Orizzontintorno Carlo Paschetto
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24 Papà
NOV Diario
Ti scrivo prima, perché dopo non ci sarà tempo, accadranno troppe cose tutte insieme e tutte rapidamente, ancor più di quanto queste ultime settimane stia scorrendo via tutto fin troppo velocemente. Poi passeranno i giorni e dimenticherò forse le cose che volevo dirti, e tu non ci sarai già più. Stasera invece ti ho appena lasciato nel tuo sonno, sono tornato a casa, sono qui sul mio divano e ho un po’ di tempo per noi due soli.
Sono ormai quasi due giorni da quando ti sei addormentato. L’ultima volta che ti ho sentito, al telefono, è stata martedì sera. Mi avevi detto che le maniglie che ti ho montato in bagno domenica scorsa, per provare ad aiutarti, andavano bene. Domenica è stata anche l’ultima volta che ho potuto parlarti guardandoti negli occhi, anche se eri già quasi altrove: mentre diventavo matto per riuscire a forare le piastrelle e il calcestruzzo sapevo che quelle maniglie forse non sarebbero mai servite a nulla, che ormai era troppo tardi. Ma volevo fare ancora qualcosa per te, volevo che lo sapessi. È stato il mio modo di aggrapparmi a te fino alla fine.

Sai, è strano. Questa sera avrei dovuto essere a Bologna a vedere il concerto di Peter Gabriel. È uno degli artisti che amo di più in assoluto e ha scritto una delle canzoni più belle che conosca: si intitola Father, son e ogni volta che la sento, da anni, mi vieni in mente tu e spesso mi viene da piangere. Non so perché, forse perché conosco la storia ed è una canzone struggente.
Anche stasera al concerto avrei sicuramente pianto. Ma forse la verità è che non ce l'avrei proprio fatta ad andare, comunque, anche se la situazione non fosse precipitata nelle ultime ore. Non me la sentivo: a parte la stanchezza accumulata questi giorni, tantissima, non avevo proprio la testa per andare a uno spettacolo sapendoti a casa così, mentre ti stavi spegnendo, anche mi avessero assicurato che questa situazione sarebbe durata settimane.

Non importa, sai. Peter Gabriel l’ho già visto dieci anni fa e quando sei mesi fa comprai il biglietto per stasera avevo il dubbio che forse avrebbe potuto non essere uno spettacolo straordinario come quello a cui avevo assistito allora, e sarebbe stata una gran delusione.
Però, se in questo momento Peter Gabriel potesse sentirmi da quel palco dove sta suonando gli chiederei di fare un’eccezione alla scaletta e dedicarci Father, son. Perché tu te ne stai andando e io non ho altro modo di dirti come sto male.

Queste ultime settimane siamo stati molto insieme. Ti ho parlato tanto, anche se ti stavi assentando sempre di più, e più ti assentavi più ti parlavo. Ti ho anche abbracciato qualche volta, ti ho dato qualche bacio. Che strano, credo di non averti mai baciato davvero in vita mia, prima. Diciamolo, non eravamo i tipi, né tu né io.

Io credo che tu abbia deciso di arrenderti quella domenica di settembre, quando tutti insieme abbiamo festeggiato te e la mamma per il vostro cinquantesimo. Ho sempre pensato che a marzo fossi tornato miracolosamente indietro solo per questo, per non lasciare indietro la festa che preparavate da mesi e per poterci salutare, ché era accaduto tutto così improvvisamente e inaspettatamente, e non era giusto che non avessimo avuto nemmeno il modo di dirci ciao, di abbracciarci, di dirci le ultime cose.
Ti ho guardato molto quella domenica di festa. Avevi ricominciato a stare male, si vedeva, ma eri felice di avercela fatta ad arrivare fin lì. Quel giorno, circondato da tutti noi, hai scritto la parola fine. Ti ho scattato alcune delle foto più belle che mi rimarranno di te.

Così stasera ti scrivo ascoltando a rotazione infinita Father, son. Piango molto, ne ho bisogno e non riesco a fermarmi, anche perché non ho pianto tutti questi giorni, nemmeno quella sera tre settimane fa in cui ti ho tirato su in garage, sotto la pioggia, quando sei caduto per terra dalla carrozzella. Nemmeno l’altra sera alla tua ultima uscita, quando mi hai detto con un filo di voce che volevi andare a dormire. È stato difficilissimo.
Non te ne sei ancora andato davvero, ma in realtà non ci sei già più da ormai due giorni. Ti sei addormentato a letto e non hai più aperto gli occhi, e ormai respiri a fatica. Ti hanno sospeso anche tutte le cure. Non potrò comunque parlarti mai più.

Papà, mi mancherai tantissimo. Mi mancherai per sempre. Tutto quel poco che sono di buono l’ho imparato da te, persino quello che da ragazzo, per anni, sono andato avanti a giurare a me stesso che non sarei mai diventato o stato, per volere essere diverso da te. E invece.
Mi hai lasciato te stesso in eredità. E ne sono orgoglioso, papà.
Ho fatto a tempo anche a farti l’ultimo regalo, pochi giorni fa. So che ti ho fatto felice e che hai pensato, anche solo per un istante, che avevi terminato il tuo compito su questa terra. Mi hai stretto forte la mano e mi hai regalato una bellissima penna stilografica.

Non ho avuto alcun dubbio nello scegliere una foto da mettere qui, sai?
È che tutto quello che c’è di bello nella mia vita l’ho imparato da te.

Domani sera verrò a trovarti di nuovo. Ti dico la verità, papà: spero di non trovarti di nuovo lì a dormire, così come questi due giorni. È giunto il tempo che tu possa riposare davvero, in pace.
Stammi vicino, se puoi, dovunque tu vada.

[L’ho scritta la sera del 21 novembre. Questa mattina te ne sei andato per sempre. Buon viaggio papà]


andalo1974
TAG: papà
21.37 del 24 Novembre 2014  
 
3 commenti pubblicati
Ciao Carlo,
non mi conosci ma io ti conosco attraverso i racconti di tuo padre.
So che è mancato in questi giorni e volevo dirti che sono profondamente addolorato per la
perdita di quello che è stato uno dei pochi amici che ho avuto in tanti anni di lavoro vissuti assieme.
Non ci sentivamo forse da due anni, da quando siamo andati tutti e due in pensione (lui prima
di me), ma è stato sempre nei miei pensieri e mai mi sarei aspettato, per quanto potessi immaginare, una dipartita così repentina.
Ricordo la sua vitalità e la sua serenità anche quando ha dovuto affrontare un intervento
operatorio o quando sbuffando mi raccontava che ormai faceva l'autista per accompagnare
nipoti e moglie a scuola o alle conferenze su Darwin (mi viene da sorridere).
Mi sono ricordato del tuo sito e non conoscendo le vostre mail ti ho scritto due righe veloci
per essere vicino in primis alla tua mamma (che conosco) ed a voi tutti della famiglia.
Allora abbraccia Elena per conto mio e dille che le sono vicino in questo doloroso momento.
Con affetto.
Silvio Baldi
L'ha detto silvio baldi, 25 novembre 2014 alle 08.26
Mi dispiace Carlo, ti sono molto vicino anche perché so bene cosa vuol dire...
L'ha detto marco, 25 novembre 2014 alle 16.06
Piango con te Carlo e ricordo con tanto affetto il tuo papa'
L'ha detto monica, 25 novembre 2014 alle 20.11


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