Orizzontintorno Carlo Paschetto
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05 A daytrip to #EXPO
GIU Fotoblog, Diario, Spostamenti
Lunedì abbiamo fatto un (primo?) salto all'Expo, così, senza averlo programmato, né con particolari aspettative. Qualcosa del tipo "visto che è qua, andiamo a dare un'occhiata."
Sintesi: un giro merita sicuramente, quasi certamente un secondo e fors'anche un terzo, si vedrà. Non fosse altro perché c'è un miliardo di persone, i padiglioni sono settordicimila e agli ingressi di quelli che dicono essere davvero interessanti (Brasile, Corea, Giappone, Cina, Emirati, per citarne alcuni) le code sono pressoché infinite. Lunedì scorso, nella fattispecie, anche in pieno sole, con una temperatura che, nel caso degli Emirates perlomeno, era perfettamente adeguata al contesto.

Insomma, vista la situazione, a questo giro abbiamo optato per una sorta di panoramica generale, adottando la tradizionale strategia di viaggio che mi accompagna da qualche tempo a questa parte: small, quick and dirty. In altre parole, tanti stand, tutti insignificanti, perlopiù di Paesi a interesse (per il pubblico in generale) zero. Così ci siamo fatti Sudan, Rwanda, Brunei, la Santa Sede (dove ci hanno dato l'immaginetta del Papa), Angola, Bielorussia, Bahrein, Burundi, Guinea, Costa d'Avorio, Etiopia, presi a caso fra quelli che ricordo.
Dice: ma cosa c'è nello stand del Sudan, che in Sudan non c'è nulla? Nulla, appunto. Mi perdoni il Sudan per essere stato preso ad esempio per questa battuta infelice.
Ci siamo concessi solo i quindici minuti di coda necessari per entrare al padiglione del Kuwait (interessante), dove peraltro ci siamo poi fermati a cena.

Ecco, se ve lo chiedete, mangiare all'Expo non è un problema (anche perché è dedicata al cibo, quindi capirai), ma se non volete fare le code per gli assaggini etnici gratuiti potete pagare una pizza come a Tubuai (ultimamente mi sono un po' fissato con Tubuai e con le Falkland, deducetene quel che volete).
La cena al ristorante kuwaitiano, ottima, accompagnata da acqua liscia e tè alla menta, è costata come andarci, in Kuwait.

Poi, com'è l'Expo? È una specie di chilometro di container colorati molto etnici e architetture interessanti, alcune assai belle e scenografiche. Nei padiglioni ci sono perlopiù molti schermi televisivi e distributori di bibite. Si possono comprare i souvenir come negli aeroporti, mangiare - appunto - tanto e variegato e camminare parecchio. Ma parecchio, proprio.
La cosa più divertente è darsi appuntamento con gli amici. Tipo, noi siamo in Germania, voi dove siete? Noi adesso siamo in Zimbabwe, facciamo un salto in Russia, e ci possiamo poi incontrare a Kiribati.
All'Expo Kiribati e Nauru possono per caso confinare con la Germania, il che volendo si presta a giochi divertenti.
Ho caricato in archivio una carrellata di fotografie, se volete farvi un'idea. Qui, giusto un anticipo.

Noi comunque ci torneremo. Con lo zainetto per i panini al salame e due birre.

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TAG: milano, expo, Expo 2015
12.58 del 05 Giugno 2015  
 
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