Orizzontintorno Carlo Paschetto
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06 A tre cilindri
APR Running, Salute, Diario
Oggi sono tornato in strada dopo circa sei mesi. L'ultima uscita l'avevo fatta il 29 settembre, dieci chilometri, dopo un'estate abbastanza travagliata per la ripresa improvvisa delle fibrillazioni e parecchi allenamenti interrotti di conseguenza.
Qualche giorno dopo i problemi si erano di nuovo ripresentati e da lì in avanti non mi sono più fidato a uscire: la sera iniziava a far fresco, correvo sempre più il rischio di trovarmi a qualche chilometro da casa, sudato, in maglietta e pantaloncini, al freddo, in affanno, con le pulsazioni fuori scala, e non era affatto bello, no, né prudente.
Non volevo però mollare, così ho iniziato a usare il tapis roulant in camera che fino ad allora, in questi anni, aveva soprattutto preso della gran polvere. Pensavo a una soluzione temporanea, per qualche settimana, in attesa - boh? - che le fibrillazioni sparissero in qualche modo.
Spoiler: no, non sono più sparite.
Comunque.

Alla fine ho trascorso tutto l'autunno e l'inverno correndo sul tapis roulant, a volte anche per un'ora e mezza di fila. Mai meno di dieci chilometri (quasi sempre dieci chilometri), che sul tappeto sono lunghissimi, in leggera salita all'uno, uno e mezzo per cento.
E pensare che tre anni fa, quando ho traslocato qui, avevo provato a venderlo.

Ci vuole una resilienza tutta particolare per correre a lungo sul tappeto, soprattutto perché lo faccio in silenzio, senza musica. C'è sempre il muro davanti, il passo è costante, attorno tutto è immobile, nella mia camera in mansarda la luce è pure soffusa. L'unica cosa che puoi fare è pensare. Allontanarti il più possibile con la testa e pensare, dimenticarti completamente dell'orologio, del tempo, altrimenti cedi immediatamente.
Quando corro in strada inganno il tempo facendo mentalmente conti, oppure mi concentro sul paesaggio, sulla gente, sul contesto. Nella mia mansarda fisso un muro e cerco di allontanarmi con la testa il più possibile, non guardare il display del tapis roulant per nessuna ragione. All'inizio lo coprivo con un asciugamano, poi ho smesso di mettere le lenti a contatto, che tanto sul tappeto non servono, e ho risolto il problema alla radice.
Di solito riesco a staccare del tutto la testa per i primi cinque o sei chilometri, almeno una mezz'ora, ma il settimo e l'ottavo sono sempre micidiali, sono quelli dove rischio ogni volta di mollare, dove l'istinto si ostina a voler guardare il Garmin, o a provare a mettere a fuoco il display del tappeto, e la testa combatte per non farlo e tornare all'altrove. La battaglia per la resilienza è tutta concentrata lì dentro.
Il nono chilometro è quello dove so che scollinerò l'ora, perché sul tappeto corro più piano e soprattutto la misurazione effettiva della distanza è calibrata in eccesso, e a spingermi in avanti è dunque l'obiettivo minimo dei sessanta minuti di corsa.
Il decimo chilometro lo percorro ormai in volata verso il traguardo, per quanto stanco, accaldato, o demotivato possa essere.

In questi mesi ho corso molto meno, sono sceso a due, spesso a una sola volta a settimana, complici il lavoro, gli impegni, i viaggi. Però ho messo insieme circa trecento chilometri sul tappeto e sono riuscito a non smettere mai. Nelle ultime trasferte ho infilato in valigia le scarpette e quando ho avuto occasione ho sfruttato anche le palestre degli hotel.
Nonostante abbia drasticamente ridotto il numero degli allenamenti e la distanza media, da ottobre ho via via guadagnato più di un minuto al chilometro e non ho mai mollato prima di avere completato almeno i miei dieci chilometri. Una sera a Houston non mi sono accorto di aver passato gli undici, in ottima forma e distratto dai monitor della tv in palestra.
Sul tappeto vai piano, sì, ma intanto le pulsazioni in corsa questi mesi sono scese costantemente, ho fatto lunghe tratte correndo anche sotto i 120 battiti, praticamente nulla. E quindi ho via via spinto sempre di più, nonostante abbia diradato gli allenamenti.
Le fibrillazioni non sono più comparse, anzi, battiti sempre come un orologio svizzero. In compenso negli ultimi tempi si sono spesso manifestate completamente a riposo, a tradimento, in qualche modo complicando maggiormente il quadro generale.
La prossima settimana andrò a fare l'ennesima visita.
Comunque.

Comunque è iniziata la primavera e basta, oggi sono tornato in strada dopo sei mesi. Ero convinto che questi mesi di tappeto mi avrebbero garantito prestazioni più che soddisfacenti, perché così mi dicevano le esperienze passate: sembra di andare lenti sul tappeto e poi invece in strada si vola. Invece no, una schifezza.
Qualcosa probabilmente ha giocato un po' di ansia, sono partito subito con le pulsazioni insolitamente alte e sono rimaste tutto il tempo in zona massima. Non me lo aspettavo, era come se fossi completamente fuori allenamento, sconfortante.
Il passo è stato davvero frustrante. Alla fine in questi sei mesi ho perso un minuto secco al chilometro e non sono riuscito nemmeno a stare dentro l'ora, anzi, ho sforato abbondantemente. Sono praticamente tornato indietro di un anno e mezzo.
E nulla, ho rimesso su chili e mi sono riavvicinato agli ottanta, e certo non basta una media di un'ora alla settimana sul tapis roulant per correre a cinque minuti al chilometro.
E poi ancora la scorsa settimana mi son fatto quattro giorni di fila fuori combattimento e l'ho saltata a piè pari.

Non basta non mollare, ci vuole di più, ma altre trasferte sono in arrivo, sono sempre più stanco, gli anni passano e si sentono, ed è sempre più difficile.
Forse devo davvero lasciare a casa una volta per tutte l'orologio e accontentarmi di mantenermi in una condizione di salute normale, far quel che ho voglia di fare quando ho voglia di farlo, cercare di curare l'alimentazione di più - che però è la ragione per cui mi serve correre, perché paradossalmente appena rallento con l'attività fisica rimetto subito in moto la fame inutile che mi tradisce con i fuori pasto, i dolci, il bicchiere di vino in più, e i chili decollano immediatamente.
Infatti.

Boh. Domenica ci riprovo, vediamo un po'. Forse era davvero solo un po' l'ansia di tornar fuori.
E comunque mercoledì vado a correre con l'holter e vediamo se salta fuori qualcosa.
Non dovesse saltar fuori, niente, ormai lo so: devo solo aspettare, prima o poi ricapiterà e a quel punto dovrò decidermi a fare l'unica cosa sensata in mezzo a tutto questo: alzare il culo e andare a farmi vedere *mentre* ho le fibrillazioni in corso, non così a campione ogni tanto.
Poi sarà quel che sarà.
Cheppalle.

Tapiro

Update: tornato in strada due giorni dopo, per fortuna ho staccato un 59':00". Non benissimo, ma visto com'era andata e considerati i trascorsi, posso dire di aver tenuto botta tutto l'inverno (e anche il peso in realtà è molto meglio di quanto pensassi, bravo Carlo!).
TAG: running, salute, corsa, cuore
01.10 del 06 Aprile 2019  
   
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