Orizzontintorno Carlo Paschetto
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05 Kia orana
MAR Travel Log: Isole Cook ed RTW 2018
Non so bene che aspettative avessi nel venire fin quaggiù, considerato che è un viaggio nato per caso e che nel Pacifico ero già stato. Forse per questo ho impiegato ventiquattr’ore prima di realizzare che Rarotonga balza diretta in testa alla classifica dei posti più pazzeschi che abbia visto nella mia vita. Magari è anche un fatto di memoria dei luoghi, ma mi sentirei di dire che spazza via Lifou e la spiaggia di Luegoni dal mio podio personale, dopo quasi vent’anni; sicuramente lascia La Digue a distanza siderale; Mauritius non ne parliamo nemmeno, del resto non mi era nemmeno piaciuta; La Reunion è un campionato diverso e le Bermuda paiono i bagni del Lido di Viareggio al confronto.
Le isole dell’Atlantico orientale poi tutto sommato son casa, non gareggiano, né d’altra parte l’alto Atlantico può essere confrontato con il Pacifico o con l’Oceano Indiano: son proprio nature diverse.

Mi son detto: be’ dài, però le Hawaii.
Però anche le Hawaii no, non sono paragonabili. Per quanto, forse, sempre lì tornerei alla fine, nonostante Rarotonga.
Almeno, così pensavo dopo i primi due giorni.
Al quarto non ne sono più nemmeno tanto sicuro.
Senza contare che qui tutti dicono aspetta di vedere Aitutaki, poi ne riparliamo.

Dice Roberta, la mia host, che l’importante è avere la montagna alle spalle. Mai l’isola piatta, dice. Capisco benissimo, non posso che essere d’accordo.
Qui la montagna c’è. Completamente ricoperta di foresta pluviale, tropicale, preistorica e vergine. Lost l’hanno girato alle Hawaii, ma era ambientato da queste parti. Ben a ragione. Te lo senti addosso tutto, Lost.
C’è il fatto che Rarotonga è davvero remota. Maledettamente remota. Anche le Hawaii sono remote, certo, anzi, forse ancor di più in termini di ore di aereo da qualunque altrove terraferma più vicina.
Ma Rarotonga è solitaria: le isole che formano l’arcipelago delle Cook sono disperse su una superficie di qualche milione di chilometri quadrati di mare, distanti centinaia di chilometri una dall’altra. E piccole, maledettamente piccole. Degli sputi di corallo, lava e giungla buttati a caso qua e là in mezzo al Pacifico. Capocchie di spillo in mezzo alla pianura dell’Arkansas interamente coltivata a granturco (è piatto l’Arkansas? Ed è coltivato a granturco?).

Come diavolo le han trovate, le Cook. Boh. Hai voglia a sbatterci contro per caso.
Ho noleggiato un motorino che a tiragli il collo non fa più di cinquanta all’ora e in quarantacinque minuti ho fatto tutto il giro di Rarotonga, nonostante la strada sia un po’ accidentata.
E questa è l'isola più grande, la "capitale". Le altre stanno almeno a un’ora d’aereo da qua.
Se ci pensi diventi matto.

Rarotonga è l’isola dei film: è disegnata col compasso, euclidea, interamente circondata dalla barriera corallina, come Saturno coi suoi anelli; la terraferma incorniciata da una striscia continua di sabbia perfettamente bianca e immacolata, qua e là punteggiata da noci di cocco cadute dalle palme che si spingono quasi a riva.
La striscia di sabbia è assolutamente regolare, larga non più di venti metri tutto attorno all’isola, e in qualunque punto lungo la costa puoi tranquillamente lasciarti scivolare nelle acque quasi immobili color smeraldo e turchese della laguna corallina, popolate di pesci da documentario che, invece di scappare, vengono a giocare attorno a te.
Ne ho visti alcuni con cui avrei potuto fare a braccio di ferro da quanto eran grandi e niente, non ci sono tagliato, non è il mio ambiente, non sono a mio agio, soprattutto se sono in acqua solo soletto. Preferisco marmotte e camosci, e dunque dopo un po’, a malincuore (lo riconosco sì), esco dall’acqua e mi guardo attorno.

Non c’è nessuno in vista oltre a me. Rarotonga è tutta per me. Sono solo in questo paradiso terrestre sprofondato agli antipodi in culo al nulla e non c’è un’anima. Non una voce. Non un altro asciugamano colorato a vista.
Siamo fuori stagione, certo, ma capisci la sensazione, capisci la differenza con le Hawaii, dove sì, puoi anche trovarti solo soletto, come mi capitò nel trekking a Kaena Point, ma dietro di te sai che c’è gente altrove, che ci sono perfino città, volendo. Gelati. Hamburger, benzina verde e roaming cellulare per leggere la posta dell'ufficio.
A Rarotonga no. Cioè, non è che non ci siano gli hamburger e la benzina verde, ma se è domenica, per esempio, è già un po' più difficile.
Città, be': no, non ci sono esattamente "città". Già Avarua fai un po' fatica a chiamarla "paese", è più un agglomerato di case prefabbricate e container, e poi nemmeno è così chiaro dove inizia e dove finisce, perlomeno lungo la strada, ché alle spalle sbatte inevitabilmente contro la foresta preistorica e dunque lì amen, davanti ha l'Oceano Pacifico e la barriera corallina, e dunque amen pure lì.

Il roaming invece no: quando son sceso dall'Air New Zealand l'iPhone mi ha testé detto "solo chiamate di emergenza". E da lì non s'è più mosso.
Vabbè, ok: ho fatto una scheda locale e almeno questa l'ho risolta.

Per il resto qui è così: prendi il tuo scooter e segui la strada circolare che bordeggia la striscia di sabbia tutto attorno all’isola. Dove vuoi ti fermi. Ti levi i sandali e ti butti in acqua.
Se poi per caso hai parcheggiato alla laguna di Muri ti vien forse da piangere.

Non è vero dài, sto di nuovo esagerando: a Muri ho visto alcune canoe colorate e altre persone. Ne ho contate almeno una quindicina su un paio di chilometri di sabbia, metà delle quali erano autoctoni.
Ci sta che venire qui a marzo cambi completamente la percezione, ma poi chissà. Mi dicono che l’alta stagione, l’inverno neozelandese, porta qui qualche camionata di kiwi a trascorrere le vacanze, ma non è forse la stessa cosa all’Elba, che a modo suo è un paradiso per dieci mesi all’anno?

Capisci che trovandomi a Rarotonga, sotto la Croce del Sud e una via Lattea dipinta a spruzzo, non ho potuto fare a meno di scriverlo quel “a modo suo”.

E niente: è la terza volta che vengo nel Pacifico e per la terza volta lo spirito del Bounty si è impadronito di me.
E a ogni giro è peggio di prima.

A Rarotonga, belìn.
Dove sei? A Rarotonga.

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TAG: cook, Rarotonga, pacifico, oceano
23.51 del 05 Marzo 2018  
 
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