Orizzontintorno Carlo Paschetto
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23 Qualcosa di buono
AGO Masterchef, Running, Salute
Poi niente, avevo fermo 'sto post in canna da tre mesi, più che altro a mo' di sintesi della prima metà di quest'anno.
Che in sintesi, appunto, non ho idea - e non ho alcuna intenzione di verificarlo - di quanti chili mi abbia regalato la primavera in quarantena, ma se sto ai buchi della cintura fanno un paio di taglie sicure. Per dirla in altri termini, in pochi mesi ho buttato via gli sforzi di circa tre anni, complice l'avere contemporaneamente abbandonato quasi del tutto il ritorno alla corsa che ero riuscito a coltivare fino a un po' di tempo fa.
Da ormai parecchi mesi ho pressoché smesso, a meno di voler considerare "correre" quella specie di trotterellare a cui mi forzo stancamente più o meno una volta alla settimana, spinto più che altro dal senso di colpa, senza peraltro essere ormai più in grado di mettere in fila nemmeno dieci chilometri e men che meno tenere perlomeno una cadenza dignitosa, dove per "dignitosa" intenderei "un po' più rapida del camminare veloce". Invece no.

Non ci riesco più. Direi che sono proprio al capolinea questa volta, anche perché i buchi della cintura da soli non sono più una motivazione sufficiente ormai da tempo. Non posso nemmeno giustificarmi con l'età, considerato che conosco parecchia gente ben più avanti di me che ancora corre le mezze e se ne sta abbondantemente sotto i sei minuti al chilometro senza alcun problema.
Comunque, tornato dalle ferie, ho comprato l'ennesimo paio di scarpette nuove, anche perché quelle precedenti avevano ormai tre anni e almeno duemila chilometri sotto alle suole. Le scarpette nuove sono sempre una buona ragione per portare il culo fuori di casa almeno con cadenza settimanale, non fosse altro per non sentirsi stupidi nell'aver buttato via denaro inutilmente.

Comunque. L'obiettivo qui era semplicemente raccogliere i risultati del lockdown invernale-primaverile in un unico post, a titolo di memoria per i posteri e di classifica.
In testa ha fatto il vuoto la fügassa: mai ho raggiunto tale grado di perfezione assoluta con un prodotto casalingo, ma va detto che per ottenere questo livello di qualità ho lavorato sette ore con farine e malto specifico procurati clandestinamente sul dark web.
Al secondo posto si è piazzata senza dubbio alcuno la cheesecake decorata coi frutti di bosco, che avrebbe potuto far concorrenza senza timore a quelle di Starbucks, ma il cui contenuto calorico è stato responsabile di buona parte dei chili supplementari che mi sono portato dietro in questa estate che sta andando a chiudersi.
Meno riuscite sicuramente la mia prima crostata (con la pasta frolla ho ancora parecchio da imparare), la Guinness cake (anche perché l'abbiamo fatta con la Peroni) e l'inutile torta allo yoghurt, ribattezzata cheesefake.
Menzione d'onore per la diplomatica: il pan di spagna non mi è venuto un granché, ma la crema pasticcera e le sfoglie erano perfette.

Insomma, tutto il resto no, ma qualcosa di buono il lockdown lo ha comunque portato.

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TAG: coronavirus, quarantena, cucina, torte
16.21 del 23 Agosto 2020  
   
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