Orizzontintorno Carlo Paschetto
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24 24.11.16
NOV Diario
E poi niente, ti svegli la mattina e fa che son due anni. Piove, pioveva due anni fa, ma d’altra parte è novembre, che vuoi che faccia a novembre se non piovere.

Negli ultimi mesi son venuto poco, scusa, ma a un certo punto la vita va avanti, lo avresti detto anche tu, e alla fine passare tutte le settimane, o ogni quindici giorni, o una volta al mese, non è che cambi le cose, a parte che mi dà fastidio l’idea che tu non abbia almeno una piantina fresca, così cerco di venire almeno a controllare come sta l’ultima che ho messo e se è il caso di cambiarla.

Le ultime volte peraltro mi sono fermato poco, giusto qualche minuto, un paio di parole fra me e me e con te, poi passo sempre dalla Ceci, perché anche lei mi sembra piuttosto sola e non c’è mai nemmeno un fiore lassù in alto. Anzi, per la verità da qualche settimana c’è una stella alpina. Mi piace.
Cerco sempre di passare quando non c’è nessuno, comunque. Detesto non essere solo con te, appena sento dei passi che si avvicinano faccio per allontanarmi. E poi sei in compagnia ormai, sono arrivati altri, li conosco un po’ tutti. Mi immagino sempre ‘sta cosa che passate le giornate fra di voi, chiacchierando del più e del meno.
Che gente è? Come ti trovi?

Non mi sei mai venuto a trovare. All’inizio mi credevo davvero che sarebbe successo, non so come mi si era ficcata in testa quest’idea. Forse è nomale e accade a tutti. Ti aspettavo, in qualche modo. Avevo cose da dirti. Passavo di lì per dirtele, ma mi attendevo e speravo sempre che passassi in qualche modo tu da me, per aggiornarti e chiederti dei consigli. Poi mi sono arreso al fatto che no, non saresti passato più.
È buffo e un po’ assurdo: è come se fossi in sospeso fra il fartene una colpa, o sentirmi stupido per l’aspettativa. Alla fine è sempre una questione di sottile confine fra fede e scienza, come dire.

Qualche volta, raramente per la verità, forse un po’ di più ultimamente, mi capita di sognarti. Certe volte so che è un sogno e che non ha senso: non sei lì, ne ho la percezione netta. Una volta te l’ho anche detto che non avresti dovuto esserci, che non è possibile. Altre invece mi pare del tutto normale che tu ci sia: la cosa interessante è che la sensazione non è mai che tu non te ne sia andato, ma piuttosto che tu sia tornato. Come, non si sa, non me lo chiedo mai nel sogno.
Una volta ho sognato che eravamo in macchina insieme, guidavi tu mi pare, io ti aggiornavo sulle mie ultime vicende. Ti dicevo che siccome eri rimasto indietro dovevo raccontarti tutto quello che mi era successo. Tu ascoltavi e guidavi, io ero molto felice e sereno che tu fossi tornato e che potessi finalmente raccontarti tutto. Sono stato male quando mi sono svegliato, mi viene da piangere adesso a ripensarci.
Negli ultimi mesi non ho pianto praticamente più. Mi capita anche molto raramente di riguardare qualche tua foto: a volte è come te ne fossi andato ieri, anzi, mi parrebbe fin normale alzare il telefono e chiamarti, altre è come se non ci fossi più da un tempo infinito.
Solo qualche settimana fa ho cancellato il tuo numero dalla rubrica.

Ho pulito la tua stilografica e comprato le cartucce. Non scrive benissimo, devo dirtelo, ma è molto bella, le voglio bene, anche se diciamolo, non ha portato una gran fortuna. Mi sono invece del tutto riabituato a portare l’orologio, dopo anni. Mi sembra strano uscire di casa senza il tuo orologio al polso.
Uso sempre un paio di tue t-shirt e i tuoi maglioni: ce ne sono due o tre che uso spesso, ma ne ho anche uno che non metto mai, quello che indossavi gli ultimi giorni. Mi piace molto, ma non è il mio genere e poi mi è troppo grande. Anche le giacche che avevo fatto risistemare dalla sartoria mi sono rimaste troppo larghe di spalle e alla fine non le indosso. Forse le darò via. Accidenti, ma che spalle avevi?

E nulla, insomma. Leonardo ha sfondato il metro e settanta e gli stan crescendo i baffetti. Per certe cose mi assomiglia sempre di più, in altre per nulla, come immagino sia normale. Carola idem, cresce parecchio anche lei, sai. Sono tanto complementari quanto diversi e la somma delle due metà che mi assomigliano fanno me. Osservazione piuttosto scontata, direi.

È andato tutto a rotoli in questi due anni, pa’. Te ne sei andato contento, pensando di lasciarmi finalmente sistemato, e invece guarda qua che disastro, una mezza apocalisse. Quasi come fosse stata la tua presenza a tenere faticosamente insieme i pezzi: un minuto dopo che hai lasciato il controllo, patatrac.
Non so se e come ne uscirò, questa volta è davvero difficile. Negli ultimi due anni è come se il tempo mi si fosse fermato attorno e quel che è peggio è che è come se invece fosse accelerato per me, solo per me, perché all’improvviso mi sento invecchiato di dieci anni almeno, e stanco, molto stanco. Fino a un po’ di mesi fa venivo a parlarne con te cercando qualche risposta, ma poi ho lasciato perdere, vedi sopra.
E poi mi vien da chiedermi se le ho mai ascoltate davvero le tue risposte. Probabilmente no.
Ci penso ogni volta, queste settimane, quando tento di dare qualche risposta a Leonardo e mi chiedo quanto davvero mi stia a sentire, quanto in qualche modo quel che gli dico gli arrivi almeno in minima parte e quanto, invece, gli entri da un orecchio e gli esca dall’altro.

Insomma, che devo dirti? Vorrei potessi vedere la casa nuova. Ti piacerebbe. Dice mamma che devo portare qui cose da Monza, magari adesso vedremo qualcosa. Il tappeto che era dalla tua parte del letto è in camera mia. Nel salone per ora ho sistemato quello arancione.
Ho scoperto che conservo in un cassetto la lettera con cui l'esercito comunicava ai nonni la scomparsa in Russia dello zio Adriano e ho recuperato per un incredibile caso fortuito, a un'asta su internet, la tessera del CAI del nonno Ettore degli anni '30! Lo crederesti mai?

Se riesco, questa mattina, quando finisco con la banca, passo a trovarti.
Ma sì che riesco, dài. Magari stasera passo a cena da mamma.
Dicono che piove anche domani. Son giorni ormai.

IIanniversario
TAG: papà
01.43 del 24 Novembre 2016  
 
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