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31 E poi celeste ovunque
AGO Travel Log: Isole Azzorre
Alla fine niente. Avevo una mezza intenzione al rientro di scrivere un post per ciascuna delle isole che abbiamo incrociato sulla nostra rotta, ma non ho preso nemmeno un appunto in corsa come faccio di solito, non mi sono segnato nulla, ho solo collezionato istanti speciali per me e migliaia di fotografie - quante fotografie, quante, ho perso il conto e anche un po’ il controllo credo, migliaia davvero, ho impiegato queste due settimane a casa a fare ordine, a ripassarle una per una, a selezionarle, a scegliere quelle da inserire nel mio archivio.
Ogni giorno in viaggio ho pubblicato qualcosa su Twitter, una sorta di microblog fotografico, senza aggiungere nulla che non fossero giusto didascalie minime per localizzare le immagini, e niente altro. È stato un viaggio così, differente da molti altri, piuttosto unico per tanti versi.
Sono rientrato da più di due settimane ormai. Ogni giorno mi sono ripromesso di mettermi qui a buttar giù qualche nota, qualche pensiero, ma per quanto ci provi il ritmo non decolla, e rimando, rimando, rimando. Intanto ho anche ripreso a lavorare e le Azzorre sono già laggiù, a migliaia di chilometri, disperse al largo dell’Atlantico Settentrionale.

Mi hanno chiesto come è andata. Ho un po’ eluso le domande, come sempre non ho alcuna voglia di raccontare i fatti miei alla macchinetta del caffè e le mie isole sono mie, come tutti i miei viaggi, sempre. Ma a qualcuno ho risposto “è un viaggio da adulti”.
Ed è così in effetti. Un viaggio da adulti. Per quanto Leonardo, al rientro, abbia detto che gli sono piaciute tantissimo, e certo non avrei scommesso prima di partire - e non scommetterei ancor più oggi - sulle Azzorre per un viaggio ideale con un quindicenne e una dodicenne al seguito.
Col senno di poi in effetti non lo è stato, ma poi vai a capirli i giovani.
Del resto per me sarebbe inspiegabile oggi, e lo sarebbe stato a quindici anni, essere indifferenti all’inquietudine dell’abbandono al largo nell’oceano, spiagge bianche e barriera corallina, o scogliere di lava che siano, pur sempre acqua e acqua e acqua e acqua ancora fra il tuo orizzonte e il mondo esterno, giorni e giorni di navigazione sul mare profondo, oppure volare per ore sul nulla, è l’unica.
Non mi abbandona mai quella sensazione, ogni istante, sulle isole nell’oceano, qualunque isola.
Figurati alle Azzorre, con quei vulcani, la foresta, le scogliere, la pioggia bassa e sottile, le nebbie.

Non è stato un viaggio di mare questo. Per meglio dire, non andate alle Azzorre se avete in mente una vacanza al mare, perché in realtà devo correggermi, un viaggio di mare - e di isole - lo è stato eccome, certo. Dimenticate però di passare le vostre giornate spiaggiati da qualche parte, andate altrove.
Anzi, non andateci proprio alle Azzorre, lasciatele in pace, finché ancora è possibile.
Ti sembra sempre che non ci sia nessuno, eppure c’è gente eccome. Laggiù nel continente dici Azzorre e c’è sempre quel momento di smarrimento nel tuo interlocutore, tipo ah sì, belle caspita, Azzorre, ma aspetta, dove sono esattamente? Cosa c’è alle Azzorre? All’improvviso ti rendi conto che non hai mai sentito nessuno che ti raccontasse delle spiagge delle Azzorre, dei villaggi turistici delle Azzorre, delle discoteche delle Azzorre, del mare delle Azzorre, e allora?
Infatti non c’è nulla, andate altrove.

A São Jorge, per dire, ci sono le fajã. Immagina di vivere su una specie di altipiano a seicento metri dalla superficie del mare e se al mare vuoi andare l’unica è calarti, letteralmente, giù per i tornanti scavati lungo i fianchi di scogliere di lava verticali alte centinaia di metri e ricoperte di vegetazione, finché al mare arrivi, a una striscia di ciottoli e scogli neri larga al massimo una decina di metri, dove arrivano a infrangersi alte onde oceaniche.
Se sei fortunato, fra quegli scogli le onde vanno a riempire delle piscine naturali e lì sì, puoi anche farti un bagno, “bagnarti”, per meglio dire e sempre che la temperatura dell’acqua atlantica non ti sia troppo ostile.

È così misteriosa e silenziosa São Jorge che alcune cose le ho scoperte solo al ritorno, grazie alle fotografie. Ad esempio lavorando su quelle scattate al largo mentre navigavamo sull’onda lunga atlantica verso Graciosa.
Ho eliminato con Photoshop la foschia che avvolgeva l’isola e che la nascondeva sotto una patina azzurra uniforme, quasi confondendola con il mare e il cielo nuvoloso, e che sorpresa, accidenti! Che colori! Che spettacolo!
All’improvviso ecco lì tutta la variopinta e meravigliosa natura vulcanica di São Jorge, le inaccessibili scogliere alte centinaia di metri, colorate da un arcobaleno acceso di lava rossa, gialla, verde, nera, viola, ricoperte da un’assurda vegetazione che mescola pini e abeti e flora d’alta montagna con una insospettabile - per l’anomala latitudine - esplosiva natura tropicale, dipinta da migliaia di fiori spontanei provenienti da tutti i continenti, trasportati fin lì dalle correnti e dagli alisei.

Quanto è diversa São Jorge da São Miguel. Da Faial. Da Pico. Quanto è diversa Pico da Faial, da Graciosa, da Terceira. E quanto Terceira da São Miguel, da São Jorge e da Faial. Quanto ognuna delle Azzorre è completamente differente dalle altre.
A parte le ortensie. I tappeti infiniti di ortensie. L’inverosimile, quasi imbarazzante, coperta di ortensie che le avvolge tutte, in uno spettro che va dal bianco al rosso cupo, passando per l’azzurro, il celeste, il viola, il rosa, il maculato, a seconda dello stadio di fioritura delle piante.
Le strade che attraversano le isole corrono delimitate da vere e proprie pareti di piante di ortensie, per cui guidi incredulo per chilometri guardando verso l’alto, invece che la strada davanti a te, avvolto da un arco celeste fiorito a chiudere la prospettiva.
Dopo qualche giorno è così naturale viaggiare fra le ortensie in fiore che sbarcati a Terceira ci rendiamo conto all’improvviso che lungo il tratto di strada che stiamo percorrendo verso casa non c’è traccia di azzurro, né di blu, né di rosa. Solo normale vegetazione attorno a noi, e ci rimaniamo un po’ male. Non siamo più abituati.

Se me lo chiedi, alla fine vivrei a São Miguel. La più grande, la più affollata sì, diciamo così, per quanto si possa parlare di folla alle Azzorre. La più abitata, meglio. Hai tutto quel che serve a Ponta Delgada, anche Decathlon, se ti servono le scarpette, ché alle Azzorre corrono tutti e attorno al capoluogo ci sono delle ciclabili meravigliose lungo il mare dove andare a correre all’alba e al tramonto. Anche Ikea secondo me, ché le posate nelle nostre case a São Roque e a Santo Amaro sfoggiavano l'inconfondibile logo.
Forse non è la più bella São Miguel, ammesso che sia davvero possibile stilare una classifica, ma è sicuramente il miglior compromesso. C’è un aeroporto internazionale, non ci sono vulcani (troppo) attivi, non battono terremoti da abbastanza tempo, ci sono diversi villaggi , c’è qualche spiaggia vera, per quanto oceanica, c’è una strada a scorrimento veloce che la attraversa da un capo all’altro, come a O’ahu, per cui puoi raggiungere rapidamente qualunque punto dell’isola in mezz’ora.
Le altre isole, se vuoi, son lì, a qualche ora di traghetto, o meno di un’ora di aeroplanino, quindi sei sempre in tempo a fuggire alla ricerca di meno folla ancora, ammesso che ti serva davvero.

È bellissima e particolare São Jorge, ma bisogna scoprirla e saperla apprezzare. Sembra tranquilla ed è la più estrema e inaccessibile. Forse vorrei vivere a São Jorge, ma gli ultimi terremoti violenti son troppo recenti, è esattamente al centro della faglia atlantica, ed è così drammatico il contrasto fra l'altipiano che emerge dall'oceano tappezzato da tranquilli pascoli alpini e foreste, le scogliere altissime su cui si appoggia e che difendono l'isola come una fortezza, le claustrofobiche fajãs laggiù in fondo al precipizio, dove vanno a infrangersi le onde e i pescatori ormeggiano le loro barche colorate.

È bellissima Faial, coi suoi vulcani attivi e preistorici, ma un po’ troppo mondana a modo suo, con quel suo porto dove attraccano le vele transoceaniche, la mezzaluna di sabbia della spiaggia di Porto Pim, i trekker che si avventurano giù per la caldeira avvolta dalla nebbia.
È interessante Terceira, ha le foreste con gli gnomi e le grotte profonde scavate nella lava, la vita di Praia da Vitória e i caffè di Angra do Heroismo, ma non ci sono i tappeti di ortensie e il celeste a guidarti i cammini.

E poi Pico, vabbè. Magari di Pico ti racconto altrove.
Certo, vivere a Pico, e affacciarti al terrazzo ad avvistare le balene.
È che a Pico l’ombra lunga del vulcano sopra di te non ti molla mai.
Lo vedi da ovunque, il Pico. Lo vedi da São Jorge, da Faial, da Graciosa, da Terceira. Sospetto tu lo possa vedere anche da Corvo e Flores, quando le nuvole che lo avvolgono perennemente decidono all'improvviso di ritirarsi del tutto per qualche istante, cosicché lo vedi infilarsi nel cielo, al di sopra delle Azzorre tutte.
Devi tornare a São Miguel per riuscire, forse, a togliertelo dall’orizzonte.
Immagina viverci sotto.
Che poi, immagina vivere a Stromboli del resto, che però non è abbandonata in mezzo all’Atlantico, sulla rotta dell’America, a ore e ore di acqua sotto di te.
Magari ti parlerò di Pico, sì, altrove.

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São Miguel
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São Jorge
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Pico appare fra le nuvole dietro São Jorge
TAG: Azzorre, sao Miguel, sao Jorge, pico
13.28 del 31 Agosto 2019  
   
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