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26 Iceland/3: The rime of the ancient mariner [5 aprile]
APR Travel Log: Islanda
The ice was here / The ice was there / The ice was all around:
It cracked and growled, and roared and howled / Like noises in a swound!


Cose che mi vengono in mente, per confronto: il Perito Moreno in Patagonia, lo Stretto di Magellano, i leoni di mare e le foche del Canale Beagle, e il Cerro Torre, nell'inverno australe; la Terra di Alberto I alle Svalbard; il deserto infinito di lava del Pitón de la Fournaise a la Reunion; poi, certo, anche le distese infinite di lava delle Canarie e delle Hawaii, e degli Altai mongoli, l'inverno in Tasmania, le icefall sul versante tibetano dell'Everest, alcuni scorci delle Farøe, le colonie di foche della Skeleton Coast e delle Orcadi.
Immagini uniche e indimenticabili che ho strappato in giro per il mondo nella mia ormai lunga carriera di zingaro.

Qui c'è tutto questo. Ci sono l'inverno sul finire, l'Artico, l'oceano, il deserto, le pianure infinite di lava nera, la calotta glaciale immensa, gli iceberg, la geologia in costante movimento, le foche e le balene, l'isola, l'isolamento, il vuoto.
Il silenzio e il buio assoluti che ci sono questa notte, oltre seicentoventi chilometri di Islanda alle spalle da Reykjavík, naufragati in questa guesthouse prefabbricata sperduta nel nulla, tirata su per caso da un giovane islandese intraprendente in mezzo al mare di lava che circonda il Vatnajökull: un solo piano, camera con pavimento di pietra lavica nera e una parete interamente a vetro che dà direttamente accesso alla pianura circostante, senza soluzione di continuità, per cui il dentro e il fuori sono la stessa cosa.
Fuori piove, o per meglio dire sono nuvole di umidità marina che avvolgono e infradiciano l'aria tutta, ma oggi il clima ha retto e ha retto bene, senza pioggia, con nuvole alte, ampie schiarite e sole a tratti, avvolgendo i panorami di una luce sempre perfetta, livida quando doveva essere livida, scintillante quando doveva essere scintillante, crepuscolare quando doveva essere crepuscolare.

Così distanti da Reykjavík non c'è quasi più nessuno. Islanda per noi e pochi altri, a tratti in totale solitudine e silenzio. Freddo quasi no, abbiamo toccato i 9°C, non c'è stato vento, mi è capitato di sudare nel goretex e star solo in maglione.
Abbiamo camminato tanto.
Fotografie, milioni.
Ho raccolto pezzi di Islanda per la mia collezione di pezzi di mondo e sabbia nera di lava per la mia collezione di sabbie di ognidove.
Partiti alle 9:30, arrivati verso le 18:30. Siamo a pochi chilometri da Höfn. Nel nulla.
Nel silenzio più assoluto.
Praticamente da soli.
Domani altri trecento chilometri lungo la costa, risalendo verso nord-est.
Io sono a casa.

Islanda017
Reynisdrangar
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Reynisfjara
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Dyrhólaey
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Hvannadalshnùkur, la montagna più alta d'Islanda
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Skaftafellsjökull
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Jökulsárlón
TAG: Islanda, Skaftafellsjökull, Jökulsárlón, Reynisdrangar, Reynisfjara
21.06 del 26 Aprile 2015  
 
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