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02 Iceland/4: con gli occhi al cielo e al mare e alla terra [6 aprile]
MAG Travel Log: Islanda
L'aurora sono gli alieni che arrivano. Inizia con una perturbazione nel buio, una distorsione del nero, qualcosa che non quadra mentre, avvolto nel piumino, sto fissando il cielo stellato, col cappuccio stretto attorno alla testa, lo sguardo fisso allĺins¨, sebbene non sappia nemmeno cosa e dove guardare esattamente. Come una specie di onda nell'oscuritÓ, una flessione spazio-temporale che piega impercettibilmente la luce delle stelle; un'anomalia che, lipperlý, attribuisco all'autosuggestione, o alla stanchezza, al freddo, alla notte polare.
Poi, un flebilissimo raggio verde si accende dal nulla: inizialmente pallidissimo, appena appena osservabile con molta attenzione, tale che ancora mi chiedo se sia solo un'allucinazione, il frutto della mia immaginazione che sta cercando di costruirsi una propria figura di un fenomeno che i miei occhi non hanno mai visto.
E infine luce. Onde di luce improvvisa che attraversano tutta la volta celeste sopra di me. Luce inspiegabile, irragionevole, che illumina il buio con colori fosforescenti, verdi, viola, azzurri. Onde che appaiono e scompaiono, si confondono, si mescolano. Sembra una magia e probabilmente lo Ŕ.
Il tempo di realizzare che Ŕ vera, che la sto osservando davvero, di dimenticare all'improvviso il freddo, sistemare il cavalletto, accendere la lampada frontale e controllare i parametri della macchina fotografica, ruotarla verso l'aurora, e giÓ il tunnel nel cosmo si sta richiudendo, il cielo si spegne e ritorna nero come l'inchiostro, bucato solo dalle stelle.
Rimango cosý, un po' attonito, con lo sguardo che riprova a penetrare il buio. E ora? TornerÓ? Nello stesso punto? Fra quanto? Per quanto?

Siamo i primi a svegliarci alla guesthouse di Seljavellir, benchÚ questa mattina decidiamo di prendercela con calma. Partenza pi¨ lenta del solito: in teoria davanti abbiamo solo una tappa di trasferimento, trecento chilometri di fiordi selvaggi e qualche isolato minuscolo villaggio dove forse rimediare almeno un hot dog e una birra per pranzo.
Ci muoviamo verso le dieci, Ŕ una giornata di sole pieno, inizialmente ventosissima mentre ci aggiriamo per il porticciolo di H÷fn per scattare due foto da lontano alla calotta del Vatnaj÷kull, prima di partire davvero. Poi anche il vento scompare e la temperatura sale fino a 13░C, regalandoci una giornata straordinaria per tutta la tappa. Stasera lĺaurora Ŕ prevista con grado 3: potrebbe essere la nostra prima occasione.

Renne, cigni, cavalli, tanti cavalli ovunque. Incrociamo pochissime auto, perlopi¨ gente con gli sci sul tetto. A tratti, strada sterrata. Ogni fiordo una meraviglia differente da quello che lo ha preceduto; dietro ogni curva, in cima a un capo, un tratto di costa oceanica da togliere il fiato.
Pranzo a Dj˙pivogur, cena nell'unico posto aperto di Egilssta­ir: il fast food di una stazione di servizio.
Un tramonto da urlo. E infine la nostra prima aurora.
Che altro?

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Seljavellir Guesthouse, presso H÷fn
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L'aurora boreale a Egilssta­ir
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Lungo la strada che collega Vik a H÷fn e a Egilssta­ir
TAG: islanda, h÷fn, Egilssta­ir
17.22 del 02 Maggio 2015  
 
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