Orizzontintorno Carlo Paschetto
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31 Domani danno vento
DIC Diario
Alla fine, fra altre cose, quest’anno ho anche archiviato una ventina di libri, alcuni piuttosto interessanti, un paio almeno da ricordare, direi un altro paio piantati a metà.
Potrei aggiungere che ho perso venti chili, ma in verità la maggior parte li avevo già lasciati per strada nel 2017. Dopo otto mesi di dieta strettamente controllata e un migliaio di chilometri nelle gambe, a marzo ho infine arrestato la discesa e ho poi vissuto di rendita, cercando di non lasciarmi troppo andare e di continuare a correre almeno un paio di volte a settimana.
Non ci sono sempre riuscito, anzi. Dalla scorsa estate ho praticamente dimezzato le uscite settimanali e ho smesso di tenere il diario alimentare, complici anche i nuovi disturbi cardiaci che a sorpresa sono ricomparsi a primavera frustrando definitivamente qualunque ambizione di ritornare alle gare. Così, negli ultimi mesi, ho inevitabilmente ripreso qualche chilo che adesso sto cercando di recuperare.
Intanto però chiudo l’anno avendo portato a casa anche stasera una decina di chilometri, nonostante l’influenza che non mi molla da una settimana.

Non ho dunque smesso di correre, no, nemmeno di fronte al ritorno delle fibrillazioni, e - prima che si manifestassero nuovamente - il 2018 è stato pur sempre l’anno in cui mi sono ripresentato al centro di medicina sportiva e sono riuscito a riguadagnarmi la certificazione per la corsa, otto anni dopo aver interrotto la mia carriera di maratoneta.
Ho anche ripreso a sciare con la fluidità e la forma di un tempo, ed erano anni che non trascorrevo ore sulla neve senza sosta, divertendomi nuovamente, soprattutto riuscendo a star dietro ai figli, che ormai hanno sorpassato il papà a destra e han gambe da vendere.

Erano anni, sì, che non mi divertivo così. Pensavo quasi di essere arrivato al capolinea, e invece. Sarebbe interessante provare a rimettere le pelli, che giacciono riposte nel baule dell’attrezzatura da troppo tempo, e tornare alla mia amata aria sottile, ma mancano un po’ la voglia e la motivazione, e forse sì, quella è davvero una stagione della mia vita che è ormai chiusa in soffitta, per quanto possa guardarmi alle spalle con malinconia.
Quanto al cuore, alla fine, da ottobre sembra tornato tutto regolare. Fibrillazioni di nuovo scomparse e chilometri di nuovo nelle gambe senza troppe preoccupazioni. Non è un caso direi e ormai posso dare la diagnosi per acquisita.

Per qualche ragione non riesco a rendermene davvero conto, ma nel 2018 ho completato un paio (quasi) di giri del mondo e per la prima volta ho messo piede in quattro continenti nello stesso anno, collezionando anche due viaggi in America. Del tutto inaspettatamente è stato un anno di chilometri a decine di migliaia, l’anno in cui ho infilato, nell’arco di pochi mesi, New York e Tokyo, Shanghai e Sydney, in cui sono tornato nel Pacifico e in cui per la prima volta ho fatto uno stop over in un paese nel quale non ero mai stato prima, senza avere nemmeno il tempo di sdoganare.
Ho trascorso per aria un tempo considerevole, timbrando anche la singola tratta e il viaggio aereo più lunghi della mia vita, con le quattordici ore da Abu Dhabi a Sydney e le due notti consecutive in volo viaggiando da Milano a Rarotonga.
In parte è stato possibile grazie alla Provvidenza e alla mia nuova vita professionale, l’ennesima, piovuta dal cielo quando stavo per arrendermi a quello che sembrava ormai un tracollo inarrestabile. Altrove dicevo che ho dovuto arrivare a cinquantatré anni per realizzare quello che sognavo quando ero un giovane universitario: viaggiare per il mondo ed essere pagato per farlo. Ma non è tanto questo il punto.
Sono abbastanza certo che ci sia stata la mano di papà.

È capitato tutto così all’improvviso, esattamente quando doveva capitare, con precisione millimetrica. I primi otto mesi del 2018 sono stati disastrosi, la situazione peggiore in assoluto da dieci anni a questa parte. Ero davvero rassegnato, non avevo alcuna visibilità sul mio futuro oltre l’estate e non c’era alcun segnale che la tendenza potesse invertirsi, certamente non in modo così repentino e determinante. Ormai la saracinesca era abbassata.
Non so come sia accaduto, come sia stato possibile all’improvviso quello che negli ultimi tre anni era sembrato sempre più impossibile. Ho iniziato agosto a casa con la testa fra le mani. Il 6 settembre mi sono trovato su un volo per Francoforte con una nuova vita davanti e da allora non sono più atterrato.
Per essere un anno che si era annunciato come il più disastroso della mia vita, il 2018 merita una conversione piena al cattolicesimo.
Certo sono ancora ben lontano da una parvenza di comfort zone, ma per una volta perlomeno l’andatura non è di bolina e posso riprendere fiato. E allontanare le fibrillazioni.
Intanto a papà ho portato un alberino di Natale.

Nel 2018 ho anche finalmente portato i ragazzi in cima alla Grigna, dopo anni che ce lo ripromettevamo, e io e lei abbiamo poi fatto un bellissimo piccolo viaggio in centro Italia, per brindare alla nuova vita che stava per iniziare.
È stata una bella estate e avrebbe potuto essere la peggiore in assoluto.
Bisogna imparare a riconoscere le cose preziose e il tempo buono, e ricordarselo quando ricomincia la tempesta.

Due giorni fa è morto Vito. Era il mio vicino di casa e di fatto non ci conoscevamo. Sono quasi tre anni che abito qui e forse c’eravamo incrociati tre o quattro volte. Ho persino fatto fatica a capire chi fosse, a ricordare il volto, finché non ho visto la foto su un giornale locale.
Lascia la moglie e due figli. Aveva circa la mia età.
Il tempo buono va vissuto. Va capito subito e vissuto.

Come ci eravamo ripromessi dodici mesi fa, dopo sette anni non inizieremo più l’anno in Valchiavenna. Il 2019 lo battezzeremo sulle nevi svizzere, meteo permettendo, che per la verità non promette nulla di buono.
Sarà un anno che inizierà dunque oltralpe e che, almeno nei piani, mi vedrà di nuovo mettere piede almeno in tre o quattro continenti e che potrebbe riportarmi, fra altri posti, in Brasile dopo trent’anni, in India, a Singapore e negli Emirati.
Il primo biglietto aereo è già in tasca. Inizio il 16 gennaio, volando in Germania. La settimana dopo tornerò negli Stati Uniti, a Houston. A febbraio ancora negli States, New Mexico e poi di nuovo Texas.
Un anno che inizia volando è sempre un buon anno.

Fra pochi giorni avrò cinquantaquattro anni e non è più tempo di guardare in avanti, sperando e programmando.
È tempo di vivere ora.

2018.12.31b
TAG: capodanno, diario
23.44 del 31 Dicembre 2018  
   
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