Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


19 19 marzo
MAR Diario
Mi piace venirti a trovare. Non ci vengo spessissimo, ma un paio di volte al mese sì, e se non c'è nessuno mi fermo un po' a chiacchierare con te. Del resto lo avevi detto tu che volevi riposare lì, così che potessimo venire a trovarti spesso.
L'ultima volta sono passato la scorsa settimana. La pianta grassa che ti avevo portato due settimane prima stava bene, era il primo pomeriggio di un bel venerdì di sole, sul tetto dell'auto avevo già gli sci, ché ero in partenza per la montagna coi ragazzi: non sono rimasto molto, perché di lì a breve è arrivato qualcuno e non mi piace star lì quando c'è altra gente. D'altra parte non avevo comunque molto tempo.
È stata la prima volta che sono riuscito a star lì con te senza piangere. Non credo che riuscirò a trattenermi prima della fine di questa lettera, ma cercherò di evitare: sono in un aeroporto, sto aspettando di imbarcarmi e non mi pare un granché mettermi a piangere proprio qui.
Quanto mi manca passare il mio tempo in volo per lavoro. Tu lo sapevi, papà.

Ci ho messo un po' di tempo a farmi piacere lì dove ti han messo. Il primo giorno, quando ti ci portarono, mi era sembrato orribile. Non capivo perché avessi voluto esser messo proprio lì, avevo pensato che forse non avessi mai visto prima che posto fosse. All'improvviso mi era sembrato tutto così assurdo. Mi pareva solo un antro triste, buio, umido, claustrofobico. Eri solo, in mezzo a pochi sconosciuti, disperso lì in mezzo. Non dissi una parola.
Ci tornai il giorno dopo, da solo, o forse era due o tre giorni dopo. Piansi tantissimo e ti comprai quei ciclamini bianchi.
Adesso, ogni volta che vengo a trovarti, mi sembra un luogo sempre più confortevole. Sono arrivate altre persone attorno a te, ci sono sempre tantissimi fiori. Tutto sommato è un angolo appartato, discreto, nascosto, e non c'è quasi mai nessuno.
La penultima volta che son passato siamo rimasti insieme tanto, ti ho parlato molto, ti ho sostituito i ciclamini ormai appassiti, ti ho raccontato cose e ti ho chiesto aiuto.
Tu non rispondi mai. A volte chiudo gli occhi, tocco la tua fotografia sorridente e rimango in ascolto, ma tu non mi rispondi mai.

Ti ho sognato pochissime volte, un paio, forse tre al massimo. La prima circa una settimana dopo che te ne eri andato. Sono sogni strani, sempre piuttosto lucidi, e in sogno io lo so che non ci sei e che non dovresti essere lì.
Pensavo ti avrei sognato per mesi, in continuazione. Che saresti forse venuto a dirmi cose così, in sogno. Invece no.

Ho sempre in mente di scriverti. Ogni tanto arrivo a casa la sera e mi metto lì sul divano col computer portatile sulle ginocchia, ma poi perdo tempo a navigare su internet, a fare zapping alla tv, sono stanco. Alla fine non riesco mai a farlo.

Ho tenuto un paio di tue giacche. Le ho fatte stringere, ma le spalle sono sempre troppo abbondanti. Ma mi piace portarle.
La cosa che più mi piace è quel maglione che indossavi gli ultimi giorni. Quest’inverno l’ho portato spesso. Profumava di te. Adesso non più, ha preso l’odore delle mie cose. È diventato mio.
Ho portato il tuo orologio a far lucidare il vetro. Sai che volevo fargli rimettere il quadrante originale, che avevi fatto sostituire pochi mesi prima, ma alla fine ho lasciato perdere e ho tenuto quello nuovo che avevi scelto tu. Continua a non piacermi, sai. Ma mi ci sono abituato.
Mi sono anche abituato a riportare un orologio dopo anni che avevo smesso. Volevi lasciarlo a me, è stata l’unica cosa di te che ho chiesto a mamma. Non ho più smesso di portarlo.

Qualche settimana fa, una delle volte che sono passato a trovarti, mi sono fermato un po’. Era una mattina presto, c’era il sole e in giro non c’era nessuno. Solo silenzio. Mi sono aggirato un po' per il cimitero, attraverso le corsie dove riposi tu. Ho guardato tutte le lapidi, una ad una. Ho immaginato le storie di tutte quelle persone. La più vecchia era del 1880, mi pare. In quella corsia centrale ce ne sono tante di fine ‘800.
Ero sereno. Sono stato lì a lungo, a osservare quelle fotografie, senza pensare nulla in particolare. Poi sono tornato da te per un ultimo saluto.

Poi all’improvviso oggi ho realizzato che è la festa del papà.
E niente. Mi manchi sempre tantissimo.
Se puoi, qualche volta rispondimi.
TAG: papà
21.44 del 19 Marzo 2015  
 
Non ci sono commenti a questo post


Inserisci un commento
Nome
Commento
E-mail
Sito web
Controllo CAPTCHA Image
Altra immagine


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2017 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo