio legale, dunque senza approfittare di alcuna forma di pirateria?

Così mi sono chiesto, alla fine, dal mio punto di vista di consumatore di musica, quale sia la differenza fra lo scaricare gratis da internet un mp3 piratato o fruire della stessa canzone via Spotify in modalità egualmente gratuita.
So benissimo, in realtà, che la domanda è completamente malposta. Tuttavia all'improvviso mi sembra che un servizio come Spotify introduca una sorta di potenziale nuova bomba atomica sul mercato della musica e, in generale, dei contenuti e del diritto d'autore.

Anche perché, la vera domanda, non è tanto quella precedente, ma piuttosto quale sia, dal punto di vista del consumatore legale di musica, la differenza di risultato fra l'acquistare un album sullo store di iTunes per poterlo ascoltare sul proprio smartphone piuttosto che ascoltare quello stesso album gratuitamente via Spotify, sul medesimo smartphone, con la stessa qualità e avendone la stessa disponibilità.

Forse sono semplicemente pleonastico ed è questo sabato un po' onirico.
TAG: gil scott heron, collezionismo, musica, spotify, itunes
18.00 del 08 Marzo 2014  
 
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